{"id":3720,"date":"2021-02-18T22:01:12","date_gmt":"2021-02-18T21:01:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/?p=3720"},"modified":"2025-05-29T10:02:47","modified_gmt":"2025-05-29T08:02:47","slug":"gli-stati-uniti-da-trump-a-biden-una-democrazia-in-bilico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/?p=3720","title":{"rendered":"Gli USA da Trump a Biden"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><br><\/h1>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/home-administration-e1748505513960.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"587\" src=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/home-administration-e1748505513960-1024x587.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3722\" srcset=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/home-administration-e1748505513960-1024x587.jpg 1024w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/home-administration-e1748505513960-300x172.jpg 300w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/home-administration-e1748505513960-768x440.jpg 768w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/home-administration-e1748505513960.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/sezioni-lettere\/storia-di-oggi\/gli-stati-uniti-da-trump-a-biden-una-democrazia-in-bilico\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"357\" height=\"184\" src=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4906\" style=\"width:200px\" srcset=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001.jpeg 357w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001-300x155.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 357px) 100vw, 357px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Il 20 gennaio 2021 il democratico&nbsp;<strong>Joe Biden<\/strong>&nbsp;\u00e8 entrato ufficialmente in carica come 46\u00b0 Presidente degli Stati Uniti d\u2019America, subentrando al repubblicano&nbsp;<strong>Donald Trump<\/strong>. L\u2019avvicendamento al potere dei due Presidenti \u00e8 stato estremamente complicato e turbolento. Non soltanto per la complessit\u00e0 delle regole che governano le elezioni presidenziali americane, rese in questo frangente ancor pi\u00f9 ingarbugliate dalla pandemia di Covid-19 e da un ricorso massiccio al \u00abvoto anticipato\u00bb e al \u00abvoto postale\u00bb, particolarmente esposti al rischio contestazioni. Ma anche e soprattutto perch\u00e9 il Presidente in carica, nonostante il verdetto delle urne, si \u00e8 rifiutato fin dal principio di riconoscere la vittoria del suo competitor. Per oltre due mesi, infatti, egli ha continuato a evocare senza sosta lo spettro di elezioni \u00abtruccate\u00bb e \u00abrubate\u00bb. Ha minacciato spettacolari azioni legali e fatto scendere in campo \u2013 senza successo \u2013 i suoi avvocati, a partire dal pi\u00f9 celebre di tutti, l\u2019ex sindaco di New York&nbsp;<strong>Rudy Giuliani<\/strong>. Ha anche esercitato indebite pressioni sui governi di alcuni Stati repubblicani per annullare migliaia di schede a favore di Biden. Infine, con i suoi ripetuti appelli al \u00abpopolo\u00bb, specialmente attraverso i social, ha fomentato e in ampia misura legittimato, prima dell\u2019insediamento ufficiale del suo successore, un vero e proprio assalto alla sede del Congresso americano che ne stava ratificando l\u2019elezione. In quel tumulto \u2013 che il 6 gennaio 2021 ha mobilitato migliaia di suoi sostenitori e che secondo i suoi accusatori il Presidente in persona avrebbe addirittura \u00abpremeditato\u00bb \u2013 hanno perso la vita cinque persone. Qualche giorno pi\u00f9 tardi, ancor prima di disertare irritualmente la cerimonia di insediamento di Biden,&nbsp;<strong>Trump si \u00e8 visto \u00abbannare\u00bb i propri account su Twitter e Facebook.<\/strong>&nbsp;Un trattamento che, nell\u2019era della comunicazione politica via social, ha messo a tacere il Presidente ancora in carica della pi\u00f9 grande potenza del mondo. Questi fatti gravissimi \u2013 in primo luogo naturalmente l\u2019attacco al Campidoglio, senza precedenti nella storia degli Stati Uniti \u2013 non sembrerebbero aver prodotto per il momento conseguenze politiche di particolare rilievo, a parte l\u2019avvio di una procedura di impeachment a carico di Trump, conclusasi peraltro il 13 febbraio con la sua assoluzione. Ma hanno inflitto una ferita profonda, se non alla sostanza, certo all\u2019immagine della democrazia americana nel mondo. Al tempo stesso, hanno mostrato con grande chiarezza quali potenziali pericoli si annidino nei \u00abpopulismi\u00bb del nostro tempo, di cui Trump \u00e8 stato \u2013 e promette di essere ancora \u2013 uno dei principali campioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Per ricostruire la vicenda di questa delicata congiuntura della storia statunitense occorre partire dall\u2019Election Day, il&nbsp;<strong>3 novembre 2020<\/strong>, e seguirne gli sviluppi nei due mesi e mezzo successivi, fino al 20 gennaio 2021, l\u2019Inauguration Day: il giorno in cui Biden \u00e8 diventato effettivamente Presidente degli Stati Uniti, affiancato dalla vicepresidente&nbsp;<strong>Kamala Harris<\/strong>, in una Washington letteralmente blindata da forze dell\u2019ordine, reparti della Guardia Nazionale e corpi speciali. Prima di concentrarsi sull\u2019Election Day, \u00e8 per\u00f2 opportuno gettare un rapido sguardo agli Stati Uniti alla vigilia del voto e al profilo dei due candidati in competizione. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La vigilia del voto<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Come abbiamo visto&nbsp;<a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/interventi-d-autore\/3-novembre-2020-le-elezioni-negli-stati-uniti\/\">in un precedente articolo<\/a>, l\u2019Election Day \u00e8 il giorno in cui i cittadini degli Stati Uniti si recano alle urne non solo per scegliere il proprio Presidente, ma anche per eleggere la Camera dei Rappresentanti e rinnovare un terzo del Senato, che insieme formano i due rami del Congresso. Secondo una regola ormai consolidata, quel giorno cade \u00abil primo marted\u00ec dopo il primo luned\u00ec del mese di novembre\u00bb. Nel caso delle ultime elezioni la data fissata era dunque il 3 novembre 2020. Alla vigilia di quell\u2019appuntamento era arduo fare previsioni nette sugli esiti del voto. Molte incognite pesavano sulla figura dello sfidante, Joe Biden, risultato vincitore alle primarie dei democratici. Classe 1942, cattolico, politico di lungo corso, senatore per il Delaware sin dal 1973,<strong>&nbsp;vicepresidente di Barack Obama tra il 2009 e il 2017,<\/strong>&nbsp;Biden aveva un profilo assai pi\u00f9 rassicurante \u2013 almeno per l\u2019elettorato moderato \u2013 del suo competitor alle primarie, il \u00absocialista\u00bb&nbsp;<strong>Bernie Sanders<\/strong>, e dello stesso Presidente in carica. Si trattava per\u00f2 di un personaggio pienamente integrato in quelle \u00e9lites di Washington che Trump, fin dal suo Inaugural Address del 2017, aveva dichiarato di voler combattere senza quartiere per restituire lo scettro del potere al vero e unico \u00abprincipe\u00bb, il popolo. Biden poteva senz\u2019altro contare su ampi consensi, soprattutto in alcuni Stati e in particolare nelle aree urbane. Aveva buoni rapporti con importanti settori della working class, con la comunit\u00e0 afroamericana e altre minoranze, ulteriormente rafforzati dalla scelta di Kamala Harris, di origini indiane e giamaicane, come vicepresidente. Poteva soprattutto avvantaggiarsi delle straordinarie difficolt\u00e0 che si erano abbattute sul Paese e sul Presidente in carica fin dal principio dell\u2019<em>annus horribilis<\/em>&nbsp;2020. Era difficile stabilire, tuttavia, quale fosse il suo reale gradimento su scala nazionale e nei singoli Stati, soprattutto dopo una campagna elettorale tra le peggiori della storia americana. Una campagna quasi interamente costruita su insulti e scambi di accuse personali, nello stile ruvido e volgare imposto da Trump al suo rivale, sul modello del celebre reality&nbsp;, da lui stesso condotto per ben 14 stagioni tra il 2004 e il 2017. Anche sul Presidente in carica, tuttavia, gravavano pesanti incognite. Al principio del 2020, invero, la sua popolarit\u00e0 era ancora alle stelle, soprattutto per la rilevante ripresa economica del Paese durante i primi tre anni del suo mandato, che aveva prodotto una assai significativa diminuzione dei tassi di disoccupazione. Era allora opinione largamente diffusa \u2013 e sua ferrea convinzione personale \u2013 che la rielezione alla Presidenza sarebbe stata poco pi\u00f9 che una passeggiata, soprattutto a fronte di potenziali competitor \u00abradicali\u00bb come Sanders o \u00abscialbi\u00bb come Biden. Nel corso di quell\u2019anno, tuttavia, diversi fattori dovevano rendere decisamente meno scontato, alla vigilia dell\u2019Election Day, l\u2019esito della sua corsa verso il secondo mandato. Il pi\u00f9 importante di tutti \u00e8 stato senza dubbio il&nbsp;<strong>dilagare nel paese della pandemia di Coronavirus<\/strong>&nbsp;fin dal principio dell\u2019anno. A essa, infatti, Trump aveva risposto con scelte assai discutibili e oscillanti, ispirate a una sostanziale sottovalutazione della minaccia pandemica e a un\u2019ostilit\u00e0 di fondo all\u2019ipotesi di paralizzare, con lockdown pi\u00f9 o meno estesi e duraturi, la societ\u00e0 e soprattutto l\u2019economia americana. Il costo di queste scelte \u2013 fatte contro le raccomandazioni delle massime autorit\u00e0 sanitarie del paese e solleticando gli istinti \u00ablibertari\u00bb di un\u2019ampia platea di negazionisti e complottisti di ogni genere \u2013 \u00e8 stato ed \u00e8 tuttora pesantissimo. Basti pensare, per citare un solo dato, che il 2 novembre, alla vigilia delle elezioni,&nbsp;<strong>gli Stati Uniti erano nettamente in testa (in verit\u00e0 gi\u00e0 da molti mesi) alla graduatoria dei paesi con il maggior numero assoluto di contagi<\/strong>&nbsp;(oltre 9 milioni) e di morti (oltre 210.000). Si trattava di un dato disastroso, che non poteva certo essere cancellato dalla postura muscolare con cui lo stesso Trump, contagiato dal virus agli inizi di ottobre e ricoverato in ospedale per seri problemi respiratori, aveva in pochi giorni superato la malattia, esibendosi tra l\u2019altro in un criticatissimo giro in auto fuori dall\u2019ospedale per salutare e tranquillizzare i suoi fans.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/d1poeookzzaes9.cloudfront.net\/old-aule\/aulalettere\/2021\/02\/EsOTETvXMAIICaL-1024x577.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12058\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Con la pandemia fuori controllo, anche gli indici della crescita economica del Paese e quelli relativi all\u2019occupazione avevano iniziato a vacillare in misura significativa, ponendo una grave ipoteca sui pur importanti risultati ottenuti nel primo triennio di presidenza. Ma non \u00e8 tutto. A rendere ulteriormente incerte le quotazioni di un secondo mandato dovevano ancora contribuire, sempre nel corso del 2020, altri elementi, tutti in vario modo caratterizzati da una crescente \u2013 e per molti preoccupante \u2013 estremizzazione delle posizioni del Presidente in politica estera e in politica interna. Per quanto riguarda la prima, mi limito a ricordare, accanto alle&nbsp;<strong>persistenti tensioni con la Cina e la Russia<\/strong>&nbsp;e ad atteggiamenti talora sprezzanti nei confronti dell\u2019Unione Europea, il riacutizzarsi del contrasto con l\u2019Iran in seguito all\u2019\u00abassassinio mirato\u00bb del generale&nbsp;<strong>Qassem Soleimani<\/strong>, comandante delle Guardie Rivoluzionarie, ucciso da un drone americano il 2 gennaio: un fatto che doveva far soffiare pericolosi venti di guerra sul mondo intero. Sul piano interno pesarono in modo decisivo le rinnovate tensioni razziali seguite alla morte di&nbsp;<strong>George Floyd<\/strong>&nbsp;a Minneapolis il 28 maggio, un nero soffocato da un agente bianco nel corso di un fermo di polizia.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><a href=\"https:\/\/www.flickr.com\/photos\/2cheap2keep\/49956191461\/\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/d1poeookzzaes9.cloudfront.net\/old-aule\/aulalettere\/2021\/02\/640px-Jackyatesgeorgefloyd-13.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12061\"\/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Divampate in molte citt\u00e0 americane per le proteste della comunit\u00e0 nera e del movimento<strong>&nbsp;Black Lives Matter<\/strong>&nbsp;e diventate in molti casi violente e fuori controllo, esse furono ulteriormente esasperate dalle prese di posizione securitarie e repressive \u2013 law and order \u00ad\u2013 di Trump. Divenne nel contempo sempre pi\u00f9 manifesto il suo avvicinamento alle galassie pi\u00f9 estremiste della destra americana, razzista, libertaria, ossessionata da deliranti visioni di complotti orchestrati dalle forze oscure del deep state e della grande finanza globale ai danni del \u00abpopolo\u00bb e del suo indomito Presidente. Si aggiunga ancora il primo processo di impeachment a suo carico \u2013 conclusosi peraltro con un\u2019assoluzione il 5 febbraio 2020 \u2013 con l\u2019accusa di aver fatto pressioni indebite sul governo ucraino per danneggiare l\u2019ex vicepresidente di Obama e potenziale candidato democratico alle elezioni presidenziali Joe Biden. Imprevedibile, spregiudicato, spavaldo, imprudente, politicamente scorretto, in rotta di collisione con tutti, a partire dai suoi stessi collaboratori, sempre pi\u00f9 orientato verso le posizioni di una destra radicale, fanatica e complottista: \u00e8 con questo profilo tutt\u2019altro che rassicurante che il presidente in carica si presentava dunque all\u2019appuntamento con le elezioni. Lo confermarono i sondaggi della vigilia. \u00c8 vero che nelle elezioni presidenziali precedenti, nel 2016, essi si erano poi dimostrati completamente sbagliati dando quasi per certa l\u2019elezione di&nbsp;<strong>Hillary Clinton<\/strong>. Adesso, tuttavia, quei sondaggi, pur riconoscendo una relativa tenuta di Trump in alcuni Stati chiave, davano un vantaggio di&nbsp;<strong>12 punti percentuali su scala nazionale al democratico Biden (54%) su Trump (42%)<\/strong>. A contare nelle presidenziali americane sono per\u00f2 i risultati elettorali nei singoli Stati, dove vige \u2013&nbsp;<a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/interventi-d-autore\/3-novembre-2020-le-elezioni-negli-stati-uniti\/\">come abbiamo visto<\/a>&nbsp;\u2013 il sistema&nbsp;<strong>Winner Takes All<\/strong>, in base al quale il partito che ottiene la maggioranza dei voti si attribuisce tutti i grandi elettori dello Stato stesso, i quali poi eleggono effettivamente il Presidente. Da qui le tante incertezze e le molte apprensioni prima del voto. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>3 novembre 2020: l\u2019Election Day e il \u00abvoto popolare\u00bb<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>L\u2019Election Day del 3 novembre 2020 \u00e8 stato un \u00abgiorno\u00bb assai anomalo. Per almeno due ragioni. La prima \u00e8 la&nbsp;<strong>straordinaria partecipazione al voto dei cittadini americani<\/strong>. A conti fatti, i votanti furono poco meno di 160 milioni, vale a dire il&nbsp;<strong>66,7% degli aventi diritto<\/strong>. Si trattava della&nbsp;<strong>pi\u00f9 alta percentuale di partecipazione mai registrata fin dal 1920<\/strong>, quando era stato introdotto \u2013 con il XIX emendamento alla Costituzione \u2013 il suffragio universale vero e proprio, comprese le donne.&nbsp;Da allora, infatti, nessuna elezione presidenziale aveva mai registrato una soglia di affluenza superiore al 65%. E solo in sei casi era stata superata la barriera del 60%: nel 1952, nel 1960, nel 1964, nel 1968, nel 2004 e nel 2008, quando furono eletti rispettivamente Dwight Eisenhower, John F. Kennedy, Lyndon B. Johnson, Richard Nixon, George W. Bush jr. e Barack Obama. A questa prima anomalia bisogna aggiungerne una seconda, che ha pesato moltissimo su ci\u00f2 che doveva seguire all\u2019Election Day. Essa riguarda le particolari modalit\u00e0 di questa straordinaria e inedita partecipazione. Quando infatti i seggi elettorali sparsi in tutto il paese si aprirono il 3 novembre per accogliere gli elettori, un gran numero di cittadini aveva in realt\u00e0 gi\u00e0 espresso il proprio voto da giorni, se non da settimane, di persona oppure inviando per posta la propria scheda elettorale. Pi\u00f9 esattamente \u2013 \u00e8 bene ribadirlo \u2013 le schede elettorali (al plurale): per le elezioni del Presidente (in realt\u00e0 dei \u00abgrandi elettori\u00bb), della Camera dei Rappresentanti e del Senato. A fine ottobre, circa 80 milioni di cittadini avevano scelto questa modalit\u00e0 di espressione del voto, esplicitamente prevista, sia pure con regole differenti, dalla legislazione di ben 38 Stati su 50 e nel District of Columbia. Di questi 80 milioni, poco pi\u00f9 di 28 milioni avevano gi\u00e0 votato di persona in anticipo sulla data del 3 novembre (<strong>\u00abvoto anticipato\u00bb<\/strong>) e quasi 52 milioni avevano votato per posta (<strong>\u00abvoto postale\u00bb<\/strong>). Furono dunque 78 milioni gli elettori che votarono effettivamente nell\u2019Election Day. Meno della met\u00e0 del numero complessivo dei votanti. E molti di essi (circa 20 milioni) lo fecero anche allora tramite il voto postale, dato che in diversi Stati era possibile votare con quella modalit\u00e0 fino allo stesso 3 novembre. In sostanza, si recarono effettivamente alle urne circa 60 milioni di elettori. Ovviamente, il dato si spiega in ampia misura con l\u2019imperversare della&nbsp;<strong>pandemia<\/strong>&nbsp;e con la scelta di molti Stati di favorire il pi\u00f9 possibile queste modalit\u00e0 di voto per ragionevoli motivi \u00absanitari\u00bb: evitare assembramenti, mantenere il distanziamento sociale, etc. E tuttavia, il \u00abvoto anticipato\u00bb e soprattutto \u00abil voto postale\u00bb, che storicamente aveva quasi sempre premiato il Partito democratico, entrarono subito nel mirino del Presidente in carica. Fin dall\u2019estate egli lo aveva definito come una costosissima \u00abcatastrofe\u00bb, puntando pubblicamente il dito contro le inefficienze del Postal Service, istituzione sacra negli Usa, e contro gli Stati democratici che facevano di tutto per raccomandarlo, con il rischio evidente \u2013 a suo dire \u2013 di brogli su larga scala. In verit\u00e0 il voto anticipato e quello postale erano caldeggiati anche da molti Stati tradizionalmente repubblicani. Ad ogni modo, dall\u2019estate in poi, le accuse di Trump andarono crescendo di intensit\u00e0 fino alla paranoia, trovando un\u2019eco significativa in gruppi negazionisti e libertari di ogni genere, convinti che si stesse ormai consumando un gigantesco imbroglio contro il \u00abloro\u00bb Presidente. Cominciarono cos\u00ec a trovare ascolto e credito, tra le altre, le infondate farneticazioni di&nbsp;<strong>\u00abQAnon\u00bb<\/strong>: un\u2019incredibile teoria del complotto che circolava alla velocit\u00e0 della luce sui social e soprattutto nel dark web. Essa immaginava improbabili trame ai danni di Trump ordite \u2013 per conquistare il dominio mondiale \u2013 dai poteri occulti del deep state e della grande finanza collegati a una rete planetaria di pedofili, ebrei, comunisti e quant\u2019altro. Il clima, insomma, si stava evidentemente surriscaldando, con la complicit\u00e0 esplicita e irresponsabile del Presidente in carica.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/nytimes\/photos\/10152508693054999\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/d1poeookzzaes9.cloudfront.net\/old-aule\/aulalettere\/2021\/02\/124168939_10152508693059999_4717408428391610644_o-1024x1024.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-12063\"\/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Su un punto, tuttavia, egli aveva ragione, anche se non ci voleva molto per immaginarlo. Il voto anticipato e soprattutto il voto postale erano destinati a prolungare lo spoglio delle schede ben oltre la notte del 3 novembre. E cos\u00ec in effetti accadde. Con regole molto diverse nei singoli casi, alcuni Stati poterono iniziare a verificare le schede elettorali gi\u00e0 al momento della loro ricezione, prima cio\u00e8 dell\u2019Election Day. Altri invece iniziarono a contarle soltanto il 3 novembre. E altri ancora prevedevano che fossero ancora pienamente valide le schede che, pur pervenute un certo numero di giorni dopo il 3 novembre, recassero il timbro postale del giorno delle elezioni (o, s\u2019intende, dei giorni immediatamente precedenti). Iowa, Minnesota, North Carolina e Ohio \u2013 per citare quattro&nbsp;<strong>Stati in bilico (swing states)<\/strong>&nbsp;\u2013 riconoscevano la validit\u00e0 delle schede spedite entro il 3 e pervenute rispettivamente entro il 9, il 10, il 12 e il 13 novembre. Ci\u00f2 significava che i risultati delle elezioni si sarebbero potuti considerare definitivi soltanto 10-15 giorni dopo l\u2019Election Day. Un\u2019attesa snervante, resa sempre pi\u00f9 incandescente dalle continue dichiarazioni di Trump e dalle fake news che egli fece ampiamente circolare via social. Questo spoglio al rallentatore fu messo sotto il microscopio da tutti gli analisti del Paese e del mondo, particolarmente attenti ovviamente ai risultati di quegli Stati in bilico che potevano decidere, gi\u00e0 prima del verdetto finale delle urne, il risultato delle elezioni. In questo quadro complicatissimo e di crescenti tensioni,&nbsp;<strong>la vittoria di Biden divenne chiara il 7 novembre<\/strong>, quando il candidato Presidente, sulla base delle indicazioni dei media e di autorevoli analisti, pot\u00e9 finalmente dichiarare, in particolare dopo i risultati ottenuti in Pennsylvania e ulteriori risultati e proiezioni in altri Stati, di essere \u00abonorato di essere stato scelto per guidare il paese\u00bb. Era, sia pure informalmente, il giorno della vittoria. Il divario tra i due candidati \u2013 in termini non tanto di \u00abvoti popolari\u00bb (i voti espressi dai cittadini) quanto di \u00abvoti elettorali\u00bb (i voti che avrebbero poi espresso i \u00abgrandi elettori\u00bb eletti appunto con il voto popolare) \u2013 era in effetti ormai incolmabile. Dai suoi campi di golf, tuttavia, Trump doveva gelare immediatamente il rivale. Le elezioni \u2013 questo il suo messaggio \u2013 non erano affatto \u00abfinite\u00bb. Stava anzi per iniziare la battaglia legale, con una valanga di ricorsi, annunciati soprattutto in Winsconsin, Michigan, Georgia e Pennsylvania, per il riconteggio dei voti, che in effetti in alcuni casi separavano i due candidati di poche migliaia di unit\u00e0. Il che poi per\u00f2 \u2013 per le regole del sistema elettorale americano \u2013 si traduceva in un numero di \u00abvoti elettorali\u00bb assai pi\u00f9 consistente. Il termine ultimo per dirimere a livello federale ogni controversia legale sul conteggio dei voti era fissato all\u2019<strong>8 dicembre<\/strong>. Sei giorni dopo, infatti, il 14 dicembre, i \u00abgrandi elettori\u00bb avrebbero dovuto esprimere il proprio voto, quello realmente decisivo, che avrebbe attribuito la vittoria al candidato che avesse ottenuto almeno 270 \u00abvoti elettorali\u00bb. Una corsa contro il tempo, costellata da accuse e controaccuse di ogni genere, che dovevano avvelenare in misura crescente il clima politico generale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/nytimes\/photos\/10152541105069999\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/d1poeookzzaes9.cloudfront.net\/old-aule\/aulalettere\/2021\/02\/risultati-elettorali-USA-2020-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12062\"\/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Il 23 novembre \u2013 quando la maggior parte degli Stati aveva ormai \u00abcertificato\u00bb i risultati elettorali, la partita era ormai perduta per Trump. Pur senza riconoscere la vittoria del suo avversario e ribadendo anzi la tesi delle \u00abelezioni rubate\u00bb, egli diede disposizioni affinch\u00e9 prendesse finalmente avvio il passaggio di consegne per la nuova amministrazione. Questi, a ogni modo, i risultati definitivi: Biden aveva totalizzato 81.268.924 voti popolari, Trump 74.216.154. Tradotto in voti elettorali significava 306 a 232: una vittoria netta. Soddisfacenti, sempre per i democratici, anche i risultati delle elezioni del Congresso. Alla Camera dei Rappresentanti Biden avrebbe potuto contare su 222 seggi contro i 212 dei repubblicani. Molto meno netta la situazione del Senato, il cui rinnovo port\u00f2, dopo un ballottaggio per i due seggi della Georgia tenutosi il 5 gennaio, a una situazione di parit\u00e0 tra i due partiti (50 senatori a testa su 100). Poich\u00e9 tuttavia negli Usa la presidenza del Senato \u00e8 attribuita al vicepresidente eletto \u2013 in questo caso Kamala Harris \u2013 i democratici potevano contare di fatto sulla maggioranza anche in questo ramo del Congresso, qualora si fosse verificata una votazione in situazione di parit\u00e0 tra i due partiti. La vittoria del nuovo Presidente era dunque relativamente piena, tra l\u2019altro con il risultato pi\u00f9 alto di sempre in numero assoluto di voti popolari. Restavano per\u00f2 due fatti pesanti come macigni. Il primo, importante soprattutto in prospettiva, \u00e8 che lo \u00absconfitto\u00bb Trump continuava a godere nel paese di un consenso popolare enorme. Lo avevano votato oltre 74 milioni di cittadini, quasi 12 milioni in pi\u00f9 di quelli che lo avevano scelto nel 2016.&nbsp;<strong>Tolto Biden, nessun candidato presidente aveva perso e soprattutto nemmeno vinto un\u2019elezione con un numero cos\u00ec elevato di voti<\/strong>. Il secondo fatto, importante nell\u2019immediato, \u00e8 che Trump continuava, nonostante tutto, a non riconoscere la vittoria del suo competitor e a diffondere con ogni mezzo le tesi pi\u00f9 strampalate e tendenziose sui brogli che avrebbero permesso ai democratici di \u00abrubare\u00bb le elezioni, compresa quella, a dir poco fantascientifica, di un\u2019incursione informatica che avrebbe spostato a favore di Biden milioni di voti in realt\u00e0 suoi. In questo modo egli doveva letteralmente avvelenare i pozzi. Da qui gli eventi successivi. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Dal \u00abvoto elettorale\u00bb (14 dicembre 2020) all\u2019assalto a Capitol Hill (6 gennaio 2021)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Delle decine ricorsi legali messi in campo dagli avvocati di Trump in svariati Stati nessuno ha prodotto risultati di alcun genere. Anche le sue ruvide e imbarazzanti pressioni sul Segretario di Stato della Georgia, repubblicano, per rovesciare l\u2019esito delle elezioni in quello Stato (dove in effetti Biden aveva vinto per soli 11.000 voti) \u2013 pressioni rivelate dal Washington Post e immortalate dalla registrazione della lunga telefonata tra i due risalente al 3 gennaio \u2013 non sortirono alcun effetto. La Costituzione e le leggi non lasciavano alcuno scampo al Presidente in carica, mentre si avvicinava la data che doveva sancire la fine di ogni contestazione \u2013 l\u20198 dicembre \u2013 e soprattutto quella del voto dei \u00abgrandi elettori\u00bb, il 14 dicembre, i quali in effetti confermarono l\u2019esito del voto popolare attribuendo a Biden 306 voti elettorali contro i 232 di Trump. Il passaggio successivo era la ratifica del voto elettorale nel neoeletto Congresso, che si doveva insediare il 3 gennaio e ratificare l\u2019elezione del presidente il 6. Passaggi, di regola, poco pi\u00f9 che formali.https:\/\/www.youtube.com\/embed\/c2ScxGsB-ks&nbsp;<em>Il 7 novembre 2020 i principali network americani annunciano la vittoria di Biden. Sulla CNN, il commentatore Van Jones si commuove in diretta (crediti: CNN, canale YouTube)<\/em>&nbsp;La vicenda, tuttavia, non era affatto conclusa. Doveva anzi spostarsi, con esiti infine drammatici, dalle corti di giustizia e dagli studi legali alle piazze, aizzate di continuo dal Presidente ormai uscente con discorsi e tweet infuocati. Diverse manifestazioni pro-Trump si erano gi\u00e0 pi\u00f9 o meno spontaneamente prodotte fin dal giorno successivo all\u2019Election Day in varie parti del paese, con slogan del tipo \u00abStop the Steal\u00bb, a cui era associata anche una pagina Facebook con 300.000 followers, presto chiusa dai responsabili dell\u2019azienda. Col passare del tempo, esse crebbero di intensit\u00e0, con una presenza rilevante di suprematisti bianchi e miliziani armati dell\u2019estrema destra americana, tra cui i cosiddetti \u00abProud Boys\u00bb, quasi sempre in tenuta militare, con armi, caschi, tute mimetiche e giubbotti antiproiettile. La pi\u00f9 imponente di queste manifestazioni, almeno per allora, si tenne a Washington il 14 novembre, con migliaia di sostenitori, la presenza di membri repubblicani del Congresso e il saluto dello stesso Trump dall\u2019auto presidenziale che attraversava il corteo. Un po\u2019 dappertutto si moltiplicarono gli scontri e le violenze tra manifestanti, contro-manifestanti e forze di polizia, in un clima di crescente polarizzazione. La situazione precipit\u00f2 a Washington il 6 gennaio, il giorno in cui era prevista la ratifica da parte del Congresso dell\u2019elezione di Biden, sotto la direzione del vicepresidente di Trump Mike Pence, sempre pi\u00f9 distante dalle posizioni del suo capo. Fu allora, infatti, che la \u00abSave America March\u00bb, con migliaia di partecipanti, si trasform\u00f2 \u2013 anche per effetto dei discorsi infuocati di Rudy Giuliani e dello stesso Presidente in carica tenuti quella mattina stessa e del martellamento continuo dei social di estrema destra \u2013 in un vero e proprio assalto armato al Congresso per impedire la ratifica dell\u2019elezione del nuovo Presidente. Protagonisti dell\u2019assalto, iniziato intorno alle 14 (ora locale), furono in primo luogo i Proud Boys, gli Oath Keepers, i Three Percenters, svariati gruppi neonazisti e seguaci di QAnon, che riuscirono a superare i controlli di sicurezza \u2013 forse con la complicit\u00e0 di alcuni elementi della sicurezza stessa \u2013 e a far entrare nel Campidoglio e in altri uffici federali un\u2019enorme massa di persone. Seguirono quattro ore di vera follia, resa immediatamente percepibile dalla presenza di personaggi a dir poco inquietanti come&nbsp;<strong>Jake Angeli<\/strong>, lo \u00absciamano\u00bb di Capitol Hill, uno dei leader e dei simboli della rivolta, adepto di QAnon. La seduta di ratifica fu ovviamente interrotta. Invasi da una folla disordinata e minacciosa, i locali del Congresso furono evacuati in tutta fretta dai servizi di sicurezza. Il \u00abtraditore\u00bb Mike Pence, apostrofato con dure parole nei tweet di Trump, fu portato al sicuro, insieme a molti altri deputati e senatori. Seguirono scontri a fuoco, tafferugli e devastazioni di ogni tipo. Furono sottratti o distrutti svariati computer e documenti dei Congressmen, in primo luogo della presidente democratica della Camera Nancy Pelosi, grande avversaria di Trump per tutto il corso del suo mandato e nemica numero uno dei rivoltosi. Forze dell\u2019ordine e manifestanti fecero largo uso di gas lacrimogeni e spray urticanti, in una situazione assai difficile da riportare all\u2019ordine. Furono anche trovati, nei pressi del Campidoglio, rudimentali ordigni esplosivi. Nel frattempo, la sindaca di Washington proclam\u00f2 il coprifuoco in tutta la citt\u00e0 a partire dalle 18, mentre attorno Capitol Hill si schieravano corpi speciali e, pur con qualche difficolt\u00e0, reparti della Guardia Nazionale. Era una specie di ultimatum indirizzato ai rivoltosi e alle migliaia di persone che continuavano ad accalcarsi attorno al Congresso. Fu proprio verso quell\u2019ora che le forze dell\u2019ordine riuscirono a riprendere il pieno controllo del Campidoglio, senza peraltro riuscire a disperdere del tutto i manifestanti che ancora circolavano per la citt\u00e0. Qualche ora pi\u00f9 tardi riprese infine il processo di ratifica, che si concluse di notte, nelle prime ore del 7 gennaio, quando Pence annunci\u00f2 finalmente che Joe Biden e Kamala Harris sarebbero entrati in carica il 20 gennaio.https:\/\/www.youtube.com\/embed\/y9WPuA6EUaw<\/p>\n\n\n\n<p><em>L&#8217;assalto a Capitol Hill (crediti: CNN, canale YouTube)<\/em><strong>Gravissimo l\u2019atteggiamento di Trump durante queste ore di confusione e di violenza<\/strong>. Poco prima dei fatti, furono i suoi tweet contro la ratifica e&nbsp;<strong>Mike Pence<\/strong>&nbsp;\u2013 che invitavano a marciare sul Campidoglio e a \u00abcombattere come dannati\u00bb \u2013 a istigare di fatto l\u2019assalto. E anche quando questo ebbe inizio, pur invitando i rivoltosi ad agire pacificamente, egli continu\u00f2 a \u00abcinguettare\u00bb, dallo Studio Ovale, che le elezioni erano state una truffa. Fu l\u2019intervento di Biden a sbloccare la situazione due ore dopo l\u2019irruzione. In una drammatica diretta televisiva egli afferm\u00f2 che la \u00abprotesta\u00bb si era ormai trasformata in una vera e propria \u00absedizione\u00bb, invitando Trump a parlare alla nazione per porre fine alle violenze (che rischiavano tra l\u2019altro di esplodere anche in altre parti del paese). Fu solo allora che il Presidente in carica, ribadendo ancora una volta che le elezioni erano state truccate, chiese esplicitamente ai rivoltosi di tornare a casa: \u00abSiete speciali \u2013 disse \u2013 ma andate a casa, andate a casa in pace\u00bb. Il che finalmente accadde qualche ora pi\u00f9 tardi. Il bilancio degli scontri del 6 gennaio \u00e8 stato assai pesante: cinque morti, tra i quali un poliziotto, e una dozzina di feriti. Sul piano simbolico, lo spettacolo del Campidoglio violato e saccheggiato \u2013 una cosa mai successa, se non nell\u2019ormai remoto 1814 quando, in ben altro contesto, i britannici lo diedero alle fiamme \u2013 restituiva l\u2019immagine di un paese diviso e rancoroso e di una democrazia ferita. Non di una democrazia qualsiasi, ma di quella considerata pi\u00f9 solida del mondo. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L\u2019\u00abInauguration Day\u00bb, l\u2019impeachment e le prospettive future<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Alla \u00absedizione\u00bb seguirono decine di arresti. Trump promise finalmente una \u00abtransizione pacifica\u00bb alla nuova Presidenza, pur ribadendo le sue tesi circa le elezioni truccate in una situazione di perdurante tensione. Nel frattempo, tra l\u20198 e il 9 gennaio Twitter e Facebook \u2013 con una decisione molto forte e assai criticata \u2013 decisero di bannare \u00abper sempre\u00bb i suoi account in quanto pericolosissimi motori di \u00abpolitiche dell\u2019odio\u00bb e di \u00abminacce alla legalit\u00e0\u00bb. Nel timore di ulteriori incidenti nei giorni che ancora mancavano all\u2019insediamento ufficiale di Biden, si fecero largo due diverse ipotesi. La prima, molto discutibile, era che il vicepresidente in carica Pence potesse addirittura rimuovere, in caso di necessit\u00e0, il Presidente e assumerne i poteri sulla base del XXV emendamento, il quale prevede un dispositivo del genere qualora il Presidente manifesti una evidente \u00abincapacit\u00e0\u00bb di \u00abadempiere le funzioni e i doveri del suo ufficio\u00bb. La seconda, caldeggiata soprattutto dai democratici con un occhio alle elezioni del 2024, era quella di attivare una procedura di impeachment ai danni di Trump per istigazione alla sedizione. Fu soprattutto la presidente della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi \u2013 \u00abSatana\u00bb in persona per i rivoltosi \u2013 a premere in questa direzione, nonostante i tempi strettissimi per mettere in piedi una procedura del genere, che doveva colpire un presidente ancora in carica. Il dispositivo dell\u2019impeachment si mise in moto dunque il 13 gennaio.https:\/\/www.youtube.com\/embed\/q5iCPKDp4V4<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il video dell&#8217;insediamento di Joe Biden (YouTube, WhiteHouse.gov)<\/em>Nel frattempo, giunse finalmente il 20 gennaio, l\u2019<strong>Inauguration Day<\/strong>. Trump, ovviamente, lo disert\u00f2, recandosi platealmente in Florida con la moglie Melania. \u00abCi rivedremo\u00bb \u2013 disse quel giorno \u2013 salendo a bordo dell\u2019Air Force One, con&nbsp;<strong>una evidente allusione a una sua ricandidatura nel 2024<\/strong>. La cerimonia di investitura del nuovo Presidente si svolse in una citt\u00e0 blindata. Nel suo Inaugural Address Biden sottoline\u00f2 che la democrazia aveva vinto nonostante tutto. Bisognava, tuttavia, superare le divisioni, ritrovare l\u2019unit\u00e0 del paese e riposizionarlo nel mondo. Combattere anzitutto la pandemia con robuste misure sanitarie ed economiche, riprendere le politiche di contrasto al riscaldamento globale interrotte dal suo predecessore, ristabilire un clima di fiducia sul tema dell\u2019immigrazione, anche esso avvelenato da Trump in particolare con il muro al confine col Messico: erano queste le priorit\u00e0 della sua presidenza. Su di essa, per\u00f2, \u00e8 tornato quasi subito a rimaterializzarsi l\u2019incubo Trump. Un mese dopo l\u2019avvio dell\u2019impeachment, il 13 febbraio, l\u2019ex presidente \u00e8 stato infatti assolto da ogni accusa in Senato, con 57 voti favorevoli e 43 contrari: meno dei voti necessari \u2013 67 \u2013 perch\u00e9 la procedura avesse effetto. Certo, restavano ancora in campo diversi procedimenti giudiziari a suo carico.<strong>&nbsp;E tuttavia, il progetto di escluderlo per sempre da una nuova possibile corsa alla Casa Bianca sembra essere fallito<\/strong>. \u00c8 difficile dire se questa potr\u00e0 essere davvero una prospettiva concreta. Di certo, con i 74 milioni di voti che ha raccolto nell\u2019Election Day, l\u2019ex presidente potr\u00e0 continuare a tallonare e a mettere sotto pressione l\u2019amministrazione Biden per molto tempo. Saranno altri, magari, a raccogliere tra qualche anno la sua ricchissima eredit\u00e0 in termini di consensi. A oggi quello che si vede, nonostante tutte le buone intenzioni espresse da molti dopo la tempesta, \u00e8 ancora un\u2019America profondamente divisa e rancorosa, che sar\u00e0 molto difficile riunire per davvero. Soprattutto se gli effetti sanitari, economici e sociali della pandemia persisteranno ancora a lungo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 20 gennaio 2021 il democratico&nbsp;Joe Biden&nbsp;\u00e8 entrato ufficialmente in carica come 46\u00b0 Presidente degli Stati Uniti d\u2019America, subentrando al repubblicano&nbsp;Donald Trump. L\u2019avvicendamento al potere dei due Presidenti \u00e8 stato estremamente complicato e turbolento. 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