{"id":3773,"date":"2021-05-03T12:54:06","date_gmt":"2021-05-03T10:54:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/?p=3773"},"modified":"2025-05-29T08:12:23","modified_gmt":"2025-05-29T06:12:23","slug":"litalia-dalla-seconda-alla-terza-repubblica-2011-2021","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/?p=3773","title":{"rendered":"L\u2019Italia dalla Seconda alla Terza Repubblica (2011-2021)"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/image.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/image-1024x576.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5793\" srcset=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/image-1024x576.png 1024w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/image-300x169.png 300w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/image-768x432.png 768w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/image-1536x864.png 1536w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/image.png 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il quadro pi\u00f9 generale: quattro crisi<\/strong><\/h2>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/sezioni-lettere\/storia-di-oggi\/litalia-dalla-seconda-alla-terza-repubblica-2011-2021\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"357\" height=\"184\" src=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4906\" style=\"width:200px\" srcset=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001.jpeg 357w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001-300x155.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 357px) 100vw, 357px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Negli ultimi anni due gravissime crisi hanno investito, in forme e misure diverse, l\u2019intero pianeta. La prima \u00e8 stata la \u00ab<a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/storia-di-oggi\/la-grande-crisi-sommario\/\">Grande Recessione<\/a>\u00bb, esplosa negli Stati Uniti tra il 2007 e il 2008 e poi dilagata in Europa e nel resto del mondo negli anni immediatamente successivi, con pesantissimi effetti economico-sociali. La seconda, di proporzioni ancora pi\u00f9 gravi e tuttora in corso, si \u00e8 aperta al principio del 2020 con la&nbsp;<a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/storia-di-oggi\/pandemia\/\">pandemia di Covid-19<\/a>&nbsp;che, oltre a provocare un\u2019emergenza sanitaria di enormi dimensioni, \u00e8 tornata a colpire vigorosamente le economie e le societ\u00e0 di tutti i paesi del mondo. Tra queste due vere e proprie catastrofi di scala planetaria, altre due emergenze hanno investito con particolare intensit\u00e0 l\u2019Europa. La prima \u00e8 stata la cosiddetta \u00ab<a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/storia-di-oggi\/la-crisi-migratoria-in-europa-ottobre-2015\/\">crisi dei rifugiati<\/a>\u00bb del 2015, strettamente connessa alla guerra civile in Siria, che ha prodotto imponenti flussi migratori verso il Vecchio Continente. La seconda, pressoch\u00e9 contemporanea, \u00e8 stata prodotta dalla riemersione del&nbsp;<a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/storia-di-oggi\/terrore-globale-gennaio-2016\/\">terrorismo globale<\/a>&nbsp;di matrice islamista, che ha colpito diversi paesi europei, e in particolare la Francia, a partire dal 2015, in evidente correlazione con la nascita e l\u2019offensiva dell\u2019<a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/storia-di-oggi\/sintesi-e-sommario-4\/\">Isis<\/a>, lo Stato islamico. Gli effetti politici di queste crisi, susseguitesi senza soluzione di continuit\u00e0, sono stati molteplici e assai rilevanti. Con un dato in comune, quanto meno nei sistemi democratici pi\u00f9 avanzati: una crescente sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni, dei partiti e della classe politica in genere, considerata incapace di mettere in campo efficaci strumenti di \u00abdifesa della societ\u00e0\u00bb e percepita come una \u00abcasta\u00bb autoreferenziale dedita ai propri esclusivi interessi. Deriva da qui lo spettacolare successo dei pi\u00f9 svariati movimenti \u00abpopulisti\u00bb e il ritorno in grande stile di \u00abnazionalismi\u00bb e \u00absovranismi\u00bb di ogni sorta, che hanno saputo raccogliere, almeno in termini di consenso, un bisogno di \u00abprotezione sociale\u00bb avvertito sempre pi\u00f9 acutamente da persone che si sentono minacciate da tutto: dalle turbolenze dei mercati, dalla perdita di status, dallo spettro della povert\u00e0, dal meticciamento generato dai flussi migratori, dal terrorismo internazionale, dal progresso tecnologico, dalle malattie, dai cambiamenti climatici, e via enumerando. Da qui, ancora, una generale instabilit\u00e0 politica, che in molti casi ha trasformato in radice sistemi politici consolidati da decenni. Non sono state ovviamente soltanto le crisi sopra indicate a produrre l\u2019insieme di questi effetti. Esse, tuttavia, hanno senz\u2019altro impresso una fortissima accelerazione a processi e trasformazioni che hanno investito pi\u00f9 in generale la politica \u2013 e soprattutto i regimi democratici \u2013 nell\u2019et\u00e0 della globalizzazione. In questa prospettiva, il caso dell\u2019Italia, pur con tutte le sue peculiarit\u00e0, pu\u00f2 essere considerato esemplare. Di esso, fino al 2014, ci siamo gi\u00e0 in parte occupati in un&nbsp;<a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/argomenti\/la-politica-italiana-2008-2014-gennaio-2014\/\">precedente articolo<\/a>. Vale tuttavia la pena cercare di capire come \u00e8 ulteriormente cambiato da allora il sistema politico italiano in relazione alle trasformazioni economiche e sociali che hanno investito il nostro Paese. Per farlo \u00e8 necessario volgere lo sguardo un po\u2019 pi\u00f9 indietro. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La societ\u00e0 italiana dal 1989 a oggi: cinque trasformazioni<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Negli ultimi trent\u2019anni \u2013 prendiamo come riferimento il biennio 1989-1991, gli anni della caduta del Muro di Berlino (1989) e poi della disintegrazione dell\u2019Unione Sovietica (1991) \u2013 la societ\u00e0 italiana \u00e8 stata riplasmata da cinque principali trasformazioni.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Euro#\/media\/File:Euro_coins_and_banknotes.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/d1poeookzzaes9.cloudfront.net\/old-aule\/aulalettere\/2021\/04\/1440px-Euro_coins_and_banknotes-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12261\"\/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019adesione al Trattato di Maastricht<\/strong>. La prima, accolta in principio con grande entusiasmo, \u00e8 stata messa in moto tra il 1992 e il 1993 dall\u2019adesione dell\u2019Italia al Trattato di Maastricht e al progetto dell\u2019unione monetaria europea, che si \u00e8 poi concretizzato con l\u2019entrata in vigore dell\u2019euro tra il 1999 e il 2002. Da allora il Belpaese \u2013 fin dagli anni Cinquanta tra i pi\u00f9 attivi promotori del processo di integrazione \u2013 ha dovuto confrontarsi in modo sempre pi\u00f9 stringente con gli imperativi del \u00abvincolo esterno\u00bb, soprattutto sul piano dei conti pubblici. Ha dovuto cio\u00e8 mettere in atto politiche di bilancio ispirate a principi di rigore e di austerit\u00e0 che, soprattutto in un\u2019Europa a trazione tedesca, ne hanno sensibilmente limitato la sovranit\u00e0 economica, con effetti di tutto rilievo soprattutto sulle politiche fiscali, di welfare e del lavoro. Il \u00abpatto di stabilit\u00e0\u00bb, il&nbsp;<em>Fiscal Compact<\/em>, inserito in Costituzione nel 2012, nel pieno della Grande Recessione, ha segnato il punto di non ritorno di questo processo. \u00c8 vero che esso \u00e8 stato temporaneamente sospeso nel contesto dell\u2019attuale crisi pandemica e che probabilmente dovr\u00e0 essere ripensato a fondo per i prossimi anni. Rimane il fatto che sul piano decisivo del bilancio dello Stato \u2013 il piano sul quale si decide quante tasse estrarre dai cittadini e come redistribuire le risorse \u2013 l\u2019Italia, come tutti i Paesi dell\u2019eurozona, \u00e8 vincolata a esigenze di equilibrio monetario europeo ormai inaggirabili, che in un paese come il nostro, gravato da un elevatissimo debito pubblico, pesano moltissimo. \u00c8 per questa via \u00abeuropea\u00bb che l\u2019Italia \u00e8 definitivamente entrata nel mondo severo della globalizzazione, nel quale vincono i pi\u00f9 forti e a dettar legge sono i mercati, la grande finanza internazionale, le agenzie di rating e le grandi organizzazioni economiche sovranazionali come il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale, la Banca centrale europea (BCE). Ed \u00e8 contro questa situazione che hanno poco per volta alzato la voce, con crescente successo, movimenti populisti e sovranisti di ogni orientamento. Soprattutto durante e dopo la Grande Recessione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lo choc migratorio<\/strong>. La seconda trasformazione ha investito, prima in sordina e poi in modo ben visibile, la struttura demografica della societ\u00e0 italiana. In questo quadro contano soprattutto due fenomeni concomitanti. Il primo \u00e8 la netta decrescita demografica del paese, di cui ci offrono un quadro molto chiaro le statistiche dell\u2019ISTAT, e in particolare i dati relativi al \u00absaldo naturale\u00bb, vale a dire alla differenza, calcolata per anno e in valori assoluti, tra i nati vivi e i morti. Quei dati ci dicono che l\u2019Italia \u00e8 diventata poco per volta un paese a crescita zero e anzi in significativa decrescita, con un saldo negativo che negli ultimi anni \u00e8 andato assestandosi intorno alle 150-190.000 unit\u00e0: \u00e8 come se ogni anno il Belpaese perdesse un numero di persone equivalente agli abitanti di una citt\u00e0 di medie dimensioni come Modena o Parma. Un dato, questo, che dovr\u00e0 essere ulteriormente aggiornato al ribasso ai tempi della pandemia. Accanto a questa netta decrescita, tuttavia, va collocato un secondo rilevantissimo fenomeno: la crescita del \u00absaldo migratorio\u00bb, vale a dire la differenza, di nuovo anno per anno e in cifre assolute, tra il numero di immigrati ed emigrati. Proprio a partire dal principio degli anni Novanta \u2013 quando iniziarono a sbarcare sulle nostre coste decine di migliaia di albanesi \u2013 quel saldo \u00e8 andato infatti crescendo in modo sensibile, portando i migranti censiti sul nostro territorio dalle poche centinaia di migliaia della fine degli anni Ottanta ai quasi 6 milioni di oggi: poco meno di un decimo della popolazione complessiva oggi residente nella penisola. In questo modo, l\u2019Italia, paese tradizionalmente di emigrazione, \u00e8 diventata in un tempo relativamente breve un paese di immigrazione. \u00c8 diventata, anzi, una delle principali frontiere dei flussi migratori provenienti dall\u2019Est dopo la caduta dei comunismi e poi dal Sud del mondo: flussi generati dalla ricerca di un po\u2019 di benessere, dalla fuga dalla povert\u00e0 e, sempre pi\u00f9 spesso, da guerre, Stati dispotici o falliti e catastrofi climatiche. In questo modo, il tema delle migrazioni \u2013 come in molti altri paesi europei e del mondo \u2013 \u00e8 diventato uno degli argomenti pi\u00f9 roventi dell\u2019agenda politica nazionale, ulteriormente esasperato dai dispositivi europei definiti dai trattati di Dublino e di&nbsp;<a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/storia-di-oggi\/schengen-aprile-2016\/\">Schengen<\/a>, i quali impongono ai paesi di prima accoglienza di farsi carico dei migranti che entrano nei propri territori. Lo dimostra la serie pressoch\u00e9 ininterrotta di leggi e provvedimenti \u2013 Martelli (1990), Turco-Napolitano (1998), Bossi-Fini (2002), Maroni (2009), Minniti (2017), Salvini (2018-2019) \u2013 che hanno incendiato il dibattito tra le forze politiche, divise tra prospettive di accoglienza e di chiusura, di regolarizzazione e di criminalizzazione dei migranti, soprattutto quelli illegali o clandestini. Il tutto, sullo sfondo di fenomeni diffusi di xenofobia e di vero e proprio razzismo, resi ancora pi\u00f9 acuti dall\u2019offensiva del terrorismo islamico, che ha contribuito a rendere, nella percezione di molti, lo straniero un potenziale \u00abnemico assoluto\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il declino economico<\/strong>. La terza trasformazione riguarda l\u2019economia italiana, che fin dagli anni Novanta \u00e8 rimasta prigioniera di uno strisciante declino, registrato \u2013 sia pure imperfettamente \u2013 dai dati del prodotto interno lordo (Pil). Quei dati, infatti, mostrano che, dopo l\u2019\u00abet\u00e0 dell\u2019oro\u00bb e del miracolo economico (gli anni Cinquanta e Sessanta), prolungatasi poi nell\u2019\u00abet\u00e0 dell\u2019argento\u00bb (gli anni Settanta e Ottanta), l\u2019Italia \u00e8 entrata, a partire dagli anni Novanta, in una sorta di \u00abet\u00e0 del bronzo\u00bb. In un\u2019et\u00e0, cio\u00e8, oscillante tra stagnazione e crisi, di debolissima crescita e talora di vera e propria decrescita, ulteriormente aggravata prima dalla Grande Recessione e poi dagli effetti dell\u2019attuale pandemia. Quinta tra le potenze pi\u00f9 sviluppate del mondo nella seconda met\u00e0 degli anni Ottanta, l\u2019Italia \u00e8 cos\u00ec scesa in quella classifica al dodicesimo posto all\u2019inizio del secondo decennio del XXI secolo. Le ragioni endogene di questo declino sono riconducibili alla zavorra di un debito pubblico da tempo fuori controllo, alle inefficienze della macchina burocratica dello Stato, alla complessit\u00e0 e alle lentezze del sistema della giustizia, alla persistenza di una endemica corruzione pubblica e privata, alla presenza della criminalit\u00e0 organizzata. Il dato decisivo, tuttavia, \u00e8 la peculiare forma su cui si \u00e8 assestato il capitalismo italiano negli ultimi decenni: un \u00abcapitalismo tascabile\u00bb \u2013 come viene definito \u2013 fondato su medie e piccole imprese talora di grande successo anche a livello internazionale (il&nbsp;<em>made in Italy<\/em>), ma a basso valore aggiunto e sostanzialmente assente in tutti i principali settori innovativi e ad alta tecnologia dell\u2019economia globale quali la telematica, le biotecnologie e le energie rinnovabili. \u00c8 con questi molteplici fardelli che il Belpaese si \u00e8 trovato ad affrontare le due crisi devastanti della Grande Recessione e poi della pandemia. La conseguenza \u00e8 stata una rilevante crescita delle diseguaglianze, del tradizionale divario tra il Nord e il Sud, della disoccupazione, del disagio sociale, della povert\u00e0 relativa e anche assoluta. Il tutto, con effetti sociali disastrosi, anche in confronto ad altri Stati europei di grandezza e forza in qualche modo comparabile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il mutamento dei valori<\/strong>. In connessione con quanto si \u00e8 detto fin qui \u2013 ed \u00e8 la quarta trasformazione \u2013 sono andati lentamente e poi impetuosamente cambiando i valori, gli orientamenti, le aspettative e dunque le culture politiche delle persone e dei gruppi sociali. Le fiduciose certezze della \u00absociet\u00e0 affluente\u00bb sono state progressivamente sostituite da un clima di pesante insicurezza e disorientamento, che ha colpito soprattutto una vasta classe media impoverita e spaventata, la quale ha visto declinare e talora crollare il proprio&nbsp;<em>status<\/em>. I lavoratori hanno iniziato a percepire \u2013 e spesso a sperimentare concretamente \u2013 la precariet\u00e0 della propria condizione, minacciata dalla disoccupazione tecnologica, dai capricci dei mercati, dalla delocalizzazione delle imprese, dalla cosiddetta \u00abflessibilit\u00e0\u00bb in entrata e in uscita. Le giovani generazioni si sono trovate imprigionate nel dramma della disoccupazione e della sottoccupazione, nella consapevolezza che, anche con livelli di istruzione pi\u00f9 alti, assai difficilmente potranno raggiungere il livello di benessere dei propri genitori. Gli anziani, che fortunatamente vivono pi\u00f9 a lungo, si sono ritrovati a scoprire la fragilit\u00e0 della propria condizione, soprattutto quando subentrano la solitudine, le malattie e le necessit\u00e0 dell\u2019assistenza. Moltissime persone, poi, soprattutto tra i ceti meno agiati, hanno iniziato ad avvertire come una crescente minaccia l\u2019esplosione del fenomeno migratorio, l\u2019avanzata dell\u2019\u00abidraulico polacco\u00bb, la trasformazione di pezzi consistenti dei centri urbani in terre di nessuno in cui domina l\u2019illegalit\u00e0 e il disordine. In questo quadro, ai valori \u00abpost-materialisti\u00bb della societ\u00e0 del benessere \u2013 orientati alla soddisfazione dei bisogni \u00absecondari\u00bb del successo personale, dell\u2019autostima, del riconoscimento, della qualit\u00e0 della vita, anche di quella del pianeta \u2013 \u00e8 subentrato un prepotente ritorno dei \u00abvalori materialisti\u00bb e dei bisogni \u00abprimari\u00bb della sopravvivenza fisica, del salario, della sicurezza, acuiti al massimo grado \u2013 ancora una volta \u2013 dalla Grande Recessione e poi dalla crisi pandemica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La rivoluzione digitale<\/strong>. A questo ritorno ai \u00abvalori materialisti\u00bb \u2013 ed \u00e8 la quinta trasformazione \u2013 ha fatto da contraltare la prepotente \u00abdematerializzazione\u00bb della vita provocata dalla \u00abrivoluzione digitale\u00bb: dallo sviluppo incredibile delle telecomunicazioni e dalla straordinaria diffusione di personal computer, telefoni cellulari e smartphone perennemente connessi al mondo turbolento e anarchico della Rete, nel quale trascorriamo ormai tutti \u2013 al netto del&nbsp;<em>digital divide<\/em>&nbsp;\u2013 un numero impressionante di ore al giorno. Un mondo che offre incredibili opportunit\u00e0 di sviluppo e conoscenza ma anche altrettanto straordinarie possibilit\u00e0 di manipolazione. Si tratta con ogni evidenza di una rivoluzione strepitosa e onnipervasiva, che orienta e plasma nuovi modelli di informazione, comunicazione, socialit\u00e0 e partecipazione, con effetti di enorme rilievo sui processi di costruzione della personalit\u00e0 e di formazione dell\u2019opinione pubblica. In questo quadro, al mondo diventato velocemente vetusto della televisione e della videopolitica, che gi\u00e0 aveva fatto emergere il cosiddetto \u00ab<em>homo videns<\/em>\u00bb, si \u00e8 di fatto sovrapposto, se non del tutto sostituito, il mondo dei social, dei tweet, della comunicazione immediata e orizzontale, che ha alimentato sogni e incubi di ogni sorta, modificando in radice, nella direzione di un crescente \u00abdirettismo\u00bb, i modi stessi di pensare e praticare la politica. Le forze che hanno saputo cogliere tempestivamente gli effetti di questa trasformazione \u2013 in primo luogo il Movimento 5 Stelle e poi la Lega di Matteo Salvini \u2013 ne hanno tratto enormi vantaggi. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La sesta trasformazione: la politica tra \u00abSeconda\u00bb e \u00abTerza Repubblica\u00bb<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Le cinque grandi trasformazioni di cui abbiamo fissato i tratti essenziali hanno avuto rilevantissime ricadute sul piano politico. Portate al punto di rottura dagli effetti della Grande Recessione piombata sull\u2019Italia tra il 2010 e il 2011, esse hanno prodotto, tra il 2013 e il 2018, un vero e proprio terremoto, per molti aspetti paragonabile a quello che tra il 1989 e il 1994 aveva portato al crollo della \u00abPrima Repubblica\u00bb (1948-1994). Si \u00e8 cos\u00ec radicata l\u2019idea che, dopo l\u2019esperienza in ultima analisi fallimentare della \u00abSeconda Repubblica\u00bb (1994-2018), abbia infine preso corpo, a partire dalle elezioni politiche del 2018, una nuova e assai instabile \u00abTerza Repubblica\u00bb (2018-oggi). Per quanto imprecise, queste denominazioni sono ormai entrate nel dibattito pubblico e, pur con le pinze, possono essere utilizzate anche in questa sede.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/d1poeookzzaes9.cloudfront.net\/old-aule\/aulalettere\/2021\/04\/Mario_Monti_-_Quirinale-1024x682.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12253\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Mario Monti al Quirinale nel novembre 2011 (crediti:&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Governo_Monti#\/media\/File:Mario_Monti_-_Quirinale.jpg\">Wikipedia<\/a>)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il prologo: il governo Monti<\/strong>. Il prologo di questa transizione dalla Seconda alla Terza Repubblica va senz\u2019altro collocato nell\u2019esperienza del governo Monti: un governo di tecnici, esperti e professori fortemente voluto dall\u2019allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nell\u2019ora pi\u00f9 buia della Grande Recessione, entrato in carica nel novembre 2011 e rimasto alla guida del Paese fino alle elezioni politiche del 2013. Ne abbiamo gi\u00e0 parlato in un&nbsp;<a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/storia-di-oggi\/sintesi-e-sommario\/\">precedente articolo<\/a>&nbsp;e possiamo quindi essere sintetici, peraltro con qualche elemento di giudizio in pi\u00f9 fornito da quanto \u00e8 successo in seguito. L\u2019esperienza di quel governo \u2013 che ha importanti anche se parziali analogie con l\u2019attuale governo semi-tecnico di Mario Draghi \u2013 rileva per due ragioni essenziali. La prima \u00e8 che essa ha suggellato in modo molto chiaro il fallimento dei partiti e dell\u2019intera classe politica della Seconda Repubblica di fronte all\u2019emergenza della crisi economica prodotta dalla Grande Recessione. Per due anni, infatti, le \u00abnormali\u00bb dinamiche della democrazia dei partiti sono rimaste \u00absospese\u00bb in favore di un \u00abgoverno tecnico-istituzionale\u00bb che ha imposto al paese scelte durissime e assai impopolari in materia di welfare, lavoro, pensioni, etc., in piena sintonia con le richieste di risanamento dei conti pubblici dettate dall\u2019Unione europea, dalla BCE, dai mercati e dalle grandi organizzazioni economiche e finanziarie internazionali. Con ogni probabilit\u00e0 \u2013 ma non esistono controprove \u2013 politiche diverse avrebbero portato il paese al completo collasso economico e sociale. \u00c8 un fatto per\u00f2 \u2013 ed \u00e8 questa la seconda ragione dell\u2019enorme rilievo di quell\u2019esperienza di governo \u2013 che proprio in quei due anni sono maturate prima in sordina, poi nelle piazze e infine nelle urne, le condizioni di un rivolgimento completo degli assetti politici della Seconda Repubblica. Il governo dei tecnici ha cos\u00ec segnato l\u2019inizio di un impetuoso \u00abmomento populista\u00bb.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/d1poeookzzaes9.cloudfront.net\/old-aule\/aulalettere\/2021\/04\/Letta_Cabinet_with_Giorgio_Napolitano-1024x689.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12254\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Il Governo Letta nel giorno del Giuramento al Quirinale insieme al Presidente della Repubblica Napolitano (Crediti:&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Governo_Letta#\/media\/File:Letta_Cabinet_with_Giorgio_Napolitano.jpg\">Wikipedia<\/a>)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le elezioni politiche del 2013<\/strong>. Il dato \u00e8 emerso con estrema chiarezza nelle elezioni politiche generali del 2013, nelle quali il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, sino ad allora del tutto irrilevante se non in qualche marginale realt\u00e0 locale, ha ottenuto lo stratosferico risultato del 26% circa dei consensi (circa 9 milioni di voti), di fatto eguagliando i risultati dello schieramento di centro-sinistra (gravitante attorno al Partito democratico) e di quello di centro-destra (gravitante attorno al Popolo della Libert\u00e0 di Silvio Berlusconi). Si \u00e8 trattato di un risultato eccezionale. Per due ragioni principali. La prima \u00e8 che divenne allora improvvisamente il primo partito italiano un \u00abnon-partito\u00bb sviluppatosi su un blog per iniziativa di un comico di successo e poi sceso nelle piazze nei cosiddetti \u00abV-Day\u00bb (o Vaffa-Day), con un programma animato da visioni confuse di democrazia diretta, tipicamente \u00abanti-partitico\u00bb e \u00abpopulista\u00bb, deciso a scardinare i meccanismi della democrazia rappresentativa e a promuovere il riscatto e la rivincita del \u00abpopolo\u00bb contro le \u00e9lites politiche, economiche e tecnocratiche che, a suo dire, lo avevano ripetutamente ingannato e poi abbandonato al suo destino nell\u2019ora pi\u00f9 buia della crisi economica. La seconda ragione \u00e8 che, con la spettacolare affermazione del M5S, il sistema politico italiano cambi\u00f2 repentinamente natura: alla dinamica tipicamente \u00abbipolare\u00bb della Seconda Repubblica, che dal 1994 aveva visto competere e contrapporsi due schieramenti maggioritari di centro-sinistra e centro-destra, subentrava una complicata Italia \u00abtripolare\u00bb, divisa cio\u00e8 in tre grandi poli politici di forza sostanzialmente equivalente e, almeno in via di principio, inconciliabili tra loro. In questa situazione, data l\u2019assoluta indisponibilit\u00e0 del M5S a qualsiasi alleanza con chicchessia, si prospettava con ogni evidenza l\u2019estrema difficolt\u00e0 di costruire una maggioranza parlamentare capace di esprimere un governo solido e in qualche modo coerente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La XVII Legislatura (2013-2018): la transizione dalla Seconda alla Terza Repubblica<\/strong>. \u00c8 esattamente questa difficolt\u00e0 che doveva emergere con nel corso della XVII Legislatura, durante la quale si consum\u00f2 definitivamente il passaggio dalla Seconda alla Terza Repubblica attraverso una crisi sempre pi\u00f9 manifesta dei partiti tradizionali del centro-destra e del centro-sinistra. Lo si vide fin dal principio, in occasione dell\u2019elezione del Presidente della Repubblica nell\u2019aprile 2013 che, bloccata da veti incrociati di ogni tipo, riport\u00f2 al Quirinale per un secondo mandato Giorgio Napolitano, fatto del tutto inedito nella storia repubblicana. Anche la formazione del nuovo governo incontr\u00f2 seri ostacoli. E fu nuovamente il Presidente della Repubblica a sbloccarla. Divenne infatti primo ministro Enrico Letta, alla guida di un litigioso e poco affidabile governo di \u00ablarghe intese\u00bb o di \u00abgrande coalizione\u00bb sostenuto dai&nbsp;<em>competitors<\/em>&nbsp;di un tempo: il Partito democratico e il Popolo della Libert\u00e0, a cui si aggiunse Scelta civica, una formazione sorta al principio del 2013 per iniziativa dell\u2019ex premier Mario Monti. Si trattava, in sostanza, delle stesse forze che avevano sostenuto, sia pure&nbsp;<em>obtorto collo<\/em>, il governo dei tecnici tra il 2011 e il 2013. Forze politiche, dunque, ormai ampiamente invise a una societ\u00e0 stremata dai sacrifici e dall\u2019austerit\u00e0, nei confronti delle quali i ruggenti 5 Stelle potevano avere \u2013 ed ebbero in effetti \u2013 buon gioco. Questo equilibrio precario fu definitivamente sconquassato da ulteriori sviluppi. Il primo fu il ritiro del Popolo della Libert\u00e0 dalla compagine governativa e dalla maggioranza parlamentare tra il settembre e l\u2019ottobre del 2013: una mossa dettata dalla \u00abnaturale\u00bb incompatibilit\u00e0 tra centro-destra e centro-sinistra ma anche, e in ampia misura, dai guai giudiziari di Silvio Berlusconi, condannato per frode fiscale, interdetto dai pubblici uffici, dichiarato incandidabile alle elezioni sino al 2019, privato del suo seggio senatoriale, e addirittura affidato ai servizi sociali. Fu questa l\u2019occasione per un significativo rimescolamento delle carte. Una parte del centro-destra, sotto la leadership di Angelino Alfano, diede vita al Nuovo centrodestra staccandosi dal Popolo della Libert\u00e0 (che torn\u00f2 a chiamarsi Forza Italia) e restando al governo e nella maggioranza parlamentare. Nel frattempo, nel febbraio 2014, Matteo Renzi, segretario del Pd, sempre con il sostegno di Napolitano, sostitu\u00ec Enrico Letta alla guida dell\u2019esecutivo.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/d1poeookzzaes9.cloudfront.net\/old-aule\/aulalettere\/2021\/04\/Cerimonia_di_insediamento_del_Governo_Gentiloni_2016.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12255\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Dicembre 2016: il simbolico &#8220;passaggio della Campanella&#8221; tra il dimissionario Matteo Renzi (a dx) e Paolo Gentiloni (a sx) (Crediti:&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Matteo_Renzi#\/media\/File:Cerimonia_di_insediamento_del_Governo_Gentiloni_2016.jpg\">Wikipedia<\/a>)&nbsp;Renzi pot\u00e9 per qualche tempo imprimere un certo dinamismo al suo partito e al suo governo. Alle elezioni europee del 2014, infatti, riusc\u00ec a ottenere uno straordinario 40% dei consensi. La sua&nbsp;<em>premiership<\/em>&nbsp;risult\u00f2 tuttavia molto deludente in vari campi, in particolar modo nelle politiche del lavoro (il&nbsp;<em>Jobs Act<\/em>) e in quelle sulla cosiddetta \u00abbuona scuola\u00bb. A decretarne la fine, tuttavia, fu la sua volont\u00e0 di scommettere su una riforma elettorale (l\u2019<em>Italicum<\/em>) e poi su una radicale riforma della Costituzione (che tra le varie cose avrebbe di fatto abolito il Senato), la quale fu sonoramente bocciata dai cittadini nel referendum del dicembre 2016. Il tutto, mentre gli effetti ancora pesantissimi della recessione e la crisi dei rifugiati del 2015 stringevano il paese nella morsa del bisogno e dell\u2019insicurezza. Dopo l\u2019esito del referendum Renzi si dimise da capo del governo e poi da segretario del Partito democratico. La Legislatura giunse alla fine del suo corso naturale sotto la guida di un altro autorevole esponente del Pd, Paolo Gentiloni. E poi vennero le elezioni del marzo 2018 che dovevano cambiare tutto o quasi tutto. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La Terza Repubblica<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Abbiamo descritto l\u2019Italia politica emersa dopo le elezioni del 2013 come un\u2019Italia \u00abtripolare\u00bb, divisa in parti sostanzialmente equivalenti tra un polo di centro-destra, un polo di centro-sinistra e un polo interamente rappresentato dai 5 Stelle. Si deve ora aggiungere che negli anni della XVII Legislatura le cose sono andate lentamente cambiando. Poco per volta, infatti, le ormai invecchiate e indebolite forze politiche della Seconda Repubblica, il centro-destra e il centro-sinistra, hanno finito per omologarsi, non soltanto in quanto forze effettivamente coalizzate al governo e in Parlamento, ma soprattutto nella percezione generale degli italiani, e a contrapporsi e ad essere contrapposte al Movimento 5 Stelle. Sotto l\u2019apparenza del \u00abtripolarismo\u00bb, insomma, l\u2019Italia \u00e8 progressivamente tornata ad essere \u00abbipolare\u00bb, ma in un senso e con dinamiche completamente diverse da prima. A opporsi, adesso, erano due costellazioni di forze drasticamente divise su tutto: sull\u2019Europa, sull\u2019atteggiamento da tenere nei confronti dei mercati e della grande finanza, sulle opportunit\u00e0 e i rischi della globalizzazione, sulle politiche fiscali e di welfare, sul ruolo delle istituzioni parlamentari e dei partiti, sul concetto stesso di democrazia, da intendersi nel tradizionale senso rappresentativo per le prime e nel senso della democrazia diretta e partecipativa per il secondo. \u00c8 sufficiente leggere il libro-manifesto&nbsp;<em>Siamo in guerra. La Rete contro i partiti<\/em>, pubblicato da Grillo e Casaleggio nel 2011, per rendersi conto della radicalit\u00e0 di questa contrapposizione.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/d1poeookzzaes9.cloudfront.net\/old-aule\/aulalettere\/2021\/04\/Cerimonia_di_insediamento_del_Governo_Conte_2018-1024x836.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12256\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Un anno e mezzo dopo aver ereditato la campanella da Renzi \u00e8 Gentiloni a cederla a sua volta a Giuseppe Conte, nel giugno 2018 (Crediti:&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Governo_Conte_I#\/media\/File:Cerimonia_di_insediamento_del_Governo_Conte_2018.jpg\">Wikipedia<\/a>)&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il \u00abmomento populista\u00bb: le elezioni politiche del 2018 e il governo Conte I<\/strong>. Fu questa Italia \u00abbipolare\u00bb a emergere con chiarezza nelle elezioni politiche del marzo 2018. Il Pd, che aveva raccolto un sontuoso 40% di consensi alle europee del 2014, precipit\u00f2 al 19%. Sul fronte del centro-destra, Forza Italia croll\u00f2 al 14%, superata di tre lunghezze dalla nuova Lega di Matteo Salvini, altra forza tipicamente e dichiaratamente populista ed euroscettica, passata dal 4% delle politiche del 2013 al 17%. I 5S, dal canto loro, ottennero un successo incredibile, il 32,6% dei voti, quasi 11 milioni di voti, diventando di gran lunga, sotto la guida di Luigi Di Maio e lo sguardo attento di Beppe Grillo, la prima forza politica del paese. Si tratt\u00f2 di un vero e proprio terremoto. Restava per\u00f2 il nodo irrisolto della formazione del governo. Nonostante la strepitosa vittoria elettorale, il M5S non aveva i numeri per formare una maggioranza parlamentare e dare vita a un governo. La coalizione vincente, peraltro, era quella del centro-destra, che tra Forza Italia (14%), la Lega per Salvini premier (17%) e Fratelli d\u2019Italia di Giorgia Meloni (4,4%) e altre formazioni minori aveva raccolto circa il 37% dei voti, ben pi\u00f9 del centro-sinistra e degli stessi 5S. Non si poteva, tuttavia, non tener conto della clamorosa vittoria dei pentastellati. Si apr\u00ec cos\u00ec una lunga fase di interlocuzione sotto la regia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in carica dal 2015, dopo le dimissioni anticipate di Napolitano. Essa si concluse dopo quasi tre mesi, nel giugno 2018, con uno spettacolare salto di campo della Lega di Salvini che, voltando le spalle al centro-destra, con cui pure aveva condotto la sua campagna elettorale, decise di allearsi con il M5S in un governo di \u00abcontratto\u00bb (e non di \u00abcoalizione\u00bb). A presiedere quel governo fu chiamato Giuseppe Conte, un professore universitario indipendente ma in quota 5S, affiancato dai due vicepremier Di Maio e Salvini, rispettivamente ministri del Lavoro e dello Sviluppo economico e dell\u2019Interno. Si trattava di un governo ad altissimo tasso di populismo, diviso su molte e cruciali questioni di fondo, ma in ultima istanza tenuto insieme dalla sbandierata volont\u00e0 di rispondere a quel bisogno di \u00abdifesa della societ\u00e0\u00bb che le elezioni avevano portato alla luce contro i vecchi partiti della Seconda Repubblica. Reddito di cittadinanza per gli sconfitti della globalizzazione, abolizione o almeno sospensione della odiata legge Fornero sulle pensioni,&nbsp;<em>flat tax<\/em>, sicurezza e difesa dei confini nazionali dall\u2019\u00abinvasione\u00bb dei migranti, antieuropeismo spinto: queste le promesse dell\u2019esecutivo gialloverde previste dal contratto di governo e poi messe anche in pratica, sia pure in forme e modi assai discutibili, nei mesi successivi. Prima di coalizzarsi, i due alleati avevano giurato di mettere da parte le proprie divergenze per dare risposte concrete, con un governo saldo e di legislatura, a un paese stremato, impoverito e spaventato. A questo doveva servire, appunto, il \u00abcontratto di governo\u00bb, su cui si era impegnato a vegliare l\u2019\u00abavvocato del popolo\u00bb Giuseppe Conte. Le cose, tuttavia, dovevano andare in modo molto diverso.&nbsp;<strong>Dal primo al secondo governo Conte<\/strong>. Entrato in carica nel giugno del 2018, il governo gialloverde doveva cadere nell\u2019estate del 2019, al termine di un\u2019esistenza stentata. Due i fattori cruciali della sua caduta. Il primo \u00e8 da ricondursi alle continue tensioni sviluppatesi in seno alla maggioranza, in materia di autonomie regionali, di riforma della giustizia, famiglia, e soprattutto di crescita economica attraverso investimenti e opere pubbliche. Su quest\u2019ultimo terreno esistevano in effetti distanze incolmabili tra i pentastellati, in ampia misura sedotti dalle retoriche della \u00abdecrescita\u00bb, e i leghisti, orientati invece ai principi della crescita e dello sviluppo. Le tensioni dovevano esplodere in occasione di un voto in Parlamento sull\u2019annosa questione della TAV in Val di Susa. L\u2019opposizione alla prosecuzione di quella grande opera era stato uno dei tradizionali cavalli di battaglia di Beppe Grillo. E per questa ragione \u00abidentitaria\u00bb i 5S votarono contro. Il Parlamento approv\u00f2 lo stesso, anche senza il voto dei pentastellati, la prosecuzione dell\u2019opera. Ma il voto contrario degli alleati di governo fu la goccia che fece traboccare il vaso, portando Salvini a chiudere l\u2019esperienza dell\u2019esecutivo gialloverde e a chiedere nuove elezioni e \u00abpieni poteri\u00bb per governare il paese. Sullo sfondo di questa decisione \u2013 ed \u00e8 il secondo fattore \u2013 vi era per\u00f2 un ulteriore dato che doveva spingere Salvini a compiere quel passo. E cio\u00e8 la spettacolare crescita di consensi della Lega rispetto agli stessi 5S. Un fatto accreditato da molteplici sondaggi e poi emerso dai clamorosi risultati delle elezioni europee del maggio 2019. In quelle elezioni, infatti, i rapporti di forza tra i gialli e i verdi risultarono completamente invertiti rispetto alle politiche del 2018. Mentre i vecchi partiti della Seconda Repubblica continuavano a raccogliere consensi stentati (il 22,7% il Pd, addirittura l\u20198,8% Forza Italia), i pentastellati crollarono dal 32,6% al 17% e la Lega raddoppi\u00f2 i suoi voti, passando dal 17% del 2018 al 34,2%. Ancora un terremoto elettorale, dunque. Da qui la decisione di Salvini di forzare la mano, far cadere il governo e chiedere elezioni immediate.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/d1poeookzzaes9.cloudfront.net\/old-aule\/aulalettere\/2021\/04\/Giuramento_Governo_Conte_II-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12257\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Anche in questo caso, tuttavia, le cose andarono diversamente. Dopo spericolato ma pienamente legittimo passaggio parlamentare, si giunse \u2013 sotto la regia del Presidente Mattarella \u2013 alla formazione di una nuova maggioranza e di un nuovo governo, guidato sempre da Conte ma con una diversa coalizione, questa volta \u00abgiallorossa\u00bb, che teneva insieme i 5S, il Partito democratico e Liberi e Uguali. Si trattava di un cambiamento di prospettiva davvero radicale, tanto per i 5S quanto per il Pd, che fino a poco tempo prima si erano giurati inimicizia eterna. Si trattava per\u00f2 anche di una sconfitta bruciante per Matteo Salvini, che dopo l\u2019azzardo rientr\u00f2, sia pure in posizioni di forza, nello schieramento di centro-destra, pronto ad accoglierlo per risollevare le proprie sorti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dal secondo governo Conte al governo Draghi. La pandemia<\/strong>. Anche il secondo governo Conte non ha avuto grande fortuna. Esso \u00e8 rimasto in carica poco pi\u00f9 di un anno, dal settembre 2019 al febbraio 2021. Criticato senza sconti dal centro-destra, soprattutto dalla Lega e da Fratelli d\u2019Italia (in costante crescita di consensi), tormentato al suo interno dai dissidi tra Pd e 5S (che pure hanno visibilmente dismesso il loro radicalismo delle origini, soprattutto in tema di Europa), e ancora minato dai contrasti&nbsp;<em>interni<\/em>&nbsp;al Partito democratico, da cui \u00e8 sorta per iniziativa di Renzi Italia Viva, il Conte II ha avuto una vita difficile, soprattutto per il sopravvenire \u2013 a partire dal febbraio-marzo 2020 \u2013 della pandemia di Covid-19. Esso ha ottenuto risultati importanti, soprattutto in Europa, riuscendo a strappare una quota assai consistente \u2013 la pi\u00f9 consistente \u2013 dei fondi che l\u2019Ue ha previsto di erogare con il cosiddetto&nbsp;<a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/storia-di-oggi\/recovery-fund-leuropa-al-bivio\/\">Recovery Fund<\/a>, il programma Next Generation EU. Per il resto, come molti altri governi europei e del mondo, esso si \u00e8 trovato intrappolato tra le due emergenze difficilmente conciliabili della crisi sanitaria e della crisi economica, che lo hanno portato a compiere scelte difficili e quasi sempre contestate in materia di confinamento, chiusure, ristori per le categorie sociali pi\u00f9 danneggiate, piani vaccinali, etc. A decretare la sua caduta \u00e8 stato per\u00f2 un altro Matteo (Renzi), che ha tolto l\u2019appoggio di Italia Viva al governo, ritirando i suoi ministri dall\u2019esecutivo. Da qui la crisi parlamentare che ha poi portato, il 13 febbraio 2021, all\u2019insediamento del governo di Mario Draghi, fortemente voluto dal Presidente Mattarella. Un governo, questa volta, di unit\u00e0 nazionale, in parte tecnico e in parte politico, sostenuto da tutte le maggiori forze politiche del paese, dalla Lega a Forza Italia, dal Partito democratico a Liberi e Uguali, con la solitaria opposizione di Fratelli d\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/d1poeookzzaes9.cloudfront.net\/old-aule\/aulalettere\/2021\/04\/Mario_Draghi_2021_cropped-767x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12258\"\/><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Quali prospettive?<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>\u00c8 difficile immaginare quali prospettive possa avere il nuovo governo. Il prestigio indiscusso di Mario Draghi, per dieci anni alla guida della Banca centrale europea, \u00e8 sicuramente una garanzia e una carta vincente, soprattutto nella prospettiva del&nbsp;<em>Recovery Plan<\/em>&nbsp;che l\u2019Italia deve a breve presentare all\u2019Unione europea per ottenere i fondi per la ricostruzione previsti dal&nbsp;<em>Next Generation EU<\/em>. Oltre che sul piano della crescita, tuttavia, la pandemia continua a mordere in modo feroce anche su quello sanitario. Il che lascia sostanzialmente irrisolto, almeno per ora, il dilemma in cui il nostro paese \u2013 come molti altri paesi \u2013 continua a dibattersi: quello tra le chiusure e i&nbsp;<em>lockdown<\/em>&nbsp;da un lato, e quello delle riaperture e della ripresa di attivit\u00e0 economiche messe letteralmente in ginocchio dalle politiche, pur necessarie, di confinamento dall\u2019altro. In questo quadro, e a fronte di una crescente e pericolosa insofferenza del paese, alimentata dentro e fuori il governo soprattutto dalla Lega e Fratelli d\u2019Italia, il futuro potrebbe giocare brutti scherzi. La posta in gioco, per\u00f2, \u00e8 troppo alta. E un eventuale fallimento della carta Draghi potrebbe avere costi elevatissimi per tutti. Si deve dunque supporre che l\u2019attuale esecutivo, pur tra mille difficolt\u00e0, potr\u00e0 durare tutto il tempo necessario per uscire almeno dalla fase pi\u00f9 acuta della crisi. Sar\u00e0 poi compito della politica e di leader davvero all\u2019altezza della situazione riprendere in mano il corso delle cose e ridare vigore a una democrazia che ormai da troppi anni si trascina stancamente in una condizione di crisi permanente. C\u2019\u00e8 solo da sperare che vi siano ancora le risorse e le energie per riuscire nell\u2019impresa<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il quadro pi\u00f9 generale: quattro crisi Negli ultimi anni due gravissime crisi hanno investito, in forme e misure diverse, l\u2019intero pianeta. 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