{"id":3868,"date":"2022-01-20T19:31:00","date_gmt":"2022-01-20T18:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/?p=3868"},"modified":"2025-05-29T08:15:56","modified_gmt":"2025-05-29T06:15:56","slug":"liberali-o-illiberali-le-democrazie-alla-prova-del-xxi-secolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/?p=3868","title":{"rendered":"Liberali o illiberali? Le democrazie alla prova del XXI secolo"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"542\" src=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/image-1024x542.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5783\" srcset=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/image-1024x542.jpeg 1024w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/image-300x159.jpeg 300w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/image-768x407.jpeg 768w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/image-1536x813.jpeg 1536w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/image.jpeg 1855w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/sezioni-lettere\/storia-di-oggi\/liberali-o-illiberali-le-democrazie-alla-prova-del-xxi-secolo\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"357\" height=\"184\" src=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4906\" style=\"width:200px\" srcset=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001.jpeg 357w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001-300x155.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 357px) 100vw, 357px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>La parola \u00abdemocrazia\u00bb viene oggi impiegata abitualmente per definire \u2013 senza ulteriori aggettivi \u2013 quei regimi politici che si basano sul suffragio universale, sul principio e le pratiche della rappresentanza (i parlamenti), sul pluralismo dei partiti, sulla separazione dei poteri, sul rispetto di una costituzione sovraordinata alle leggi ordinarie, sulla difesa dei diritti e delle libert\u00e0 dei cittadini, i quali sono chiamati a scegliere con il voto, attraverso libere elezioni periodiche, i propri legislatori e i propri governanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Per indicare questi regimi si usano spesso espressioni composite che ne accentuano gli elementi di volta in volta pi\u00f9 rilevanti. Si parla allora \u2013 per citare solo le definizioni pi\u00f9 diffuse \u2013 di democrazie \u00abrappresentative\u00bb, \u00abpluralistiche\u00bb, \u00abcompetitive\u00bb, \u00abdei partiti\u00bb, \u00abcostituzionali\u00bb e via enumerando. La formula senza dubbio pi\u00f9 pregnante e di significato pi\u00f9 generale, tuttavia, \u00e8 quella di \u00abdemocrazie liberali\u00bb. Essa, infatti, sottolinea il legame stretto (ma in verit\u00e0 assai problematico) che tali regimi tentano di stabilire tra i principi della sovranit\u00e0 popolare e quelli della libert\u00e0 individuale. Al tempo stesso richiama esplicitamente le due tradizioni storiche, politiche e culturali che, pure in forte tensione reciproca, hanno generato nel loro intreccio le moderne democrazie: la tradizione liberale e quella democratica.<\/p>\n\n\n\n<p>Risalire alle radici di queste due tradizioni, seguirne sia pur brevemente gli sviluppi e sottolineare il carattere problematico del nesso tra democrazia e libert\u00e0 ci permette di cogliere la natura costitutivamente ibrida delle \u00abdemocrazie liberali\u00bb \u2013 o delle \u00abdemocrazie\u00bb&nbsp;<em>tout court<\/em>&nbsp;\u2013 del nostro tempo. Ci consente poi di fissare alcuni rilevanti elementi di fragilit\u00e0 che esse manifestano soprattutto in epoche di crisi. Ci permette infine di comprendere il fascino discreto ma crescente che, proprio in tali epoche, possono esercitare \u2013 per riprendere una formula resa celebre dal giornalista e analista politico statunitense&nbsp;<strong>Fareed Zakaria<\/strong>&nbsp;e diventata presto di uso comune \u2013 le cosiddette&nbsp;<strong>\u00abdemocrazie illiberali\u00bb<\/strong>. Vale a dire, quelle democrazie che,&nbsp;<em>in nome del popolo<\/em>, finiscono per calpestare i diritti e le libert\u00e0 dei singoli individui, spesso trasformandosi poi in brutali regimi autoritari che non hanno pi\u00f9 nulla a che fare con la democrazia in qualsiasi senso intesa.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La tradizione democratica<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Per oltre duemila anni \u2013 dal V-IV secolo a.C. sino alla met\u00e0 del XIX secolo \u2013 il termine \u00abdemocrazia\u00bb ha indicato nella sostanza il \u00abgoverno del popolo\u00bb, concepito di volta in volta come il governo della totalit\u00e0 dei cittadini oppure della parte maggioritaria e meno privilegiata di una data comunit\u00e0 socio-politica. A questo concetto originario di \u00abdemocrazia\u00bb \u2013 che ha il suo principale (ma non esclusivo) archetipo nella complessa esperienza della democrazia ateniese del V-IV sec. a.C. e soprattutto nel suo \u00abmito\u00bb \u2013 erano del tutto estranei i tre istituti essenziali che caratterizzano le democrazie moderne: la rappresentanza, la separazione dei poteri e le elezioni. La parola \u00abdemocrazia\u00bb indicava cio\u00e8 una forma di governo \u2013 contrapposta alla monarchia (il governo di un solo uomo) e all\u2019oligarchia\/aristocrazia (il governo di pochi o dei migliori) \u2013 in cui il popolo nel suo insieme (in realt\u00e0 soltanto coloro che erano considerati a pieno titolo \u00abcittadini\u00bb) aveva la capacit\u00e0 e il pieno potere di deliberare&nbsp;<em>direttamente<\/em>&nbsp;in assemblea, senza la mediazione di \u00abrappresentanti\u00bb eletti di qualsiasi tipo, assumendo al tempo stesso funzioni legislative, esecutive e persino giudiziarie. Pur fondato sul pilastro dell\u2019autogoverno popolare, questo sistema prevedeva l\u2019esistenza di specifiche \u00abmagistrature\u00bb dotate di poteri esecutivi. Tolte quelle pi\u00f9 delicate (ad es. quelle militari), la maggior parte di esse era tuttavia attribuita \u2013 in virt\u00f9 del principio dell\u2019eguaglianza di tutti i \u00abcittadini\u00bb \u2013 non attraverso le elezioni ma mediante il sorteggio e sempre per periodi di tempo molto brevi (di regola un anno). Ne derivava una continua \u00abrotazione delle cariche\u00bb, sottoposte a rigidi vincoli di mandato e di resoconto di fronte all\u2019\u00abassemblea popolare\u00bb: il vero cuore pulsante della democrazia nella sua forma originaria, in Grecia e in molte altre esperienze di \u00abdemocrazia primitiva\u00bb e di \u00abdemocrazia degli altri\u00bb (A. Sen). Tutte, senza eccezioni, democrazie di \u00abpiccola scala\u00bb e&nbsp;<em>face to face<\/em>, proprie cio\u00e8 di comunit\u00e0 politiche di ridotte dimensioni sul modello della&nbsp;<em>polis<\/em>&nbsp;greca.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/d1poeookzzaes9.cloudfront.net\/1d6597e6-a629-4345-953d-84c129e99e93-social-contract-rousseau-page.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Il frontespizio de&nbsp;<em>Il contratto sociale&nbsp;<\/em>di Jean Jacques Rousseau (Crediti:&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Il_contratto_sociale#\/media\/File:Social_contract_rousseau_page.jpg\">Wikipedia<\/a>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Dopo secoli di critiche spietate, di esperimenti per lo pi\u00f9 marginali e di sostanziale oblio, a rimettere in onore questo modello originario di democrazia, pur con alcuni rilevanti aggiustamenti, fu Jean-Jacques Rousseau. Nel&nbsp;<em>Contratto sociale<\/em>&nbsp;(1762), infatti, egli ripropose in modo straordinariamente efficace il modello di una comunit\u00e0 politica di \u00abliberi ed eguali\u00bb, capace di autogovernarsi&nbsp;<em>direttamente<\/em>&nbsp;<em>e senza mediazioni<\/em>&nbsp;sulla base della \u00abvolont\u00e0 generale\u00bb e in vista del \u00abbene comune\u00bb, criticando a fondo per un verso il principio della rappresentanza politica e per un altro verso il principio della separazione dei poteri. Nel suo schema, infatti, questi due principi limitavano drasticamente la sovranit\u00e0 popolare: il primo, consegnando di fatto il potere di fare le leggi a una ristretta cerchia di rappresentanti del popolo eletti in parlamento per lunghi periodi di tempo e privi di qualsiasi controllo da parte del&nbsp;<em>demos<\/em>; il secondo, dividendo artificialmente tra corpi differenti \u2013 il legislativo (il parlamento), l\u2019esecutivo (il governo) e il giudiziario (la magistratura) \u2013 la sovranit\u00e0 stessa, di cui solo e soltanto il popolo doveva essere il depositario esclusivo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La tradizione liberale e il \u00abgoverno rappresentativo\u00bb<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Mentre Rousseau elaborava queste riflessioni \u2013 che hanno continuato a ispirare in vario modo i paladini della democrazia radicale dall\u2019epoca delle Rivoluzioni americana e francese sino a oggi (i giacobini, gli anarchici, i socialisti, i comunardi, i teorici dei Soviet e dei Consigli, il Sessantotto, fino alla \u00abpiattaforma Rousseau\u00bb del Movimento 5 Stelle e ad altri esperimenti consimili) \u2013 si stava ormai affermando e consolidando dapprima in Gran Bretagna, poi negli Stati Uniti e infine nel resto dell\u2019Europa, una ben diversa forma di regime politico: il cosiddetto \u00abgoverno rappresentativo\u00bb. Si trattava di una forma di governo fondata sui tre pilastri della rappresentanza, della separazione dei poteri e della costituzione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/d1poeookzzaes9.cloudfront.net\/ebc7ff0a-3a68-4e02-964f-29b32b36bd05-537px-alexis-de-tocqueville.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Tocqueville ritratto da&nbsp;Th\u00e9odore Chass\u00e9riau (Crediti:&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Alexis_de_Tocqueville#\/media\/File:Alexis_de_tocqueville_cropped.jpg\">Wikipedia<\/a>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Secondo i grandi campioni della cultura liberale sette-ottocentesca \u2013 mi limito a citare, tra i molti, Montesquieu, Burke, Madison, Constant, Tocqueville, John Stuart Mill \u2013 la rappresentanza (criticata in radice da Rousseau) rispondeva a molteplici e vitali esigenze. Essa costituiva anzitutto l\u2019unica soluzione realistica per governare Stati di medie o grandi dimensioni, in cui era diventato ormai tecnicamente impossibile radunare assemblee deliberanti di milioni di persone. A fronte di societ\u00e0 complesse e tutt\u2019altro che omogenee (come quelle di piccole dimensioni immaginate da Rousseau) si doveva poi rinunciare una volta per tutte alla pretesa che esistesse una metafisica \u00abvolont\u00e0 generale\u00bb o un imprecisato \u00abbene comune\u00bb. Erano interessi particolari e confliggenti a dominare la vita sociale: proprio per questo motivo erano necessari i \u00abparlamenti\u00bb,&nbsp;<em>agor\u00e0<\/em>&nbsp;in miniatura concepite come luoghi istituzionali di discussione e deliberazione orientati alla composizione dei conflitti e alla formazione di una volont\u00e0 politica comune frutto del compromesso tra le parti. All\u2019interno di queste istituzioni i \u00abrappresentanti del popolo\u00bb dovevano pertanto godere di un\u2019autentica \u00ablibert\u00e0 di mandato\u00bb (contro l\u2019idea rousseauiana del \u00abmandato imperativo\u00bb): i parlamentari non potevano cio\u00e8 essere i semplici \u00abportavoce\u00bb, gli \u00abavvocati\u00bb o gli \u00abambasciatori\u00bb di coloro che li avevano eletti, perch\u00e9 in questo caso non avrebbero avuto la libert\u00e0 di movimento necessaria per stringere compromessi, pervenire a decisioni generali accettabili per tutti e quindi \u00abrappresentare la nazione\u00bb. In quanto luoghi esclusivi della deliberazione e della decisione politica, i parlamenti permettevano infine di liberare la gran parte dei cittadini dall\u2019onere gravosissimo di governare, spendendo gran parte del loro tempo a occuparsi della cosa pubblica. Affidate alle cure di un ceto di persone eminenti (i notabili) o di professionisti della politica, le istituzioni rappresentative avrebbero reso gli individui \u00abliberi\u00bb di dedicarsi al perseguimento dei propri interessi, alle necessit\u00e0 non trascurabili del proprio sostentamento e pi\u00f9 in generale al godimento della propria indipendenza privata. In questo consisteva, secondo Constant, la \u00ablibert\u00e0 dei moderni\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Decisiva poi \u2013 per tutta la cultura liberale \u2013 era la separazione dei poteri. Se ben congegnata, solo essa poteva impedire che nelle mani di un sovrano o di un\u2019assemblea parlamentare si concentrassero poteri eccessivi, tali da produrre forme di governo arbitrarie e dispotiche in grado di mettere a repentaglio o di rendere precaria la libert\u00e0 degli individui. Intorno alla met\u00e0 del Settecento per Montesquieu (<em>Lo spirito delle leggi<\/em>, 1748) \u2013 la separazione dei poteri era un antidoto contro l\u2019onnipotenza e l\u2019arbitrio delle monarchie assolute. Poco meno di un secolo dopo, negli anni Trenta e Quaranta dell\u2019Ottocento, dopo l\u2019esperienza folgorante della Rivoluzione francese, del giacobinismo e poi di Napoleone, le cose erano ormai cambiate in radice. Per Tocqueville (<em>La democrazia in America<\/em>, 1835-40) la separazione dei poteri doveva esercitare la medesima funzione anti-dispotica contro l\u2019onnipotenza non dei sovrani o dei pochi ma delle maggioranze. E cio\u00e8 contro i rischi tirannici e dispotici strutturalmente impliciti nella stessa democrazia e nel potere assoluto del&nbsp;<em>demos<\/em>. Era una lezione che doveva rimanere impressa nella storia del pensiero politico.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/d1poeookzzaes9.cloudfront.net\/9d1b3dbb-ea67-498a-a7b9-99dcd31139d9-435px-esprit-loix-1749.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Copertina del libro&nbsp;<em>L&#8217;Esprit des Lois<\/em>&nbsp;in un&#8217;edizione del&nbsp;1749 (Crediti:&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Montesquieu#\/media\/File:Esprit_Loix_1749.JPG\">Wikipedia<\/a>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Nello stesso senso doveva agire, per i liberali, la \u00abcostituzione\u00bb. Essa doveva configurarsi come una \u00ablegge fondamentale\u00bb, sovraordinata alle leggi ordinarie prodotte di volta in volta dalle maggioranze parlamentari risultate vittoriose alle elezioni. A tal fine doveva essere al tempo stesso pi\u00f9 o meno immodificabile (\u00abrigida\u00bb pi\u00f9 che \u00abflessibile\u00bb), se non attraverso procedure straordinarie di revisione che prevedevano un\u2019amplissima misura di consenso, da verificarsi al limite tramite il ricorso al referendum. Le costituzioni, insomma, dovevano s\u00ec fissare diritti, strutture ed equilibri istituzionali, modi di esercizio del potere, ma anche porre un argine alle prerogative illimitate dei parlamenti e alla stessa volont\u00e0 popolare cui essi davano di volta in volta espressione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 sulla base di questi principi, tipici della cultura liberale, che sono andate di fatto modellandosi tra Sette e Ottocento le istituzioni politiche dei principali paesi del mondo euro-americano. Esse erano permeate da un ulteriore dispositivo che le rendeva definitivamente incompatibili con il modello democratico immaginato da Rousseau: il suffragio ristretto, vale a dire un diritto di voto rigorosamente limitato ai ceti possidenti, abbienti e colti. Solo tali ceti, secondo i liberali, potevano infatti garantire un esercizio saggio ed equilibrato del potere: potevano cio\u00e8 impedire che si imponesse la forza bruta e travolgente del numero e delle classi povere e ignoranti e prevenire al contempo i rischi della demagogia, al cui fascino quelle medesime classi non sapevano a loro giudizio sottrarsi (come aveva mostrato in modo esemplare l\u2019esperienza di Napoleone I e poi di Napoleone III). Al di l\u00e0 di queste considerazioni, che i liberali ottocenteschi svilupparono con grande abbondanza di argomenti, il cosiddetto \u00abgoverno rappresentativo\u00bb, dunque, \u00abrappresentava\u00bb in realt\u00e0 soltanto una frazione estremamente ridotta del \u00abpopolo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Dal \u00abgoverno rappresentativo\u00bb alle \u00abdemocrazie liberali\u00bb<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>\u00c8 proprio dal venir meno di quest\u2019ultimo dispositivo \u2013 il suffragio ristretto \u2013 che sono sorte, tra Otto e Novecento, le moderne \u00abdemocrazie rappresentative\u00bb o \u00abliberali\u00bb. Il motore di questa trasformazione \u00e8 stata la progressiva estensione del diritto di voto alle classi meno agiate fino all\u2019affermazione del suffragio universale maschile e femminile. Si \u00e8 trattato di un processo lunghissimo che, tolte poche eccezioni, \u00e8 andato compiendosi soltanto nel Novecento per effetto delle lotte sociali e politiche delle classi meno privilegiate (oltre che delle donne) e delle organizzazioni politiche e sindacali che le rappresentavano. Attraverso questo processo ha finito per prendere forma uno strano ibrido che non assomigliava pi\u00f9 all\u2019originario modello liberale (pensato per una societ\u00e0 con salde gerarchie sociali e politiche e nettamente divisa tra governanti e governati) e tanto meno all\u2019originario modello democratico (pensato invece per dare il potere&nbsp;<em>direttamente<\/em>&nbsp;al popolo in una societ\u00e0 tendenzialmente egualitaria). Non a caso, i liberali pi\u00f9 conseguenti continuarono a lungo a criticare con molti argomenti il \u00abdiritto elettorale delle masse\u00bb, sostenendo tra l\u2019altro che esso avrebbe fatto scadere di gran lunga la qualit\u00e0 della classe politica selezionata dal voto popolare e dato luogo a forme pi\u00f9 o meno esplicite di \u00abtirannide della maggioranza\u00bb, in un trionfo generalizzato della demagogia. Sull\u2019altro versante, i democratici pi\u00f9 conseguenti continuarono invece a scagliarsi soprattutto contro i meccanismi della rappresentanza, vedendo in essi una forma di neutralizzazione del vero potere popolare, che non aveva modo di esprimersi direttamente, come pure era successo \u2013 ma per un periodo brevissimo \u2013 nella Comune di Parigi (1871). Per un certo tempo, insomma, il concetto stesso di \u00abdemocrazia liberale\u00bb o \u00abrappresentativa\u00bb \u2013 che oggi ci sembra semplicemente un pleonasmo \u2013 apparve a molti come una contraddizione in termini, un ossimoro.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/d1poeookzzaes9.cloudfront.net\/06c91650-512b-4ef5-9ca1-5ff22210205b-548px-gambetta-proclaiming-the-republic-of-france-project-gutenberg-etext-16910.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Gambetta proclama la Repubblica (Crediti:&nbsp;<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Gambetta_proclaiming_the_Republic_of_France_-_Project_Gutenberg_eText_16910.jpg\">Wikipedia<\/a>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019innesto del principio democratico del suffragio universale sul vecchio corpo liberale dei sistemi rappresentativi produsse in ogni caso imponenti trasformazioni. Venne meno l\u2019era del potere dei \u00abnotabili\u00bb, i gi\u00e0 citati ceti abbienti e colti. Sorsero grandi e potenti partiti di massa per organizzare e plasmare il consenso popolare. La politica divenne \u2013 come scrisse Weber \u2013 una vera e propria \u00abprofessione\u00bb a tempo pieno affidata a&nbsp;<em>professionals<\/em>. Si affermarono un po\u2019 dappertutto dinamiche cesaristico-plebiscitarie, particolarmente adatte alla conquista del consenso delle masse. E soprattutto i parlamenti cessarono di essere realmente il luogo della formazione della volont\u00e0 politica, che si spost\u00f2 nelle segreterie dei partiti, nella ristretta cerchia dei loro dirigenti e dei loro leader.<\/p>\n\n\n\n<p>In alcuni casi l\u2019esperimento funzion\u00f2 fin dal principio, in particolar modo in quei paesi con pi\u00f9 salde tradizioni di governo rappresentativo come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Altrove invece \u2013 cos\u00ec soprattutto in Italia e poi in Germania \u2013 non funzion\u00f2 affatto, aprendo la strada alla tragica esperienza dei regimi fascisti e nazisti: regimi \u2013 si noti \u2013 che godevano di un\u2019ampia base di consenso popolare e che al tempo stesso travolsero le istituzioni rappresentative e soppressero ogni libert\u00e0, concentrando ogni potere nelle mani di un leader in rapporto diretto con le masse, in grado proprio per questo, \u00abin nome del popolo\u00bb, di mettere a tacere parlamenti, partiti e ogni forma di opposizione. In grado, cio\u00e8, di governare in modo autoritario e illiberale.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L\u2019epoca d\u2019oro delle democrazie liberali<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Per molti aspetti fu proprio la sonora lezione della \u00abdemocrazia totalitaria\u00bb a ridare vigore e legittimit\u00e0, dopo la catastrofe della Seconda guerra mondiale, al modello della \u00abdemocrazia liberale\u00bb, basata per un verso sui meccanismi del suffragio universale e sul pluralismo partitico e per un altro verso sui tradizionali istituti della rappresentanza, della separazione dei poteri e del costituzionalismo. Si modificarono le teorie stesse della democrazia. Essa non poteva pi\u00f9 essere intesa, alla lettera, come \u00abgoverno del popolo\u00bb orientato all\u2019astrazione priva di ogni fondamento del \u00abbene comune\u00bb. Ci si doveva accontentare di una definizione meno grandiosa e altisonante e intenderla pi\u00f9 semplicemente come un \u00abmetodo\u00bb per conferire il \u00abpotere di decidere\u00bb a quelle forze \u2013 leader, partiti, etc. \u2013 che in una competizione plurale, libera e periodica riuscivano a ottenere il consenso maggioritario del popolo (Schumpeter,&nbsp;<em>Capitalismo, socialismo democrazia<\/em>, 1942). Elezioni e pluralismo: era questa \u2013 come si and\u00f2 ripetendo a lungo nella cultura politica&nbsp;<em>mainstream<\/em>&nbsp;della seconda met\u00e0 del Novecento \u2013 l\u2019essenza stessa della \u00abdemocrazia liberale\u00bb e l\u2019unico modo per tenere assieme, almeno in qualche misura, il principio democratico del consenso popolare e quello liberale della difesa dei diritti e delle libert\u00e0 degli individui.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo modello funzion\u00f2 per diversi decenni, in particolare nei \u00abTrenta gloriosi\u00bb, gli anni che vanno dalla fine del secondo conflitto mondiale fino agli anni Settanta. Il suo successo, tuttavia, fu profondamente condizionato dal fatto che le democrazie liberali andarono aprendosi sempre di pi\u00f9 ai temi dei diritti sociali e del welfare, promettendo e garantendo a tutti un certo grado di benessere. In tal modo esse costruirono attorno a s\u00e9 un consenso davvero generale, il cosiddetto \u00abcompromesso socialdemocratico\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La crisi delle democrazie liberali e la tentazione della democrazia illiberale<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Poi, per\u00f2, le cose iniziarono a cambiare nuovamente. L\u2019offensiva del cosiddetto capitalismo neoliberale, il progressivo smantellamento dello Stato sociale, il ritorno delle retoriche \u00abmercatiste\u00bb posero fine a quel compromesso fin dai tempi della premiership della Thatcher in Gran Bretagna (1979-1990) e della presidenza Reagan negli Stati Uniti (1981-1989).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/d1poeookzzaes9.cloudfront.net\/182dd37e-04ac-4c14-8ddf-43433703fef5-576px-president-reagan-and-prime-minister-margaret-thatcher-at-camp-david-1986.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Margareth Thatcher e Ronald Reagan nel 1986 a Camp David (Crediti:&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Margaret_Thatcher#\/media\/File:President_Reagan_and_Prime_Minister_Margaret_Thatcher_at_Camp_David_1986.jpg\">Wikipedia<\/a>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel contempo, insieme al modello della fabbrica fordista e dei tradizionali rapporti di classe tipici delle societ\u00e0 avanzate, vennero meno le grandi narrazioni ideologiche del Novecento, in particolare per effetto del definitivo esaurimento del grandioso ma fallimentare esperimento del socialismo realizzato, che tra il 1989 e il 1991 port\u00f2 alla disintegrazione della cosiddetta \u00abpatria dei lavoratori\u00bb, l\u2019Unione sovietica. L\u2019avvento e poi il pieno dispiegarsi della \u00abglobalizzazione\u00bb fecero il resto. I luoghi naturali della democrazia liberale, i grandi Stati nazionali, cominciarono a perdere quote crescenti della propria sovranit\u00e0 \u2013 e cio\u00e8 del proprio potere di decidere in ultima istanza \u2013 in un mondo sempre pi\u00f9 interdipendente. Messi in ginocchio dalle logiche globali dei mercati, resi ogni giorno pi\u00f9 impotenti da potentissime istituzioni sovranazionali tecno-burocratiche (Banca mondiale, Fondo monetario internazionale, la stessa Ue in Europa, etc.) capaci di dettare loro regole e comportamenti, sempre pi\u00f9 vincolati dall\u2019oggettiva interdipendenza del pianeta su molteplici piani (clima, migrazioni, sviluppo tecnologico, governo dell\u2019economia, pandemie, etc.), essi hanno in gran parte cessato di poter \u00abdecidere\u00bb alcunch\u00e9. Forse \u2013 ma sul punto il dibattito \u00e8 ancora molto acceso \u2013 essi sono diventati obsoleti come \u00e8 accaduto un tempo per la&nbsp;<em>polis<\/em>antica, in un orizzonte che \u00e8 ormai di scala planetaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Come che sia, la crisi della sovranit\u00e0 statuale si \u00e8 tradotta immediatamente in una crisi profonda della \u00abdemocrazia liberale\u00bb, vale dire dell\u2019unica forma di democrazia realizzata che conosciamo da oltre un secolo. Lo attesta una letteratura ormai alluvionale sulla \u00abcrisi\u00bb, il \u00abtramonto\u00bb, addirittura la \u00abmorte\u00bb della democrazia. Una letteratura che, oltre alle trasformazioni che ho gi\u00e0 richiamato, insiste anche sulla crisi dei partiti (i pilastri delle democrazie liberali) e sull\u2019impatto tellurico che hanno esercitato sulla politica nuove forme comunicative e di formazione del consenso quali la televisione prima e oggi la Rete e i social media. Con una formula assai efficace il politologo britannico Colin Crouch ha coniato il concetto di \u00abpostdemocrazia\u00bb: una forma politica in cui rimangono esteriormente in piedi gli istituti propri delle tradizionali democrazie liberali. Al di l\u00e0 delle apparenze, tuttavia, sono altre e tutt\u2019altro che democratiche le forze che governano il mondo: grandi imprese transnazionali, la finanza, le agenzie di rating, le tecno-burocrazie globali.<\/p>\n\n\n\n<p>Come abbiamo gi\u00e0 sottolineato in altri articoli di questa sezione, la reazione a questa crisi delle democrazie \u2013 che \u00e8 una crisi di efficacia e al tempo stesso di legittimit\u00e0 \u2013 \u00e8 duplice. Da un lato, emerge sempre pi\u00f9 potente la tentazione di un governo tecnocratico delle societ\u00e0, l\u2019idea del potere dei competenti, di coloro che sanno, di nuove \u00e9lite epistocratiche (legittimate cio\u00e8 dalla conoscenza e dall\u2019<em>expertise<\/em>) in grado di affrontare la complessit\u00e0 e i problemi dei nostri tempi, di fatto \u00abde-democratizzando le democrazie\u00bb. Dall\u2019altro lato, cresce la tentazione opposta di \u00abdemocratizzare la democrazia\u00bb. Di restituire cio\u00e8 in modo sostanziale lo scettro al vero \u00abprincipe\u00bb e cio\u00e8 al popolo, riscoprendo e implementando forme pi\u00f9 intense e immediate di partecipazione dal basso alla formazione della volont\u00e0 politica, ben oltre i tradizionali limiti fissati dai meccanismi prudenti delle democrazie liberali. \u00c8 la ricetta populista di una (presunta) democrazia \u00aba realt\u00e0 aumentata\u00bb, che si pu\u00f2 realizzare o attraverso forme immediate di democrazia diretta e partecipativa oppure \u2013 ed \u00e8 la soluzione pi\u00f9 semplice ma pi\u00f9 funesta \u2013 attraverso il rapporto diretto tra le masse e il leader che pretende di interpretarne con la sua persona le volont\u00e0 pi\u00f9 recondite, riproducendo in questo modo lo spettro, temutissimo dai liberali, del potere concentrato e dispotico, sia pure in nome del popolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Entrambe le soluzioni \u2013 la tecnocratica e la populista \u2013 lasciano estremamente perplessi. La prima rappresenta una sfida diretta alla democrazia&nbsp;<em>tout-court<\/em>. La seconda rischia a sua volta di far saltare il delicato meccanismo che ha permesso di tenere insieme il principio della sovranit\u00e0 popolare e il bene supremo della libert\u00e0 degli individui. Rischia cio\u00e8 di dare consistenza a nuove \u00abdemocrazia illiberali\u00bb che blandiscono con successo il protagonismo popolare anche a costo di travolgere le istituzioni che in ultima analisi garantiscono la libert\u00e0: la rappresentanza, la separazione dei poteri, i principi costituzionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Come ridare vigore alle \u00abdemocrazie liberali\u00bb in un mondo in tumultuosa trasformazione: \u00e8 questo il grande e per ora irrisolto problema politico del nostro tempo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La parola \u00abdemocrazia\u00bb viene oggi impiegata abitualmente per definire \u2013 senza ulteriori aggettivi \u2013 quei regimi politici che si basano sul suffragio universale, sul principio e le pratiche della rappresentanza (i parlamenti), sul pluralismo dei partiti, sulla separazione dei poteri, sul rispetto di una costituzione sovraordinata alle leggi ordinarie, sulla difesa dei diritti e delle [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":5783,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[15],"tags":[],"class_list":["post-3868","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-blog"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3868","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3868"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3868\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5785,"href":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3868\/revisions\/5785"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5783"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3868"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3868"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3868"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}