{"id":3887,"date":"2022-10-12T20:01:00","date_gmt":"2022-10-12T18:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/?p=3887"},"modified":"2025-10-12T17:53:44","modified_gmt":"2025-10-12T15:53:44","slug":"un-pianeta-stretto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/?p=3887","title":{"rendered":"Un &#8220;pianeta stretto&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/image-7.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"523\" src=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/image-7-1024x523.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5239\" srcset=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/image-7-1024x523.jpeg 1024w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/image-7-300x153.jpeg 300w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/image-7-768x392.jpeg 768w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/image-7-1536x784.jpeg 1536w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/image-7.jpeg 1736w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/sezioni-lettere\/storia-di-oggi\/un-pianeta-stretto\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"357\" height=\"184\" src=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4906\" style=\"width:200px\" srcset=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001.jpeg 357w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001-300x155.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 357px) 100vw, 357px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-4605e555f36f4982cae1c28e1dfba117\">Uno sguardo d\u2019insieme<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Nell\u2019arco di settant\u2019anni la popolazione mondiale \u00e8 pi\u00f9 che triplicata. Nel 1950 gli abitanti del pianeta erano poco pi\u00f9 di 2 miliardi e mezzo. Oggi sono quasi 8 miliardi. Nel 2050, secondo le stime delle&nbsp;<a href=\"https:\/\/population.un.org\/dataportal\/home\">Nazioni Unite<\/a>, saranno poco meno di 10 miliardi, quattro volte la popolazione di cent\u2019anni prima, e nel 2100 circa 10 miliardi e mezzo, con un significativo rallentamento della crescita complessiva a partire dalla seconda met\u00e0 del secolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Almeno in prima battuta, questi dati grossolani ci dicono che viviamo ormai in un \u00abpianeta stretto\u00bb, come recita il titolo di un bellissimo libro pubblicato qualche anno or sono da uno dei pi\u00f9 autorevoli demografi italiani, Massimo Livi Bacci (Il Mulino, Bologna 2015). Ci dicono, cio\u00e8, che viviamo in un mondo in cui gli spazi e le risorse a disposizione del genere umano si stanno significativamente riducendo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Le implicazioni di questo crudo dato di fatto sono allarmanti. Se infatti \u00e8 pi\u00f9 che probabile che tra qualche decennio la crescita della popolazione mondiale inizier\u00e0 a rallentare, proiettandoci forse in un mondo a crescita zero o in aperta decrescita, \u00e8 altrettanto vero \u2013 come ha scritto Livi Bacci \u2013 che saremo presto costretti a \u00abpreoccuparci dei tre o quattro miliardi di persone in pi\u00f9 che dovremo accogliere sul pianeta, nutrire, vestire, alloggiare, istruire e avviare al lavoro prima della fine del secolo. E che avranno un notevole impatto sull\u2019ambiente\u00bb. Si tratta di una sfida colossale, per molti aspetti paragonabile a quella altrettanto poderosa e difficilmente gestibile del cambiamento climatico. Strettamente intrecciate tra loro, entrambe mettono infatti a rischio il principio e le pratiche della \u201csostenibilit\u00e0\u201d&nbsp;e il suo governo su scala planetaria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Dietro l\u2019immagine del \u00abpianeta stretto\u00bb, tuttavia, si nascondono differenze e squilibri profondi tra le diverse aree del mondo. Alcune di esse, di regola le meno sviluppate, sono infatti ancora segnate da una crescita demografica impetuosa, che rende sempre pi\u00f9 problematica la distribuzione di risorse decisamente scarse. Altre invece, di regola le pi\u00f9 sviluppate, stanno sperimentando una decrescita significativa che, insieme a un generale un invecchiamento della popolazione, le rende sempre pi\u00f9 fragili. \u00c8 da questi squilibri che traggono alimento i grandi flussi migratori del nostro tempo, il cui governo su scala globale incontra ostacoli crescenti e talora insormontabili, quasi sempre al prezzo profonde tensioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u00c8 dunque da questi squilibri che occorre partire. Avendo ben chiaro che la demografia, ben pi\u00f9 della cronaca giorno per giorno, gioca un ruolo silenzioso ma cruciale per il futuro stesso della vita sul pianeta.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-d8e7cf9f8377c63531c29c11ee975402\">\u00abStretto\u00bb ma \u00abdiseguale\u00bb<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">I dati della&nbsp;<em>2022 Revision of World Population Prospects<\/em>&nbsp;(WPP) delle Nazioni Unite \u2013 una delle fonti pi\u00f9 autorevoli in materia \u2013 parlano molto chiaro. Tra il 1950 e il 2020 la popolazione delle regioni maggiormente sviluppate del pianeta \u00e8 passata da 815 milioni di abitanti a 1 miliardo e 270 milioni. Secondo le stime, dovrebbe attestarsi a 1 miliardo e 300 milioni nel 2050. Nelle stesse date, la popolazione delle regioni meno sviluppate \u00e8 passata da 1 miliardo e 720 milioni a 6 miliardi e mezzo e si prevede che possa raggiungere gli 8 miliardi e mezzo nel 2050. Vale a dire, mezzo miliardo in pi\u00f9 dell\u2019attuale popolazione mondiale, che il 15 novembre 2022 \u2013 sempre secondo le Nazioni Unite \u2013 dovrebbe appunto raggiungere quota 8 miliardi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Per capire meglio i trend demografici del tempo presente, tuttavia, \u00e8 opportuno disaggregare questi dati. E le sorprese non mancano. La Cina ad esempio \u2013 il colosso demografico per eccellenza \u2013 dopo decenni di incrementi spettacolari e senza sosta, parrebbe destinata a un significativo rallentamento e poi a una decisa decrescita: aveva poco pi\u00f9 di mezzo miliardo di abitanti nel 1950, 1 miliardo e 300 milioni nel 2000, 1 miliardo e 400 milioni nel 2020; sembra per\u00f2 destinata a scendere a 1 miliardo e 350 milioni nel 2050 e addirittura a poco meno di 800 milioni nel 2100. L\u2019India, invece, pare avere un passo almeno relativamente pi\u00f9 lungo: dai 370 milioni di abitanti del 1950 \u00e8 passata a 1 miliardo nel 2000, a 1 miliardo e 400 milioni nel 2020 e superer\u00e0 1 miliardo e 600 milioni nel 2050, diventando cos\u00ec il paese pi\u00f9 popoloso del mondo, destinato peraltro a decrescere dopo il 2060.<\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ieb-assets.s3-eu-west-1.amazonaws.com\/files\/cache\/d3\/0a\/xiamen-3515964_1280.jpeg\/xiamen-3515964_1280_960x0_80ab15815a717bc4d86e9d9f3328b534.jpg\" alt=\"xiamen-3515964_1280.jpeg\"><\/p>\n\n\n\n<p>Xiamen, Cina (<a href=\"https:\/\/pixabay.com\/it\/photos\/xiamen-citt%c3%a0-costruzione-cina-3515964\/\">Pixabay<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Sono otto, secondo le Nazioni Unite, i paesi nei quali si concentrer\u00e0 pi\u00f9 della met\u00e0 dell\u2019incremento della popolazione mondiale nei prossimi decenni. Si tratta della Repubblica democratica del Congo, dell\u2019Egitto, dell\u2019Etiopia, della Nigeria e della Tanzania in Africa e della gi\u00e0 citata India, del Pakistan e delle Filippine in Asia. \u00c8 particolarmente rilevante il dato dell\u2019Africa Subsahariana: essa contava 180 milioni di abitanti nel 1950 e, dopo aver superato il miliardo e 100 milioni di abitanti nel 2020, raggiunger\u00e0 i verosimilmente 2 miliardi e 170 milioni nel 2050.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u00c8 ben diversa la situazione di altre regioni del mondo. L\u2019Europa nel suo complesso aveva circa 550 milioni di abitanti nel 1950; \u00e8 salita a 730 milioni nel 2000 e a 743 nel 2020; sembra per\u00f2 destinata a scendere a 715 milioni nel 2050. Al suo interno, facendo riferimento alle suddivisioni della&nbsp;<em>2022 Revision<\/em>&nbsp;e alle stime per il periodo 2020-2050, l\u2019Europa del Nord e l\u2019Europa occidentale saranno ancora in lievissima crescita; l\u2019Europa del Sud e l\u2019Europa orientale entreranno invece in una fase di decrescita. Pi\u00f9 in generale, in quell\u2019intervallo temporale quasi tutti i grandi paesi europei \u2013 compresa la Federazione Russa, che la&nbsp;<em>2022 Revision<\/em>&nbsp;colloca nell\u2019Europa dell\u2019Est \u2013 vedranno calare significativamente la propria popolazione. Uniche relative eccezioni sono la Francia (da 65 a 70 milioni) e il Regno Unito (da 67 a 75 milioni). L\u2019Italia \u2013 su cui torneremo pi\u00f9 avanti \u2013 passer\u00e0 dai 60 milioni di abitanti del 2020 a 52 milioni nel 2050. \u00c8 almeno parzialmente diversa la situazione sull\u2019altra sponda dell\u2019Atlantico. Gli Stati Uniti, che avevano 280 milioni di abitanti nel 2000 e 331 nel 2020, raggiungeranno probabilmente i 390 milioni nel 2050. Nello stesso periodo, il Canada passer\u00e0 dai 37 milioni del 2020 a 45 milioni nel 2050. L\u2019America Latina e i Caraibi, a loro volta, saliranno dai 665 milioni del 2020 a 780 milioni nel 2050.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-f9e332894071f0f50a9dbd6a2b5628e2\">Natalit\u00e0, mortalit\u00e0, invecchiamento, migrazioni<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Sono naturalmente molteplici le variabili che incidono su questi numeri cos\u00ec diversi e articolati. Le pi\u00f9 importanti sono quelle relative alla natalit\u00e0 e alla mortalit\u00e0, che dipendono a loro volta da una grande variet\u00e0 di fattori quali fertilit\u00e0, nutrizione, pratiche contraccettive, situazione sociale e medico-sanitaria, clima, e via dicendo. Di regola, i paesi meno sviluppati hanno tassi di natalit\u00e0 pi\u00f9 alti di quelli pi\u00f9 sviluppati, ma una durata media della vita pi\u00f9 bassa. Questo significa che i primi hanno una popolazione mediamente pi\u00f9 giovane e crescono assai pi\u00f9 dei secondi, i quali invece tendono a crescere poco o a decrescere e al tempo stesso a \u201cinvecchiare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Facciamo qualche esempio, a partire dal cosiddetto<em>&nbsp;tasso di fecondit\u00e0 totale<\/em>&nbsp;(TFT), vale a dire dal numero di figli che una singola donna partorisce in et\u00e0 fertile (15-49 anni), rilevato in un determinato intervallo di tempo. Se proviamo a mettere in movimento le mappe e le tabelle interattive della&nbsp;<em>2022 Revision<\/em>&nbsp;si ricava immediatamente che quel tasso \u00e8 andato riducendosi significativamente nel corso del tempo a livello planetario: nel 1950, il valore medio era di 4,86 figli per donna, nel 2000 2,73, nel 2020 2,35. Questi valori dovrebbero attestarsi a 2,15 nel 2050 e a 1,84 nel 2100.<\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ieb-assets.s3-eu-west-1.amazonaws.com\/files\/cache\/96\/13\/woman-1284353_1280.jpeg\/woman-1284353_1280_960x0_a47e61ecc855720a6bf39fb4c9dfea28.jpg\" alt=\"woman-1284353_1280.jpeg\"><\/p>\n\n\n\n<p>Crediti immagine:&nbsp;<a href=\"https:\/\/pixabay.com\/it\/photos\/donna-bambino-madre-incinta-1284353\/\">Pixabay<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ancora una volta, per\u00f2, almeno su questa scala, i valori medi ci dicono poco. Se proviamo a scomporre il dato medio almeno per grandi regioni, emerge infatti un quadro assai pi\u00f9 diversificato, che si pu\u00f2 ricavare dalla seguente tabella costruita sulla base della&nbsp;<em>2022 Revision<\/em>:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table><tbody><tr><td><\/td><td>Africa<\/td><td>America Latina e Caraibi<\/td><td>Asia<\/td><td>Nord America<\/td><td>Europa<\/td><td>Oceania<\/td><\/tr><tr><td>1950<\/td><td>6,59<\/td><td>5,80<\/td><td>5,71<\/td><td>2,97<\/td><td>2,70<\/td><td>3,67<\/td><\/tr><tr><td>2000<\/td><td>5,18<\/td><td>2,61<\/td><td>2,57<\/td><td>1,99<\/td><td>1,42<\/td><td>2,45<\/td><\/tr><tr><td>2020<\/td><td>4,36<\/td><td>1,89<\/td><td>1,98<\/td><td>1,63<\/td><td>1,47<\/td><td>2,16<\/td><\/tr><tr><td>2050<\/td><td>2,87<\/td><td>1,72<\/td><td>1,85<\/td><td>1,68<\/td><td>1,63<\/td><td>1,96<\/td><\/tr><tr><td>2100<\/td><td>1,99<\/td><td>1,68<\/td><td>1,71<\/td><td>1,69<\/td><td>1,67<\/td><td>1,77<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<p>Tasso di fecondit\u00e0 totale: numero dei figli per donna (Fonte:&nbsp;<em>2022 Revision WWP<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><br>Permangono ovviamente significative oscillazioni all\u2019interno delle singole regioni. Se ad esempio prendiamo come punto di riferimento il 2020 e proviamo a guardare il TFT nel continente africano, troviamo ben 5 paesi che, assai al di sopra della media regionale (4,36) e soprattutto di quella mondiale (2,35), superano la quota di 6 figli per donna: si tratta di Niger (6,89), Somalia (6,42), Ciad (6,35), Repubblica democratica del Congo (6,21) e Mali (6,03). Sul lato opposto della scala, troviamo per contro paesi che si collocano al di sotto della media regionale e mondiale. Tra questi, per citarne solo alcuni, la Spagna e l\u2019Italia, con un TFT pari a 1,24 e 1,26. La tendenza generale da qui alla fine del secolo, tuttavia, \u00e8 verso una sostanziale omologazione al ribasso dei tassi di fecondit\u00e0 totale: al di sotto dei due figli per donna. Un livello che \u00e8 considerato ancora fisiologico per la tenuta del saldo demografico (senza considerare la variabile delle migrazioni).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">A questi dati, tuttavia, bisogna intrecciare quelli relativi alla mortalit\u00e0, che possono dipendere da fatti contingenti, come guerre e pandemie (che purtroppo non mancano), oppure strutturali, come alimentazione, igiene, clima, servizi medico-sanitari pi\u00f9 o meno adeguati, ecc.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Si pu\u00f2 partire dal dato del tasso di mortalit\u00e0, che ci restituisce il numero dei morti in un dato paese o in una data area geografica calcolato per ogni mille persone in un determinato anno. Nel 1950 quel tasso \u2013 dal pi\u00f9 alto al pi\u00f9 basso \u2013 era pari a 26,6 in Africa, a 22,9 in Asia, a 17,4 per l\u2019America Latina e i Caraibi, a 11,9 per l\u2019Oceania, a 11,8 per l\u2019Europa e a 9,6 per il Nord America. Nel 2000 \u2013 sempre dal pi\u00f9 alto al pi\u00f9 basso \u2013 esso vedeva sempre in testa l\u2019Africa (13,0), seguita da Europa (11,6), Nord America (8,4), Asia (7,2), Oceania (6,8), America Latina e Caraibi (6,1). Ancora diversa la serie nel 2020: Europa (12,2), Nord America (9,5), Africa (8,4), America Latina e Caraibi (7,8), Asia (7,2) e Oceania (6,3). Questa, infine, la \u201cclassifica\u201d&nbsp;prevista per il 2050: Europa (13,3), Nord America (10,9), Asia (9,9), America Latina e Caraibi (9,2), Oceania (8,8) e Africa (7,2).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Decisivi, e ovviamente non senza relazione con i tassi di mortalit\u00e0, sono poi l\u2019<em>et\u00e0 media<\/em>&nbsp;di una popolazione e la cosiddetta&nbsp;<em>aspettativa di vita alla nascita<\/em>. Uno sguardo anche solo sommario alle mappe della&nbsp;<em>2022<\/em>&nbsp;<em>Revision<\/em>&nbsp;mostra che nel 2020 i paesi con l\u2019et\u00e0 media pi\u00f9 elevata (tra i 40,4 e i 54,5 anni) \u2013 e dunque pi\u00f9 \u201cvecchi\u201d&nbsp;\u2013 sono pressoch\u00e9 tutti concentrati in Europa, con l\u2019eccezione del Giappone (48,0) e della Corea del Sud (42,8). Tra i principali, in ordine crescente, la Francia ha un\u2019et\u00e0 media di 41,4 anni, la Spagna di 43,5, la Germania di 44,9, l\u2019Italia di 46,4. Il Regno Unito si colloca nella fascia inferiore (da 34,3 a 40,4 anni), con un\u2019et\u00e0 media di 39,5 anni. E cos\u00ec pure gli Stati Uniti (37,5), il Canada (39,9) e l\u2019Australia (36,7), ma anche la Federazione Russa (38,6) e la Cina (37,4). Parte consistente dell\u2019America Latina si colloca nella fascia tra i 28,4 e i 34,3 anni. L\u2019India (27,3) e diversi paesi nordafricani sono nella fascia ancora pi\u00f9 bassa: tra i 21,9 e i 28,4 anni. Gran parte dell\u2019Africa subsahariana, ma anche l\u2019Iraq, l\u2019Afghanistan e il Pakistan hanno un\u2019et\u00e0 media che oscilla tra i 14,4 e i 21,9 anni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Se ci spostiamo \u2013 senza dare ulteriori dettagli \u2013 sulle mappe del 2050 e poi del 2100, si osserva una decisa crescita dell\u2019et\u00e0 media in tutto il pianeta. Alla fine del secolo, infatti, l\u2019intero continente americano, l\u2019Europa, l\u2019Australia, il Nordafrica, il Medio Oriente, la Federazione Russa e l\u2019India si collocheranno nella fascia alta, tra i 40,4 e i 54,5 anni. La Cina raggiunger\u00e0 la quota astronomica di 56,8 anni. Solo una parte consistente dell\u2019Africa subsahariana continuer\u00e0 avere un\u2019et\u00e0 media compresa tra i 28,4 e i 34,3 anni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u00c8 utile soffermarsi ancora sull\u2019indicatore dell\u2019<em>aspettativa di vita alla nascita<\/em>. A livello globale, esso si attestava in media a 46,5 anni nel 1950, a 66,5 nel 2000 e a 72 nel 2020. Nel 2050 e poi nel 2100 dovrebbe salire a 77,2 e a 82,6 anni. Al solito, per\u00f2, contano soprattutto le differenze tra le diverse aree del pianeta. Vediamo cos\u00ec che nel 1950 l\u2019aspettativa di vita nel Nord America era di 68,04 anni, in Europa di 62,83, in Oceania di 61,38, in America Latina e Caraibi di 48,56, in Asia di 42,02 e in Africa di 37,62. Nel 2020 la situazione \u00e8 decisamente cambiata con l\u2019Oceania al primo posto (79,50), seguita da Nord America (77,87), Europa (77,74), Asia (73,74), America Latina e Caraibi (73,09) e Africa (62,23). Nel 2050 il Nord America sar\u00e0 ancora in testa con un\u2019aspettativa di vita di 84,03, seguito dall\u2019Europa (83,80), dall\u2019Oceania (82,13), dall\u2019America Latina e i Caraibi (80,64), dall\u2019Asia (79,52) e dall\u2019Africa (68,28). Nel 2100, ancora, Europa e Nord America si attesteranno intorno ai 90 anni, seguiti da America Latina e Caraibi (87,23), Oceania (87,21), Asia (85,54) e Africa (74,91).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il dato in ultima analisi pi\u00f9 semplice e intuitivo della situazione demografica dei singoli paesi \u00e8 quello del cosiddetto \u201csaldo naturale\u201d, vale a dire della differenza tra i nati vivi e i morti in un determinato anno, escludendo gli effetti di eventuali movimenti migratori. Lo si esprime di regola attraverso il cosiddetto&nbsp;<em>tasso di incremento naturale della popolazione<\/em>, dividendo quella differenza per la consistenza della popolazione nello stesso anno, calcolata poi per 1000 persone. Il risultato \u00e8 un numero positivo o negativo. Se il valore \u00e8 superiore o inferiore a 0 significa che un paese \u00e8 in crescita o in decrescita demografica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ora, considerando l\u2019intera popolazione globale, le statistiche e le previsioni delle Nazioni Unite mostrano come quel tasso sia andato scendendo da 17,3 nel 1950, a 13,3 nel 2000 e a 9,2 nel 2020. Nel 2050 il valore sar\u00e0 ancora positivo, a 4,5. Ma, dopo un\u2019ulteriore discesa negli anni successivi, toccher\u00e0 quota zero nel 2086 e -1,1 nel 2100. A quel punto, insomma, se il valore dovesse rimanere ancora stabilmente negativo, il numero delle nascite (dei nati vivi) non riuscir\u00e0 pi\u00f9 a compensare quello delle morti. E la popolazione mondiale, raggiunti i 10 miliardi e mezzo, inizier\u00e0 a decrescere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Anche in questo caso, per\u00f2, i dati vanno disaggregati almeno per macroregioni. Da questa prospettiva, si deve anzitutto segnalare che l\u2019Europa ha gi\u00e0 raggiunto il livello della crescita zero nel 1993, precipitando ben al di sotto di esso a partire dal 2018. Secondo le previsioni, con l\u2019eccezione dell\u2019Africa, raggiungeranno la crescita zero il Nord America nel 2042, l\u2019Asia nel 2056, l\u2019America Latina e i Caraibi nel 2060, l\u2019Oceania nel 2086.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La tabella che segue \u2013 tratta sempre dalle stime della&nbsp;<em>2022 Revision<\/em>&nbsp;\u2013 offre il quadro complessivo di questo andamento:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table><tbody><tr><td><\/td><td>Africa<\/td><td>America Latina e Caraibi<\/td><td>Asia<\/td><td>Nord America<\/td><td>Europa<\/td><td>Oceania<\/td><\/tr><tr><td>1950<\/td><td>21,5<\/td><td>26,3<\/td><td>18,7<\/td><td>13,6<\/td><td>10,4<\/td><td>15,9<\/td><\/tr><tr><td>2000<\/td><td>25,4<\/td><td>16,1<\/td><td>13,8<\/td><td>5,7<\/td><td>-1,5<\/td><td>11,5<\/td><\/tr><tr><td>2020<\/td><td>24,6<\/td><td>7,3<\/td><td>7,5<\/td><td>1,3<\/td><td>-2,9<\/td><td>9,4<\/td><\/tr><tr><td>2050<\/td><td>15,8<\/td><td>1,5<\/td><td>1,4<\/td><td>-1,1<\/td><td>-4,5<\/td><td>3,8<\/td><\/tr><tr><td>2100<\/td><td>3,8<\/td><td>-5,2<\/td><td>-4,2<\/td><td>-2,3<\/td><td>-4,3<\/td><td>-0,5<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<p>Tasso di incremento naturale della popolazione (per 1000 persone). Fonte:&nbsp;<em>2022 Revision WWP<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><br>Il caso dell\u2019Europa (che non coincide con l\u2019Unione Europea e include nel conteggio anche la Federazione Russa e l\u2019Ucraina) merita particolare attenzione e vale la pena di scomporlo ulteriormente. Facendo riferimento al 2020, emerge subito un dato importante, e cio\u00e8 che solo 17 paesi su 49 mostrano un tasso di incremento naturale positivo, con un\u2019oscillazione tra il 5,7 dell\u2019Islanda e lo 0,1 del Regno Unito. I restanti 32 paesi hanno invece tassi negativi compresi tra il -0,5 dell\u2019Albania e il -10,3 della Bulgaria e il -11,6 del Principato di Monaco. Nel 2050 soltanto le Isole Faroe (3,7), l\u2019Irlanda (0,5) e la Svezia (0,1) saranno sopra la crescita zero. Tutti gli altri paesi entreranno in decrescita, con valori oscillanti tra il -0,5 dell\u2019Islanda al -9,3 della Bulgaria. Guardando soltanto ai sei paesi pi\u00f9 popolosi (sopra i 35 milioni di abitanti), emerge che nel 2020 soltanto Francia e Regno Unito sono \u2013 assai di poco (0,4 e 0,1) \u2013 sopra la crescita zero. Germania, Polonia, Spagna e Italia sono attestati rispettivamente a -2,5, -2,6, -3.0 e -5,2. Nel 2050 i tassi di incremento naturale scenderanno ulteriormente: -1,6 il Regno Unito, -2,1 la Francia, -5,3 la Germania, -5,8 la Polonia, -6,4 la Spagna e -7,9 l\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Almeno fin qui, questi dati sembrano indicare che alcune regioni del pianeta \u2013 quelle maggiormente sviluppate e l\u2019Europa in testa \u2013 si stanno progressivamente \u201csvuotando\u201d, stanno diventando cio\u00e8 decisamente meno \u201cstrette\u201d. Le cose, per\u00f2, non sono cos\u00ec semplici. Povert\u00e0, guerre, catastrofi climatiche, regimi dittatoriali, assenza di diritti, ricerca di un certo livello di benessere e di sicurezza spingono infatti milioni e milioni di uomini e donne a spostarsi l\u00e0 dove le prospettive di vita sono, o almeno sembrano, decisamente migliori. Da qui, dunque, i grandi flussi migratori che caratterizzano con particolare intensit\u00e0 il tempo presente.<\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ieb-assets.s3-eu-west-1.amazonaws.com\/files\/cache\/a5\/79\/border-62866_1280.jpeg\/border-62866_1280_960x0_506134a448a5f82a392761841de6ba34.jpg\" alt=\"border-62866_1280.jpeg\"><\/p>\n\n\n\n<p>Confine Stati Uniti-Messico (<a href=\"https:\/\/pixabay.com\/it\/photos\/confine-messico-62866\/\">Pixabay<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Per coglierne la portata, si deve osservare un altro dato cruciale, il cosiddetto&nbsp;<em>saldo migratorio<\/em>, che si ricava dalla differenza tra il numero di immigrati ed emigrati calcolato per un determinato paese in un dato anno. Le statistiche e le previsioni della&nbsp;<em>2022 Revision<\/em>&nbsp;ci mostrano in proposito quanto possiamo facilmente intuire, e cio\u00e8 che le regioni pi\u00f9 sviluppate del pianeta \u2013 Europa e Stati Uniti \u2013 sono ormai da tempo investite da forti flussi migratori provenienti soprattutto da Asia, Africa e America Latina, oltre che dall\u2019interno della parte meno fortunata dell\u2019Europa stessa. I dati, ovviamente, oscillano di anno in anno e sono poi diversi da paese a paese in relazione alle politiche migratorie messe in atto da ognuno di essi. Possiamo per\u00f2 farcene un\u2019idea sia pure impressionistica prendendo come punti di riferimento i casi di Regno Unito, Germania e Francia. Nell\u2019anno 1950 (e solo in quell\u2019anno) i primi due paesi hanno accolto rispettivamente 15.000 e 47.000 migranti, mentre dalla Germania sono emigrate circa 630.000 persone. Nell\u2019anno 2000 il Regno Unito ha accolto 161.000 immigrati, la Francia 103.000 e la Germania 61.000. Nell\u2019anno 2020 \u00e8 stata la Germania il paese con il maggior numero di immigrati (334.000), seguita da Regno Unito (211.000) e Francia (18.000). Nell\u2019anno 2050 si prevede che sar\u00e0 il Regno Unito il paese con una maggiore immigrazione (166.000), seguito da Germania (156.000) e Francia (68.000). Se guardiamo invece all\u2019Africa subsahariana prendendo come riferimento il decennio 2012-2022, vediamo subito che il saldo migratorio \u00e8 costantemente e fortemente negativo: con un\u2019unica eccezione nel 2015 (-17.000), esso oscilla tra le -300.000 e le -600.000 unit\u00e0 all\u2019anno, con una punta massima di 1 milione e 100.000 emigrati nel 2016. Ancora pi\u00f9 clamorose le cifre del saldo migratorio dell\u2019Asia nello stesso decennio. In questo caso, si oscilla dalla media 1 milione e mezzo di emigrati all\u2019anno a punte di oltre di 2 milioni (in particolare tra il 2015 e il 2020). Su livelli sempre assai significativi si attesta l\u2019emigrazione dall\u2019America Latina e i Caraibi. In questo caso, il saldo migratorio \u2013 sempre nel decennio 2012-2022 \u2013 si aggira ogni anno, con segno meno, intorno alle 200.000-500.000 unit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u00c8 molto difficile, naturalmente, ottenere e costruire questi valori e poi soprattutto metterli in connessione. Un breve sguardo al caso italiano pu\u00f2 aiutarci, in conclusione, a comprendere alcune linee di tendenza generali relative ai paesi pi\u00f9 sviluppati. Mi limiter\u00f2 a fornire soltanto alcune cifre, che parlano da sole.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-d091f978dc694ec0a8d36045751cb88a\">Il caso italiano: i numeri<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Nel 1950 l\u2019Italia aveva una popolazione di 46 milioni di abitanti. Salita a 57 milioni nel 2000, a 60 nel 2020 e poi scesa a 59 nel 2022, essa si attester\u00e0 intorno a 52 milioni nel 2050 e a 37 nel 2100 (sempre secondo i dati e le previsioni della&nbsp;<em>2022 Revision<\/em>). Il suo tasso di fecondit\u00e0 totale era di 2,53 figli per donna nel 1950, di 1,25 nel 2000, di 1,26 nel 2020; salir\u00e0 a 1,44 nel 2050 e poi a 1,52 nel 2100, rimanendo sempre sotto la media fisiologica dei 2 figli per donna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il tasso di mortalit\u00e0 era pari a 9,7 persone per mille abitanti nel 1950, a 9,8 nel 2000, a 12 nel 2020 e a 10,7 nel 2022 e salir\u00e0 al 14,6 nel 2050 riscendendo a 14,3 nel 2100. L\u2019et\u00e0 media degli italiani era di 27,5 anni nel 1950, 39,2 nel 2000, 46,4 nel 2020 e salir\u00e0 a 53,4 nel 2050 e a 54,2 nel 2100. L\u2019aspettativa di vita alla nascita, in media per entrambi i sessi, era di 65,72 anni nel 1950, 79,61 nel 2000, 82,40 nel 2020 e salir\u00e0 a 87,68 nel 2050 e a 93,54 nel 2100.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il tasso di incremento naturale era di 10 su 1000 persone nell\u2019anno 1950, di -0,3 nel 2000, di -5,2 nel 2020 e scender\u00e0 ulteriormente a -7,9 nel 2050 risalendo a -7,2 nel 2100. Per essere pi\u00f9 chiari questo significa che nell\u2019anno 2020 (e solo in quell\u2019anno) la popolazione italiana \u00e8 scesa di circa 150.000 abitanti e che nell\u2019anno 2050 (e solo in quell\u2019anno) essa scender\u00e0 di circa 480.000 unit\u00e0: questa appunto, per quei singoli anni, la misura del&nbsp;<em>saldo naturale<\/em>, vale a dire della differenza tra i nati vivi e i morti,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Quanto al saldo migratorio, l\u2019Italia \u00e8 passata da -28.000 dell\u2019anno 1950 a 49.000 del 2000, a 28.000 del 2020, che salir\u00e0 ai 58.000 del 2050 e del 2100. Questi punti di riferimento, tuttavia, sono poco significativi. Per avere la misura dell\u2019impatto delle migrazioni nel nostro paese occorre mettere in serie i saldi migratori anno per anno. Il risultato, almeno relativamente al trentennio 1990-2020, \u00e8 che nel decennio 1991-2000 gli immigrati in Italia sono aumentati quasi 400.000 unit\u00e0; nel decennio 2001-2010 di oltre 3 milioni; e nel decennio 2011-2020 di circa altre 900.000 unit\u00e0, a cui si sono aggiunti altri 90.000 migranti tra il 2021 e il 2022. Si tratta, ovviamente, di un calcolo molto approssimativo e impreciso, che ci dice tuttavia con chiarezza che poco meno di un decimo della popolazione residente \u00e8 oggi composta per l\u2019appunto di migranti, i quali sono andati a compensare in gran parte il dato negativo del saldo naturale di un paese in costante decrescita, che ha perso complessivamente circa 5 milioni di abitanti tra 1990 e il 2020.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il dato del saldo migratorio \u2013 che pure \u00e8 molto inferiore a quello di altri paesi europei di pi\u00f9 antica e consolidata immigrazione come Regno Unito, Francia e Germania \u2013 pu\u00f2 disorientare, e in effetti ha creato disagio, xenofobia, rigurgiti di razzismo. Se si pensa tuttavia a che cosa esso pu\u00f2 implicare in termini di sostenibilit\u00e0 dei sistemi fiscali, del welfare e della previdenza sociale \u2013 soprattutto l\u00e0 dove l\u2019et\u00e0 media si alza e la popolazione invecchia \u2013 si dovrebbe immediatamente comprendere il valore positivo che i flussi migratori, opportunamente controllati e ovviamente regolari, possono avere in paesi come il nostro. In paesi cio\u00e8 \u2013 e cito un ultimo indicatore \u2013 in cui l\u2019<em>indice di dipendenza strutturale<\/em>&nbsp;ci dice che oggi ogni 100 individui in et\u00e0 attiva (tra i 15 e i 65 anni) ve ne sono 56 in et\u00e0 non attiva (meno di 15 anni e oltre 65), al cui sostentamento in termini di previdenza sociale e di pensioni devono necessariamente provvedere i primi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Tutto questo, naturalmente, non toglie nulla al problema globale del \u00abpianeta stretto\u00bb, vale a dire \u2013 come abbiamo detto all\u2019inizio \u2013 al fatto che nel giro di pochi decenni dovremo trovare il modo di accogliervi tre-quattro miliardi di persone in pi\u00f9. La speranza, per\u00f2, \u00e8 che non siano guerre, pandemie e catastrofi climatiche a risolvere il problema.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p>(Crediti immagine:&nbsp;<a href=\"https:\/\/pixabay.com\/it\/photos\/pedoni-le-persone-occupato-400811\/\">Pixabay<\/a>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno sguardo d\u2019insieme Nell\u2019arco di settant\u2019anni la popolazione mondiale \u00e8 pi\u00f9 che triplicata. Nel 1950 gli abitanti del pianeta erano poco pi\u00f9 di 2 miliardi e mezzo. Oggi sono quasi 8 miliardi. 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