{"id":4465,"date":"2023-05-23T17:18:00","date_gmt":"2023-05-23T15:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/?p=4465"},"modified":"2025-10-12T17:53:29","modified_gmt":"2025-10-12T15:53:29","slug":"la-nato-nel-nuovo-ordine-disordine-mondiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/?p=4465","title":{"rendered":"La NATO nel nuovo ordine\/disordine mondiale"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/image-2.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/image-2-1024x576.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4475\" srcset=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/image-2-1024x576.png 1024w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/image-2-300x169.png 300w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/image-2-768x432.png 768w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/image-2.png 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/sezioni-lettere\/storia-di-oggi\/la-nato-nel-nuovo-ordine-disordine-mondiale\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"357\" height=\"184\" src=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4906\" style=\"width:200px\" srcset=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001.jpeg 357w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001-300x155.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 357px) 100vw, 357px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La NATO (North Atlantic Treaty Organization &#8211; Organizzazione del Trattato Nord Atlantico) \u00e8 un\u2019alleanza politico-militare che comprende attualmente (maggio 2023) gli Stati Uniti, il Canada e 29 paesi europei. \u00c8 stata istituita il 4 aprile 1949 con il relativo Trattato (detto anche \u00abPatto Atlantico\u00bb), siglato a Washington durante una delle crisi pi\u00f9 acute della Guerra fredda: il \u00abblocco di Berlino\u00bb da parte dell\u2019Unione Sovietica, durato dal 24 giugno 1948 all\u201911 maggio 1949. Da allora, e per oltre quarant\u2019anni \u2013 fino al 1991 \u2013 la NATO \u00e8 stata, sia pure in chiave difensiva, il braccio armato dell\u2019\u00abOccidente\u00bb contro l\u2019URSS e il blocco sovietico, che il 14 maggio 1955 hanno a loro volta dato vita a una propria struttura di cooperazione militare: il Patto di Varsavia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Con la caduta dei comunismi tra il 1989 e il 1991 e lo scioglimento formale dello stesso Patto di Varsavia il 1\u00b0 luglio 1991 \u2013 avvenuto ancor prima della dissoluzione dell\u2019URSS (25 dicembre 1991) \u2013 la NATO ha visto scomparire il suo tradizionale nemico. Ha dovuto quindi assumere una nuova fisionomia e darsi nuovi obiettivi strategici, adeguandoli di volta in volta alle mutevoli e poi turbolente trasformazioni delle relazioni internazionali, culminate da ultimo nella guerra russo-ucraina, iniziata il 24 febbraio 2022 e tuttora in corso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ripercorrere brevemente la sua storia pi\u00f9 recente \u2013 dalla caduta dell\u2019URSS a oggi \u2013 ci permette di leggere in controluce i profondi cambiamenti che hanno investito gli equilibri mondiali negli ultimi tre decenni e di gettare uno sguardo pi\u00f9 generale sulla drammatica crisi che, da un anno a questa parte, bussa da est (e non solo da est) alle porte dell\u2019Europa e dell\u2019Occidente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Conviene tuttavia partire dall\u2019inizio, e cio\u00e8 dalla istituzione stessa del Trattato Nord Atlantico, per illustrarne brevemente i principi ideali e organizzativi pi\u00f9 generali.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-0a2ca474cefee5b1a76591bdfdba2e0a\"><strong>L\u2019Organizzazione del Trattato Nord Atlantico: principi e struttura<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il Patto Atlantico fu siglato il 4 aprile 1949 da 12 paesi: Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Norvegia e Danimarca. Esso si compone di un breve Preambolo e di 14 articoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Sono essenzialmente tre \u2013 gi\u00e0 fissati nel Preambolo \u2013 i principi su cui esso si fonda. Il&nbsp;<strong>primo<\/strong>, di carattere pi\u00f9 generale, \u00e8 la piena sintonia dell\u2019Alleanza con gli scopi e i valori dello Statuto delle Nazioni Unite (ONU), e dunque la volont\u00e0 di \u00abvivere in pace con&nbsp;<em>tutti&nbsp;<\/em>i popoli e con&nbsp;<em>tutti&nbsp;<\/em>i governi\u00bb.&nbsp; Il&nbsp;<strong>secondo&nbsp;<\/strong>\u2013 di carattere pi\u00f9 esplicitamente valoriale \u2013 \u00e8 quello di salvaguardare, nello spazio nordatlantico, \u00abla libert\u00e0 dei popoli, il loro comune retaggio e la loro civilt\u00e0\u00bb, con un esplicito riferimento alla \u00abdemocrazia\u00bb, alle \u00ablibert\u00e0 individuali\u00bb, allo \u00abStato di diritto\u00bb (<em>rule of law<\/em>), al \u00abbenessere\u00bb e alla \u00abstabilit\u00e0\u00bb. Il&nbsp;<strong>terzo&nbsp;<\/strong>\u2013 assai pi\u00f9 operativo \u2013 riguarda la necessit\u00e0 di costruire un meccanismo di \u00abdifesa collettiva\u00bb (<em>collective defence<\/em>) a presidio \u00abdella pace e della sicurezza\u00bb nella regione del Nordatlantico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il primo principio \u00e8 ribadito con forza nell\u2019articolo 1, l\u00e0 dove si legge che le parti si sforzeranno di \u00abcomporre con mezzi pacifici qualsiasi controversia internazionale in cui potrebbero essere coinvolte\u00bb e si asterranno \u00abnei loro rapporti internazionali dal ricorrere alla minaccia o all\u2019uso della forza, assolutamente incompatibile con gli scopi delle Nazioni Unite\u00bb. Il secondo principio \u00e8 formulato nell\u2019articolo 2, che fa riferimento al \u00abrafforzamento delle libere istituzioni\u00bb delle parti contraenti e alla loro crescente cooperazione economica. Il terzo principio, a sua volta, \u00e8 ulteriormente declinato e sviluppato negli articoli seguenti. In essi, infatti, si legge che le parti si presteranno reciproca assistenza per accrescere \u00abla loro capacit\u00e0 individuale e collettiva di resistere a un attacco armato\u00bb (art. 3) e che \u00absi consulteranno ogni volta che, nell\u2019opinione di una di esse, l\u2019integrit\u00e0 territoriale, l\u2019indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti sia minacciata\u00bb (art. 4).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u00c8 di particolare importanza l\u2019articolo 5, che definisce in quali condizioni possono e devono attivarsi concretamente i meccanismi della \u00abdifesa collettiva\u00bb. Vale la pena citarlo per intero, perch\u00e9 \u00e8 ad esso che la NATO ha fatto pi\u00f9 volte riferimento nei suoi documenti \u2013 invocandolo per davvero una sola volta all\u2019indomani degli attentati dell\u201911 settembre 2001 \u2013 e perch\u00e9 sono proprio quei meccanismi che potrebbero scattare qualora il conflitto russo-ucraino dovesse sfuggire di mano.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p style=\"font-size:15px\">Le parti convengono che un attacco armato contro una o pi\u00f9 di esse in Europa o nell\u2019America settentrionale sar\u00e0 considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell\u2019esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall\u2019art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assister\u00e0 la parte o le parti cos\u00ec attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l&#8217;azione che giudicher\u00e0 necessaria, ivi compreso l&#8217;uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell\u2019Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza [dell\u2019ONU, nota dell\u2019autore]. Queste misure termineranno allorch\u00e9 il Consiglio di Sicurezza avr\u00e0 preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Dopo ulteriori specificazioni circa la natura e le fattispecie dei possibili attacchi armati ai paesi NATO (art. 6), la piena conformit\u00e0 del Trattato allo Statuto delle Nazioni Unite (art. 7) e l\u2019impegno dei contraenti a non sottoscrivere con paesi terzi accordi in contraddizione con il Trattato stesso (art. 8), seguono altri due articoli importanti: l\u2019art. 9, che istituisce un Consiglio, in cui saranno rappresentate tutte le parti \u00abper esaminare le questioni relative all\u2019applicazione del Trattato\u00bb e un Comitato di difesa per \u00abraccomandare le misure da adottare per l\u2019applicazione degli articoli 3 e 5\u00bb; e l\u2019art. 10, esplicitamente dedicato alla possibilit\u00e0 di allargare lo spazio della difesa collettiva nordatlantica ad altri paesi&nbsp;<em>europei<\/em>. Anche questo articolo merita di essere citato per intero, perch\u00e9 chiama in causa la famigerata \u2013 e oggi tanto discussa \u2013 \u00abespansione della NATO\u00bb:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p style=\"font-size:15px\">Le parti possono, con accordo unanime, invitare ad aderire a questo Trattato ogni altro Stato europeo in grado di favorire lo sviluppo dei principi del presente Trattato e di contribuire alla sicurezza della regione dell\u2019Atlantico settentrionale. Ogni Stato cos\u00ec invitato pu\u00f2 divenire parte del Trattato depositando la propria richiesta di adesione (instrument of accession) presso il governo degli Stati Uniti d\u2019America. Il governo degli Stati Uniti d\u2019America informer\u00e0 ciascuna delle parti del deposito di ogni richiesta di adesione.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Gli ultimi quattro articoli definiscono rispettivamente, e assai sinteticamente, le modalit\u00e0 di ratifica del Trattato da parte dei singoli paesi (art. 11); la possibilit\u00e0 di sottoporlo a revisione in relazione ai possibili mutamenti degli equilibri internazionali (art. 12); la possibilit\u00e0 di recesso dalla NATO, ma dopo almeno vent\u2019anni dalla sua entrata in vigore (art. 13); e, ancora, il deposito delle copie autentiche del Trattato negli archivi del governo USA, che li dovr\u00e0 trasmettere ai governi degli altri Stati firmatari (art. 14).<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-3a52f8f9df9df711531643cf38929a5d\"><strong>La NATO durante la Guerra fredda<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Istituita nel contesto del grande confronto\/scontro tra USA e URSS e i rispettivi blocchi, la NATO \u00e8 in verit\u00e0 rimasta per tutta la durata della Guerra fredda (fino al 1991) uno strumento di mera deterrenza, resa ovviamente assai complicata dall\u2019enorme proliferazione degli armamenti nucleari e convenzionali da entrambe le parti in competizione. &nbsp;In assenza di una minaccia concreta ai danni dello spazio nordatlantico, e in particolar modo dell\u2019Europa occidentale, infatti, i meccanismi di \u00abdifesa collettiva\u00bb previsti dall\u2019art. 5 non sono mai stati invocati n\u00e9 tanto meno attivati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Nel frattempo, tuttavia, \u00e8 andata modificandosi e articolandosi ulteriormente l\u2019organizzazione e la stessa composizione della NATO. Da un lato, con la creazione di un Consiglio permanente dotato di poteri esecutivi tra il 1950 e il 1951, cui si sono affiancate nel corso del tempo ulteriori strutture sia politiche sia militari. Dall\u2019altro lato, con l\u2019ingresso di altri paesi nell\u2019Organizzazione: nel 1952 la Grecia e la Turchia, nel 1955 la Germania Ovest (RFT, Repubblica federale tedesca), nel 1982 la Spagna e, infine, nel 1990 la ex Germania Est (RDT, Repubblica democratica tedesca), a seguito della riunificazione delle due Germanie avvenuta in quel medesimo anno. Si trattava, in quest\u2019ultimo caso, di una prima espansione verso est della NATO, che acquisiva cos\u00ec tra i suoi membri un ex alleato sovietico precedentemente integrato nel Patto di Varsavia.<\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ieb-assets.s3-eu-west-1.amazonaws.com\/files\/cache\/08\/1f\/history_of_nato_enlargement.png\/history_of_nato_enlargement_960x0_34fd81dca205c5ff2e10266c2633a0de.png\" alt=\"Cronologia delle adesioni alla NATO in Europa\"><\/p>\n\n\n\n<p>Cronologia delle adesioni alla NATO in&nbsp;Europa \u2013&nbsp;crediti: Patrickneil,&nbsp;<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:History_of_NATO_enlargement.svg\">Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Di particolare interesse la posizione della Francia. Tra i paesi firmatari del Trattato nel 1949, nel 1966 \u2013 sotto de Gaulle \u2013 essa usc\u00ec dalla NATO con l\u2019obiettivo di perseguire un\u2019autonoma politica militare e di difesa, anche sul piano degli armamenti nucleari. Il suo ritorno nell\u2019organizzazione avvenne oltre quarant\u2019anni pi\u00f9 tardi, nel 2009.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table><tbody><tr><td>1949&nbsp;<\/td><td>Belgio, Canada, Danimarca, Francia (uscita nel 1966 e rientrata nel 2009), Islanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Regno Unito, Stati Uniti<\/td><\/tr><tr><td>1952&nbsp;<\/td><td>Grecia e Turchia<\/td><\/tr><tr><td>1955<\/td><td>Repubblica Federale Tedesca (Germania Ovest)<\/td><\/tr><tr><td>1982<\/td><td>Spagna<\/td><\/tr><tr><td>1999<\/td><td>Cechia, Polonia, Ungheria<\/td><\/tr><tr><td>2004<\/td><td>Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Slovenia<\/td><\/tr><tr><td>2009<\/td><td>Albania, Croazia<\/td><\/tr><tr><td>2017<\/td><td>Montenegro<\/td><\/tr><tr><td>2020<\/td><td>Macedonia del Nord<\/td><\/tr><tr><td>2023<\/td><td>Finlandia<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Come gi\u00e0 detto, tuttavia, \u00e8 a partire dal 1991 \u2013 l\u2019anno della crisi terminale dei regimi comunisti sovietici e dello scioglimento del Patto di Varsavia \u2013 che la NATO ha iniziato a trasformarsi in modo strutturale: nei suoi obiettivi di fondo, nella sua composizione (articolata anche in svariati \u00abpartenariati\u00bb con paesi non-NATO) e nella sua stessa proiezione all\u2019esterno. Restituiscono in modo assai chiaro il senso di queste trasformazioni i cosiddetti&nbsp;<em>Strategic Concepts<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-faf6bd2df4d86a59915dd110f34ece0e\"><strong>Gli&nbsp;<em>Strategic Concepts<\/em><\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Gli&nbsp;<em>Strategic Concepts<\/em>&nbsp;sono documenti pubblici e ufficiali nei quali la NATO \u2013 ovviamente dal suo punto di vista \u2013 ridefinisce in una prospettiva futura di medio termine (circa un decennio, salvo eccezioni) i propri obiettivi strategici, militari e di sicurezza in relazione alle sfide, alle minacce e alle opportunit\u00e0 che si prospettano di volta in volta nel contesto internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Durante la Guerra fredda, la NATO ha approvato quattro&nbsp;<em>Strategic Concepts<\/em>, tutti sostanzialmente incentrati sul principio della \u00abdifesa collettiva\u00bb contro una possibile minaccia o aggressione da parte sovietica: il primo nel 1950, poco dopo la sua istituzione; il secondo nel 1952, nel contesto della guerra di Corea (1950-1953); il terzo nel 1957, in relazione alla dottrina della cosiddetta \u00abrappresaglia massiccia\u00bb; il quarto nel 1968, dopo l\u2019uscita della Francia dall\u2019Alleanza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Dopo la Guerra fredda l\u2019Organizzazione ha approvato altri quattro&nbsp;<em>Strategic Concepts<\/em>: nel 1991, nel 1999, nel 2010 e, da ultimo, nel 2022, pochi mesi dopo l\u2019inizio della guerra russo-ucraina. Ad essi, dunque, faremo riferimento per fissare il senso e la direzione delle sue trasformazioni in un contesto internazionale diventato nel corso del tempo sempre pi\u00f9 tumultuoso e instabile.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-2d9ca0ec415087f754fc29e112f63c3b\"><strong>Dopo la Guerra fredda. Il primo&nbsp;<em>Strategic Concept<\/em>&nbsp;(1991)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il primo&nbsp;<em>Strategic Concept<\/em>&nbsp;post-Guerra fredda risale al&nbsp;<strong>7-8 novembre 1991<\/strong>: un anno cruciale per la politica internazionale, letteralmente sconvolta dalla crisi e poi dal crollo dei regimi comunisti e dell\u2019URSS e dallo smantellamento del Patto di Varsavia. In esso viene prospettata \u2013 come si legge nel testo \u2013 una \u00abrevisione strategica fondamentale\u00bb rispetto agli anni precedenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">I suoi assunti di partenza \u2013 ispirati a un prudente ma sostanziale ottimismo \u2013 erano essenzialmente tre. Il primo, decisivo, era che \u00abla divisione politica dell\u2019Europa all\u2019origine del confronto militare dell\u2019epoca della Guerra fredda era stata ormai superata\u00bb. Il secondo era che gli sviluppi dell\u2019integrazione europea (sanciti di l\u00ec a poco con il Trattato di Maastricht del 1992) stavano andando nella direzione di un rafforzamento dell\u2019Alleanza atlantica nel suo complesso, il che era da valutarsi assai positivamente. Il terzo, infine, era che i progressi nel controllo reciproco degli armamenti nucleari e convenzionali sembravano promettere una nuova stagione di stabilit\u00e0 e di sicurezza per gli Alleati. Tutto questo \u2013 si legge nel testo \u2013 significava che era praticamente scomparsa \u00abla \u00abminaccia massiccia e potenzialmente immediata\u00bb che aveva segnato i primi quarant\u2019anni della storia della NATO.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Venuta meno quella minaccia \u2013 continua tuttavia il documento \u2013 i rischi permanevano ancora, insidiosissimi, perch\u00e9 \u00abdi natura multiforme e multidirezionale\u00bb e dunque \u00abdifficili da prevedere e valutare\u00bb. A quattro di essi veniva dedicata una particolare attenzione.&nbsp;<strong>Il primo proveniva dall\u2019instabilit\u00e0 generale<\/strong>&nbsp;\u2013 economica, territoriale, etnica, nazionale, etc. \u2013 dei paesi ex comunisti dell\u2019Europa centrale e orientale, che avrebbe potuto in qualche modo riverberarsi nello spazio europeo della NATO, suscitando tensioni e persino conflitti armati.&nbsp;<strong>Il secondo derivava dalla ancora enorme capacit\u00e0 militare dell\u2019URSS<\/strong>, sia sul piano convenzionale sia su quello degli armamenti nucleari.<strong>&nbsp;Il terzo<\/strong>&nbsp;\u2013 lo aveva mostrato da poco la prima Guerra del Golfo (agosto 1990-febbraio 1991), cui la NATO diede un significativo contributo \u2013&nbsp;<strong>discendeva dall\u2019instabilit\u00e0 e dai conflitti nel Mediterraneo meridionale e in Medio Oriente<\/strong>, dove andavano proliferando tecnologie belliche e armi di distruzioni di massa potenzialmente assai pericolose per la sicurezza di alcuni Stati membri dell\u2019Alleanza.<strong>&nbsp;Il quarto infine<\/strong>&nbsp;\u2013 di natura pi\u00f9 ampia e globale \u2013&nbsp;<strong>consisteva in una pi\u00f9 generalizzata proliferazione di armi di distruzione di massa<\/strong>, nel&nbsp;<strong>terrorismo&nbsp;<\/strong>e nel pericolo di un\u2019interruzione dei \u00abflussi di risorse\u00bb vitali per l\u2019Alleanza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Un simile \u00abcontesto strategico\u00bb \u2013 si affermava in modo molto netto nel testo \u2013 rendeva tutt\u2019altro che obsoleta l\u2019esistenza della NATO. Confermava, anzi, la \u00abvalidit\u00e0 duratura\u00bb del suo scopo e delle sue funzioni cos\u00ec come definite nel Trattato del 1949. Al tempo stesso, per\u00f2, esso poneva le premesse per un approccio pi\u00f9 ampio \u2013 non solo militare, ma anche politico \u2013 al problema della sicurezza e alle sue svariate dimensioni economiche, sociali, ambientali. Un approccio fondato sempre sul principio della \u00abdifesa collettiva\u00bb, saldamente presidiata da un robusto arsenale di armi nucleari e convenzionali, ma orientato contemporaneamente al \u00abdialogo\u00bb e alla \u00abcooperazione\u00bb con tutti i paesi europei (anche non-NATO) e con la stessa Unione Sovietica e alla prevenzione e alla gestione delle crisi internazionali che avrebbero potuto in qualche modo minacciare gli Stati membri dell\u2019Alleanza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Lo&nbsp;<em>Strategic Concept<\/em>&nbsp;prevedeva una riduzione delle dimensioni complessive delle forze militari alleate, bilanciata per\u00f2 da una loro maggiore flessibilit\u00e0 e mobilit\u00e0, tale da rendere possibili reazioni rapide ed eventualmente \u2013 se necessario \u2013 un significativo potenziamento della capacit\u00e0 bellica dell\u2019Alleanza. L\u2019essenziale \u2013 precisa il documento \u2013 era che le forze militari della NATO avessero una \u00abcapacit\u00e0&nbsp;<em>credibile<\/em>\u00bb di agire in pace, nelle crisi e in guerra. A tale scopo andavano rafforzate le strutture militari integrate e le forze multinazionali, l\u2019intelligence, le capacit\u00e0 logistiche, le esercitazioni comuni. Nella stessa direzione andava il mantenimento \u2013 sia pure ridotto all\u2019indispensabile \u2013 delle forze nucleari (anche in Europa), il cui scopo doveva essere \u00abpolitico\u00bb, finalizzato cio\u00e8 alla deterrenza: a dimostrare che un\u2019aggressione di qualsiasi tipo non sarebbe stata \u00abun\u2019opzione razionale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Questo, dunque, il documento che avrebbe dovuto orientare le strategie della NATO negli anni Novanta. Gli sviluppi tumultuosi della politica internazionale, tuttavia, dovevano imporre un significativo cambio di rotta, che \u00e8 ben rispecchiato nello&nbsp;<em>Strategic Concept<\/em>&nbsp;del 1999.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-4db2f1f9522bc99a3cdc128354aee7eb\"><strong>Il secondo&nbsp;<em>Strategic Concept<\/em>&nbsp;(1999)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il secondo&nbsp;<em>Strategic Concept<\/em>&nbsp;post-Guerra fredda fu approvato al vertice di Washington della NATO il&nbsp;<strong>24 aprile 1999<\/strong>, poco pi\u00f9 di un mese dopo l\u2019ingresso di Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca nell\u2019Alleanza. Si trattava di una prima e assai significativa espansione verso est dopo l\u2019ingresso nel 1990 della ex Germania Orientale.<\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ieb-assets.s3-eu-west-1.amazonaws.com\/files\/cache\/f0\/df\/defense-gov_news_photo_000109-a-4385t-009.jpg\/defense-gov_news_photo_000109-a-4385t-009_960x0_a96b8b81d6d19d35e8430965bf4ed0bc.jpg\" alt=\"Soldati NATO in Kosovo\"><\/p>\n\n\n\n<p>Soldati statunitensi controllano l&#8217;ordine a Vitina durante una protesta il 9 gennaio 2000. Spc. Sean A. Terry, U.S. Army (<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Guerra_del_Kosovo#\/media\/File:Defense.gov_News_Photo_000109-A-4385T-009.jpg\">Wikimedia Commons<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Gli anni trascorsi dal primo&nbsp;<em>Strategic Concept<\/em>&nbsp;erano stati assai meno promettenti e pacifici di quanto si era immaginato. \u00c8 sufficiente citare, tra gli altri, il drammatico conflitto nella ex Jugoslavia, nel cuore stesso dell\u2019Europa, che aveva sconvolto e devastato i Balcani in una guerra tra le pi\u00f9 violente degli ultimi tre decenni. In quel conflitto \u2013 si deve aggiungere \u2013 la NATO aveva esercitato un ruolo importante con le sue prime e pi\u00f9 rilevanti missioni, dapprima in Bosnia nel 1995 e poi in Kosovo nel 1999, entrambe autorizzate dalle Nazioni Unite e orientate al peacekeeping e poi alla cosiddetta&nbsp;<em>responsibility to protect<\/em>. Al tempo stesso, aveva cominciato a farsi robustamente sentire il terrorismo internazionale di matrice islamica, con gli attentati al World Trade Center a New York (1993) e alle ambasciate USA in Kenya e Tanzania (1998). Il clima internazionale, insomma, si stava surriscaldando.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u00c8 su questo sfondo che va letto lo&nbsp;<em>Strategic Concept<\/em>&nbsp;del 1999. In esso era anzitutto ribadito il \u00abvalore duraturo\u00bb della NATO in un mondo di \u00abcambiamenti imprevedibili\u00bb, carico di nuove opportunit\u00e0 per la pace e al tempo stesso di nuovi rischi. Tra i suoi compiti principali il documento indicava quelli gi\u00e0 fissati nel 1991:&nbsp;<strong>garantire la sicurezza nell\u2019area nord-atlantica<\/strong>, servire come forum transatlantico di consultazione,&nbsp;<strong>dissuadere i nemici e difendere gli Alleati<\/strong>&nbsp;(<em>deterrence and defence<\/em>)&nbsp;<strong>da qualsiasi minaccia di aggressione<\/strong>. Esso vi aggiungeva tuttavia \u2013 in modo assai esplicito \u2013 due ulteriori impegni, entrambi finalizzati a rafforzare la sicurezza e la stabilit\u00e0 della regione euro-atlantica. Da un lato, la prevenzione, la gestione e la risposta alle crisi internazionali (come in Bosnia e Kosovo), in accordo con le Nazioni Unite ma fuori dagli schemi dell\u2019art. 5 del Trattato del 1949. Dall\u2019altro, la promozione di partenariati politici e anche militari con paesi non-NATO, nel solco gi\u00e0 tracciato dai principi del \u00abdialogo\u00bb e della \u00abcooperazione\u00bb dello&nbsp;<em>Strategic Concept<\/em>&nbsp;del 1991. Il tutto, rafforzando al tempo stesso i rapporti con l\u2019UE e l\u2019OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), il disarmo nucleare e il controllo delle armi NBC (nucleari, biologiche e chimiche).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">I rischi individuati dal documento erano assai pi\u00f9 complessi di quelli fissati nel 1991. Accanto a quelli rappresentati dalla perdurante esistenza di potenti armamenti nucleari fuori dallo spazio NATO, essi discendevano da molteplici fattori: in primo luogo, dalla \u00abpossibilit\u00e0 di crisi regionali alla periferia dell\u2019Alleanza\u00bb, scatenate da difficolt\u00e0 sociali ed economiche, da rivalit\u00e0 etniche e religiose, da dispute territoriali, dalla violazione sulla larga scala dei diritti umani e dal \u00abfallimento\u00bb degli Stati; in secondo luogo, dalla proliferazione di armi NBC e dal loro commercio illecito a favore di attori statali e non statali; in terzo luogo dalla \u00abdiffusione globale della tecnologia\u00bb, che si traduceva in capacit\u00e0 militari sempre pi\u00f9 sofisticate e in \u00aboperazioni informatiche\u00bb che avrebbero potuto mettere in pericolo le infrastrutture dell\u2019Alleanza, sempre pi\u00f9 dipendente dai \u00absistemi informativi\u00bb; e, infine, dal terrorismo, da atti di sabotaggio, dalla pirateria, dalla criminalit\u00e0 organizzata e, ancora, \u00abdal movimento incontrollato di un gran numero di persone\u00bb (spesso conseguenza di conflitti armati): un movimento tale da generare problemi di insicurezza e di stabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">In questo quadro complesso, lo&nbsp;<em>Strategic Concept<\/em>&nbsp;ribadiva la necessit\u00e0 di mantenere un\u2019adeguata capacit\u00e0 militare e di impiegarla non soltanto per scopi di difesa, ma anche \u2013 come gi\u00e0 detto \u2013 per prevenire e gestire crisi ed emergenze umanitarie con operazioni e missioni che, pur concordate con le Nazioni Unite, \u00ab<em>non rientravano nell\u2019art. 5<\/em>\u00bb: una formula che ricorre pi\u00f9 volte nel testo. Prevedeva altres\u00ec forme rafforzate di partenariato con&nbsp;<em>tutti&nbsp;<\/em>i paesi europei, con la Federazione russa, con l\u2019Ucraina e con i paesi del Mediterraneo. E apriva l\u2019Alleanza all\u2019ingresso di nuovi paesi&nbsp;<em>europei e democratici<\/em>, com\u2019era da poco avvenuto con Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Poco pi\u00f9 di due anni dopo l\u2019approvazione di questo documento \u2013 a partire dall\u201911 settembre 2001 \u2013 la situazione internazionale doveva tuttavia ulteriormente inasprirsi e complicarsi, ben oltre quanto previsto nel 1999. Da qui il nuovo&nbsp;<em>Strategic Concept<\/em>&nbsp;del 2010.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-61131bc020705be8629fb771e3cdfe13\"><strong>Il terzo&nbsp;<em>Strategic Concept<\/em>&nbsp;(2010)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il terzo&nbsp;<em>Strategic Concept<\/em>&nbsp;post-Guerra fredda della Nato fu approvato a Lisbona il 19 novembre 2010. A quella data si era gi\u00e0 avuta la pi\u00f9 massiccia espansione a est dell\u2019Alleanza con l\u2019ingresso, nel 2004, di Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Slovenia e, nel 2009, di Albania e Croazia. Era poi successo di tutto.<\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ieb-assets.s3-eu-west-1.amazonaws.com\/files\/cache\/59\/f2\/ua_flight_175_hits_wtc_south_tower_9-11_edit-1.jpeg\/ua_flight_175_hits_wtc_south_tower_9-11_edit-1_960x0_5e2a8af66ba8c5bd93c9cf4ddc3c915e.jpg\" alt=\"11 settembre 2001\"><\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;attentato dell&#8217;11 settembre 2001 a New York. (<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:UA_Flight_175_hits_WTC_south_tower_9-11_edit.jpeg\">Wikimedia Commons<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Tra i fatti pi\u00f9 rilevanti mi limito a citare gli spettacolari attentati al World Trade Center di New York e al Pentagono (11 settembre 2001), in seguito ai quali gli USA avevano invocato per la prima volta l\u2019art. 5 del Trattato; l\u2019inizio della guerra e dell\u2019occupazione dell\u2019Afghanistan (2001-2021) e poi dell\u2019Iraq (2003-2011), dove la NATO gioc\u00f2 un ruolo non secondario con le proprie missioni di peacekeeping e di addestramento delle truppe locali; l\u2019offensiva del terrorismo islamista in Europa (e nel resto del mondo), con gli attentati di Madrid (2004) e di Londra (2005); la Grande Recessione (dal 2007). Come se non bastasse, la Federazione russa, guidata da Putin, aveva cominciato a mostrare le sue aggressive ambizioni, dapprima con la violentissima guerra russo-cecena del 1999-2009 e poi entrando in conflitto con la Georgia (2008). Erano poi imminenti (a partire dal dicembre 2010) le \u00abprimavere arabe\u00bb, cui sarebbero seguiti severissimi \u00abinverni\u00bb di violenze e guerre civili, soprattutto in Siria e in Libia. La Cina, nel frattempo, continuava a crescere. Essa non viene citata nel documento del 2010, ma lo sar\u00e0 poi \u2013 e assai ampiamente \u2013 in quello del 2022.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">In questo quadro, lo&nbsp;<em>Strategic Concept<\/em>&nbsp;ribadiva nella sostanza quanto era gi\u00e0 stato fissato poco pi\u00f9 di un decennio prima: i<strong>l legame transatlantico finalizzato alla difesa collettiva; la volont\u00e0 di prevenire e gestire crisi, emergenze umanitarie e conflitti; l\u2019orientamento a costruire e rafforzare i partenariati con i paesi non-NATO e ad aprire le porte all\u2019ingresso nell\u2019Alleanza di altri Stati&nbsp;<em>europei e<\/em>&nbsp;<em>democratici<\/em><\/strong>; l\u2019impegno a promuovere lo smantellamento degli arsenali nucleari, fermo restando che \u00abfinch\u00e9 ci saranno armi nucleari nel mondo, la NATO sarebbe rimasta un\u2019alleanza nucleare\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">L\u2019ambiente strategico, tuttavia, era andato facendosi pi\u00f9 insidioso. Era cresciuta, in molte regioni del pianeta, la \u00abminaccia convenzionale\u00bb; proliferavano armi nucleari e altre armi di distruzione di massa; il terrorismo minacciava direttamente la sicurezza dei cittadini dei paesi alleati; la tecnologia rendeva ancor pi\u00f9 acute queste minacce; cresceva il numero degli attacchi informatici; si prospettavano rischi di prima grandezza per quanto riguarda il commercio internazionale e soprattutto la sicurezza energetica; la guerra elettronica e l\u2019accesso allo spazio sembravano avere ormai aperto nuovi campi di battaglia; e, cos\u00ec, i cambiamenti climatici, la scarsit\u00e0 dell\u2019acqua e l\u2019aumento del fabbisogno energetico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Come muoversi in uno scenario del genere? Ancora una volta \u2013 ribadiva il documento &#8211; con deterrenza (in particolar modo nucleare) e difesa; con l\u2019intervento in aree di crisi anche lontane dallo spazio NATO, vale a dire fuori dai meccanismi dell\u2019art. 5; con il controllo degli armamenti e, naturalmente, con il dialogo e la cooperazione. Vale a dire, con gli strumenti del partenariato: con le Nazioni Unite e con l\u2019UE; con la Federazione Russa, per la quale \u2013 si legge nel testo &#8211; \u00abla NATO non rappresenta una minaccia\u00bb; con l\u2019Ucraina e la Georgia; con i paesi della sponda sud del Mediterraneo. Solo a queste condizioni, e a patto di riformarsi continuamente, la NATO avrebbe potuto essere \u00abun\u2019alleanza per il XXI secolo\u00bb. Un\u2019alleanza orientata ai valori della libert\u00e0, della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti umani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Anche questo scenario, tuttavia, doveva essere superato. Dapprima per le gravi turbolenze che hanno segnato il secondo decennio del XXI secolo ma poi soprattutto con lo scoppio della guerra russo-ucraina il 24 febbraio 2022: una guerra tuttora in corso.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-8e65c5661b996f3591bf4c0504a7af19\"><strong>Il quarto&nbsp;<em>Strategic Concept<\/em>&nbsp;(2022)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il quarto&nbsp;<em>Strategic Concept<\/em>&nbsp;\u00e8 stato approvato dagli alleati a Madrid il 29 giugno 2022, quattro mesi dopo l\u2019inizio della guerra russo-ucraina. A quell\u2019epoca erano entrati a far parte dell\u2019Alleanza anche il Montenegro (2017) e la Macedonia del Nord (2020), a cui si sarebbe poi aggiunta da ultimo \u2013 durante la \u00abguerra di Putin\u00bb \u2013 la Finlandia (2023). A breve, con ogni probabilit\u00e0, sar\u00e0 la volta della Svezia.<\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ieb-assets.s3-eu-west-1.amazonaws.com\/files\/cache\/a8\/41\/russian_bombardment_of_telecommunications_antennas_in_kiev_-3to4.jpg\/russian_bombardment_of_telecommunications_antennas_in_kiev_-3to4_960x0_69adee4fdfe7f305e44812b6db6befcf.jpg\" alt=\"Bombardamento russo su Kiev\"><\/p>\n\n\n\n<p>Bombardamento russo su Kiev. Fonte: Ministero degli Interni del Governo Ucraino \u2013 mvs.gov.ua.&nbsp;<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Russian_bombardment_of_telecommunications_antennas_in_Kiev_(3to4).jpg\">Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Prima di quella guerra erano accadute molte altre cose, tra le quali meritano di essere almeno ricordate le drammatiche guerre civili in Siria e in Libia (a partire dal 2011), dove di nuovo la NATO svolse importanti operazioni; l\u2019emersione, a partire dal 2014, dello Stato islamico (ISIS); l\u2019occupazione della Crimea da parte della Federazione Russa (2014); un\u2019intensa ondata di attentati terroristici in Europa, e in particolare in Francia (2015); la tragica \u00abcrisi dei rifugiati\u00bb (2015), soprattutto siriani in fuga dalla guerra civile; l\u2019acuirsi delle tensioni (anche sul piano nucleare) tra gli Stati Uniti da un lato e l\u2019Iran e la Corea del Nord dall\u2019altro; e, ancora, la sfida posta dalla potenza emergente della Cina e dalla sua proiezione in primo luogo economica in tutto il pianeta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">In questo nuovo contesto, lo&nbsp;<em>Strategic Concept<\/em>&nbsp;del 2022 ritornava ai toni della Guerra fredda. Esso criticava aspramente la guerra di aggressione della Federazione russa contro l\u2019Ucraina,&nbsp;<strong>si schierava per una \u00abUcraina forte e indipendente\u00bb<\/strong>&nbsp;quale prerequisito essenziale per la sicurezza dell\u2019area euro-atlantica e presentava la NATO come il \u00abbaluardo dell\u2019ordine internazionale basato sulle regole\u00bb e come il presidio della libert\u00e0 e della democrazia. Il documento insisteva anche sulla minaccia persistente del terrorismo. T<strong>ornavano dunque in primo piano i principi della deterrenza e della difesa<\/strong>, con un accento pi\u00f9 forte sul carattere \u00abnucleare\u00bb dell\u2019Alleanza. Ma permanevano i principi della&nbsp;<strong>prevenzione&nbsp;<\/strong>e della&nbsp;<strong>gestione delle crisi e della cosiddetta \u00absicurezza cooperativa\u00bb<\/strong>&nbsp;(i partenariati).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u00c8 di particolare rilievo il modo con cui lo&nbsp;<em>Strategic Concept<\/em>&nbsp;fotografava il nuovo \u00abambiente strategico\u00bb, senza escludere \u00abla possibilit\u00e0 di un attacco contro la sovranit\u00e0 e l\u2019integrit\u00e0 territoriale degli alleati\u00bb. In questa istantanea, infatti, i \u00abnemici\u00bb sono pi\u00f9 d\u2019uno: non soltanto la Russia, ma pi\u00f9 in generale \u00ab<em>gli attori autoritari<\/em>\u00bb, che \u00absfidano i nostri interessi, i nostri valori e il nostro stile di vita democratico\u00bb. La Russia, dunque, ma anche e soprattutto la Cina, e in subordine l\u2019Iran e la Corea del Nord.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Questi attori, si legge in uno dei passaggi pi\u00f9 inquietanti del testo:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>\u00abStanno investendo in sofisticate capacit\u00e0 convenzionali, nucleari e missilistiche, con scarsa trasparenza o rispetto delle norme e degli impegni internazionali. I concorrenti strategici mettono alla prova la nostra resilienza e cercano di sfruttare l&#8217;apertura, l&#8217;interconnessione e la digitalizzazione delle nostre nazioni. Interferiscono nei nostri processi e nelle nostre istituzioni democratiche e prendono di mira la sicurezza dei nostri cittadini attraverso tattiche ibride, sia direttamente che tramite proxy. Conducono attivit\u00e0 malevole nel cyberspazio e nello spazio, promuovono campagne di disinformazione, strumentalizzano le migrazioni, manipolano le forniture energetiche e ricorrono alla coercizione economica. Questi attori sono anche in prima linea nello sforzo deliberato di minare le norme e le istituzioni multilaterali e di promuovere modelli di governance autoritari\u00bb.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Certo, recita il documento, con la guerra contro l\u2019Ucraina era la Federazione Russa la \u00abminaccia pi\u00f9 significativa e diretta alla sicurezza degli alleati e alla pace e stabilit\u00e0 nell\u2019area euro-atlantica\u00bb. Essa, dunque, non poteva pi\u00f9 essere considerata un partner dell\u2019Alleanza, anche se era importante mantenere aperti canali di comunicazione. Il pericolo, tuttavia, veniva anche e forse soprattutto dalla Repubblica popolare cinese, che, a partire dal settore strategico dell\u2019Indo-Pacifico e di Taiwan, stava cercando di sovvertire l\u2019ordine internazionale basato sulle regole a tutti livelli, compreso spazio e cyberspazio. Non \u00e8 un caso \u2013 si legge nel testo \u2013 che i due attori stessero rafforzando la loro partnership strategica. \u00c8 vero, dunque, che perdurava la minaccia del terrorismo. Ed \u00e8 vero che la fragilit\u00e0 e l\u2019instabilit\u00e0 dell\u2019Africa e del Medioriente costituivano pericoli di prima grandezza. La sfida fondamentale, tuttavia, proveniva ormai dai paesi autoritari e dalla loro scommessa pi\u00f9 o meno esplicita di sovvertire l\u2019ordine internazionale liberale. \u00c8 dunque contro di essi e sempre in un orizzonte di difesa collettiva \u2013 conclude il documento \u2013 che dovr\u00e0 muoversi l\u2019Alleanza nel secondo decennio del XXI secolo. Con tutti i mezzi possibili.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-34d5af7a474519c694d068dc16ea493e\"><strong>Una nota conclusiva<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Gli&nbsp;<em>Strategic Concept<\/em>&nbsp;sono documenti importanti. \u00c8 bene specificare, tuttavia, ci\u00f2 che dovrebbe essere ovvio. E cio\u00e8 che essi sono espressione, anche con una certa enfasi retorica, del particolare punto di vista della NATO \u2013 vale a dire dell\u2019\u00abOccidente\u00bb \u2013 sulla politica mondiale, i suoi equilibri, le sue dinamiche. Un punto di vista spesso e da pi\u00f9 parti aspramente contestato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">In questo campo, altre \u00abnarrazioni\u00bb sono possibili e sono state effettivamente elaborate, in primo luogo da quegli \u00abattori autoritari\u00bb che per l\u2019Alleanza rappresentano oggi la principale minaccia da cui difendersi. Dalla loro prospettiva, sarebbe esattamente la NATO, Stati Uniti in testa, a minacciare, a provocare, ad \u00ababbaiare\u00bb ai suoi confini orientali dopo un\u2019imperialistica \u00abespansione\u00bb verso est che non l\u2019ha ancora saziata. Il tutto, per intimidire, anche con lo spauracchio della guerra nucleare, coloro che hanno il coraggio di reclamare a viso scoperto e una volta per tutte la fine di un\u2019egemonia americana che avrebbe ormai fatto il suo tempo: un\u2019egemonia consunta e obsoleta cos\u00ec come lo sarebbero anche le democrazie liberali dell\u2019Occidente, giunto al suo crepuscolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ora, \u00e8 effettivamente possibile \u2013 e diversi studiosi lo sostengono \u2013 che la parabola dell\u2019egemonia occidentale stia volgendo al termine. E di certo non si pu\u00f2 negare che le potenze euroatlantiche si siano macchiate nel corso della loro lunga storia (anche recente) di molte e gravi colpe. Per il resto per\u00f2, almeno a parere di chi scrive, \u00e8 davvero difficile credere a queste contro-narrazioni sostenute dai despoti del XXI secolo con dichiarazioni incendiarie, una propaganda martellante e una vera e propria montagna di<em>fake news<\/em>. Storici assai autorevoli e competenti \u2013 mi limito a citare Andrea Graziosi e il suo libro&nbsp;<em>L\u2019Ucraina e Putin&nbsp;<\/em>(Laterza 2022) \u2013 le hanno smontate a dovere pezzo per pezzo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Resta comunque il fatto che gli&nbsp;<em>Strategic Concepts<\/em>&nbsp;restituiscono almeno l\u2019autorappresentazione che la NATO \u2013 e con essa le potenze occidentali \u2013 hanno voluto rendere pubblica al mondo intero. Per lo meno in questo senso, vale la pena di leggerli con attenzione.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p>Crediti immagine banner: Foto di gruppo dei capi di Stato e di governo dei 31 Paesi della NATO, in occasione del meeting speciale tenutosi il 24 marzo 2022, per discutere in merito all\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina &#8211; The White House (<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Joe_Biden_attended_the_March_2022_NATO_special_meeting.jpg\">crediti<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La NATO (North Atlantic Treaty Organization &#8211; Organizzazione del Trattato Nord Atlantico) \u00e8 un\u2019alleanza politico-militare che comprende attualmente (maggio 2023) gli Stati Uniti, il Canada e 29 paesi europei. \u00c8 stata istituita il 4 aprile 1949 con il relativo Trattato (detto anche \u00abPatto Atlantico\u00bb), siglato a Washington durante una delle crisi pi\u00f9 acute della Guerra [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":4473,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[15],"tags":[84],"class_list":["post-4465","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-blog","tag-nato"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4465","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4465"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4465\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4921,"href":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4465\/revisions\/4921"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4473"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4465"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4465"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4465"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}