{"id":4827,"date":"2023-12-15T14:48:35","date_gmt":"2023-12-15T13:48:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/?p=4827"},"modified":"2025-10-12T17:52:59","modified_gmt":"2025-10-12T15:52:59","slug":"10-7-il-conflitto-israelo-palestinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/?p=4827","title":{"rendered":"&#8220;10\/7&#8221;. Il conflitto israelo-palestinese"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/guerra-israele-palestina-scaled-e1747773522134.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/guerra-israele-palestina-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4828\"\/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/sezioni-lettere\/storia-di-oggi\/10-7-il-conflitto-israelo-palestinese\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"357\" height=\"184\" src=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4906\" style=\"width:200px\" srcset=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001.jpeg 357w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001-300x155.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 357px) 100vw, 357px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il 7 ottobre 2023 il conflitto israelo-palestinese si \u00e8 riacceso nel pi\u00f9 feroce e drammatico dei modi. A scatenare l\u2019incendio, in un Medio Oriente gi\u00e0 da tempo martoriato da guerre e violenze senza fine, \u00e8 stata l\u2019ala militare di Hamas con la cosiddetta \u00abAlluvione al-Aqsa\u00bb: un\u2019operazione al contempo militare e terroristica che, a partire dalla Striscia di Gaza, ha colpito Israele con una pioggia di razzi e soprattutto con l\u2019infiltrazione di un numero imprecisato di miliziani che hanno massacrato indiscriminatamente oltre mille persone e preso centinaia di ostaggi. A questo vero e proprio \u00ab11 settembre\u00bb mediorientale Israele ha risposto con l\u2019operazione \u00abSpade di ferro\u00bb: il bombardamento massiccio di Gaza e un intervento militare di terra finalizzato a distruggere Hamas, che sta per\u00f2 mietendo un numero enorme di vittime tra la popolazione civile.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il rischio di un\u2019estensione e di un\u2019internazionalizzazione del conflitto \u00e8 molto elevato. Accanto alla Striscia di Gaza, epicentro delle violenze e oggi di una spaventosa crisi umanitaria, anche la Cisgiordania, un territorio sottoposto a un controllo misto israeliano e palestinese, \u00e8 in fermento. Sul confine settentrionale di Israele, inoltre, il gruppo libanese Hezbollah ha gi\u00e0 sferrato molteplici attacchi missilistici in territorio israeliano, che rischiano di aprire un nuovo pericolosissimo fronte di guerra. Dietro Hezbollah vi \u00e8 poi l\u2019Iran, nemico giurato di Israele, che oscilla tra posizioni di cautela e dichiarazioni incendiarie contro il suo storico avversario. Pi\u00f9 in generale, la gran parte dei paesi arabi si \u00e8 apertamente schierata dalla parte della causa dei palestinesi e talora della stessa Hamas. Con Israele sono a loro volta schierati molti paesi occidentali e soprattutto gli Stati Uniti che, pur giocando un importante ruolo di contenimento della violenta risposta israeliana agli attacchi del 7 ottobre, hanno rifornito di armi e strumenti di intelligence il loro tradizionale alleato e inviato due portaerei nel Mediterraneo orientale a scopo di deterrenza. La Cina e la Russia (molto vicina all\u2019Iran ma ancora intrappolata nella guerra in Ucraina) stanno a guardare. L\u2019Unione europea non riesce a far sentire la propria voce. E l\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite si \u00e8 dimostrata del tutto incapace di trovare una soluzione diplomatica al conflitto e capacissima al contrario di amplificarlo nell\u2019opinione pubblica internazionale. Il rischio che la scintilla del 7 ottobre inneschi un conflitto di grandi proporzioni \u00e8 dunque molto alto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Quella scintilla, com\u2019\u00e8 ben noto, non \u00e8 scoccata dal nulla. Covava da decenni sotto le ceneri dell\u2019irrisolta \u00abquestione palestinese\u00bb, alimentata in modo sconsiderato dagli opposti estremismi della destra israeliana, per lungo tempo al governo del paese, e dei nemici dello Stato ebraico, Hamas in testa, decisi a cancellarlo dalla carta geografica. Qualche progresso nella direzione di una complicata convivenza si stava forse compiendo attraverso il lento e faticoso lavoro della diplomazia internazionale. Il violentissimo attacco del 7 ottobre, con la sua inaudita ferocia, ha tuttavia suscitato una catena di azioni e reazioni che hanno interrotto qualsiasi prospettiva di dialogo tra i contendenti, lasciando il posto all\u2019esplosione della pi\u00f9 cieca violenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il dato pi\u00f9 preoccupante \u00e8 che questi sviluppi si stanno svolgendo in un contesto internazionale assai fluido: sullo sfondo di una sempre pi\u00f9 evidente e marcata crisi dell\u2019egemonia degli Stati Uniti (criticatissimi anche al loro interno) a fronte dell\u2019ascesa di altri attori internazionali e soprattutto in una cornice di crescente disordine mondiale, particolarmente esplosiva in tre regioni cruciali del pianeta: il Medio Oriente appunto, l\u2019Eurasia (Russia-Ucraina) e ancora l\u2019Asia-Pacifico (Taiwan).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Per comprendere quanto \u00e8 successo bisogna tenere presente questo sfondo. \u00c8 tuttavia necessario gettare anche uno sguardo alla storia lunghissima del conflitto israelo-palestinese, che ha sedimentato memorie e odi i quali, tramandati attraverso le generazioni, sono assai difficili da superare.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-e9213a1f86064180591ca1d9ee113103\">Le origini del conflitto prima della nascita dello Stato di Israele<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La storia del conflitto israelo-palestinese precede la stessa fondazione dello Stato di Israele nel 1948. Acute tensioni tra arabi ed ebrei si erano gi\u00e0 manifestate negli ultimi decenni dell\u2019XIX secolo, quando molti ebrei, oggetto di pesanti persecuzioni soprattutto nella Russia zarista, iniziarono a migrare in Palestina, che faceva allora parte dell\u2019impero ottomano. Il \u00absionismo\u00bb, con Theodor Herzl e il suo&nbsp;<em>Lo Stato ebraico<\/em>&nbsp;(1896), diede una prospettiva al tempo stesso ideale e concreta all\u2019aspirazione di un \u00abritorno a Sion\u00bb dopo i lunghi secoli della diaspora, producendo un\u2019intensificazione del processo di insediamento di migliaia di ebrei nella \u00abterra dei padri\u00bb che doveva continuare per tutta la prima met\u00e0 del Novecento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La crisi e poi il crollo dell\u2019impero ottomano all\u2019indomani della Prima guerra mondiale acceler\u00f2 ulteriormente il processo. Nel 1917, gi\u00e0 prima della fine del conflitto, il ministro degli Esteri britannico Arthur James Balfour aveva promesso agli ebrei una&nbsp;<em>national home<\/em>&nbsp;in Palestina, dichiarando di condividere il programma sionista di costruzione di un \u00abfocolare nazionale ebraico\u00bb in quella terra. Fu proprio la Gran Bretagna, dopo la guerra e la dissoluzione dell\u2019impero ottomano, a ottenere dalla Societ\u00e0 delle Nazioni il \u00abmandato\u00bb sulla Palestina. Sia pure con qualche vincolo, l\u2019immigrazione ebraica and\u00f2 dunque intensificandosi, al prezzo di tensioni crescenti con le popolazioni arabe locali, pi\u00f9 volte sfociate in aperte violenze, ribellioni e azioni terroristiche da entrambe le parti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La Seconda guerra mondiale aliment\u00f2 ulteriormente questi processi. Lo sterminio degli ebrei nella Germania nazista e nell\u2019Europa centro-orientale rese ancora pi\u00f9 forte l\u2019aspirazione alla creazione di uno Stato ebraico. Crebbe di conseguenza l\u2019ostilit\u00e0 da parte dei paesi arabi, che nel 1945 diedero vita alla Lega araba. Nel frattempo, mentre gli Stati Uniti (con una forte e influente minoranza ebraica al proprio interno) premevano per togliere qualsiasi vincolo all\u2019ulteriore immigrazione degli ebrei in Palestina, la Gran Bretagna decise di perseguire una politica di disimpegno nella regione e di rimettere la questione \u2013 ormai diventata eminentemente \u00abinternazionale\u00bb \u2013 alle Nazioni Unite.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ieb-assets.s3-eu-west-1.amazonaws.com\/files\/cache\/4b\/3b\/declaration_of_state_of_israel_1948_2.jpg\/declaration_of_state_of_israel_1948_2_960x0_3a815435db49002c1e159444cc658823.jpg\" alt=\"\" style=\"\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-small-font-size\">David Ben Gurion proclama l&#8217;indipendenza di Israele nel 1948 (fonte: Wikipedia da Israel Ministry of Foreign Affairs)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Con la risoluzione 181 del 29 novembre 1947 l\u2019ONU stabil\u00ec la divisione del territorio della Palestina tra le due popolazioni e la creazione di una zona a giurisdizione internazionale nella citt\u00e0 di Gerusalemme. Quando la Gran Bretagna, nel maggio del 1948, ritir\u00f2 dalla regione le proprie truppe, David Ben Gurion, capo di un governo provvisorio ebraico, proclam\u00f2 il 14 maggio la nascita dello Stato di Israele. La creazione del nuovo Stato \u2013 subito riconosciuto dalle due grandi superpotenze, USA e URSS \u2013 fu invece condannata come atto unilaterale dai paesi arabi. Ed ebbe inizio, in senso proprio, la lunga vicenda del conflitto israelo-palestinese.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-d79cebe8d170a77410646371c3f78f8e\">La prima guerra arabo-israeliana (1948-1949)<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La prima guerra arabo-israeliana ebbe inizio il 15 maggio 1948, il giorno successivo alla proclamazione dello Stato di Israele. Vi parteciparono l\u2019Egitto, la Transgiordania, la Siria, il Libano e l\u2019Iraq, che furono pesantemente sconfitti nel giro di pochi mesi. Israele, dal canto suo, pot\u00e9 consolidare i propri confini andando oltre quanto previsto dal piano di spartizione delle Nazioni Unite.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ieb-assets.s3-eu-west-1.amazonaws.com\/files\/cache\/88\/8d\/israele_1948.png\/israele_1948_960x0_3ca91a308a39267c8111d84a15924552.png\" alt=\"Israele_1948.png\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Anche il suo status internazionale risult\u00f2 rafforzato dal riconoscimento della sua esistenza da parte di molti altri Stati e dal suo ingresso nell\u2019ONU nel 1949. Il risultato fu l\u2019ulteriore crescita dell\u2019immigrazione ebraica in Palestina e il drammatico esodo forzato di circa settecentomila palestinesi verso altri paesi, in primo luogo Libano e Giordania: la cosiddetta&nbsp;<em>nakba<\/em>, rimasta ben viva nella memoria delle generazioni successive.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-88b7fb613e28047bc96c0b94a38380e8\">La seconda guerra arabo-israeliana (1956)<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La seconda guerra arabo-israeliana si consum\u00f2 nel 1956, nel contesto della \u00abcrisi di Suez\u00bb, scoppiata in seguito alla decisione del governo egiziano \u2013 guidato da Nasser \u2013 di nazionalizzare il canale di Suez, snodo decisivo dei traffici commerciali tra Oriente e Occidente e di vitale interesse per la Francia e soprattutto la Gran Bretagna. D\u2019accordo con le due potenze europee per un\u2019azione militare congiunta, Israele occup\u00f2 allora, tra ottobre e novembre di quell\u2019anno, la penisola del Sinai e la Striscia di Gaza. Segu\u00ec l\u2019intervento anglo-francese. Il successo militare dell\u2019operazione si tradusse per\u00f2 in una catastrofe politica. Le pressioni e le minacce degli Stati Uniti e soprattutto dell\u2019Unione Sovietica spinsero infatti le Nazioni Unite a condannare l\u2019invasione. E gli israeliani furono costretti a ritirarsi dai territori occupati. Da allora gli incidenti e gli scontri di frontiera tra arabi e israeliani andarono moltiplicandosi e pochi anni dopo, nel 1964, nacque l\u2019OLP, l\u2019Organizzazione per la liberazione della Palestina.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-36699698df08a99e0c16c9a0bef42716\">La terza guerra arabo-israeliana (1967)<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Tre anni pi\u00f9 tardi, nel 1967, scoppi\u00f2 il terzo conflitto arabo-israeliano, la cosiddetta \u00abguerra dei sei giorni\u00bb, seguita alla decisione egiziana di bloccare il transito delle navi dirette verso Israele attraverso il golfo di Aqaba. La risposta militare israeliana fu immediata e schiacciante e condusse, tra il 5 e il 10 giugno di quell\u2019anno, all\u2019occupazione della Striscia di Gaza, della Cisgiordania, dell\u2019alta Galilea, del Golan, della penisola del Sinai e di Gerusalemme est, che fu proclamata capitale dello stato ebraico. A nulla serv\u00ec la condanna delle Nazioni Unite, che spinsero per una soluzione negoziata del conflitto \u2013 la restituzione dei territori occupati in cambio del riconoscimento di Israele da parte dei paesi arabi \u2013 respinta da entrambe le parti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Israele avvi\u00f2 allora un processo di colonizzazione dei territori occupati, favorendo l\u2019insediamento di coloni ebraici e facendo crescere lo sfruttamento e la subordinazione economica della popolazione palestinese. Al tempo stesso, anche di fronte al radicalizzarsi dell\u2019OLP, prese a investire enormi risorse in sicurezza e spese militari, legandosi sempre pi\u00f9 strettamente agli Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ieb-assets.s3-eu-west-1.amazonaws.com\/files\/cache\/5e\/9b\/pikiwiki_israel_38832_ariel_sharon.jpg\/pikiwiki_israel_38832_ariel_sharon_960x0_aab50052dd85b34a5ec8e4fb0df06f62.jpg\" alt=\"\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-small-font-size\">Il generale Ariel Sharon sul fronte del Sinai (fonte: Wikipedia da The Israel Defense Forces Archive)<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-a14b4878acccb8c61db70c3c06bedcca\">Dal quarto conflitto arabo-israeliano (1973) agli accordi di Camp David (1978)<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u00c8 in questo quadro che scoppi\u00f2 nel 1973 il quarto conflitto arabo-israeliano, la cosiddetta \u00abguerra dello Yom Kippur\u00bb, dal nome di una delle pi\u00f9 importanti festivit\u00e0 ebraiche.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ieb-assets.s3-eu-west-1.amazonaws.com\/files\/cache\/c4\/4d\/israele_1973.png\/israele_1973_960x0_cadeb5af44b53a177bcbd6ad66e50d6d.png\" alt=\"Israele_1973.png\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">L\u2019attacco fu sferrato a sorpresa dall\u2019Egitto e dalla Siria in quel giorno di festa e trov\u00f2 in un primo momento impreparate le forze militari e di sicurezza di Israele. Con una efficace controffensiva, tuttavia, gli israeliani riuscirono a respingere gli eserciti nemici e a spingersi sino alla capitale egiziana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ieb-assets.s3-eu-west-1.amazonaws.com\/files\/cache\/44\/d5\/begin-_carter_and_sadat_at_camp_david_1978-1.jpg\/begin-_carter_and_sadat_at_camp_david_1978-1_960x0_5a2327d1c031ede9bc7c71db37860266.jpg\" alt=\"\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-small-font-size\">Il presidente USA Jimmy Carter fra Menachem Begin ed Anwar al-S\u0101d\u0101t a Camp David (fonte: Wikipedia)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La guerra in questo caso, grazie anche all\u2019opera di mediazione degli Stati Uniti, pose le premesse per gli importanti accordi di Camp David (1978) e il trattato di pace di Washington tra Israele ed Egitto (1979). Con essi l\u2019Egitto riconobbe finalmente lo Stato di Israele (e fu per questo espulso dalla Lega araba). Israele, dal canto suo, si ritir\u00f2 dalla penisola del Sinai e consolid\u00f2 i propri confini con l\u2019Egitto. Per questa politica di pacificazione i due firmatari dell\u2019accordo \u2013 il primo ministro israeliano Menahem Begin e il presidente egiziano Anwar Sadat \u2013 ottennero nel 1978 il premio Nobel per la pace. Per la stessa ragione, tuttavia, Sadat fu assassinato pochi anni dopo, nel 1981, dai fondamentalisti islamici.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-76e835dbb8d168d49eb5b434dc093896\">L\u2019\u00aboperazione Pace in Galilea\u00bb (1982)<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Dopo la guerra dello Yom Kippur, gli accordi di Camp David e il trattato di Washington, le tensioni e le violenze tra israeliani e palestinesi continuarono a crescere d\u2019intensit\u00e0 dentro e fuori i confini di Israele, in diversi casi coinvolgendo altri Stati della regione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Riprese anzitutto vigore la politica degli insediamenti ebraici in Cisgiordania, territorio occupato fin dalla \u00abguerra dei sei giorni\u00bb del 1967, che suscit\u00f2 a sua volta le reazioni dei palestinesi in una spirale di crescente violenza. In questo quadro, nel 1982, Israele mise a punto l\u2019operazione \u00abPace in Galilea\u00bb nel Libano meridionale, che fu invaso e occupato. L\u2019obiettivo era disarticolare la minaccia terroristica che trovava alimento nei campi profughi palestinesi situati in quella regione e al tempo stesso colpire l\u2019OLP, che aveva posto il suo quartier generale a Beirut, la capitale del Libano, e che fu quindi costretto a trasferirsi a Tunisi. \u00c8 in tale contesto che si consumarono, nel settembre di quello stesso anno, i massacri nei campi profughi di Sabra e Shatila, compiuti s\u00ec da milizie cristiane libanesi, ma con il tacito assenso dell\u2019esercito israeliano loro alleato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Crebbero cos\u00ec l\u2019opposizione interna al governo dominato dalle destre e lo sdegno della comunit\u00e0 internazionale, e Israele fu costretto a ritirarsi dal Libano. Il che, per\u00f2, avvenne soltanto nel 1985, in una situazione di grave crisi interna, segnata fin dalle elezioni del 1984 dalla formazione di un governo di coalizione tra le destre e i laburisti, alla cui guida si alternarono Shimon Peres (1984-86, leader dei laburisti) e Yitzhak Shamir (1986-1992, leader del Likud). Il primo fu ostacolato dalle destre nel suo tentativo di trovare un qualche accordo di compromesso almeno con i paesi arabi moderati. Il secondo acceler\u00f2 invece sulla politica degli insediamenti in Cisgiordania e Gaza, inasprendo nel contempo la repressione dei palestinesi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-c9676d26d45ac28aca3ee96b3fa57aa6\">Dalla prima Intifada agli accordi di Oslo (1987-1993)<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Segu\u00ec quindi, nel 1987, la prima Intifada, una vera e propria rivolta che si protrasse fino al 1993, con scioperi, boicottaggi, violente manifestazioni di piazza che seminarono morte e distruzione generando un clima di odio tra i contendenti. Nel frattempo, per\u00f2, maturarono spiragli di pace. Nel 1988, dunque ancora durante l\u2019Intifada, Yasser Arafat, leader dell\u2019OLP, si dichiar\u00f2 disposto a riconoscere l\u2019esistenza di Israele. Il premier israeliano Shamir, dal canto suo, accett\u00f2 che nei territori occupati si tenessero elezioni al fine di raccogliere il consenso dei palestinesi pi\u00f9 moderati, pur continuando con la politica del pugno di ferro nei confronti della \u00abguerra delle pietre\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ieb-assets.s3-eu-west-1.amazonaws.com\/files\/cache\/25\/92\/bill_clinton-_yitzhak_rabin-_yasser_arafat_at_the_white_house_1993-09-13-1.jpg\/bill_clinton-_yitzhak_rabin-_yasser_arafat_at_the_white_house_1993-09-13-1_960x0_7bc3e3465c5ae7c91f77ebe9ac6d8831.jpg\" alt=\"\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-small-font-size\">La storica stretta di mano tra Rabin e Arafat nel 1993 (fonte: Wikipedia da White House.gov)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Dopo la prima guerra del Golfo (1991) \u2013 in cui Israele non intervenne per le pressioni degli Stati Uniti, nonostante i bombardamenti iracheni sul suo territorio \u2013 la questione israelo-palestinese sembr\u00f2 avviarsi a una svolta, grazie anche alla mediazione del presidente americano Bill Clinton.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ieb-assets.s3-eu-west-1.amazonaws.com\/files\/cache\/d6\/ef\/israele_anni_90.png\/israele_anni_90_960x0_64836e50a6b13ef1349ee2d05991b558.png\" alt=\"Israele_anni_90.png\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Nel 1993, infatti, il nuovo governo laburista guidato da Yitzhak Rabin (agli Esteri Shimon Peres) e l\u2019OLP di Arafat siglarono gli accordi di Oslo, negoziati in Norvegia e poi sottoscritti a Washington. In base ad essi fu concessa l\u2019autonomia alla Striscia di Gaza, poi estesa anche a parti della Cisgiordania, e creata l\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-b27652177cbab49818e7d9812934b2fb\">Verso la seconda Intifada (2000)<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Si tratt\u00f2, tuttavia, di una fragile tregua. Ripresero infatti vigore gli opposti estremismi della destra israeliana e del fondamentalismo islamico. La prima torn\u00f2 al governo nel 1996, dopo l\u2019assassinio di Rabin per mano di un terrorista ebreo (1995) e un breve governo Peres (1995-1996), che in un clima di crescenti tensioni fece bombardare le milizie Hezbollah in Libano. Il secondo trov\u00f2 il suo principale punto di riferimento in Hamas, un\u2019organizzazione politico-militare islamista fondata nel 1987, all\u2019epoca della prima Intifada, che scaten\u00f2 un\u2019ondata di gravi attentati terroristici (anche suicidi) contro gli ebrei, generando in tal modo una sorta di \u00abislamizzazione\u00bb della questione palestinese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u00c8 in questo clima che le destre tornarono al potere con Benjamin Netanyahu, orientato allo scontro frontale, il quale impresse una nuova accelerazione agli insediamenti dei coloni nei territori ancora occupati. I laburisti tornarono nuovamente al governo tra il 1999 e il 2001 con Ehud Barak, che tent\u00f2 di riprendere i negoziati di pace con l\u2019OLP e port\u00f2 a compimento il ritiro delle truppe israeliane dal Libano meridionale. Durante il suo mandato, nel 2000, fall\u00ec, per il rifiuto di Arafat, il vertice di Camp David, promosso ancora una volta dal presidente Clinton.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Nello stesso anno, soprattutto, ebbe inizio la seconda Intifada, dopo una plateale e provocatoria visita di Ariel Sharon, leader del Likud, circondato da centinaia di poliziotti armati, alla Spianata delle Moschee a Gerusalemme, luogo sacro sia per gli ebrei sia per i musulmani. Da quel momento ebbe inizio una rivolta durata per diversi anni, costellata da continui attentati suicidi contro i civili e violenze da parte soprattutto di Hamas e da brutale repressione e omicidi mirati da parte israeliana.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-e06df9abf6c4aff984c1887bc79f95a1\">La fine dell\u2019occupazione della Striscia di Gaza (2005)<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Una svolta importante ma tutt\u2019altro che definitiva nel conflitto israelo-palestinese si ebbe nel 2005 con la decisione dell\u2019allora capo del governo Ariel Sharon di porre fine all\u2019occupazione della Striscia di Gaza, troppo gravosa per Israele, e di affidarne il governo all\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese, che governava anche parti della Cisgiordania.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Le elezioni del 2006 indette dall\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese crearono tuttavia nuove e assai complicate fratture. Nella Striscia di Gaza \u2013 nel frattempo isolata e blindata su tutti i lati da Israele attraverso barriere, muri e blocchi navali e soggetta poi, dal 2007, a un pesantissimo embargo anche da parte egiziana \u2013 vinsero a sorpresa i radicali di Hamas sul partito moderato Fatah, che invece riusc\u00ec a prevalere in Cisgiordania.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">I due territori palestinesi seguirono da allora due strade in ampia misura diverse. Nel contempo, all\u2019interno della Striscia si accese una vera e propria guerra civile tra i seguaci di Hamas e Fatah, che si concluse con la vittoria dei primi, ottenuta con la forza e mai pi\u00f9 sottoposta, fino a oggi, alla prova di nuove elezioni.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-c9e18d569977633862f9b843173eac59\">Verso la catastrofe (2005-2023)<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Dal \u00abdisimpegno\u00bb israeliano del 2005, la Striscia di Gaza \u00e8 rimasta la ferita aperta pi\u00f9 bruciante dell\u2019intera \u00abquestione israelo-palestinese\u00bb, che continua a essere avvitata nella contrapposizione tra i due estremismi di Hamas e della destra israeliana, due forze che di fatto si alimentano vicenda, sullo sfondo di un gioco pi\u00f9 ampio e complesso in cui si muovono attori regionali e globali in latente conflitto: Iran, Russia, Stati Uniti, per citare solo i principali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Dopo l\u2019embargo decretato nel 2007, che ha messo in ginocchio una popolazione molto giovane, allo stremo e senza prospettive, gli scontri tra israeliani e palestinesi sono continuati senza sosta. Per anni Hamas e Israele hanno continuato a bombardarsi a vicenda, con migliaia di vittime soprattutto palestinesi e distruzione di interi quartieri nelle citt\u00e0 della Striscia. In diversi casi \u2013 cos\u00ec tra il 2008 e il 2009 e poi nel 2014 \u2013 l\u2019esercito israeliano ha condotto vere e proprie operazioni di guerra entrando nella Striscia con lo scopo di disarticolare e distruggere le basi di Hamas e la vastissima rete di tunnel sotterranei che essa ha costruito nel tempo per nascondersi e per procurarsi armi e altri beni altrimenti inaccessibili a causa dell\u2019embargo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Tregue, accordi, parziali concessioni non hanno mai posto per davvero fine agli scontri, che hanno investito, nel 2021, la stessa Gerusalemme. In questo quadro, che purtroppo continua ad autoalimentarsi, i tentativi di trovare una soluzione diplomatica pi\u00f9 generale a un conflitto che ha ormai \u2013 come si \u00e8 detto \u2013 i \u00abcapelli bianchi\u00bb sono andati o rischiano di andare in fumo e di restare lettera morta. Cos\u00ec gli \u00abaccordi di Abramo\u00bb (2020), che hanno almeno in parte normalizzato, con la mediazione del presidente americano Donald Trump, i rapporti di Israele con paesi musulmani tradizionalmente ostili, come gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein, cui si \u00e8 poi aggiunto il Marocco. E cos\u00ec la prospettiva, molto concreta solo pochi giorni prima del 7 ottobre 2023, di un accordo storico tra Israele e l\u2019Arabia Saudita. Poi per\u00f2 \u00e8 arrivato quel fatidico 7 ottobre. Tra l\u2019altro \u2013 si deve aggiungere \u2013 nel bel mezzo di una crisi profonda del governo delle destre guidato da Netanyahu, aspramente contestato all\u2019interno, che forse avrebbe potuto dare una qualche prospettiva al processo di pace.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-2cb2f9da9cac15d9e0446ba946de777d\">\u00ab10\/7\u00bb<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u00c8 stato ripetuto da pi\u00f9 parti che quanto \u00e8 successo il 7 ottobre 2023 costituisce per molti versi qualcosa di analogo al cosiddetto \u00ab9\/11\u00bb, vale a dire degli attentati che hanno colpito New York e il Pentagono l\u201911 settembre 2001. \u00c8 stato lo stesso Presidente americano Joe Biden a sottolinearlo, quando ha robustamente esortato il capo del governo israeliano Benjamin Netanyahu a \u00abnon fare gli stessi errori\u00bb \u2013 Afghanistan, Iraq \u2013 che gli Stati Uniti avevano commesso dopo quei terribili e spettacolari attentati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ieb-assets.s3-eu-west-1.amazonaws.com\/files\/cache\/ee\/bb\/p20230920cs-0125_-53234992098.jpg\/p20230920cs-0125_-53234992098_960x0_cf50037a7d82cb110ad4509699737821.jpg\" alt=\"\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-small-font-size\">Il presidente israeliano Benjamin Netanyahu con il presidente americano Joe Biden in un incontro alla Casa Bianca. (fonte: Wikipedia da White House.gov)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">In effetti, a due mesi di distanza dai fatti, quel che si \u00e8 riuscito a ricostruire di quella orribile e imprevedibile giornata tramite testimonianze, immagini, video \u2013 peraltro rimasti in ampia parte inaccessibili al grande pubblico \u2013 ci restituisce lo scenario di un altrettanto spettacolare atto di terrore al rallentatore, protrattosi per svariate ore ed evidentemente organizzato da molto tempo fin nei minimi dettagli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">L\u2019attacco di Hamas \u00e8 iniziato intorno alle 6.30 del mattino con un diluvio di razzi Qassam lanciati contro il territorio di Israele: circa 3.000 in poco meno di mezz\u2019ora, annunciati dal suono cupo delle sirene antiaeree. Il bombardamento massiccio \u00e8 stato in gran parte neutralizzato da Iron Dome, la \u00abcupola di ferro\u00bb, un efficace sistema antimissilistico attivo 24 ore su 24 e gi\u00e0 sperimentato dagli israeliani fin dal 2010-2011, mai per\u00f2 in una misura cos\u00ec massiccia. Quasi contemporaneamente un numero imprecisato di miliziani di Hamas ha fatto irruzione nei territori israeliani prossimi alla Striscia di Gaza. Alcuni via terra, a bordo di moto, furgoni e pick-up o a piedi, dopo aver sfondato con i bulldozer le odiate barriere di protezione che \u00abmurano\u00bb la Striscia. Altri dal cielo, con deltaplani e parapendii a motore atterrati in modo spettacolare dall\u2019altra parte delle recinzioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u00c8 iniziata allora una vera e propria strage di militari ma soprattutto di civili inermi, massacrati casa per casa, kibbutz per kibbutz, check-point per check-point, tra esecuzioni, stupri e violenze di ogni genere contro chiunque: donne, bambini, giovani, anziani, soldati. Particolarmente sconvolgente la sequenza di violenze che si \u00e8 abbattuta, a pochi passi dal confine della Striscia nel deserto del Neghev, sul Nova Music Festival, un rave party cui stavano partecipando circa tremila giovani, molti dei quali, tra l\u2019altro, attivisti pro-Palestina. La festa si \u00e8 trasformata improvvisamente in un incubo. Decine di miliziani hanno iniziato a sparare raffiche di mitra sulla folla, a inseguire e poi a uccidere singoli ragazzi e ragazze che, in preda al panico, tentavano di fuggire o di nascondersi tra i cespugli, accanendosi poi sui loro corpi. Alcuni giovani sono stati rapiti, caricati su moto e pick-up e portati nella Striscia esibiti con i corpi nudi o seminudi, non si capisce se vivi o morti, come macabri trofei. Un\u2019esperienza sconvolgente. Anche per i sopravvissuti psicologicamente insuperabile, come hanno mostrato i casi di suicidio registrati a distanza di settimane dall\u2019evento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La mattanza del rave party e degli insediamenti aggrediti dai terroristi \u00e8 durata per ore, fino a quando le forze militari e di sicurezza non sono faticosamente riuscite a intervenire e ad arginare almeno in gran parte il massacro. Il bilancio \u00e8 di circa 1.200 morti, trecento dei quali sono i ragazzi del Nova Music Festival. A questa carneficina (i cui dati sono ancora in aggiornamento) si deve poi aggiungere il rapimento di alcune centinaia di persone \u2013 tra cui bambini, donne e anziani \u2013 che sono stati portati nella Striscia come ostaggi da gettare sul piatto della complicatissima trattativa che doveva di l\u00ec a poco aprirsi di fronte alla pi\u00f9 che prevedibile reazione israeliana. La quale \u00e8 sopraggiunta immediatamente.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-30ffd86194aaddae3872203b3ce926c1\">La reazione di Israele e la guerra di Gaza<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">L\u2019attacco del 10\/7 ha avuto l\u2019effetto \u2013 scontato \u2013 di consolidare d\u2019un tratto la traballante posizione di Netanyahu, e cio\u00e8 del pi\u00f9 irriducibile nemico di Hamas e pi\u00f9 in generale della questione palestinese. La risposta di Israele \u00e8 stata istantanea e si \u00e8 tradotta, lo stesso 7 ottobre, in un bombardamento di rappresaglia su Gaza City e nell\u2019avvio dell\u2019operazione \u00abSpade di ferro\u00bb, finalizzata alla distruzione di Hamas. L\u20198 ottobre \u00e8 stato dichiarato ufficialmente lo stato di guerra, che nei primi giorni, accanto a martellanti raid aerei e missilistici, si \u00e8 tradotto nel \u00abblocco totale\u00bb della Striscia, privata dell\u2019energia elettrica ed ermeticamente chiusa a qualsiasi rifornimento di generi alimentari, medicinali, carburante. L\u201911 ottobre si \u00e8 formato un nuovo governo di unit\u00e0 nazionale, sempre sotto la guida di Netanyahu. Intanto, altrettanto prevedibilmente, Hamas ha iniziato a minacciare l\u2019uccisione degli ostaggi se Israele non avesse interrotto raid e bombardamenti, aprendo cos\u00ec profonde fratture nell\u2019opinione pubblica israeliana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">L\u2019assedio e i raid dei primi giorni dovevano costituire il preludio dell\u2019attacco di terra, vale a dire della penetrazione delle forze militari israeliane nella Striscia per dare la caccia ai miliziani e soprattutto ai capi di Hamas e per distruggere la rete di tunnel in cui erano collocate le basi dell\u2019organizzazione terroristica e probabilmente gli stessi ostaggi. Un\u2019azione di questo genere, in un contesto assai densamente popolato, prefigurava costi umani enormi per i palestinesi e un difficilissimo contesto di guerriglia urbana, assai pericoloso per le stesse forze militari israeliane.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Nonostante l\u2019opposizione della comunit\u00e0 internazionale, dell\u2019ONU, di molte organizzazioni umanitarie e degli stessi Stati Uniti, che hanno invitato a pi\u00f9 riprese il governo israeliano a \u00abnon ripetere gli errori\u00bb che essi stessi avevano commesso dopo l\u201911 settembre 2001, Netanyahu e i suoi ministri sono andati dritti per la loro strada. Hanno quindi ordinato ai palestinesi di evacuare la parte settentrionale della Striscia, compresa la stessa Gaza City, e di spostarsi verso sud, a ridosso con la frontiera con l\u2019Egitto (a sua volta ermeticamente chiusa), per poter continuare a bombardare. L\u2019ordine di evacuazione ha richiamato alla memoria di molti palestinesi il ricordo della&nbsp;<em>nakba&nbsp;<\/em>del 1948-1949. E i bombardamenti sono proseguiti, mietendo un gran numero di vittime civili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il 27 ottobre l\u2019ONU ha infine approvato a maggioranza una risoluzione per chiedere una tregua umanitaria nella Striscia, con il voto contrario di 14 paesi, tra cui gli Stati Uniti e Israele, e 44 astenuti. Il giorno successivo, tuttavia, ha preso avvio l\u2019invasione di terra, che \u00e8 proseguita tra incidenti di ogni tipo. Nel frattempo, in un quadro di crescente isolamento internazionale di Israele, sono andate crescendo le tensioni in Cisgiordania. Iran e Hezbollah, pur negando qualsiasi coinvolgimento negli attentati del 7 ottobre, si sono schierati dalla parte di Hamas. Anche la Turchia \u00e8 scesa in campo contro Israele e cos\u00ec molti paesi arabi che hanno chiesto al governo israeliano di cessare le ostilit\u00e0. Gli stessi Stati Uniti, che pure hanno schierato navi e sottomarini nella regione a scopo di deterrenza nei confronti di altri attori regionali (soprattutto l\u2019Iran), si sono pronunciati contro lo spostamento forzato dei palestinesi da Gaza e contro qualsiasi ipotesi di rioccupazione della Striscia da parte di Israele, chiedendo anch\u2019essi un cessate il fuoco. L\u2019opinione pubblica internazionale si \u00e8 ampiamente mossa contro la guerra di Gaza, in vari casi assumendo toni fortemente antisionisti (talora antisemiti) e antiamericani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Per qualche giorno \u2013 circa una settimana \u2013 la tregua \u00e8 arrivata, anche per la pressione di coloro che premevano per avviare trattative sugli ostaggi nelle mani di Hamas. Alcuni di essi sono stati effettivamente rilasciati, in cambio della liberazione di palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane. Poi per\u00f2, in seguito anche a un attentato terroristico rivendicato da Hamas a Gerusalemme, l\u2019operazione di terra, accompagnata da bombardamenti, \u00e8 ripresa ed \u00e8 tuttora in corso (8 dicembre).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il bilancio, a oggi, \u00e8 disastroso. La Striscia di Gaza \u00e8 in una condizione di vera e propria catastrofe umanitaria. Le vittime, per quanto \u00e8 possibile contarle, sono migliaia. I dati a oggi pi\u00f9 recenti del Ministero della Sanit\u00e0 di Gaza calcolano circa 17.000 morti palestinesi. Ma si tratta di cifre tutte da verificare e soprattutto ancora provvisorie in un conflitto la cui conclusione non appare certo ancora vicina.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-c95117b5560708b080e4382c8f7673fa\">Prospettive<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u00c8 francamente difficile immaginare come possa evolvere in futuro questa ennesima e gravissima crisi internazionale. Tre ordini di difficolt\u00e0 rendono piuttosto cupa qualsiasi ragionevole previsione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La prima riguarda lo scenario internazionale complessivo, che \u00e8 diventato \u2013 detto in estrema sintesi \u2013 particolarmente conflittuale e si trova in una fase di riassestamento a causa dell\u2019evidente ridimensionamento della potenza globale degli Stati Uniti e dell\u2019ascesa di altri importanti attori globali e regionali. In questo quadro, ogni conflitto in qualsiasi parte del mondo diventa il banco di prova di tensioni e bracci di ferro che non facilitano la ricerca di soluzioni di compromesso e anzi, spesso, complicano le situazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La seconda difficolt\u00e0 riguarda la leadership dei due contendenti, che in Israele da ormai diversi anni non sembra essere all\u2019altezza e in Palestina semplicemente non esiste. L\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese, con il suo capo Abu Mazen, \u00e8 del tutto impotente e inascoltata. Con chi dovrebbe \u00abtrattare\u00bb un\u2019ipotetica classe dirigente israeliana, che pure non si vede all\u2019orizzonte? Con i terroristi di Hamas?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La terza difficolt\u00e0, infine, discende dal fatto che il conflitto israelo-palestinese ha ormai alle spalle una storia troppo lunga. Una storia che si \u00e8 costruita per oltre un secolo sull\u2019odio generato da tragedie e lutti continui e sulla reciproca sfiducia. I fatti del 7 ottobre e quello che ne \u00e8 seguito non hanno fatto altro che confermarla. \u00c8 dunque facile immaginare che i fantasmi dei morti continueranno ad alimentare in futuro un potente desiderio di vendetta e di guerra, che solo leadership adeguate e una comunit\u00e0 internazionale coesa potrebbero in qualche misura contenere.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p>Crediti immagine:&nbsp;boygointer&nbsp;\/ 123RF<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 7 ottobre 2023 il conflitto israelo-palestinese si \u00e8 riacceso nel pi\u00f9 feroce e drammatico dei modi. 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