{"id":5089,"date":"2024-05-20T12:41:11","date_gmt":"2024-05-20T10:41:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/?p=5089"},"modified":"2025-10-12T17:52:24","modified_gmt":"2025-10-12T15:52:24","slug":"il-medio-oriente-e-il-mondo-in-fiamme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/?p=5089","title":{"rendered":"Il Medio Oriente (e il mondo) in fiamme"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/guerra-israele-palestina-scaled-e1747774125244.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1728\" height=\"889\" src=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/guerra-israele-palestina-scaled-e1747774125244.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4828\" srcset=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/guerra-israele-palestina-scaled-e1747774125244.jpg 1728w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/guerra-israele-palestina-scaled-e1747774125244-300x154.jpg 300w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/guerra-israele-palestina-scaled-e1747774125244-1024x527.jpg 1024w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/guerra-israele-palestina-scaled-e1747774125244-768x395.jpg 768w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/guerra-israele-palestina-scaled-e1747774125244-1536x790.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1728px) 100vw, 1728px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/sezioni-lettere\/storia-di-oggi\/il-medio-oriente-e-il-mondo-in-fiamme\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"357\" height=\"184\" src=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4906\" style=\"width:200px\" srcset=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001.jpeg 357w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001-300x155.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 357px) 100vw, 357px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Sono passati ormai quasi otto mesi dalla strage del 7 ottobre 2023 perpetrata da Hamas in Israele e dall\u2019inizio della campagna militare israeliana nella Striscia di Gaza e ancora non si vede all\u2019orizzonte una qualche prospettiva di conclusione negoziata del conflitto. Un gran numero di ostaggi israeliani \u2013 non si sa se vivi o morti \u2013 sono ancora nelle mani di Hamas. Nel contempo, il numero delle vittime palestinesi \u00e8 andato crescendo esponenzialmente, nel quadro di una gravissima crisi umanitaria. Una crisi che si andr\u00e0 sicuramente aggravando se vi sar\u00e0 l\u2019annunciato assalto dell\u2019esercito israeliano alla citt\u00e0 di Rafah, nel sud della Striscia al confine con l\u2019Egitto, dove pare siano concentrati i miliziani di Hamas e dove sicuramente sono ammassati circa un milione e mezzo di profughi, costretti ancora una volta a fuggire non si sa dove. Come se non bastasse, il conflitto ha travalicato pericolosamente i suoi gi\u00e0 porosissimi confini: ha fin da subito coinvolto il Libano, dove opera Hezbollah; si \u00e8 esteso al Mar Rosso, con gli assalti dei miliziani yemeniti Houthi alle navi mercantili di mezzo mondo; e ha coinvolto direttamente l\u2019Iran, sia pure per pochi giorni. La comunit\u00e0 internazionale, a sua volta, appare profondamente spaccata. Gli stessi rapporti tra Stati Uniti e Israele \u2013 storicamente saldissimi da oltre settant\u2019anni \u2013 sono estremamente tesi, al limite della rottura. In pi\u00f9, in ampia parte del mondo occidentale, soprattutto nei campus universitari e tra i giovani, va crescendo un\u2019onda di simpatie per la causa della \u00abPalestina libera dal fiume al mare\u00bb, che in alcuni casi sembra tradursi in rigurgiti di antisionismo se non addirittura di antisemitismo, quasi sempre conditi da pesanti dosi di antioccidentalismo. Il tutto, mentre continua con crescente ferocia il conflitto russo-ucraino e alla vigilia di decisivi appuntamenti elettorali, che potrebbero pesare in modo significativo sugli assetti della politica internazionale: le elezioni del Parlamento europeo, che si terranno agli inizi di giugno 2024, e soprattutto le elezioni presidenziali degli Stati Uniti, che si svolgeranno nel novembre successivo e vedranno nuovamente sfidarsi Donald Trump e il presidente in carica Joe Biden.<\/p>\n\n\n\n<p>Come andr\u00e0 a finire? Difficile a dirsi. Possiamo intanto provare a ricostruire i fatti salienti di questi ultimi turbolentissimi mesi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La guerra nella Striscia di Gaza<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Abbiamo gi\u00e0 raccontato in un&nbsp;<a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/sezioni-lettere\/storia-di-oggi\/10-7-il-conflitto-israelo-palestinese\">precedente articolo<\/a>&nbsp;gli eventi del 7 ottobre 2023 e la successiva risposta di Israele fino agli inizi di dicembre: la dichiarazione dello stato di guerra (8 ottobre), l\u2019assedio della Striscia, i primi raid aerei e missilistici, i bombardamenti indiscriminati e poi gli inizi di un massiccio attacco di terra (27 ottobre), con un\u2019unica fragilissima tregua durata pochissimi giorni, dal 24 novembre al 1\u00b0 dicembre. Da quel giorno l\u2019offensiva israeliana e i lanci di razzi da parte di Hamas e dei loro alleati (in primo luogo Hezbollah in Libano) sono continuati senza sosta, in un clima di crescente irrigidimento delle parti. Tra ipotesi di cessate il fuoco e liberazione di ostaggi ripetutamente annunciate e poi sistematicamente fallite.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019attacco di terra israeliano, finalizzato a liberare gli ostaggi e a eliminare le milizie di Hamas, si \u00e8 sviluppato in modo almeno relativamente geometrico: dapprima nel Nord della Striscia, poi a Gaza City e nella parte centrale del territorio palestinese, quindi nella zona meridionale, nelle citt\u00e0 di Khan Yunis e da ultimo di Rafah, al confine con l\u2019Egitto. Le forze di difesa israeliane (Israel Defense Forces, IDF) hanno di regola adottato la seguente strategia di attacco: ordini pressoch\u00e9 immediati di evacuazione alla popolazione civile palestinese, costretta dunque a spostarsi in massa soprattutto verso il Sud della Striscia; bombardamenti aerei e missilistici con elevato numero di vittime civili e distruzione dei centri abitati; quindi combattimenti strada per strada e casa per casa sul terreno, resi particolarmente complicati dall\u2019articolato sistema di tunnel sotterranei \u2013 sotto edifici civili, scuole, ospedali, etc. \u2013 costruiti da Hamas nel corso degli anni e utilizzati in questi mesi come rifugi per i miliziani, come depositi di armi e come nascondigli per la detenzione degli ostaggi israeliani.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I risultati di questa strategia, perseguita duramente dal governo ultranazionalista di Benjamin Netanyahu, sono sotto gli occhi del mondo intero: se all\u2019inizio di dicembre le vittime palestinesi ammontavano a 17.000 unit\u00e0 circa, oggi (18 maggio 2024), sempre secondo le stime del Ministero della Sanit\u00e0 di Gaza, sono pi\u00f9 che raddoppiate: oltre 35.000 morti, tra cui un elevatissimo numero di bambini, a cui devono aggiungersi decine di migliaia di feriti, mutilati e persone bisognose di cure. Fonti delle IDF hanno precisato qualche tempo fa che almeno un terzo delle vittime sarebbero miliziani di Hamas: un miliziano, dunque, per ogni due civili palestinesi. Il che rappresenterebbe, sempre secondo quelle fonti, in un contesto complicatissimo di&nbsp;<em>urban warfare<\/em>&nbsp;in cui i civili vengono di fatto usati da Hamas come scudi umani, un risultato \u00abpositivo\u00bb in termini militari, almeno se confrontato con situazioni in qualche modo simili.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ammesso per\u00f2 che queste stime siano davvero accurate \u2013 cosa assai difficile da accertare \u2013 resta il fatto che la guerra di Gaza sta producendo una vera e propria crisi umanitaria che attanaglia ormai una massa enorme di sfollati costretti ad accamparsi in precari campi profughi, molto spesso ridotti alla fame, senza acqua, senza medicine, senza possibilit\u00e0 di curarsi in ospedali rasi al suolo o gravemente danneggiati, raggiunti poco e male dagli aiuti umanitari (pi\u00f9 volte bloccati da Israele), terrorizzati quotidianamente da martellanti bombardamenti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Da qui il crescente isolamento internazionale di Israele e la sempre pi\u00f9 aperta opposizione dell\u2019opinione pubblica mondiale all\u2019operato del suo governo. Un governo che non ha chiarito fino in fondo \u2013 dato cruciale \u2013 cosa ne sar\u00e0 di Gaza dopo la fine del conflitto, se ci sar\u00e0 cio\u00e8 un\u2019occupazione israeliana (militare o civile) del suo territorio. Che non \u00e8 riuscito inoltre a liberare gli ostaggi, alcuni dei quali sono anzi rimasti vittime delle incursioni delle IDF e dei bombardamenti. E che non \u00e8 riuscito a far cessare gli attacchi di Hamas e dei suoi alleati, i quali si stanno anzi robustamente riorganizzando nel Nord della Striscia. Le recenti tensioni all\u2019interno dell\u2019esecutivo tra il ministro della Difesa Yoav Gallant, contrario all\u2019occupazione di Gaza dopo la guerra, e lo stesso Netanyahu e gli ultraconservatori, assai ambigui sul punto, mostrano che le fibrillazioni della classe dirigente israeliana si stanno spostando all\u2019interno del governo, con esiti imprevedibili. Il tutto, per\u00f2, mentre l\u2019opposizione interna al governo ultranazionalista, molto forte tra i parenti degli ostaggi, stenta in verit\u00e0 a decollare per il senso di insicurezza che ha pervaso gli israeliani dopo il trauma del 7 ottobre.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 impossibile seguire nel dettaglio lo sviluppo delle operazioni militari delle IDF nella Striscia, con il loro stillicidio quotidiano di evacuazioni, bombardamenti a tappeto, combattimenti sul terreno, talora \u2013 pare \u2013 affidati con significativi margini di errore alla profilazione di nemici e target mediante l\u2019intelligenza artificiale. Va invece sottolineato che il conflitto ha ampiamente travalicato la Striscia, rischiando in pi\u00f9 occasioni di incendiare l\u2019intero Medio Oriente.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La guerra fuori dalla Striscia di Gaza<\/strong><strong><\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Fin dal 7-8 ottobre 2023 la \u00abguerra di Gaza\u00bb \u2013 come viene spesso definita &#8211; \u00e8 stata combattuta ben oltre i confini della Striscia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tensioni e violenti scontri hanno ovviamente investito il secondo grande e assai complicato frammento dei territori palestinesi: la Cisgiordania. Si tratta di un territorio diviso in tre aree: l\u2019area A, sotto il controllo dell\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese (ANP); l\u2019area B, amministrata congiuntamente dall\u2019ANP e dagli israeliani; e l\u2019area C, sotto il controllo israeliano. In questo territorio i coloni israeliani continuano da decenni a espandersi illegalmente e con la violenza ai danni dei residenti palestinesi, teorizzando nelle loro frange pi\u00f9 estremiste l\u2019esatto opposto di quanto vorrebbe Hamas: la costruzione di uno Stato ebraico \u00abdal fiume al mare\u00bb. Come era prevedibile, dopo il 7 ottobre il livello dello scontro tra le due comunit\u00e0 si \u00e8 andato innalzando, questa volta alla luce del sole e spesso con la complicit\u00e0 delle autorit\u00e0 israeliane. In particolare, un\u2019unit\u00e0 dell\u2019esercito di Israele, il battaglione Netzah Yehuda, composto da militari nazionalisti e ultraortodossi, si \u00e8 distinta per il suo fanatismo e le sue violenze, al punto da essere stata recentemente colpita da formali sanzioni da parte degli Stati Uniti e di vari governi europei. In Cisgiordania, insomma, la temperatura \u00e8 elevatissima.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle tensioni e alle violenze in Cisgiordania si deve poi aggiungere la guerra vera e propria tra Israele e il cosiddetto \u00abasse della resistenza\u00bb: la vasta e articolata rete di gruppi armati sciiti che affianca Hamas con il sostegno aperto e talora la regia diretta dell\u2019Iran. Tale rete si estende tra il Libano, la Siria, l\u2019Iraq e lo Yemen e ha le sue forze pi\u00f9 attive e intraprendenti nelle milizie di Hezbollah in Libano e nei combattenti Huthi dello Yemen.<\/p>\n\n\n\n<p>Hezbollah si \u00e8 schierato fin dal 7-8 ottobre 2023 con Hamas, dichiarandosi pronto alla \u00abguerra totale\u00bb con Israele e i suoi alleati e accusando esplicitamente gli Stati Uniti \u2013 che nel frattempo avevano inviato proprie navi nel Mediterraneo \u2013 di essere responsabili della guerra a Gaza. Gli scontri sulla linea di confine tra Libano e Israele e i bombardamenti sono stati da allora costanti, si sono estesi anche in territorio siriano e iracheno, e sono andati crescendo di intensit\u00e0 soprattutto dopo gli inizi di gennaio, in seguito all\u2019uccisione a Beirut di uno dei capi di Hamas, Saleh al Arouri (2 gennaio), e qualche giorno dopo (8 gennaio) di uno dei leader militari di Hezbollah, Wissam Tawil, in un villaggio libanese situato a ridosso del confine con Israele. Una vera e propria \u00abguerra totale\u00bb, tuttavia, non ancora \u00e8 scoppiata, forse perch\u00e9 \u2013 affermano alcuni osservatori \u2013 al di l\u00e0 delle retoriche della resistenza, la priorit\u00e0 di Hezbollah \u00e8 ormai consolidare le proprie posizioni in Libano, senza lanciarsi in avventure troppo rischiose. La situazione sarebbe diversa se fosse Israele \u2013 come alcuni analisti paventano \u2013 a lanciare un attacco massiccio contro il Libano, anche con un\u2019incursione di terra, per mettere in sicurezza la frontiera nord del paese. Gli esiti di un passo del genere, avversato dagli Stati Uniti e da diversi paesi europei, rinsalderebbero tuttavia l\u2019asse della resistenza e sarebbero del tutto imprevedibili. Si tratta dunque di una partita complessa e ancora aperta, che non ha impedito a Israele e Hezbollah di colpirsi di fatto senza sosta.<\/p>\n\n\n\n<p>Altrettanto complessa la minaccia dei miliziani sciiti Huthi, sostenuti sempre dall\u2019Iran e protagonisti da anni di una terribile guerra civile che ha lacerato e continua a lacerare lo Yemen. Anch\u2019essi sono scesi platealmente in campo a fianco di Hamas nella guerra per Gaza, aprendo cos\u00ec, da Sud, un secondo fronte di guerra contro Israele accanto a quello libanese. Dotati di un significativo arsenale di provenienza iraniana, gli Huthi hanno prima bombardato il porto israeliano di Eilat, che si affaccia sul Mar Rosso, e poi hanno ripetutamente preso di mira le grandi navi mercantili (per lo pi\u00f9 dirette in Israele) che transitano nel Golfo di Aden, nel Mar Rosso e poi nel Canale di Suez, colpite soprattutto con droni e razzi o direttamente assaltate con vere e proprie azioni di pirateria. Trattandosi di uno snodo commerciale cruciale \u2013 vi transita quasi il 40% del commercio marittimo mondiale \u2013 le loro azioni hanno inflitto una ferita profonda alla libert\u00e0 di navigazione e gravissimi danni economici, spingendo molti colossi del trasporto via mare a percorrere la rotta ben pi\u00f9 lunga e costosa che circumnaviga l\u2019Africa. Il che ha spinto per reazione gli Stati Uniti e diversi altri paesi, tra cui il Regno Unito, a lanciare l\u2019operazione \u00abProsperity Guardian\u00bb con l\u2019obiettivo di neutralizzare e rispondere alle minacce Huthi. L\u2019Unione Europea, dal canto suo, ha avviato contro gli Huthi l\u2019operazione \u00abAspides\u00bb, di carattere pi\u00f9 propriamente difensivo, guidata per ci\u00f2 che riguarda le forze navali da un ammiraglio italiano.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Lo scontro diretto tra Israele e Iran<\/strong><strong><\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Nel mese di aprile il conflitto ha rischiato di deflagrare in una guerra di dimensioni assai pi\u00f9 vaste, con il coinvolgimento diretto \u2013 e non pi\u00f9 solo per procura \u2013 dell\u2019Iran. Ad accendere la miccia \u00e8 stata, il 1\u00b0 aprile, un\u2019\u00abesecuzione mirata\u00bb delle forze militari israeliane. Quel giorno, aerei da combattimento F-35 delle IDF, alzatisi in volo dal Golan, hanno lanciato 6 missili contro il consolato iraniano a Damasco, in Siria. La sede diplomatica \u00e8 stata distrutta e nell\u2019attacco hanno perso la vita undici persone, tra cui due alti ufficiali iraniani della \u00abForza Quds\u00bb, gruppo di \u00e9lite dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, allora operativi in funzione antisraeliana tra Siria, Libano e Palestina: il generale Mohammad Reza Zahedi e Mohammad Hadi Haji Rahimi. Un attacco cos\u00ec scoperto, per di pi\u00f9 a una sede diplomatica protetta in quanto tale dal diritto internazionale, e con vittime cos\u00ec eccellenti non poteva restare senza conseguenze. E cos\u00ec \u00e8 stato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo svariate minacce di rappresaglia, nella notte tra il 13 e il 14 aprile uno sciame di centinaia di droni e una pioggia di missili sono stati lanciati dall\u2019Iran (a duemila chilometri di distanza) su Israele. Secondo Tel Aviv l\u2019attacco non avrebbe sortito danni rilevanti n\u00e9 fatto vittime: la gran parte dei droni e dei missili sarebbero stati abbattuti fuori dallo spazio aereo israeliano, grazie al sistema di difesa missilistica Iron Dome e alla collaborazione di caccia statunitensi, britannici e anche di alcuni paesi arabi (sunniti e anti-iraniani), in primo luogo la Giordania e forse la stessa Arabia Saudita (quanto meno per il supporto logistico). Non \u00e8 chiaro se l\u2019attacco iraniano, sicuramente massiccio, ma preannunciato da tempo e, almeno per quanto riguarda i droni, \u00abal rallentatore\u00bb (data la loro bassa velocit\u00e0: circa 200 km\/h su una distanza di 2000 km circa) sia stato concepito per fare vittime e danni reali oppure come un chiaro e robusto avvertimento. Fatto sta che all\u2019indomani dei bombardamenti l\u2019Iran ha dichiarato \u00abchiuso\u00bb l\u2019incidente di Damasco, salvo un\u2019ulteriore ritorsione israeliana. Israele, dal canto suo, ha considerato l\u2019inefficacia dell\u2019attacco come una \u00abvittoria\u00bb, riservandosi la possibilit\u00e0 di ulteriori ritorsioni. Grazie alla pressione internazionale, soprattutto degli Stati Uniti, la risposta di Israele c\u2019\u00e8 stata, ma di entit\u00e0 poco chiara e sicuramente modesta: Tel Aviv ha colpito \u2013 non si sa se con droni o missili \u2013 il territorio iraniano, probabilmente una base militare nel centro del paese, dimostrando cos\u00ec di essere in grado di farlo. Ma senza provocare vittime e danni di rilievo. Il che ha consentito ai due contendenti di chiudere almeno per il momento l\u2019\u00abincidente\u00bb e di procedere a una graduale&nbsp;<em>de-escalation<\/em>&nbsp;e all\u2019intero Medio Oriente di non precipitare in un conflitto su vasta scala, tale da coinvolgere le grandi potenze e in particolare gli stessi Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo modo, almeno per il momento, la guerra \u00e8 tornata a concentrarsi nella Striscia di Gaza, in particolare a Rafah, e alla frontiera con il Libano, dunque con Hamas e Hezbollah. La prospettiva di uno scontro aperto con l\u2019Iran, che non \u00e8 ancora (ma forse per poco) una potenza nucleare, rimane tuttavia sullo sfondo. Il che getta molte ombre sul futuro della politica mondiale se solo si considera che la repubblica islamica \u00e8 a sua volta saldamente legata, anche sul piano militare, alla Russia (in piena offensiva in Ucraina) e alla Corea del Nord. La partita, dunque, \u00e8 molto delicata. Ed \u00e8 resa ancora pi\u00f9 complessa dalla conclamata impotenza della diplomazia e delle organizzazioni internazionali, in primo luogo delle Nazioni Unite.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La guerra, la diplomazia e l\u2019ONU<\/strong><strong><\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Intrappolata tra gli opposti estremismi della destra israeliana e di Hamas con i suoi alleati dell\u2019\u00abasse della resistenza\u00bb, la guerra di Gaza sembra impermeabile a qualsiasi soluzione diplomatica, anche sul piano del diritto internazionale umanitario.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli sforzi degli Stati Uniti di tenere a freno il governo Netanyahu non hanno sortito effetti di sorta, tranne forse \u2013 lo abbiamo visto \u2013 nel contenere la risposta israeliana all\u2019attacco dell\u2019Iran del 13-14 aprile. Le esortazioni a non commettere gli stessi errori compiuti dagli americani dopo l\u201911 settembre 2001 sono semplicemente cadute nel vuoto. Anche la minaccia di sospendere la fornitura di armi a Tel Aviv, ribadita e in parte messa in atto nelle ultime settimane di fronte alla catastrofe annunciata di un\u2019incursione di ampia scala nella citt\u00e0 di Rafah, ormai allo stremo, sembra molto spuntata. Netanyahu sa bene che se gli Stati Uniti voltassero le spalle per davvero a Israele ne deriverebbero mutamenti geopolitici di enorme rilievo in tutto il Medio Oriente e forse nel mondo intero. Mutamenti inaccettabili per gli USA e probabilmente assai pericolosi, in prospettiva, per la pace mondiale. Il primo ministro israeliano pu\u00f2 cos\u00ec tenere in scacco \u2013 almeno per ora \u2013 il suo alleato assai riluttante, deciso s\u00ec a stroncare la minaccia di Hamas e alleati, ma ostilissimo alla catastrofe che la guerra sta provocando tra la popolazione civile palestinese. Lo dimostra la politica di aiuti umanitari che gli USA hanno tentato di implementare, ovviamente con tutti i limiti del caso. Da ultimo con la costruzione di un molo mobile che proprio in questi giorni sta portando, via mare, tonnellate di aiuti nella Striscia.<\/p>\n\n\n\n<p>La diplomazia europea \u00e8 ancora meno efficace e incisiva. L\u2019Europa \u00e8 al solito divisa, \u00e8 pi\u00f9 preoccupata del conflitto russo-ucraino ai suoi confini e non ha in ogni caso strumenti concreti di pressione da giocare sul tavolo di una soluzione negoziata del conflitto. A parte le scontate invocazioni alla tregua, alla liberazione degli ostaggi e alla pace, al di l\u00e0 qualche estemporaneo intervento di questo o quel governo nazionale (in particolare della Francia) e a prescindere dalla pur impegnativa operazione \u00abAspides\u00bb contro gli Huthi, il suo peso negoziale \u00e8 praticamente nullo.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche l\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) sta mostrando ancora una volta tutta la sua impotenza. Diversi tentativi di votare una risoluzione per una \u00abtregua immediata\u00bb a Gaza e il rilascio degli ostaggi sono stati bloccati dal veto degli Stati Uniti in Consiglio di sicurezza, con l\u2019argomento che la tregua avrebbe permesso ad Hamas di riorganizzarsi. Il 22 marzo una proposta USA per il cessate il fuoco \u00e8 stata invece affossata dal veto congiunto di Russia e Cina. Il 25 marzo, tuttavia, una tregua per il mese di Ramadan da intendersi come \u00abpreludio\u00bb di un cessate il fuoco pi\u00f9 duraturo \u00e8 stata infine approvata, con il voto favorevole di Russia e Cina e l\u2019astensione degli Stati Uniti. Ma \u00e8 caduta subito dopo nel vuoto. L\u2019attacco israeliano a Damasco il 1\u00b0 aprile, con l\u2019uccisione del generale iraniano Mohammad Reza Zahedi, la rappresaglia iraniana e la contro-rappresaglia di Israele hanno ancora una volta rimesso tutto in gioco. Le difficolt\u00e0 in cui si muove l\u2019ONU sono nuovamente emerse nel controverso dibattito che si \u00e8 recentemente aperto sulla piena adesione dello Stato palestinese alle Nazioni Unite.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo modo, le sorti della continuazione della guerra e degli ostaggi sono state da ultimo affidate a sfibranti trattative tra Israele e Hamas svoltesi in Egitto con la mediazione di vari attori quali il Qatar e gli Stati Uniti. Anch\u2019esse, tuttavia, sono per ora finite nel nulla. Il risultato \u00e8 che \u2013 salvo nuove sorprese \u2013 \u00e8 ormai imminente l\u2019attacco alla citt\u00e0 di Rafah, che produrr\u00e0 ulteriori stragi e disastri umanitari, oltre a un isolamento sempre pi\u00f9 pericoloso di Israele nel resto del mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un isolamento che \u2013 sia pure in modo ambiguo \u2013 si sta manifestando nelle continue e sempre pi\u00f9 intense proteste che dilagano ormai da mesi nelle universit\u00e0 americane ed europee. Con le stesse impressionanti parole d\u2019ordine di Hamas: \u00abPalestina libera dal fiume al mare\u00bb, che significano semplicemente l\u2019eliminazione dello Stato ebraico. \u00c8 senz\u2019altro possibile che in queste proteste si annidino, pi\u00f9 o meno espliciti, pericolosi elementi di antisemitismo o di antisionismo, sicuramente conditi da una buona dose di antiamericanismo e antioccidentalismo. Di certo, per\u00f2, la strategia del governo Netanyahu, il cui personale destino politico dipende dal corso della guerra, non fa che alimentarle ulteriormente. Il che non far\u00e0 bene a nessuno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non sappiamo se si arriver\u00e0 in tempi ragionevoli a una tregua e alla liberazione degli ostaggi ancora vivi. Sappiamo ancor meno se sar\u00e0 mai possibile trovare una soluzione stabile e consensuale al dramma ormai incancrenito della questione israelo-palestinese: sia essa l\u2019ormai nota soluzione dei \u00abdue popoli due Stati\u00bb, sia essa quella assai pi\u00f9 utopistica, da alcuni caldeggiata, di \u00abdue popoli uno Stato\u00bb. Nel frattempo, \u00e8 sempre pi\u00f9 evidente che la \u00abpiccola\u00bb e sicuramente terribile guerra di Gaza, connessa ad altri pi\u00f9 grandi e pericolosi scenari di crisi, rischia di incendiare il mondo intero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono passati ormai quasi otto mesi dalla strage del 7 ottobre 2023 perpetrata da Hamas in Israele e dall\u2019inizio della campagna militare israeliana nella Striscia di Gaza e ancora non si vede all\u2019orizzonte una qualche prospettiva di conclusione negoziata del conflitto. 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