{"id":5094,"date":"2025-01-10T12:49:06","date_gmt":"2025-01-10T11:49:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/?p=5094"},"modified":"2025-10-12T17:52:05","modified_gmt":"2025-10-12T15:52:05","slug":"terza-guerra-mondiale-a-pezzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/?p=5094","title":{"rendered":"&#8220;Terza guerra mondiale a pezzi&#8221;?"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/image-1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/image-1-1024x576.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5095\" srcset=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/image-1-1024x576.png 1024w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/image-1-300x169.png 300w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/image-1-768x432.png 768w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/image-1-1536x864.png 1536w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/image-1.png 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/materie-lettere\/storia-geografia-aule\/terza-guerra-mondiale-a-pezzi\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"357\" height=\"184\" src=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4906\" style=\"width:200px\" srcset=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001.jpeg 357w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001-300x155.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 357px) 100vw, 357px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Il sacrario di Redipuglia \u00e8 il pi\u00f9 grande cimitero militare italiano. Si trova in provincia di Gorizia, in Friuli-Venezia Giulia, dove si svolsero le terribili battaglie dell\u2019Isonzo durante la Prima guerra mondiale. Vi sono sepolti 100.000 soldati italiani caduti in quel catastrofico conflitto. Fu progettato e costruito per volont\u00e0 del governo fascista tra il 1935 e il 1938 e fu lo stesso Mussolini, il 18 settembre di quell\u2019anno, a inaugurarlo, esaltando al tempo stesso l\u2019\u00aberoismo\u00bb dei morti e \u00abla vittoria e la resurrezione della patria\u00bb. Poco meno di un anno dopo, il 1\u00b0 settembre 1939, doveva iniziare la Seconda guerra mondiale, il pi\u00f9 colossale conflitto della Storia.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo suggestivo luogo della memoria il 13 settembre 2014 \u2013 a cent\u2019anni dall\u2019inizio della Prima guerra mondiale \u2013 risuonarono parole molto diverse. A pronunciarle, e poi a ripeterle in molti dei suoi successivi e inascoltati appelli alla pace, \u00e8 stato Papa Francesco. \u00abLa guerra \u2013 disse \u2013 \u00e8 una follia\u00bb. Distrugge tutto, \u00abanche ci\u00f2 che Dio ha creato di pi\u00f9 bello: l\u2019essere umano\u00bb. Subito dopo, il Pontefice evoc\u00f2 la notissima condanna della \u00abinutile strage\u00bb che Papa Benedetto XV aveva rivolto ai capi di Stato delle potenze belligeranti il 1\u00b0 agosto 1917, in uno dei momenti pi\u00f9 bui della Grande guerra. E la estese al tempo presente: \u00abAnche oggi, dopo il secondo fallimento di un\u2019altra guerra mondiale, forse si pu\u00f2 parlare di una terza guerra combattuta \u201ca pezzi\u201d, con crimini, massacri, distruzioni\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Una \u00abterza guerra mondiale a pezzi\u00bb, dunque. \u00c8 un\u2019espressione che fa riflettere. E che fu pronunciata \u2013 \u00e8 bene sottolinearlo \u2013 per la prima volta dieci anni fa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Allora non mancavano certo buone ragioni per evocare un\u2019immagine del genere. Il 2014 era stato un&nbsp;<em>annus horribilis<\/em>. Tra il febbraio e il marzo la Russia aveva occupato e annesso la Crimea, un pezzo di Ucraina. Il che aveva dato inizio a una guerra a bassa intensit\u00e0 nella regione del Donbass che doveva poi sfociare in guerra aperta otto anni pi\u00f9 tardi. Le primavere arabe (2010-2011) si erano tramutate in un inferno di guerre in parte civili e in parte internazionali, che soprattutto in Libia e in Siria dovevano avere durature e drammatiche conseguenze. Gli Stati Uniti si erano ormai ritirati nel 2011 dall\u2019Iraq (invaso e occupato dal 2003), ma il paese era in preda al caos, soprattutto per l\u2019emergere, proprio nel giugno 2014, dell\u2019Isis, lo Stato islamico, che estese i suoi tentacoli tra Iraq e Siria. Era poi ancora in corso la guerra in Afghanistan iniziata nel 2001, dopo l\u2019attentato dell\u201911 settembre alle Torri gemelle e al Pentagono. Essa doveva concludersi soltanto nell\u2019estate del 2021 con l\u2019umiliante ritiro degli americani e delle forze della coalizione internazionale impegnate in quel paese e con il ritorno dei talebani al potere. Un altro focolaio di violenza si era acceso \u2013 sempre nel 2014 \u2013 nello Yemen, con la conquista della capitale Sana\u2019a da parte degli Houthi, un gruppo sciita sostenuto dall\u2019Iran. E molti altri conflitti erano in corso in Africa e altrove: dal Mali al Sudan e al Sud Sudan, dalla Repubblica centrafricana alla Nigeria e ai paesi vicini, dove agiva con violenza inaudita il gruppo terroristico Boko Haram. Di molti di questi eventi abbiamo dato conto in Storia di oggi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con la guerra in Ucraina a partire dal febbraio 2022 e poi con quella in Medio Oriente a partire dall\u2019ottobre 2023 \u2013 insieme alle crescenti tensioni tra Stati Uniti e Cina nell\u2019Indo-Pacifico \u2013 l\u2019espressione \u00abTerza guerra mondiale a pezzi\u00bb ha tuttavia acquistato un\u2019ulteriore e pi\u00f9 intensa pregnanza. Non a caso, essa viene ormai abitualmente impiegata non soltanto dallo stesso Pontefice, ma anche da studiosi di relazioni internazionali, storici e analisti e ricorre di continuo sui giornali.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta in effetti di un\u2019immagine molto suggestiva ed efficace, che sembra ben riflettere lo spettacolo dei molteplici e caotici conflitti che ci ha offerto l\u2019anno appena conclusosi, il 2024. Possiamo dire, per\u00f2, che \u00e8 anche un\u2019espressione corretta? In parte s\u00ec, ma in parte no.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Quante guerre mondiali?<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>In senso proprio le \u00abguerre mondiali\u00bb sono state due: la prima nel 1914-1918 e la seconda nel 1939-1945. Esse sono state tali, e cio\u00e8 \u00abmondiali\u00bb, per almeno sei ragioni. Anzitutto, perch\u00e9 in esse sono scese in campo tutte o quasi tutte le grandi potenze dell\u2019epoca, schierate in gigantesche alleanze militari. In secondo luogo, perch\u00e9 hanno coinvolto direttamente, sia pure in misura diversa, un gran numero di paesi in tutto il mondo: oltre 30 la prima, pi\u00f9 di 50 la seconda. In terzo luogo, perch\u00e9 sono state effettivamente combattute su molteplici teatri sparsi in svariate parti del pianeta, per terra, sui mari, nei cieli. In quarto luogo \u2013 e per molti aspetti soprattutto \u2013 perch\u00e9 sono state guerre esplicitamente dichiarate e combattute per il predominio mondiale, vale a dire con l\u2019obiettivo e la volont\u00e0 pienamente consapevole di stabilire un nuovo ordine internazionale. In quinto luogo, perch\u00e9 sono state concepite sulla base di veri e propri piani di guerra che, al di l\u00e0 della loro riuscita o del loro fallimento, prevedevano strategie belliche di dimensioni planetarie. Infine, perch\u00e9 sono state percepite da chi ha vissuto quegli anni drammatici come guerre di portata per l\u2019appunto \u00abmondiale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Commisurate a questi due modelli, le altre grandi guerre che talora definiamo come \u00abmondiali\u00bb sono state ben altra cosa. Anche nei loro esiti funesti in termini di vite umane e distruzioni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La guerra che forse pi\u00f9 di ogni altra si avvicina a quei modelli \u00e8 stata la guerra dei Sette anni, che fu combattuta tra il 1756 e il 1763. Non a caso, essa \u00e8 stata spesso descritta come la vera \u00abprima guerra mondiale\u00bb. Cos\u00ec, ad esempio, da uno che se ne intendeva: Winston Churchill. Ad essa, in effetti, parteciparono le principali grandi potenze dell\u2019epoca: da un lato, la Gran Bretagna e la Prussia e, dall\u2019altro, la Francia, l\u2019impero asburgico, la Russia e in alcune fasi del conflitto anche la Svezia e la Spagna. Quella guerra, poi, fu combattuta sui pi\u00f9 diversi teatri: in Europa, ma anche in Nord America e nei Caraibi, in India, in Africa occidentale e sugli Oceani. Essa ebbe infine effetti globali: in Europa consolid\u00f2 la posizione di grande potenza della Prussia, nel resto del mondo segn\u00f2 un trionfo per la Gran Bretagna, che divenne la principale potenza coloniale del pianeta, ai danni soprattutto della Francia e della Spagna. Un primato che essa doveva mantenere per oltre un secolo. Al di l\u00e0 della sua enorme estensione e della sua durata, la guerra dei Sette anni non fu tuttavia il frutto di un consapevole, deliberato e pianificato \u00abassalto al potere mondiale\u00bb, come lo furono le due guerre mondiali in senso proprio. Fu una delle tante guerre tra i grandi Stati europei che avevano afflitto il vecchio continente fin dal XVI secolo e che per\u00f2, questa volta, si era estesa alle colonie producendo effetti globali. \u00abGuerra mondiale\u00bb non \u00e8 altro che un\u2019etichetta retrospettiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche la \u00abGuerra fredda\u00bb \u00e8 stata pi\u00f9 volte definita come la \u00abterza\u00bb guerra mondiale, la quarta se consideriamo la guerra dei Sette anni. Essa contrappose in modo frontale e a tutti i livelli Stati Uniti e Unione Sovietica e i due \u00abblocchi\u00bb di paesi che ad essi facevano riferimento. Dur\u00f2 quasi mezzo secolo, dal 1945 al 1991 \u2013 un po\u2019 troppo per una vera guerra \u2013 e si concluse quasi all\u2019improvviso, come si usa dire, con la \u00abvittoria\u00bb dei primi e la \u00absconfitta\u00bb della seconda: un esito che doveva dischiudere la strada all\u2019avvento di un nuovo ordine internazionale per qualche tempo a guida statunitense, un vero e proprio \u00abnuovo ordine mondiale\u00bb, come volle immaginarlo il presidente degli Stati Uniti George H.W. Bush in un celebre discorso tenuto l\u201911 settembre (data da non dimenticare) del 1990. Anche in questo caso, per\u00f2, \u00abguerra mondiale\u00bb \u00e8 poco pi\u00f9 di una metafora, per quanto efficace. Quella guerra, infatti, fortunatamente non \u00e8 mai stata combattuta sui campi di battaglia. \u00c8 stata, in realt\u00e0, una \u00abpace armata\u00bb, anzi armatissima, nella quale le due superpotenze si sono dotate di enormi arsenali di armi di distruzioni di massa \u2013 la bomba atomica e poi la bomba all\u2019idrogeno \u2013 tali da rendere paradossalmente impossibile una vera guerra, che si sarebbe tradotta in una sicura \u00abdistruzione reciproca\u00bb dei contendenti. In una guerra, cio\u00e8, senza vincitori n\u00e9 vinti. Pi\u00f9 volte questo esito \u00e8 stato sfiorato, ad esempio durante la guerra di Corea (1950-1953) e durante la cosiddetta crisi dei missili a Cuba (1962). Diverse \u00abguerre calde\u00bb sono state poi combattute (ad esempio in Vietnam dagli Usa e in Afghanistan dall\u2019Urss). Ma sempre senza uno scontro diretto tra le due \u00absuperpotenze\u00bb, che avrebbe significato n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che la fine del mondo e del genere umano.<\/p>\n\n\n\n<p>Fuor di metafora, dunque, almeno fino al principio degli anni Novanta del secolo scorso, le \u00abguerre mondiali\u00bb in senso proprio sono rimaste soltanto due.<\/p>\n\n\n\n<p>Che dire, allora, della \u00abterza guerra mondiale a pezzi\u00bb? Anche in questo caso abbiamo a che fare con una metafora? Se s\u00ec, \u00e8 la metafora corretta? E qual \u00e8 la situazione alla fine del 2024?<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Come si contano pezzi della \u00abterza guerra mondiale a pezzi\u00bb?<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>A un primo sguardo, i pezzi della \u00abterza guerra mondiale a pezzi\u00bb sono davvero tanti e, come se non bastasse, risultano molto difficili da contare. Prima di poterlo fare, infatti, si deve anzitutto decidere che cosa fare entrare nel conteggio e che cosa no: che cosa \u00e8 guerra e cosa non lo \u00e8.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Da qualche tempo a questa parte, in questo campo gli studiosi di regola parlano di \u00abconflitti armati\u00bb, pi\u00f9 che di \u00abguerra\u00bb, al fine di includere sotto questa etichetta non soltanto la guerra vera e propria, vale a dire le tradizionali guerre tra Stati, che sono sicuramente diminuite rispetto al passato, ma anche le guerre civili, che sono invece sempre pi\u00f9 numerose e spesso altrettanto se non pi\u00f9 violente delle prime.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche cos\u00ec, per\u00f2, le cose non sono semplici. Si provi a navigare ad esempio nell\u2019autorevole portale rulac.org (<a href=\"http:\/\/www.rulac.org\" data-type=\"link\" data-id=\"www.rulac.org\">Rule of Law in Armed Conflicts<\/a>), gestito dall\u2019Accademia di Ginevra di diritto internazionale umanitario e diritti umani. \u00c8 uno strumento utile, che fornisce moltissime informazioni, con particolare attenzione ai risvolti giuridici dei conflitti contemporanei e dunque molto preciso, fin dove possibile, nell\u2019individuazione delle diverse fattispecie della violenza organizzata. Esso suddivide i \u00abconflitti armati\u00bb in tre diverse categorie. La prima, la pi\u00f9 familiare, \u00e8 quella dei \u00abconflitti armati internazionali\u00bb, che si svolgono cio\u00e8 tra due o pi\u00f9 Stati sovrani. La seconda, pi\u00f9 scivolosa, \u00e8 quella dei \u00abconflitti armati non-internazionali\u00bb. Si tratta di quei conflitti in cui, all\u2019interno di uno Stato, si esercita una violenza \u00abprolungata\u00bb (dunque non una semplice sparatoria tra gang rivali) tra autorit\u00e0 governative e gruppi armati organizzati oppure soltanto tra tali gruppi. Si tratta, insomma, di quelle che chiamiamo abitualmente \u00abguerre civili\u00bb. Infine, terza e ancor pi\u00f9 scivolosa categoria, vi sono le \u00aboccupazioni militari\u00bb, che si definiscono come tali quando si verificano contemporaneamente le tre seguenti condizioni: quando le forze armate di uno Stato straniero invadono un paese senza il consenso del governo locale, quando il governo locale non \u00e8 in grado di esercitare la propria autorit\u00e0 a causa della presenza di tali forze armate e quando gli occupanti impongono la propria autorit\u00e0 sul territorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista analitico, queste distinzioni sono molto importanti, anche perch\u00e9 implicano differenti forme di sanzione giuridica in base alle convenzioni internazionali vigenti. \u00c8 chiaro per\u00f2, anche ai curatori di rulac.org, che i conflitti armati contemporanei sfuggono a questa rigida classificazione. Molte guerre civili \u2013 si pensi ad esempio alla Siria o alla Libia dopo 2011 \u2013 tendono a internazionalizzarsi con l\u2019intervento di Stati stranieri. Molti conflitti tra Stati, a loro volta, tendono a produrre o ad accompagnarsi a vere e proprie guerre civili e ad essere concretamente combattuti da milizie non statali, private, da uomini senza divisa e talora da truppe mercenarie. Vale lo stesso per le occupazioni militari, che talvolta non sono effettuate da eserciti statali, ma da gruppi privati e ben organizzati (si pensi ad esempio all\u2019Isis), magari sostenuti da Stati stranieri che tuttavia non entrano direttamente nel conflitto, oppure da eserciti di uno Stato su territori che non hanno, in senso proprio, un loro Stato (si pensi ad esempio alla Palestina).<\/p>\n\n\n\n<p>Un pasticcio, insomma. Ma \u00e8 questa, sempre di pi\u00f9, la realt\u00e0 dei conflitti contemporanei, che hanno visto cadere la distinzione \u2013 tipica delle guerre del passato \u2013 tra interno ed esterno, tra pubblico e privato e tra militari e civili.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>I pezzi della \u00abterza guerra mondiale a pezzi\u00bb<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Fatte queste precisazioni, proviamo dunque a vedere sia pure sommariamente quanti e quali sono i pezzi della \u00abterza guerra mondiale a pezzi\u00bb. Il Global Peace Index 2024 (<a href=\"https:\/\/www.economicsandpeace.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/GPI-2024-web.pdf\">GPI 2024<\/a>) offre preziose e inquietanti indicazioni in proposito (aggiornate al 2023 e ai primi 4-5 mesi del 2024). Esso ci dice anzitutto che sono attualmente in corso 56 conflitti armati, il numero pi\u00f9 alto dalla Seconda guerra mondiale. Ci dice poi che questi conflitti sono diventati sempre pi\u00f9 internazionali e che coinvolgono ben 92 paesi che agiscono al di fuori dei propri confini, il numero pi\u00f9 alto da quando il GPI ha iniziato a pubblicare i suoi report (dal 2008). Ci dice ancora \u2013 ed \u00e8 questo forse il dato pi\u00f9 preoccupante \u2013 che il crescente numero di conflitti \u00abminori\u00bb aumenta la probabilit\u00e0 di conflitti \u00abmaggiori\u00bb e pi\u00f9 importanti in futuro. Accanto a moltissimi altri dati, il GPI stila anche la classifica dei paesi pi\u00f9 pacifici al mondo: i primi cinque sono Islanda, Irlanda, Austria, Nuova Zelanda e Singapore. I pi\u00f9 bellicosi \u2013 quelli cio\u00e8 maggiormente coinvolti in guerre civili e internazionali \u2013 sono invece, nell\u2019ordine, il Sudan, l\u2019Ucraina, la Siria, la Repubblica democratica del Congo, il Burkina Faso. La Palestina viene subito dopo, al sesto posto.<\/p>\n\n\n\n<p>Per uno sguardo complessivo e anche per molti ulteriori dettagli si possono consultare \u2013 per citarne solo alcuni \u2013 altri importanti indici e report: l\u2019<a href=\"https:\/\/ucdp.uu.se\/\">UCDP<\/a>&nbsp;(Uppsala Conflict Data Report), l\u2019<a href=\"https:\/\/acleddata.com\/\">ACLED<\/a>&nbsp;(Armed Conflict Location &amp; Event Data), il&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.cfr.org\/global-conflict-tracker\">Global Conflict Tracker<\/a>&nbsp;del Council on Foreign Relations (che si concentra sui conflitti che interessano o coinvolgono direttamente o indirettamente gli USA), il&nbsp;<a href=\"https:\/\/hiik.de\/\">Konfliktbarometer<\/a>&nbsp;dell\u2019Heidelberg Institute for International Conflict Research, i molteplici database del&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.sipri.org\/\">SIPRI<\/a>&nbsp;(Stockholm International Peace Research Institute), oltre al gi\u00e0 citato rulac.org.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Da questi e altri strumenti emerge ovviamente che i due \u00abpezzi grossi\u00bb della \u00abterza guerra mondiale a pezzi\u00bb sono la guerra russo-ucraina, iniziata il 24 febbraio 2022, e la guerra in Medio Oriente innescata dell\u2019efferato attacco di Hamas contro civili e militari israeliani il 7 ottobre 2023. Ne abbiamo gi\u00e0 parlato in altri articoli di Storia di oggi e ci torneremo tra poco con alcuni aggiornamenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono per\u00f2 anche diversi \u00abpezzi piccoli\u00bb e meno piccoli: conflitti meno vistosi e conosciuti perch\u00e9 poco coperti dai media, ma non per questo meno estesi, violenti o drammatici. Fanno anch\u2019essi parte della \u00abterza guerra mondiale a pezzi\u00bb, con serie implicazioni geopolitiche e uno spaventoso seguito di crisi umanitarie. Vale la pena di ricordarne qualcuno, che talora \u2013 ma non sempre \u2013 \u00e8 stato evocato dallo stesso Pontefice.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>I pezzi piccoli<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Uno dei luoghi pi\u00f9 instabili e conflittuali del pianeta \u00e8 sicuramente il Corno d\u2019Africa, dove si trovano l\u2019Eritrea, Gibuti, la Somalia (che si affacciano in posizione strategica sul Mar Rosso e sul Golfo di Aden di fronte ad Arabia Saudita e Yemen) e l\u2019Etiopia, che non ha invece sbocchi sul mare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In Somalia la violenza \u00e8 endemica. Vi opera infatti da tempo un potente gruppo terroristico jihadista affiliato ad al-Qaeda, Al-Shabaab, che occupa ampie aree del paese e colpisce sistematicamente \u2013 con attentati suicidi, bombardamenti e altre forme di violenza \u2013 le strutture militari e civili del governo, nonch\u00e9 la popolazione locale, anche nella stessa capitale, Mogadiscio.<\/p>\n\n\n\n<p>In Etiopia, a sua volta, sono ancora forti le tensioni e gli scontri tra il governo, sostenuto anche da forze militari eritree, e il Fronte popolare di liberazione del Tigray. Esse erano culminate in un vero e proprio conflitto nel 2020 che si era poi formalmente concluso nel 2022 con la firma di un accordo di pace. Le due parti, tuttavia, non hanno del tutto deposto le armi e continuano tuttora a registrarsi pesanti scontri e gravissime violazioni dei diritti umani, in particolare da parte delle forze armate eritree, mai ritiratesi completamente dal paese. Il risultato \u00e8 che nel Corno d\u2019Africa \u00e8 in atto una delle crisi umanitarie pi\u00f9 terribili del mondo, aggravata dagli effetti del cambiamento climatico, che ha portato siccit\u00e0, desertificazione e al tempo stesso devastanti inondazioni provocate da piogge intensissime e improvvise.<\/p>\n\n\n\n<p>Confinante a nord-ovest con l\u2019Eritrea e l\u2019Etiopia e affacciato sempre sullo strategico Mar Rosso per quasi mille chilometri, vi \u00e8 poi il Sudan, classificato dal GPI \u2013 lo abbiamo ricordato poco sopra \u2013 come il paese meno pacifico del mondo. Il suo territorio era gi\u00e0 stato martoriato in passato da una lunga scia di scontri militari e civili e violenze di ogni genere. Attualmente \u00e8 in preda a una gravissima guerra civile che \u00e8 iniziata nella primavera del 2023 e vede contrapporsi l\u2019esercito regolare sudanese (le SAF, Sudanese Armed Forces) e un potente gruppo paramilitare, le Rapid Support Forces (RSF) per il controllo militare e politico dello Stato e del territorio. Attacchi aerei, bombardamenti indiscriminati, violenze contro i civili hanno costretto oltre 5 milioni di persone a fuggire e a rifugiarsi nei paesi vicini, dando luogo a una terribile crisi umanitaria e a una pi\u00f9 generale destabilizzazione dell\u2019intera area.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche nella regione del Sahel \u2013 in particolare in Mali, Burkina Faso, Niger e Nigeria \u2013 sono in corso scontri e violenze di ampia scala. Ne sono protagonisti gruppi e miliziani jihadisti affiliati ad al-Qaeda e all\u2019Isis. Tra essi si distingue per organizzazione ed efferatezza il gi\u00e0 citato Boko Haram, che a fine ottobre 2024 \u2013 per ricordare solo l\u2019ultima delle sue imprese \u2013 si \u00e8 scontrato ai suoi confini con l\u2019esercito regolare del Ciad, uccidendo una quarantina di soldati e provocando una vera e propria controffensiva dell\u2019esercito di quel paese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Violente guerre civili, ancora, sono in corso nella Repubblica democratica del Congo e nella Repubblica centrafricana, in Mozambico, in Uganda e nello Swaziland. Resta invece tesa, ma meno conflittuale, la situazione in Libia, che pure rimane divisa tra il governo di Tripoli, riconosciuto dall\u2019Onu, e quello di Tobruk, sostenuto dall\u2019Esercito nazionale libico del generale Haftar.<\/p>\n\n\n\n<p>Il bilancio di tutti questi focolai di guerra e di violenza \u00e8 drammatico: si calcola che nel solo 2024 (i dati sono aggiornati a novembre) l\u2019insieme di questi conflitti, associati ai disastri naturali, abbia causato circa 200.000 morti inducendo milioni e milioni di persone a fuggire in altri paesi e regioni limitrofe. Attualmente \u2013 la cifra \u00e8 ovviamente approssimativa \u2013 i cosiddetti \u201csfollati interni\u201d ammontano a pi\u00f9 di 35 milioni di esseri umani. Ad essi si devono poi aggiungere i rifugiati, che cercano scampo all\u2019estero.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche in diverse parti dell\u2019Asia i conflitti armati dilagano. Dopo il ritorno dei talebani al potere nell\u2019agosto del 2021, l\u2019Afghanistan sta di nuovo precipitando in una condizione di grave instabilit\u00e0: da un lato, per le azioni terroristiche e di guerriglia condotte contro il governo dall\u2019Isis del Khorasan e da altre fazioni ribelli; da un altro lato, per le crescenti tensioni con il Pakistan, che si sono tradotte di recente \u2013 a dicembre 2024 \u2013 in ripetuti scontri sul confine, condotti anche con attacchi aerei.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se sembrano stemperarsi le tensioni tra Kirghizistan e Tagikistan dopo i violenti scontri del 2022 e quelle tra Armenia e Azerbaigian per il Nagorno-Karabakh dopo la resa degli armeni nel settembre 2023, rimangono invece ancora acuti i contrasti tra India e Pakistan \u2013 due potenze nucleari \u2013 per la regione contesa del Kashmir, quelli tra la Corea del Nord e la Corea del Sud e quelli tra la Cina e diversi paesi del Sud-Est asiatico (Taiwan, Filippine, Vietnam e Malesia) nel Mar Cinese meridionale. Dopo il colpo di stato militare del febbraio 2021, il Myanmar \u00e8 ancora intrappolato in una feroce guerra civile tra la giunta militare e vari gruppi di resistenza, che si \u00e8 particolarmente distinta per crimini di guerra e atrocit\u00e0 contro i civili, in particolare contro la minoranza dei Rohingya, costretta a un continuo esodo forzato dal paese.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo quadro sommario e sicuramente incompleto dei \u00abpezzi piccoli\u00bb della \u00abterza guerra mondiale a pezzi\u00bb si deve aggiungere ancora quell\u2019insieme di \u00abconflitti armati non internazionali\u00bb (secondo lo schema di rulac.org) che in ampia parte dell\u2019America latina contrappone i governi alle grandi organizzazioni criminali e ai signori del narcotraffico. In Messico in particolare \u2013 ma anche in Colombia, Ecuador, Honduras, El Salvador e Per\u00f9 \u2013 questo \u00abconflitto\u00bb provoca ogni anno, complessivamente, migliaia e migliaia di morti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il primo pezzo grosso: l\u2019Ucraina<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Come gi\u00e0 detto, i due pezzi grossi della \u00abterza guerra mondiale a pezzi\u00bb restano per\u00f2 l\u2019Ucraina e il Medio Oriente, a cui si deve ancora aggiungere la crescente e pericolosissima tensione tra Stati Uniti e Cina nella regione dell\u2019Indo-Pacifico, che ha il suo punto pi\u00f9 caldo nella questione di Taiwan.<\/p>\n\n\n\n<p>Della guerra russo-ucraina abbiamo gi\u00e0 parlato in un precedente articolo, scritto per\u00f2 a ridosso del suo scoppio due anni fa. \u00c8 dunque necessario qualche aggiornamento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La guerra \u00e8 ancora in corso, senza chiare prospettive di soluzione, anche se qualcosa potrebbe cambiare, dopo il 20 gennaio del 2025, con l\u2019insediamento di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. La stanchezza di entrambe le parti per un conflitto che non ha dato ad oggi risultati travolgenti \u00e8 per\u00f2 evidente. Questi, in estrema sintesi, i suoi principali sviluppi sul terreno.<\/p>\n\n\n\n<p>Come abbiamo gi\u00e0 visto in precedenza, tutto \u00e8 iniziato il 24 febbraio 2022 con l\u2019invasione russa del territorio ucraino lungo le tre direttrici di Kiev (dalla Bielorussia), del Donbass (dalla Russia) e del Mar Nero (dalla Crimea, annessa alla Russia nel 2014). L\u2019offensiva russa \u00e8 durata per\u00f2 soltanto qualche settimana, perch\u00e9 ha incontrato la tenace resistenza dell\u2019esercito ucraino (sostenuto con aiuti sempre pi\u00f9 massicci dagli Stati Uniti e da vari paesi occidentali), che \u00e8 riuscito a impedire la presa di Kiev. A quel punto \u2013 eravamo arrivati qui \u2013 i russi hanno rinunciato a puntare sulla capitale e hanno concentrato le proprie forze nel Donbass e nel sud del paese. Da quel momento la guerra \u2013 costellata da continue minacce di un\u2019estensione su ampia scala del conflitto e dell\u2019impiego di armi nucleari (non solo in Ucraina) e da pi\u00f9 o meno efficaci sanzioni inflitte alla Russia da Usa e Ue \u2013 \u00e8 stata un drammatico susseguirsi di offensive e controffensive, di situazioni di stallo sul terreno, di bombardamenti su infrastrutture strategiche e sulle citt\u00e0, di violenze orribili sui civili, con un altissimo costo umano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I passaggi pi\u00f9 importanti, ma mai decisivi, della guerra sono stati, nel 2022, la conquista russa della citt\u00e0 di Mariupol, dopo un terribile e violentissimo assedio che si \u00e8 concentrato, poco prima della resa degli ucraini, nello stabilimento siderurgico di Azovstal (maggio 2022); l\u2019annessione russa delle regioni di Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia, a seguito di un referendum non riconosciuto dalla comunit\u00e0 internazionale (settembre 2022); e le due controffensive ucraine che hanno portato alla liberazione di ampia parte della regione di Kharkiv e della citt\u00e0 di Kherson (settembre-novembre 2022). Nel secondo anno, il 2023, il conflitto ha assunto i caratteri tipici della guerra di logoramento, facendosi particolarmente feroce nella citt\u00e0 di Bakhmut, dove si \u00e8 combattuto a lungo casa per casa sotto bombardamenti incessanti. La citt\u00e0 \u2013 un cumulo di macerie \u2013 \u00e8 stata infine conquistata dai russi nel maggio 2023, grazie ai servizi dei mercenari della Wagner, ampiamente impiegati nel conflitto. Contemporaneamente la Russia aveva preso a bombardare sistematicamente le infrastrutture energetiche ucraine, causando gravissimi disagi alla popolazione. In questo contesto, gli Stati Uniti e i paesi europei hanno incrementato i propri aiuti al paese invaso, fornendo sistemi d\u2019arma pi\u00f9 moderni per la difesa aerea, mezzi blindati, droni e missili a lungo raggio. Ebbe cos\u00ec inizio, nel giugno del 2023, una nuova controffensiva ucraina verso est e verso sud, che non produsse per\u00f2 risultati decisivi di fronte alla resistenza dei russi, protetti da campi minati e trincee. Anche il bombardamento del ponte di Kerch, che unisce la Crimea e la Russia, per quanto spettacolare, non impresse alcuna svolta al conflitto. E cos\u00ec il bombardamento di postazioni russe nelle retrovie, compresa la regione russa di Belgorod, con missili a pi\u00f9 lunga gittata. In questa situazione di stallo, il 2023 si \u00e8 chiuso con la promessa da parte di Usa ed Europa di nuovi aiuti militari all\u2019Ucraina e l\u2019annuncio di un\u2019ulteriore mobilitazione militare russa per le operazioni sul fronte. Dall\u2019inizio del 2024 i russi, a cui si sono poi uniti alcuni contingenti militari della Corea del Nord, hanno fatto significativi progressi nel Donbass, conquistando diverse posizioni strategiche. L\u2019Ucraina, dal canto suo, ha avviato in agosto una controffensiva in territorio russo, nella regione di Kursk, che ha costretto i russi a dividere le proprie truppe. La sua posizione nel conflitto \u00e8 diventata per\u00f2 sempre pi\u00f9 critica, suscitando le preoccupazioni dei vertici militari ucraini e delle stesse potenze occidentali. L\u2019attacco missilistico russo su Kharkiv del 25 dicembre 2024 \u2013 condannato come un vero e proprio atto di terrorismo contro i civili \u2013 ha reso queste preoccupazioni sempre pi\u00f9 acute. Ma la guerra \u00e8 ancora in corso e i suoi esiti sono tuttora molto incerti. Segnali di una volont\u00e0 di pace sono stati espressi da entrambe le parti, ma a condizioni per ora non conciliabili.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Due dati sono certi. Il primo \u00e8 l\u2019elevatissimo costo umano della guerra. Le stime sono ovviamente assai imprecise, ma si calcola che tra i 100.000 e i 200.000 russi e ucraini, tra militari e civili, siano morti nei combattimenti (ma potrebbero essere molti di pi\u00f9) e che vi siano diverse centinaia di migliaia di feriti, 4 milioni di sfollati interni (fuggiti dalle proprie case ma rimasti in Ucraina) e oltre 6 milioni di rifugiati all\u2019estero. Particolarmente brutali e atroci le violenze russe sui civili. Un esempio e al tempo stesso un simbolo \u00e8 stata la strage di Bucha, una citt\u00e0 a poche decine di chilometri da Kiev occupata all\u2019inizio della guerra. Qui i militari russi, al principio del 2022, prima di arretrare nel Donbass, hanno commesso crimini di guerra gravissimi uccidendo a freddo, torturando e stuprando migliaia di persone. Sono centinaia i morti civili accertati in quella strage, molti trovati in fosse comuni con le mani legate dietro la schiena. Eventi del genere si sono pi\u00f9 volte ripetuti durante le ostilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo dato certo, anch\u2019esso molto preoccupante, \u00e8 che la guerra sta destabilizzando, in diversi modi, la sicurezza di un\u2019ampia fascia di paesi dell\u2019Europa centro-orientale. In particolare la Georgia \u2013 dove sono situate le due enclave russe dell\u2019Abkhazia e dell\u2019Ossezia del Sud gi\u00e0 da tempo contese \u2013 \u00e8 precipitata nel caos dopo le contestate elezioni parlamentari che hanno dato la maggioranza a \u00abSogno georgiano\u00bb. Il governo che si \u00e8 insediato a fine novembre ha annunciato di voler sospendere i negoziati per l\u2019adesione all\u2019Unione europea, scatenando proteste di massa a Tbilisi. Il 14 dicembre successivo l\u2019elezione alla presidenza della Repubblica dell\u2019ultraconservatore Mikheil Kavelashvili, considerato vicino agli interessi russi, ha acuito ulteriormente le tensioni. Grave la situazione anche in Moldova, che da tempo si confronta con la minaccia dei separatisti filorussi della Transnistria. A ottobre un referendum sull\u2019adesione all\u2019Ue \u00e8 stato vinto, ma di poco, dagli europeisti. Anche le elezioni presidenziali di novembre sono state vinte con una maggioranza risicata dalla candidata pro-Ue. Le pressioni russe sono state in entrambi i casi molto forti e sono infine culminate nell\u2019annuncio da parte di Mosca dell\u2019interruzione delle forniture di gas al paese (30 dicembre). Un disastro annunciato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il secondo pezzo grosso: il Medio Oriente<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Anche il conflitto scoppiato in Palestina dopo l\u2019attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023 non si \u00e8 affatto fermato. Esso si \u00e8 anzi esteso all\u2019intero Medio Oriente. Nel precedente articolo dedicato a questo tema, avevamo gi\u00e0 potuto fissare i punti salienti di questa regionalizzazione della guerra oltre la Striscia di Gaza e la Cisgiordania: soprattutto in Libano contro Hezbollah e nello Yemen contro gli Houthi. Avevamo ricordato anche il breve scontro diretto tra Israele e l\u2019Iran (aprile 2024), con il bombardamento reciproco di postazioni militari nei rispettivi territori a seguito dell\u2019omicidio mirato compiuto da Israele con un raid aereo contro l\u2019ambasciata iraniana di Damasco (in Siria), in cui morirono alcuni importanti esponenti delle forze militari iraniane e di Hezbollah.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Da allora, la guerra \u00e8 continuata senza sosta fino a oggi, con qualche fragile tregua che \u00e8 durata molto poco e in un susseguirsi di stragi e violenze, soprattutto ai danni dei civili, molto spesso usati come scudi umani da Hamas e Hezbollah a Gaza e in Libano. Due eventi, in particolare, hanno surriscaldato il conflitto. Il primo \u00e8 stato, il 18 settembre 2024, la spettacolare esplosione di centinaia di cercapersone e walkie-talkie nella roccaforte di Hezbollah a Beirut. L\u2019attentato, preparato per mesi dall\u2019intelligence israeliana, ha provocato decine di morti e centinaia di feriti e la rabbia dell\u2019Iran. Il secondo \u00e8 stato, pochi giorni dopo, il 27 settembre, l\u2019assassinio mirato di Hassan Nasrallah, uno dei leader di Hezbollah, in un attacco aereo israeliano a Beirut. La risposta dell\u2019Iran \u00e8 stata quasi immediata e si \u00e8 concretizzata il 1\u00b0 ottobre in un nuovo attacco contro Israele con centinaia di missili balistici. Ad essa gli israeliani hanno a loro volta risposto il 26 ottobre con una serie di raid aerei in Iran, che hanno colpito siti militari e infrastrutture strategiche senza provocare, almeno nell\u2019immediato, ulteriori reazioni iraniane. Pochi giorni dopo, infatti, a migliaia di chilometri di distanza, Donald Trump veniva eletto presidente degli Stati Uniti (5 novembre), suscitando molti interrogativi sull\u2019atteggiamento che gli Usa terranno nella regione, in particolare nei confronti dell\u2019Iran, una volta che egli si sar\u00e0 effettivamente insediato alla presidenza (ci\u00f2 che avverr\u00e0 il 20 gennaio 2025). Questo, per\u00f2, non ha impedito all\u2019Iran di lanciare un mese dopo, il 5 dicembre, un missile ipersonico contro il territorio israeliano: un tipo di missile difficile da intercettare con i sistemi di difesa tradizionali a disposizione di Israele e che ha causato \u2013 pare \u2013 danni significativi ad alcune infrastrutture strategiche del paese. Mentre avveniva tutto questo, Israele ha continuato sino ad oggi le sue operazioni militari nella Striscia di Gaza e in Libano, facendo ancora una volta diverse vittime civili e arrivando a colpire pi\u00f9 volte, tra ottobre e novembre, le postazioni di Unifil: le forze di interposizione create dall\u2019Onu nel 1978 e incaricate di garantire la sicurezza nel sud del Libano. Forze di cui fa parte \u2013 va aggiunto \u2013 un consistente contingente di militari italiani. Gli Houthi dello Yemen, dal canto loro, hanno continuato a colpire il territorio israeliano con droni e missili. In pi\u00f9, a complicare ulteriormente la situazione geopolitica della regione, l\u20198 dicembre \u00e8 caduto in Siria il regime di Bashar-al Assad, un altro punto di riferimento dell\u2019Iran nell\u2019area. Gli \u00e8 subentrato un nuovo governo guidato dai ribelli di un gruppo islamista sunnita (e dunque anti-iraniano) che non ha ancora chiarito fino in fondo le sue intenzioni nelle varie arie di crisi del Medio Oriente e nella stessa Siria.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta dunque, ancora una volta, di un conflitto irrisolto e anzi aggravatosi nel corso del tempo, che ha fatto decine di migliaia vittime e provocato una crisi umanitaria di enormi proporzioni. Una vera e propria strage, insomma, che ha spinto la Corte Penale Internazionale a emettere, il 21 novembre 2024, tre mandati di arresto per crimini di guerra contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il suo ex ministro della difesa Yoav Gallant e il capo del braccio armato di Hamas Mohammed Deif, con una equiparazione tra i vertici di uno Stato e i capi di un\u2019organizzazione terroristica che ha aperto un mare di polemiche.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il terzo pezzo grosso: l\u2019Indo-Pacifico tra Cina e Stati Uniti. Taiwan<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Il terzo pezzo grosso della \u00abterza guerra mondiale a pezzi\u00bb non \u00e8 ancora deflagrato, ma \u00e8 potenzialmente il pi\u00f9 pericoloso. \u00c8 il contrasto sempre pi\u00f9 intenso che contrappone Cina e Usa \u2013 le due vere grandi superpotenze del mondo attuale \u2013 nella regione dell\u2019Indo-Pacifico. A farlo esplodere potrebbe essere la questione di Taiwan, su cui la Cina rivendica da tempo la propria sovranit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Taiwan riveste un\u2019importanza strategica per svariate ragioni, sia per la Cina sia per gli Stati Uniti. Si trova su una delle rotte commerciali pi\u00f9 importanti del mondo. \u00c8 sede di un\u2019avanzatissima produzione di semiconduttori, necessari a far funzionare dispositivi elettronici di ogni tipo, dagli smartphone ai computer fino alle armi tecnologicamente pi\u00f9 sofisticate. Inoltre, \u00e8 una delle poche democrazie consolidate nell\u2019Asia orientale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una sua eventuale invasione da parte della Cina \u2013 minacciata pi\u00f9 volte con dichiarazioni roboanti e con ripetute esercitazioni militare intorno all\u2019isola \u2013 potrebbe dunque scatenare un conflitto aperto tra Cina e Stati Uniti, che da decenni sostengono il governo di Taipei in ogni modo, proprio per scongiurare questa possibilit\u00e0. Un conflitto di questo genere potrebbe insomma scatenare un conflitto di scala ben pi\u00f9 che regionale. In questo caso, la \u00abterza guerra mondiale a pezzi\u00bb potrebbe degenerare in una terza guerra mondiale tutta intera.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La vera \u00abterza guerra mondiale\u00bb<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>In effetti, a ben vedere, il convitato di pietra di tutti i pezzi \u2013 piccoli e grossi \u2013 della terza guerra mondiale a pezzi \u00e8 proprio la Cina. Le sue relazioni con la Russia si sono significativamente rafforzate, soprattutto dopo la Dichiarazione di \u00abamicizia senza limiti\u00bb che i due paesi hanno stretto nel febbraio 2022, poco prima che iniziasse la guerra russo-ucraina. Anche le sue relazioni con l\u2019Iran \u2013 con cui la Russia ha stretti rapporti \u2013 sono ben salde e sono state rafforzate da un accordo di cooperazione venticinquennale \u2013 economico, politico e militare \u2013 siglato nel marzo 2021. Ci\u00f2 significa che anche la Cina ha a che fare, sia pure indirettamente, con le due maggiori aree di crisi del mondo, l\u2019Ucraina e il Medio Oriente, dove gli Stati Uniti esercitano un ruolo indiretto, ma molto importante. La sua presenza in Africa (dove anche la Russia \u00e8 peraltro direttamente coinvolta in alcuni dei conflitti che abbiamo sopra citato) \u00e8 andata poi crescendo esponenzialmente, in parte attraverso investimenti infrastrutturali, in parte sul piano del commercio e della cooperazione sanitaria. Con la Russia e l\u2019Iran (e la Corea del Nord), poi, la Cina condivide l\u2019obiettivo esplicito di ridimensionare la leadership mondiale degli Stati Uniti e una profonda avversione nei confronti del modello occidentale della democrazia liberale, considerato ormai obsoleto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo significa che molti dei pezzi della \u00abterza guerra mondiale a pezzi\u00bb potrebbero non essere semplicemente frammenti alla deriva sulla superficie del pianeta, conflitti sparsi e isolati. Se dovessero sfuggire al controllo, magari a seguito di qualche incidente \u2013 di una Sarajevo del XXI secolo \u2013 potrebbero presto cessare di essere i \u00abpezzi\u00bb di una presunta guerra mondiale a pezzi, che ovviamente non esiste, e trasformarsi invece nel pi\u00f9 immediato antefatto di una vera e propria terza guerra mondiale. Com\u2019\u00e8 gi\u00e0 accaduto due volte ai \u00absonnambuli\u00bb del passato: la prima nel 1914 e la seconda nel 1939.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il sacrario di Redipuglia \u00e8 il pi\u00f9 grande cimitero militare italiano. Si trova in provincia di Gorizia, in Friuli-Venezia Giulia, dove si svolsero le terribili battaglie dell\u2019Isonzo durante la Prima guerra mondiale. Vi sono sepolti 100.000 soldati italiani caduti in quel catastrofico conflitto. 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