{"id":5140,"date":"2025-05-20T14:45:01","date_gmt":"2025-05-20T12:45:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/?p=5140"},"modified":"2025-10-12T17:47:49","modified_gmt":"2025-10-12T15:47:49","slug":"the-age-of-chaos-i-primi-cento-giorni-di-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/?p=5140","title":{"rendered":"The Age of Chaos. I primi cento giorni di Trump"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/image-1.jpeg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/image-1-1024x683.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5141\"\/><\/a><\/figure>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/sezioni-lettere\/storia-di-oggi\/the-age-of-chaos\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"357\" height=\"184\" src=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4906\" style=\"width:200px\" srcset=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001.jpeg 357w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001-300x155.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 357px) 100vw, 357px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>La promessa era quella di una nuova \u00abet\u00e0 dell\u2019oro\u00bb. I risultati sembrano indicare invece l\u2019inizio di una turbolentissima \u00abet\u00e0 del caos\u00bb o quanto meno \u00abdell\u2019incertezza\u00bb. \u00c8 questo in estrema sintesi \u2013 secondo molti osservatori \u2013 il bilancio dei primi cento giorni della presidenza Trump, dal 20 gennaio al 30 aprile 2025.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cento giorni, ovviamente, sono molto pochi per farsi un\u2019idea e formulare giudizi o previsioni. Soprattutto nel caso di Donald Trump, che dal momento del suo insediamento alla Casa Bianca ha fatto dell\u2019imprevedibilit\u00e0 il suo tratto caratteristico. Fin dall\u2019epoca della prima presidenza di Franklin D. Roosevelt (1933-1937) e del New Deal, tuttavia, i primi cento giorni vengono tradizionalmente assunti come una significativa unit\u00e0 temporale per valutare l\u2019operato dei presidenti Usa (e non solo) e per riflettere su quanto essi promettono per il futuro del loro mandato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel caso di Trump, come vedremo, \u00e8 difficile orientarsi. Un dato, per\u00f2, emerge con molta chiarezza. Ed \u00e8 che gli Stati Uniti, un tempo faro della democrazia nel mondo (sia pure con molti limiti), stanno di nuovo imboccando la strada che conduce verso la cosiddetta \u00abdemocrazia illiberale\u00bb. Verso una forma di governo, cio\u00e8, che mantiene le forme della democrazia ma che al tempo stesso esaspera il rapporto diretto tra il capo e il \u00abpopolo\u00bb, manifesta pulsioni autoritarie e mette sotto pressione i principi fondamentali del liberalismo e del costituzionalismo: la separazione dei poteri, lo Stato di diritto, i diritti individuali e le libert\u00e0 civili. Se a prendere questa strada \u00e8 poi la pi\u00f9 grande potenza mondiale, i rischi sono ancora maggiori. Da un lato, per l\u2019effetto di \u00abcontagio\u00bb che questo modello pu\u00f2 esercitare su altri regimi democratici nel resto del mondo, soprattutto in Europa. Da un altro lato, per le conseguenze che esso pu\u00f2 avere nel campo della politica internazionale, che nelle sue aree pi\u00f9 calde (Ucraina, Medio Oriente, Indo-Pacifico) e anche in nuovi scenari (si pensi solo ai venti di guerra che soffiano tra India e Pakistan) sembra in effetti surriscaldarsi ulteriormente.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 da aggiungere, per\u00f2, che non \u00e8 la prima volta che il ciclone Trump si \u00e8 abbattuto sull\u2019America e sul mondo intero. Gi\u00e0 la sua prima presidenza, tra il 2017 e il 2021, aveva suscitato grandi apprensioni. Lo stile fortemente populista e leaderistico, l\u2019ossessivo richiamo al principio \u00abAmerica First\u00bb, lo smantellamento delle politiche sociali, le misure fiscali a favore delle imprese e dei redditi pi\u00f9 alti, le disposizioni restrittive sugli immigrati, la riduzione delle politiche ambientali, il corpo a corpo con il \u00abpoliticamente corretto\u00bb, la sfida con la Cina sul piano dei dazi e delle politiche commerciali e, da ultimo, il drammatico assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 avevano gi\u00e0 restituito l\u2019immagine di un\u2019America fortemente polarizzata e in bilico, in preda a spinte autoritarie e decisa a far valere a ogni costo il proprio primato nel mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Da quel primo terremoto, tuttavia, gli Stati Uniti si erano in qualche modo ripresi con le elezioni del 2020 e poi nei quattro anni della presidenza di Joe Biden (2021-2025). \u00c8 il segno che il paese aveva gli anticorpi per assorbire l\u2019urto e che potrebbe forse averli ancora. La rielezione trionfale di Trump come 47\u00b0 presidente, considerato nonostante tutto come una sorta di \u00abusato sicuro\u00bb, lascia per\u00f2 aperti molti dubbi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Le promesse e i fatti<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Abbiamo gi\u00e0 visto estesamente&nbsp;<a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/sezioni-lettere\/storia-di-oggi\/golden-age-il-ritorno-di-trump-alla-casa-bianca\/\">in un precedente articolo<\/a>&nbsp;che cosa aveva promesso Trump agli americani nella sua campagna elettorale per le elezioni del novembre 2024 e poi nel suo discorso di insediamento del 20 gennaio 2025. In estrema sintesi, aveva giurato di voler \u00abrendere di nuovo grande l\u2019America\u00bb, con il celebre slogan \u00abMAGA\u00bb \u2013 Make America Great Again \u2013 che campeggia ovunque nel&nbsp;<em>merchandising<\/em>&nbsp;trumpiano (tazze, cappellini, cravatte, magneti). Aveva cio\u00e8 promesso di riprendere il cammino verso quell\u2019\u00abet\u00e0 dell\u2019oro\u00bb che egli stesso, a suo dire, aveva gi\u00e0 quasi raggiunto nel suo primo mandato e che il suo successore Biden aveva rapidamente rovesciato in un\u2019et\u00e0 di \u00abdeclino, rovina, dolore, difficolt\u00e0, ansia e disperazione\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per realizzare questo sogno, il suo programma elettorale aveva messo in primo piano soprattutto la politica interna: rinascita economica e lotta all\u2019inflazione; politiche energetiche a suon di trivelle contro le follie del Green New Deal; rafforzamento delle manifatture e delle catene di approvvigionamento nazionali; sicurezza dei confini (in particolare con il Messico) e lotta all\u2019immigrazione clandestina, legata a sua volta a quella contro la criminalit\u00e0 e il narcotraffico;&nbsp;<em>law and order<\/em>&nbsp;nelle citt\u00e0; guerra senza quartiere al&nbsp;<em>politically correct<\/em>, all\u2019ideologia&nbsp;<em>gender<\/em>, alle teorie critiche della razza e pi\u00f9 in generale alla cultura&nbsp;<em>woke<\/em>; abolizione di ogni restrizione Covid; lotta senza quartiere anche contro la corruzione del&nbsp;<em>deep state<\/em>, lo \u00abstato profondo\u00bb, vale a dire contro il \u00abmarciume\u00bb che si annida nel sistema giudiziario, nei servizi segreti e nella tentacolare amministrazione federale. Un\u2019amministrazione da sottoporre a una robusta cura dimagrante, soprattutto nei confronti di quei funzionari \u00abinfedeli\u00bb che intralciano le \u00ablegittime\u00bb azioni del \u00abgoverno del popolo\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In politica estera, Trump aveva promesso di mettere fine a quelle \u00abguerre straniere sciocche e inutili\u00bb che minacciano la pace nel pianeta, con particolare riferimento al all\u2019Ucraina e al Medio Oriente. Al tempo stesso, in perfetto stile neoisolazionista, aveva annunciato di voler attuare un sistematico disimpegno da quei conflitti che non coinvolgono gli interessi immediati degli Usa. Aveva pi\u00f9 volte ventilato di volersi disimpegnare dalla stessa Nato, soprattutto se gli alleati europei mostreranno di non volersi impegnare pi\u00f9 a fondo incrementando il loro contributo alle spese militari dell\u2019Alleanza. Per contro, aveva invocato un drastico potenziamento della forza militare americana, facendo anche riferimento \u2013 come gi\u00e0 i presidenti Ronald Reagan e George W. Bush \u2013 alla costruzione di uno scudo antimissile di nuova generazione, in grado di mettere il paese al riparo dalla minaccia nucleare delle potenze ostili. Aveva altres\u00ec espresso mire esplicite sul Canada, la Groenlandia e il canale di Panama. Rapporti sempre pi\u00f9 freddi con l\u2019Europa, sempre pi\u00f9 muscolari con la Cina e sempre meno ostili con la Russia di Putin completavano il suo programma, insieme alla promessa di una robusta politica di dazi commerciali contro tutto e tutti, Pechino in testa.<\/p>\n\n\n\n<p>Sia pure in modo altalenante, \u00e8 su queste linee di fondo che si sono andati svolgendo i primi cento giorni della seconda presidenza Trump. Essi sono stati scanditi da decine e decine di&nbsp;<em>executive orders<\/em>, di provvedimenti in capo al solo presidente, che non hanno bisogno dell\u2019approvazione del Congresso e che diventano per l\u2019appunto immediatamente \u00abesecutivi\u00bb, naturalmente&nbsp;<em>se<\/em>&nbsp;in linea con la Costituzione e le leggi federali. Un \u00abse\u00bb che apre in prospettiva molteplici possibili fronti di conflitto con gli Stati e soprattutto con l\u2019ordine giudiziario, dalle corti statali sino alla Corte Suprema, ferma restando la possibilit\u00e0 di un futuro presidente di abrogarli.<\/p>\n\n\n\n<p>Come si pu\u00f2 ricavare dal&nbsp;<em>Federal Register<\/em>&nbsp;(<a href=\"http:\/\/www.federalregister.org\/\">www.federalregister.org<\/a>), Trump ha emanato 139 ordini esecutivi nei suoi primi cento giorni, a cui se ne sono aggiunti altri 12 dal 1\u00b0 maggio a oggi (16 maggio). Si tratta di un record assoluto rispetto a tutte le presidenze precedenti, compresa quella di Franklin D. Roosevelt, che nel 1933, nei suoi primi cento giorni, ne emise \u00absoltanto\u00bb 99. Il dato \u00e8 strepitoso anche rispetto al numero complessivo di&nbsp;<em>executive orders<\/em>&nbsp;emessi dai suoi predecessori in tutto il corso dei loro mandati. Il che rende pi\u00f9 che mai azzeccata la celebre formula coniata al principio degli anni Settanta da Arthur M. Schlesinger Jr. nel suo libro&nbsp;<em>La presidenza imperiale<\/em>&nbsp;(1973).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table><tbody><tr><td>Joe Biden<\/td><td>2021-2025<\/td><td>162<\/td><\/tr><tr><td>Donald Trump I<\/td><td>2017-2021<\/td><td>220<\/td><\/tr><tr><td>Barack Obama I e II<\/td><td>2009-2017<\/td><td>277<\/td><\/tr><tr><td>George W. Bush I e II<\/td><td>2001-2009<\/td><td>291<\/td><\/tr><tr><td>Bill Clinton I e II<\/td><td>1993-2001<\/td><td>364<\/td><\/tr><tr><td>George H.W. Bush<\/td><td>1989-1993<\/td><td>166<\/td><\/tr><tr><td>Ronald Reagan I e II<\/td><td>1981-1989<\/td><td>381<\/td><\/tr><tr><td>Jimmy Carter<\/td><td>1977-1981<\/td><td>320<\/td><\/tr><tr><td>Gerald R. Ford<\/td><td>1974-1977<\/td><td>169<\/td><\/tr><tr><td>Richard Nixon I e II<\/td><td>1969-1974<\/td><td>346<\/td><\/tr><tr><td>Lyndon B. Johnson<\/td><td>1963-1969<\/td><td>325<\/td><\/tr><tr><td>John F. Kennedy<\/td><td>1961-1963<\/td><td>214<\/td><\/tr><tr><td>Dwight D. Eisenhower I e II<\/td><td>1953-1961<\/td><td>484<\/td><\/tr><tr><td>Harry S. Truman<\/td><td>1945-1953<\/td><td>906<\/td><\/tr><tr><td>Franklin D. Roosevelt II, III, IV (mancano i dati del I mandato) mandatodelprimoImamadamandato)&nbsp;(&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/td><td>1937-1945<\/td><td>2023&nbsp;<\/td><\/tr><tr><td colspan=\"3\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/td><\/tr><tr><td colspan=\"3\">* Questi dati e gli stessi testi degli executive orders presidenziali sono consultabili cliccando&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/presidential-documents\/executive-orders\">qui<\/a>&nbsp;<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00c8 soprattutto attraverso questi ordini esecutivi che Donald Trump ha provato a tradurre le sue promesse in fatti. Almeno per ora, tuttavia, i risultati sono ben lontani dal preannunciare l\u2019avvento dell\u2019et\u00e0 dell\u2019oro. Come gi\u00e0 detto, essi annunciano piuttosto una vera e propria \u00abet\u00e0 del caos\u00bb, assai pericolosa per l\u2019America e per il mondo intero.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L\u2019assaggio: il primo giorno della presidenza Trump<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Nel primo giorno del suo insediamento, il 20 gennaio 2025, dopo il discorso inaugurale, Trump ha firmato ben 26 ordini esecutivi, dall\u2019evidente significato simbolico oltre che pratico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo in assoluto \u00e8 l\u2019ordine n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/28\/2025-01900\/ending-the-weaponization-of-the-federal-government\">14147<\/a>, che ci riporta immediatamente ai fatti del 6 gennaio 2021, l\u2019assalto a Capitol Hill. Si intitola \u00abEnding the Weaponization of the Federal Government\u00bb: porre fine alla \u00abmilitarizzazione\u00bb del governo federale, vale a dire alla sua trasformazione in un\u2019\u00abarma\u00bb (ovviamente impropria) contro gli oppositori. Sotto l\u2019amministrazione Biden \u2013 recita l\u2019EO \u2013 forze di polizia, servizi segreti, tribunali e altri soggetti e agenzie governative avrebbero fatto un uso partigiano dei propri poteri, colpendo sistematicamente i nemici del Partito democratico, specialmente i \u00abtrumpiani\u00bb. Tra i principali accusati \u2013 si legge \u2013 vi \u00e8 il Dipartimento di Giustizia, che \u00abha processato senza piet\u00e0 pi\u00f9 di 1.500 persone associate al 6 gennaio\u00bb mentre \u00abha contemporaneamente archiviato quasi tutti i casi contro i rivoltosi del&nbsp;<em>Black Lives Matter<\/em>\u00bb. Da qui l\u2019ordine di riesaminare meticolosamente quanto accaduto e di correggere e sanzionare i comportamenti scorretti del governo federale connessi all\u2019uso improprio della giustizia, delle forze di polizia e dei servizi segreti. Si trattava, con ogni evidenza, di una vera e propria vendetta contro i suoi persecutori, accusati di aver compresso la libert\u00e0 di parola e il diritto di opposizione di molti americani. Un tema, questo, ulteriormente rafforzato nel terzo EO, il n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/28\/2025-01902\/restoring-freedom-of-speech-and-ending-federal-censorship\">14149<\/a>, emesso sempre il 20 gennaio e diretto a \u00abripristinare la libert\u00e0 di parola e porre fine alla censura federale\u00bb in nome del primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver revocato con l\u2019EO n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/28\/2025-01901\/initial-rescissions-of-harmful-executive-orders-and-actions\">14148<\/a>&nbsp;un gran numero di&nbsp;<em>executive orders<\/em>&nbsp;di Biden sulle pi\u00f9 disparate materie (clima, Covid, immigrazione, discriminazione sessuale e razziale, etc.), Trump fissava come principio direttivo della politica estera Usa il suo stesso motto elettorale fin dal 2016: \u00abAmerica First\u00bb. \u00c8 questo il contenuto, in verit\u00e0 vaghissimo ma altamente simbolico, dell\u2019EO&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/29\/2025-01952\/america-first-policy-directive-to-the-secretary-of-state\">14150<\/a>: da quel momento, la politica estera americana avrebbe dovuto \u00abdifendere gli interessi fondamentali degli Usa, mettendo sempre al primo posto l\u2019America e i cittadini americani\u00bb. Al Segretario di Stato (Marco Rubio) veniva attribuito il compito di \u00abemanare delle linee guida per allineare le politiche, i programmi, il personale e le operazioni del Dipartimento di Stato\u00bb a questo scopo supremo.<\/p>\n\n\n\n<p>A seguire, sempre il 20 gennaio, un\u2019ulteriore raffica di&nbsp;<em>executive orders<\/em>. Vale la pena di citarli quasi tutti, a partire da quelli contro i \u00abdispendiosissimi, illegali e immorali programmi DEI\u00bb (Diversit\u00e0, Equit\u00e0, Inclusione) della precedente amministrazione (n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/29\/2025-01953\/ending-radical-and-wasteful-government-dei-programs-and-preferencing\">14151<\/a>). Poi, a tambur battente, gli EO per lo sfruttamento sistematico delle risorse naturali dell\u2019Alaska (n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/29\/2025-01955\/unleashing-alaskas-extraordinary-resource-potential\">14153<\/a>); per il rilancio delle politiche energetiche nazionali \u2013 una vera e propria emergenza \u2013 contro le ideologie ambientaliste (nn.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/29\/2025-01956\/unleashing-american-energy\">14154<\/a>&nbsp;e&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/29\/2025-02003\/declaring-a-national-energy-emergency\">14156<\/a>); per il ritiro degli Usa dall\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, tra le principali responsabili dell\u2019emergenza Covid e di tutte le sue nefaste conseguenze (n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/29\/2025-01957\/withdrawing-the-united-states-from-the-world-health-organization\">14155<\/a>); per l\u2019equiparazione dei cartelli della droga a organizzazioni terroristiche globali, con tutti gli effetti securitari e giuridici del caso (n.<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/29\/2025-02004\/designating-cartels-and-other-organizations-as-foreign-terrorist-organizations-and-specially\">14157<\/a>); per l\u2019istituzione del DOGE, il Dipartimento \u00abpresidenziale\u00bb dell\u2019efficienza governativa, poi informalmente affidato alla guida di Elon Musk (n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/29\/2025-02005\/establishing-and-implementing-the-presidents-department-of-government-efficiency\">14158<\/a>); per la protezione del popolo americano contro l\u2019\u00abinvasione\u00bb degli immigrati illegali, divenuta particolarmente intensa durante la precedente amministrazione democratica (n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/29\/2025-02006\/protecting-the-american-people-against-invasion\">14159<\/a>); per la difesa del significato e dei valori della cittadinanza americana (n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/29\/2025-02007\/protecting-the-meaning-and-value-of-american-citizenship\">14160<\/a>); per la protezione degli Stati Uniti contro i terroristi stranieri e altre minacce alla sicurezza nazionale e alla sicurezza pubblica attraverso politiche stringenti di controllo di chi entra o intende entrare nel paese (n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/30\/2025-02009\/protecting-the-united-states-from-foreign-terrorists-and-other-national-security-and-public-safety\">14161<\/a>); per la subordinazione degli accordi internazionali sull\u2019ambiente agli interessi economici e di crescita degli Stati Uniti, con tanto di ritiro dagli Accordi di Parigi (n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/30\/2025-02010\/putting-america-first-in-international-environmental-agreements\">14162<\/a>); per la ridefinizione delle politiche e dei programmi di ammissione dei rifugiati (n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/30\/2025-02011\/realigning-the-united-states-refugee-admissions-program\">14163<\/a>); per il ripristino della pena di morte al fine di proteggere la sicurezza pubblica (n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/30\/2025-02012\/restoring-the-death-penalty-and-protecting-public-safety\">14164<\/a>); per la messa in sicurezza dei confini nazionali contro l\u2019invasione degli \u00abstranieri illegali\u00bb, migranti, potenziali terroristi, spie straniere, membri di cartelli, gang, criminali internazionali, ricorrendo a ogni strumento necessario, a partire dalla costruzione di vere e proprie barriere fisiche (n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/30\/2025-02012\/restoring-the-death-penalty-and-protecting-public-safety\">14165<\/a>); per la difesa delle donne dagli estremismi dell\u2019ideologia di genere attraverso il ripristino della \u00abverit\u00e0 biologica\u00bb e il riconoscimento che esistono soltanto due \u00absessi\u00bb: il maschile e il femminile (n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/30\/2025-02090\/defending-women-from-gender-ideology-extremism-and-restoring-biological-truth-to-the-federal\">14168<\/a>); per la revisione dei programmi di cooperazione internazionale e la rivalutazione degli aiuti ai paesi stranieri, che spesso finiscono per beneficiare Stati e forze ostili (n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/30\/2025-02091\/reevaluating-and-realigning-united-states-foreign-aid\">14169<\/a>); per il ripristino del \u00abmerito\u00bb nei programmi e nelle politiche di assunzione del personale federale (n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/30\/2025-02094\/reforming-the-federal-hiring-process-and-restoring-merit-to-government-service\">14170<\/a>). L\u2019ultimo&nbsp;<em>executive order<\/em>&nbsp;di quel primo frenetico giorno, il n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/31\/2025-02096\/restoring-names-that-honor-american-greatness\">14172<\/a>&nbsp;ordinava di \u00abripristinare i nomi che onorano la grandezza americana\u00bb. \u00c8 in questo EO che compare, tra le altre cose, l\u2019ordine di \u00abribattezzare ufficialmente il Golfo del Messico Golfo d\u2019America\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 20 gennaio ha cos\u00ec offerto un assaggio molto istruttivo della postura e delle politiche muscolari della seconda presidenza Trump. I successivi 99 giorni (e quelli seguenti sino a oggi) non sono stati molti diversi. Al netto di un calo fisiologico del numero quotidiano di ordini esecutivi, essi dovevano ampiamente confermare lo stile e le intenzioni del presidente. Con effetti prepotenti negli Stati Uniti e nel mondo intero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per farne un bilancio, selezioneremo alcuni degli ambiti pi\u00f9 rilevanti delle politiche presidenziali. Ci concentreremo dapprima sulla politica interna e poi sulla politica estera, ben consapevoli che, soprattutto nel caso degli Usa, i due ambiti non sono sempre del tutto distinguibili. In ultimo, prenderemo in esame in modo pi\u00f9 dettagliato la spettacolare \u00abguerra dei dazi\u00bb ingaggiata da Trump contro il mondo intero (in particolare la Cina) e le conseguenze che essa ha prodotto. Anche se alla fine \u00e8 in gran parte rientrata (almeno per il momento), essa ha costituito senz\u2019altro la pi\u00f9 clamorosa delle sfide lanciate dal presidente nei cento giorni.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>I primi cento giorni di Trump negli Stati Uniti<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p><strong>Immigrazione e sicurezza<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Una delle principali preoccupazioni della seconda presidenza Trump durante i 100 giorni \u00e8 stata quella della lotta all\u2019immigrazione irregolare, considerata come una minaccia mortale per la sicurezza degli Stati Uniti. Essa viene evocata pi\u00f9 volte gi\u00e0 negli EO del 20 gennaio, in particolare nel gi\u00e0 citato n.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/29\/2025-02006\/protecting-the-american-people-against-invasion\">14159<\/a>, dove \u00e8 assimilata a una vera e propria \u00abinvasione\u00bb da cui \u00e8 necessario \u00abproteggere il popolo americano\u00bb. Ampiamente tollerati se non addirittura favoriti dalle amministrazioni democratiche \u2013 si legge nel testo \u2013 questi flussi migratori avrebbero portato \u00abmilioni di stranieri illegali\u00bb nel paese. Molti di questi\u00a0<em>illegal aliens<\/em>\u00a0avrebbero commesso \u00abcrimini vili ed efferati contro innocenti cittadini americani\u00bb. Molti si sarebbero dedicati ad attivit\u00e0 ostili quali \u00ablo spionaggio, lo spionaggio economico e il terrorismo\u00bb. Tutti, poi, avrebbero \u00ababusato della generosit\u00e0 del popolo americano\u00bb, gravando con la loro presenza sui contribuenti per \u00abmiliardi di dollari a livello federale, statale e locale\u00bb.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>A partire da queste premesse \u2013 comuni peraltro a tutti i movimenti populisti europei \u2013 Trump ordinava l\u2019applicazione integrale delle leggi sull\u2019immigrazione: una drastica stretta sui controlli; la revoca di alcuni programmi governativi troppo \u00abtolleranti\u00bb in materia di inclusione e integrazione dei nuovi americani; un controllo massiccio delle frontiere e degli ingressi da realizzarsi anche attraverso un rilevante rafforzamento e coordinamento delle forze dell\u2019ordine federali, statali e locali; lo smantellamento dei cartelli criminali, delle gang straniere e delle reti transfrontaliere di contrabbando e traffico di essere umani. Egli ordinava altres\u00ec di procedere su larga scala, con la collaborazione degli Stati, all\u2019identificazione degli stranieri illegali non registrati e alla loro eventuale espulsione e\/o detenzione e di favorire (anche con incentivi) la loro autoespulsione. Minacciava, ancora, di punire i paesi stranieri recalcitranti ad accogliere i propri migranti e le stesse \u00abgiurisdizioni santuario\u00bb, vale a dire quelle citt\u00e0, contee e Stati americani che intralciassero in qualsiasi modo l\u2019applicazione della legge: esse non avrebbero pi\u00f9 avuto accesso ai fondi federali e sarebbero state chiamate in giudizio (un punto, questo, rafforzato con l\u2019EO n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/05\/02\/2025-07789\/protecting-american-communities-from-criminal-aliens\">14287<\/a>).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 sostanzialmente lungo queste linee \u2013 ulteriormente perfezionate attraverso la revisione dei programmi di ammissione dei rifugiati (EO n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/30\/2025-02011\/realigning-the-united-states-refugee-admissions-program\">14163<\/a>) e drastiche politiche di protezione dei confini (in particolare quello con il Messico) attraverso barriere fisiche e l\u2019aumento del personale addetto al loro controllo (EO n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/30\/2025-02015\/securing-our-borders\">14165<\/a>&nbsp;e n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/02\/07\/2025-02407\/imposing-duties-to-address-the-situation-at-our-southern-border\">14194<\/a>) \u2013 che l\u2019amministrazione ha gestito l\u2019\u00abemergenza\u00bb immigrazione illegale. Sono cos\u00ec aumentate rispetto alle amministrazioni precedenti (anche se non in modo cos\u00ec straordinario) le cosiddette \u00abdeportazioni\u00bb, e cio\u00e8 l\u2019espulsione forzata degli stranieri irregolari verso le pi\u00f9 svariate destinazioni, soprattutto l\u2019America latina. Si calcola che nei primi cento giorni esse abbiano raggiunto e poi superato la cifra di 270.000 espulsi. In diversi casi, le deportazioni hanno assunto forme particolarmente spettacolari. Cos\u00ec, ad esempio, nel caso dell\u2019espulsione collettiva di quasi duecentoquaranta migranti venezuelani sospettati di appartenere alla gang Tren de Aragua, avvenuta il 14 marzo, quando Trump giunse a invocare addirittura l\u2019<em>Alien Enemies Act<\/em>&nbsp;del 1798, il diritto di guerra. Questo caso, come molti altri, ha sollevato accese polemiche e reazioni anche sul piano giudiziario, giungendo sino alla Corte Suprema, che ha prima bloccato e poi sbloccato la deportazione dei venezuelani, riconoscendo per\u00f2 che ai \u00abdeportati\u00bb deve essere concessa almeno un\u2019udienza in tribunale. Il 16 maggio, la stessa Corte suprema ha bloccato almeno temporaneamente la possibilit\u00e0 per il presidente di ricorrere al diritto di guerra.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La cittadinanza e lo ius soli<\/strong> <\/p>\n\n\n\n<p>La stretta sull\u2019immigrazione irregolare si \u00e8 accompagnata anche a uno degli\u00a0<em>executive order<\/em>\u00a0pi\u00f9 controversi e contestati di Trump: quello relativo alla \u00abdifesa del significato e dei valori della cittadinanza americana\u00bb, un \u00abimmenso privilegio\u00bb da concedersi con molte cautele (n.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/29\/2025-02007\/protecting-the-meaning-and-value-of-american-citizenship\">14160<\/a>). Con esso veniva di fatto cancellato o quanto meno fortemente limitato il cosiddetto \u00abius soli\u00bb, fissato fin dal 1868 nel Quattordicesimo Emendamento della Costituzione, il quale recita che \u00abtutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti\u00a0<em>e soggette alla loro giurisdizione<\/em>\u00a0sono cittadini degli Stati Uniti e dello Stato in cui esse risiedono\u00bb. L\u2019EO stabiliva che, a partire da 30 giorni dalla data della sua registrazione, i nuovi nati da madri presenti illegalmente negli Usa o con visto temporaneo e da padri che non sono n\u00e9 cittadini americani e nemmeno residenti permanenti \u2013 i figli, dunque, di genitori \u00abnon soggetti alla giurisdizione\u00bb statunitense \u2013 non avrebbero pi\u00f9 ottenuto automaticamente la cittadinanza. Il provvedimento colpiva soprattutto le comunit\u00e0 di immigrati e i rifugiati richiedenti asilo, ma anche le famiglie LGBTQ+ per il suo esplicito riferimento al padre e alla madre biologici. Dopo aver suscitato una tempesta di polemiche da parte di molti Stati, di organizzazioni per i diritti civili e di comunit\u00e0 di immigrati, esso \u00e8 stato impugnato da diverse corti federali, bloccato e deferito alla Corte Suprema, che dovr\u00e0 esprimersi in materia. Semplicemente incredibile, per contro, l\u2019ipotesi \u2013 ventilata tra marzo e aprile \u2013 di mettere in vendita per cinque milioni di dollari permessi di soggiorno permanenti e, con essi, la prospettiva della cittadinanza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I programmi DEI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lo scontro frontale con svariate organizzazioni per i diritti civili, con la comunit\u00e0 LGBTQ+, con i paladini della giustizia razziale e con molte istituzioni scolastiche e accademiche \u00e8 stato un altro cruciale\u00a0<em>Leitmotiv<\/em>\u00a0dei cento giorni. \u00c8 su questo terreno che Trump ha dato prova di tutta la sua ostilit\u00e0 nei confronti del\u00a0<em>politically correct<\/em>, dell\u2019ideologia\u00a0<em>gender<\/em>, delle teorie critiche della razza e pi\u00f9 in generale della cultura\u00a0<em>woke<\/em>. Uno dei suoi primissimi atti (l\u2019EO n.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/29\/2025-01953\/ending-radical-and-wasteful-government-dei-programs-and-preferencing\">14151<\/a>\u00a0del 20 gennaio), infatti, \u00e8 stato lo smantellamento dei cosiddetti programmi \u00abDEI\u00bb (Diversit\u00e0, Equit\u00e0, Inclusione) del governo Biden: quei programmi, cio\u00e8, orientati a garantire un trattamento equo e inclusivo ai gruppi in vario modo svantaggiati per ragioni legate alla razza, all\u2019etnia, alla religione, al genere, all\u2019orientamento sessuale, allo status socioeconomico, etc. Tali programmi, secondo quanto si legge nell\u2019EO sopra citato, imponevano una sorta di discriminazione inversa, \u00abillegale e immorale\u00bb che stava investendo tutti gli aspetti del governo federale e non solo, tra l\u2019altro con costi enormi per i contribuenti. A un simile scandalo si doveva porre fine \u2013 come \u00e8 detto nell\u2019EO n.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/31\/2025-02097\/ending-illegal-discrimination-and-restoring-merit-based-opportunity\">14173<\/a>\u00a0del 21 gennaio \u2013 \u00abripristinando le opportunit\u00e0 basate sul merito\u00bb e abolendo ogni forma di \u00ab<em>spoils system<\/em>\u00a0basata sull\u2019identit\u00e0\u00bb invece che sull\u2019eccellenza e sul duro lavoro. Questa regola doveva valere per tutti i dipartimenti e le agenzie governative. Anche il settore privato, tuttavia, andava concretamente \u00abincoraggiato\u00bb a operare in questo senso.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019ideologia gender<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In questo quadro pi\u00f9 generale, Trump si \u00e8 mosso con speciale accanimento contro i diritti delle persone transgender. Con l\u2019EO\u00a0<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/30\/2025-02090\/defending-women-from-gender-ideology-extremism-and-restoring-biological-truth-to-the-federal\">14168<\/a>, ad esempio, egli ha imposto di \u00abripristinare la verit\u00e0 biologica\u00bb contro gli estremismi dell\u2019\u00abideologia di genere\u00bb, che danneggiano le donne privandole della loro dignit\u00e0, benessere e sicurezza nei posti di lavoro e nelle loro attivit\u00e0. \u00abLa cancellazione del sesso nella lingua e nella politica \u2013 vi si legge \u2013 ha un impatto corrosivo non solo sulle donne, ma sulla validit\u00e0 dell\u2019intero sistema americano\u00bb. L\u2019\u00abimmutabile realt\u00e0 biologica del sesso\u00bb non poteva essere sostituita da \u00abun senso interno, fluido e soggettivo di s\u00e9 slegato dai fatti biologici\u00bb. In questo modo \u2013 continuava l\u2019EO \u2013 si trasformavano leggi e politiche progettate per proteggere le opportunit\u00e0 basate sul sesso in leggi e politiche che le minano, sostituendo diritti e valori giuridici consolidati e apprezzati con un concetto sociale vago e basato sull\u2019identit\u00e0. Da qui, l\u2019ordine di \u00abriconoscere due sessi, maschio e femmina\u00bb e di contrastare \u00abl\u2019ideologia di genere\u00bb. L\u2019EO ordinava alle agenzie governative di procedere a una pulizia del linguaggio, a eliminare qualsiasi riferimento al \u00abgenere\u00bb, a non erogare fondi federali in favore delle ideologie di genere, a garantire la\u00a0<em>privacy<\/em>\u00a0negli spazi intimi maschili e femminili, a impedire che i maschi siano detenuti nelle prigioni femminili, a non indicare nei passaporti il genere ma il sesso, etc. Con successivi ordini esecutivi, Trump ha vietato alle persone di transgender di servire nelle forze armate statunitensi, assimilando la disforia di genere alla malattia mentale (n.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/02\/03\/2025-02178\/prioritizing-military-excellence-and-readiness\">14183<\/a>) e di partecipare agli sport femminili (n.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/02\/11\/2025-02513\/keeping-men-out-of-womens-sports\">14201<\/a>). Pi\u00f9 in generale, con l\u2019EO\u00a0<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/02\/03\/2025-02232\/ending-radical-indoctrination-in-k-12-schooling\">14190<\/a>, ha vietato alle scuole pubbliche primarie e secondarie che ricevono fondi federali di insegnare o promuovere dottrine legate all\u2019identit\u00e0 di genere e di supportare la transizione di genere di studenti minorenni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La teoria critica della razza<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In quello stesso\u00a0<em>executive order<\/em>\u00a0veniva presa di mira, sempre in riferimento alle scuole primarie e secondarie, un\u2019altra \u00abdottrina radicale\u00bb di grande successo anche nelle universit\u00e0 americane e nella cultura\u00a0<em>liberal<\/em>: la teoria critica della razza. Attraverso vere e proprie forme di indottrinamento (sottratte oltretutto alla supervisione dei genitori) e una rilettura falsa e tendenziosa della storia americana \u2013 secondo l\u2019EO \u2013 quella \u00abteoria\u00bb stava minando l\u2019amor di patria, l\u2019unit\u00e0 nazionale e i valori americani. Essa, infatti, stava introducendo nuove e pericolose forme di discriminazione, stava spingendo i bambini a odiare il proprio paese e stava schiacciando i bianchi sotto un insuperabile senso di colpa. Per contrastare tali derive, Trump ordinava di mettere fine a queste politiche di indottrinamento e di promuovere \u00abl\u2019educazione patriottica\u00bb. Egli ristabil\u00ec anche la \u00abCommissione 1776\u00bb in vista delle celebrazioni del duecentocinquantesimo anniversario della nascita degli Usa. L\u2019aveva gi\u00e0 creata nel suo primo mandato, nel 2020, in risposta al \u00ab1619 Project\u00bb, promosso dal \u00abNew York Times Magazine\u00bb nel 2019, che proponeva di rileggere l\u2019intera storia americana attraverso il filtro della schiavit\u00f9 e del razzismo, retrodatandone l\u2019inizio per l\u2019appunto dal 1776 al 1619, quando giunsero nel paese i primi schiavi africani. Da allora, per i promotori del 1619 Project, il \u00abprivilegio bianco\u00bb e il \u00abrazzismo sistemico\u00bb avrebbero impresso il loro marchio indelebile sulle istituzioni, sulle leggi, sulle strutture economico-sociali e sulla stessa presunta \u00abdemocrazia\u00bb del paese. Una assurda follia per Trump. Sciolta da Biden nel primo giorno del suo mandato, il 20 gennaio 2021, la rinata Commissione 1776 doveva ristabilire la \u00abverit\u00e0\u00bb storica smontando queste tesi antipatriottiche.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il Green New Deal e l\u2019emergenza climatica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra \u00abideologia\u00bb che Trump ha preso frontalmente di mira nei suoi primi cento giorni \u00e8 quella dell\u2019emergenza ambientale e climatica e della transizione ecologica. Anche in questo caso, il presidente ha voluto mostrare fin dall\u2019inizio un netto cambio di passo rispetto all\u2019amministrazione Biden, entrando in rotta di collisione non soltanto con i movimenti ambientalisti e per la giustizia climatica degli Stati Uniti e di tutto il mondo, ma anche con le politiche\u00a0<em>green<\/em>\u00a0europee. Conditi da un negazionismo climatico sarcastico e irridente, i suoi provvedimenti in materia sono stati fin dall\u2019inizio inequivocabili, a partire dal ritiro degli Usa dagli accordi internazionali sul clima e dagli impegni presi per finanziare iniziative globali per la transizione ecologica: un ritiro annunciato con l\u2019EO n.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/30\/2025-02010\/putting-america-first-in-international-environmental-agreements\">14162<\/a>\u00a0del 20 gennaio in base al solito principio dell\u2019\u00abAmerica First\u00bb. Poco prima, quello stesso giorno, Trump aveva emesso gli EO\u00a0<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/29\/2025-01956\/unleashing-american-energy\">14154<\/a>\u00a0e\u00a0<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/29\/2025-02003\/declaring-a-national-energy-emergency\">14156<\/a>: \u00abLiberare l\u2019energia americana\u00bb e \u00abDichiarare un\u2019emergenza energetica nazionale\u00bb. Il primo metteva sotto accusa i \u00abregolamenti onerosi e ideologicamente motivati\u00bb che avevano impedito di sfruttare appieno la grande abbondanza di energia e risorse naturali presente sulle terre e sulle acque federali. Si invocavano dunque esplorazioni e trivellazioni \u2013 \u00ab<em>Drill baby, drill<\/em>\u00bb, aveva detto il presidente nel suo discorso di insediamento \u2013 al fine di ridurre i costi dell\u2019energia per gli americani, creare posti di lavoro e fare degli Usa il \u00ableader energetico globale del prossimo futuro\u00bb. Accanto a molti altri interventi, si ordinava anche di rimuovere tutte quelle barriere normative che sfavorivano l\u2019accesso degli americani ai veicoli a motore rispetto a quelli elettrici e che limitavano la vendita di automobili a benzina. In sostanza, si smantellava qualsiasi progetto di\u00a0<em>Green New Deal<\/em>\u00a0in nome della prosperit\u00e0 e della stessa sicurezza del paese. Un tema, questo della sicurezza, ulteriormente messo in evidenza nell\u2019EO 14156. In esso Trump affermava che \u00abuna fornitura interna di energia accessibile e affidabile \u00e8 un requisito fondamentale per la sicurezza nazionale\u00bb. La non autosufficienza energetica, infatti, non metteva a rischio soltanto i redditi e i posti di lavoro degli americani, ma anche la stessa capacit\u00e0 del paese di difendersi e isolarsi da attori stranieri ostili. Per questo era necessario dichiarare una vera e propria \u00abemergenza energetica nazionale\u00bb. Da qui, tutte le azioni conseguenti dell\u2019amministrazione Trump.\u00a0\u00a0Tra queste, mi limito a ricordare i provvedimenti sullo sfruttamento delle risorse energetiche e naturali in Alaska, con particolare riferimento al gas naturale (in verit\u00e0 gi\u00e0 fissato in uno dei primi EO, il n.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/29\/2025-01955\/unleashing-alaskas-extraordinary-resource-potential\">14153<\/a>); la sospensione temporanea di molti programmi di sviluppo dell\u2019energia eolica offshore (indicati in un\u00a0<a href=\"applewebdata:\/\/877999D9-8FA9-4D11-8147-2C8B6CD037EF\/ntial-actions\/2025\/01\/temporary-withdrawal-of-all-areas-on-the-outer-continental-shelf-from-offshore-wind-leasing-and-review-of-the-federal-governments-leasing-and-permitting-practices-for-wind-projects\"><em>Memorandum<\/em><\/a>\u00a0sempre del 20 gennaio); l\u2019annuncio della revoca di alcuni standard di efficienza energetica considerati eccessivamente onerosi; e, ancora, l\u2019EO\u00a0<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/04\/14\/2025-06379\/protecting-american-energy-from-state-overreach\">14260<\/a>\u00a0dell\u20198 aprile, con il quale venivano messe nel mirino le politiche climatiche dei singoli Stati (governati per lo pi\u00f9 dai democratici) non allineate con quelle del governo federale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lo Stato profondo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per completare il quadro dei \u00abcento giorni in America\u00bb (al netto di molti altri dettagli), si deve ancora brevemente citare la battaglia senza esclusione di colpi che Trump ha intrapreso contro il cosiddetto\u00a0<em>deep state<\/em>\u00a0e poi contro alcune celebratissime istituzioni universitarie americane, note in tutto il mondo e frequentate da moltissimi studenti internazionali. Le linee di fondo della prima battaglia sono state fissate nel gi\u00e0 citato EO\u00a0<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/28\/2025-01900\/ending-the-weaponization-of-the-federal-government\">14147<\/a>, il primo della raffica di ordini esecutivi del 20 gennaio. Esso imponeva uno\u00a0<em>screening<\/em>\u00a0completo di tutti i dipartimenti e di tutte le agenzie federali \u2013 dal Dipartimento di giustizia alla Fbi \u2013 per identificare i soggetti considerati politicizzati od ostili rispetto all\u2019amministrazione e procedere alle conseguenti \u00abazioni correttive\u00bb. Un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.whitehouse.gov\/presidential-actions\/2025\/01\/hiring-freeze\/\"><em>Memorandum<\/em><\/a>\u00a0dello stesso giorno imponeva poi un \u00abcongelamento\u00bb delle assunzioni di dipendenti federali da applicarsi a tutto l\u2019ambito del potere esecutivo, fatta esclusione per il personale militare delle forze armate e per le posizioni legate al contrasto dell\u2019immigrazione e alla sicurezza pubblica e nazionale. Si trattava di una misura esplicitamente finalizzata a \u00abridurre il numero dei dipendenti pubblici federali attraverso il miglioramento dell\u2019efficienza degli uffici\u00bb. Proprio al fine di rendere pi\u00f9 efficiente l\u2019amministrazione federale, l\u2019EO\u00a0<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/01\/29\/2025-02005\/establishing-and-implementing-the-presidents-department-of-government-efficiency\">14158<\/a>\u00a0istituiva l\u2019ormai celebre DOGE, il Dipartimento presidenziale per l\u2019efficienza governativa, informalmente affidato al geniale imprenditore Elon Musk, ben noto in America e nel mondo come spregiudicato \u00abtagliatore di teste\u00bb in nome, appunto, dell\u2019efficienza. I poteri di questo particolare Dipartimento presidenziale sono stati poi perfezionati con successivi EO nei mesi successivi, per ridurre ulteriormente il personale federale, introdurre nuovi regolamenti e abbattere i costi dell\u2019amministrazione al fine di \u00abfar risparmiare denaro ai contribuenti\u00bb. I risultati di questa cura dimagrante sono stati molto rilevanti e hanno portato alla soppressione e\/o al congelamento di svariate decine di migliaia di posizioni e alla scelta, per molti, di andare in pensione anticipata. Le contestazioni, naturalmente, non si sono fatte attendere. Non soltanto da parte dei sindacati. Non soltanto da parte di molti membri del Congresso, che hanno denunciato a gran voce il tentativo di \u00abpoliticizzare\u00bb l\u2019amministrazione federale in nome dell\u2019\u00abefficienza\u00bb. E non soltanto da parte di diverse corti di giustizia, che hanno emesso ingiunzioni per bloccare almeno temporaneamente i licenziamenti di massa. Ma anche da funzionari e consiglieri della stessa amministrazione Trump, che hanno sollevato forti perplessit\u00e0 sulle possibilit\u00e0 di effettivo funzionamento di alcune agenzie e dipartimenti federali. Lo stesso ruolo di Elon Musk, che ha mostrato segni di stanchezza per il suo incarico, \u00e8 stato pi\u00f9 volte duramente criticato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le Universit\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Anche le grandi universit\u00e0 americane, infine, sono entrate nel mirino di Trump nei cento giorni. In particolare due delle pi\u00f9 autorevoli \u2013 Harvard e Columbia (ma anche Cornell, Northwestern, Princeton, Brown) \u2013 che in effetti ben rappresentano e incarnano il \u00abmondo alla rovescia\u00bb di Trump: il mondo delle ideologie di genere, della giustizia razziale, dei programmi di inclusione ed equit\u00e0, della strenua difesa dei diritti civili e delle identit\u00e0, dell\u2019ambientalismo radicale. A innescare la miccia dello scontro, in questo caso, sono state soprattutto le grandi e continue manifestazioni di studenti e professori contro Israele, il \u00abgenocidio\u00bb dei palestinesi e la complicit\u00e0 dei governi degli Stati Uniti \u2013 democratici e a maggior ragione repubblicani \u2013 con i \u00absionisti\u00bb. Tali manifestazioni si sono spesso tradotte in occupazioni degli atenei, dichiarazioni incendiarie, discriminazioni pi\u00f9 o meno violente degli studenti e dei professori ebrei, talora tollerate dalle autorit\u00e0 accademiche. Agitando lo spettro \u2013 in verit\u00e0 abbastanza concreto \u2013 dell\u2019antisemitismo (si veda ad esempio l\u2019EO n.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/02\/03\/2025-02230\/additional-measures-to-combat-anti-semitism\">14188<\/a>), Trump ha cos\u00ec potuto lanciare una vasta offensiva contro i santuari mondiali della conoscenza, della ricerca e della formazione. Ha ripetutamente minacciato e poi effettivamente sospeso sovvenzioni ed esenzioni fiscali federali per centinaia e centinaia di milioni di dollari. Ha fatto revocare i visti di molti studenti stranieri pro-Palestina. Alcuni di essi sono stati persino arrestati per avere espresso le proprie opinioni. Anche in questo caso ovviamente \u2013 particolarmente grave perch\u00e9 \u00e8 in questione la libert\u00e0 delle istituzioni accademiche \u2013 le reazioni non si sono fatte attendere, anche sul piano legale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un bilancio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 naturalmente ancora presto per fare bilanci. Di certo, per\u00f2, i primi cento giorni di Trump negli Stati Uniti hanno restituito l\u2019immagine di un paese spaccato e fortemente polarizzato. Un clima per molti aspetti sovraccarico delle stesse tensioni che erano gi\u00e0 esplose il 6 gennaio 2021.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Diversi i cento giorni nel resto del mondo. Da questa prospettiva l\u2019America si \u00e8 invece mostrata come una grande potenza arrogante ma in ultima analisi impotente, almeno per ora. Forte con i deboli e debole con i forti.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>I primi cento giorni di Trump nel resto del mondo<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>In campagna elettorale Trump si era presentato come un presidente di \u00abpace\u00bb. Si era vantato di non aver dato inizio a nessuna guerra nel suo precedente mandato e aveva pi\u00f9 volte promesso che avrebbe posto fine in pochi giorni, al massimo in qualche settimana, ai terribili conflitti in corso soprattutto in Ucraina e in Medio Oriente.&nbsp;\u0391&nbsp;oggi, questa promessa \u2013 sicuramente molto azzardata \u2013 non \u00e8 stata mantenuta. In compenso, per\u00f2, Trump ha scatenato una \u00abguerra\u00bb di altro genere, una guerra commerciale ed economica contro il mondo intero, che ha manifestato in poco tempo il suo veleno e la sua pericolosit\u00e0, mettendo fortemente in dubbio, come rilevano molti sondaggi, la sua popolarit\u00e0 negli stessi Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n<p>Non vale la pena, almeno per il momento, soffermarsi troppo sulle due grandi crisi che hanno scosso la politica mondiale in Ucraina e nel Medio Oriente. In entrambi i casi, infatti, gli scenari sono ancora del tutto aperti a qualsiasi possibile sviluppo. In entrambi i casi, soprattutto, la guerra e violenze di ogni genere hanno continuato a mietere vittime militari e soprattutto civili e a infliggere enormi sofferenze e distruzioni, a fronte di una sostanziale impotenza dell\u2019amministrazione Trump, poco incline a comprendere \u2013 da uomo pragmatico del&nbsp;<em>business<\/em>&nbsp;qual \u00e8 \u2013 l\u2019intensit\u00e0 di quei conflitti che i protagonisti considerano come \u00abesistenziali\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019Ucraina<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel caso dell\u2019Ucraina, la strategia di fondo del presidente \u00e8 emersa in pi\u00f9 occasioni in modo molto chiaro: una linea di\u00a0<em>appeasement<\/em>\u00a0con la Russia di Putin per sganciare quel paese dall\u2019abbraccio mortale con la Cina: il principale nemico degli Stati Uniti, la grande potenza emergente che sfida a tutti livelli l\u2019egemonia globale americana, con il rischio di far scattare la cosiddetta \u00abtrappola di Tucidide\u00bb. E cio\u00e8 la guerra tra la novella Sparta (gli Usa) e la novella Atene (la Cina).<\/p>\n\n\n\n<p>A giudicare da molti indizi, questa strategia non sta funzionando. Lo ha mostrato da ultimo la recente visita ufficiale di Xi Jinping in Russia (7-10 maggio) in occasione delle celebrazioni del Giorno della Vittoria dei sovietici sulla Germania nazista: una visita che \u00e8 stata l\u2019occasione per la firma di numerosi accordi di cooperazione in vari ambiti strategici tra Mosca e Pechino. In compenso, per\u00f2, sull\u2019altare di questa strategia sono stati sacrificati per un verso il pieno sostegno militare e finanziario americano all\u2019Ucraina, che Biden aveva garantito senza riserve (anche se con molti limiti e ritardi), e per un altro verso il rapporto tra gli Usa, i paesi europei, l\u2019Ue e la stessa Nato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nei confronti dell\u2019Ucraina e di Volodymyr Zelensky Trump \u00e8 stato a dir poco brutale. In un drammatico incontro alla Casa Bianca il 28 febbraio, lo ha accusato davanti alle telecamere (e dunque in mondovisione) di essere in ampia misura responsabile del conflitto, di avere sulla coscienza milioni di vite umane, di giocare con la terza guerra mondiale e di non avere rispetto per l\u2019America e gli sforzi di mediazione della sua amministrazione. Gli ha pi\u00f9 volte ribadito che per giungere almeno a una tregua e porre fine alla guerra sar\u00e0 necessario che l\u2019Ucraina faccia ampie concessioni territoriali alla Russia, soprattutto in Crimea. Pena la perdita dell\u2019intero paese. Ha poi vincolato il sostegno americano a un accordo sulle risorse minerarie ucraine, in particolare sulle \u00abterre rare\u00bb, che dopo lo scontro del 28 febbraio \u00e8 stato poi effettivamente firmato il 30 aprile a seguito di complesse trattative.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Trump \u00e8 stato per contro assai pi\u00f9 conciliante con Putin. A febbraio ha parlato direttamente e a lungo con il leader russo, sia pure solo telefonicamente. Ha poi inviato il suo segretario di Stato Marco Rubio a un vertice bilaterale con la delegazione russa guidata da Sergey Lavrov che si \u00e8 tenuto in Arabia Saudita il 18 febbraio. Un vertice che ha suscitato un\u2019ondata di polemiche, dato che ad esso non sono stati invitati rappresentanti n\u00e9 ucraini e nemmeno europei. Si \u00e8 poi recentemente reso disponibile per i colloqui di pace che si stanno svolgendo proprio in questi giorni (16 maggio) a Istanbul con la mediazione di Erdogan e che avrebbero dovuto mettere attorno a un tavolo Zelensky e Putin e (forse lo stesso Trump). A tali colloqui, per\u00f2, Putin si \u00e8 rifiutato di partecipare con l\u2019argomento \u2013 pi\u00f9 volte ribadito \u2013 che Zelensky non sarebbe il legittimo rappresentante del popolo ucraino. Lo stesso Zelensky, giunto il 15 maggio a Istanbul, se ne \u00e8 andato. E Trump non si \u00e8 fatto alla fine vedere, cominciando a maturare qualche serio dubbio sulla reale volont\u00e0 di pace della Russia. Il vertice, in ogni caso, ha riunito per la prima volta da tre anni le delegazioni dei due paesi in conflitto, ma si \u00e8 concluso \u2013 pare \u2013 con un nulla di fatto (o quasi) per le richieste \u00abinaccettabili\u00bb di Mosca. La guerra, dunque, non accenna a spegnersi, con nuovi spaventosi spargimenti di sangue.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il Medio Oriente<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In parte diversa la situazione in Medio Oriente. In questo caso, nei primi cento giorni, Trump ha subito ribadito il suo appoggio incondizionato a Israele e a Netanyahu, minacciando di \u00abscatenare l\u2019inferno\u00bb contro Hamas sulla questione degli ostaggi. Nel frattempo, negli ultimi giorni del suo mandato, Biden si era fatto promotore con Qatar ed Egitto di un cessate fuoco finalizzato a porre fine al conflitto e alla liberazione degli ostaggi. La tregua \u00e8 iniziata il 19 gennaio, il giorno prima dell\u2019insediamento di Trump, ed \u00e8 durata fino al 18 marzo, portando in effetti allo scambio reciproco di molti ostaggi israeliani (molti ma non tutti) e di un gran numero di prigionieri palestinesi. Poi per\u00f2, per le ripetute violazioni reciproche del cessate il fuoco (e anche per la terribile e umiliante spettacolarit\u00e0 che Hamas ha impresso alla liberazione degli ostaggi), le ostilit\u00e0 sono riprese ad altissima intensit\u00e0 con attacchi aerei su Gaza, il blocco israeliano degli aiuti umanitari, la guerra sul terreno, centinaia di morti e un nuovo massiccio esodo dei palestinesi. Negli stessi giorni, poco prima che terminasse la tregua tra israeliani e palestinesi, Trump ha ordinato a marzo una massiccia offensiva militare contro le milizie Houthi nello Yemen e si \u00e8 lanciato in una serie di dichiarazioni molto controverse e talora sorprendenti. In particolare, ha ventilato (fin da febbraio) l\u2019ipotesi di un\u2019occupazione americana della Striscia di Gaza, dell\u2019evacuazione dei suoi abitanti nei paesi vicini e della sua completa ricostruzione, al fine di trasformare quel disgraziato territorio in una \u00abRiviera del Medio Oriente\u00bb, un centro per gli affari e il turismo, e in una \u00abzona di libert\u00e0\u00bb. Secondo dichiarazioni presto smentite dal suo entourage, avrebbe poi affermato di voler riconoscere lo Stato di Palestina. Pi\u00f9 promettenti, invece, appaiono a oggi alcuni sviluppi pi\u00f9 recenti. Tra questi, il recente vertice di Riyad (13-14 maggio), in cui il presidente \u2013 accanto a svariati accordi economici \u2013 ha ripreso con l\u2019Arabia Saudita la sua precedente politica degli Accordi di Abramo; la riapertura di contatti con l\u2019Iran per un accordo sul nucleare, che \u00e8 in corso in questi giorni; e la normalizzazione dei rapporti con la Siria dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto, per\u00f2, la guerra di Gaza non accenna a fermarsi. Continua anzi con estrema violenza e sembra ormai prossima a un attacco finale di terra da parte israeliana, con la prospettiva dell\u2019occupazione della Striscia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019Europa e la Nato<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019insieme di queste politiche, soprattutto in Ucraina, ha avvelenato il clima della politica internazionale, aprendo una crisi di vaste proporzioni nei rapporti tra gli Stati Uniti, i loro tradizionali alleati europei e l\u2019Ue nel suo complesso. Si tratta di una crisi che va molto al di l\u00e0 di quella, gi\u00e0 assai profonda, che si era aperta nel 2003 con la seconda guerra del Golfo e l\u2019invasione dell\u2019Iraq durante la presidenza di G.W. Bush. Essa si \u00e8 manifestata con particolare chiarezza non soltanto sul piano economico e commerciale (la \u00abguerra dei dazi\u00bb, di cui ci occuperemo tra poco), ma anche sul terreno pi\u00f9 propriamente politico e militare. A fare da detonatore \u00e8 stato il disimpegno crescente degli Usa dalla guerra in Ucraina, la loro scelta di abbandonare i tradizionali impegni multilaterali e la politica di\u00a0<em>appeasement<\/em>\u00a0con Putin, duramente respinta dalla maggior parte dei paesi europei, schierati invece dalla parte di Zelensky. Le tensioni che ne sono derivate meriterebbero un articolo a parte. Qui \u00e8 sufficiente ricordare che esse si sono riverberate sulla stessa Nato. Trump e il suo segretario di Stato Marco Rubio hanno ruvidamente invitato i membri europei dell\u2019Alleanza a innalzare le spese militari al 5% del Pil \u2013 ben oltre, dunque, il gi\u00e0 disatteso 2% \u2013 minacciando in caso contrario il disimpegno degli Usa da qualsiasi obbligo di difesa dell\u2019Europa in base a quanto previsto dall\u2019art. 5. Il che ha prodotto due effetti: da un lato, una profonda incrinatura dei rapporti transatlantici e, dall\u2019altro, la spinta da parte europea a mettere davvero in campo (pur tra molti limiti) il grande progetto della difesa comune. Il risultato, visto dalla prospettiva di Washington (ma non di Trump), non \u00e8 esaltante: \u00e8 il crescente isolamento degli Stati Uniti sul terreno internazionale. A furia di perseguire con arroganza le parole d\u2019ordine di \u00abAmerica First\u00bb, essi rischiano di rimanere una \u00absuperpotenza solitaria\u00bb in un mondo di grandi potenze ostili che prima o poi \u2013 come previsto da molti \u2013 potrebbero dare vita a una pericolosa \u00abcoalizione controbilanciante\u00bb. \u00c8 questo lo spettacolo che ha offerto, su un diverso terreno, la \u00abguerra dei dazi\u00bb, che merita di essere seguita un po\u2019 pi\u00f9 nel dettaglio, anche perch\u00e9 \u00e8 con essa che gli Usa hanno cercato di colpire soprattutto, anche se non solo, il loro principale\u00a0<em>competitor<\/em>, la Cina.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La guerra dei dazi (e non solo)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 robustamente utilizzati come strumenti di pressione economica e politica durante il suo primo mandato, pi\u00f9 volte annunciati nella campagna elettorale del 2024, definiti come \u00abla parola pi\u00f9 bella del mondo\u00bb in diversi comizi, i dazi (<em>tariffs<\/em>\u00a0e\u00a0<em>duties<\/em>) non compaiono, se non incidentalmente, negli ordini esecutivi del 20 gennaio. Trump li aveva per\u00f2 esplicitamente richiamati nell\u2019<a href=\"https:\/\/www.whitehouse.gov\/remarks\/2025\/01\/the-inaugural-address\/\"><em>Inaugural Address<\/em><\/a>\u00a0pronunciato quello stesso giorno: \u00abInizier\u00f2 immediatamente \u2013 disse tra gli applausi \u2013 la revisione del nostro sistema commerciale per proteggere i lavoratori e le famiglie americane. Invece di tassare i nostri cittadini per arricchire altri paesi, applicheremo dazi e tasse ai paesi stranieri per arricchire i nostri cittadini\u00bb. Vi aveva inoltre dedicato, sempre il 20 gennaio, un breve ma importante\u00a0<em>Memorandum<\/em>\u00a0intitolato\u00a0<a href=\"https:\/\/www.whitehouse.gov\/presidential-actions\/2025\/01\/america-first-trade-policy\/\"><em>America First Trade Policy<\/em><\/a>.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 tuttavia a partire dal 1\u00b0 febbraio che i dazi hanno cominciato a irrompere concretamente sulla scena, con tre ordini esecutivi rivolti contro il Canada (n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/02\/07\/2025-02406\/imposing-duties-to-address-the-flow-of-illicit-drugs-across-our-northern-border\">14193<\/a>), il Messico (n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/02\/07\/2025-02407\/imposing-duties-to-address-the-situation-at-our-southern-border\">14194<\/a>) e la Cina (n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/02\/07\/2025-02408\/imposing-duties-to-address-the-synthetic-opioid-supply-chain-in-the-peoples-republic-of-china\">14195<\/a>). In questi primi tre EO, l\u2019imposizione di tariffe commerciali sulle importazioni (+25% per Canada e Messico, +10% per la Cina, aumentati in seguito al 20%) fu giustificata in primo luogo come una forma di pressione \u00abpolitica\u00bb sui governi di quei paesi perch\u00e9 si attivassero seriamente al fine di impedire l\u2019ingresso negli Stati Uniti di droghe letali (soprattutto il Fentanyl) e di immigrati clandestini (in special modo dal Messico ma anche dal Canada).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poi per\u00f2, con il passare dei giorni e delle settimane, la politica Usa dei dazi si \u00e8 trasformata in una convulsa \u00abguerra commerciale ed economica mondiale\u00bb. Una guerra costellata da una serie infinita di annunci, smentite, ripensamenti, trattative, ritorsioni, minacce, sospensioni e poi ancora aggravamenti e riduzioni delle tariffe. \u00c8 praticamente impossibile seguirne gli sviluppi in questa sede, anche perch\u00e9 si tratta di una materia tecnica estremamente complicata. Possiamo tuttavia indicarne il momento iniziale, i principi di fondo e i primi risultati, almeno fino a oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo atto della guerra dei dazi in senso in proprio risale al 10 febbraio 2025. Trump annunci\u00f2 allora che entro un mese sarebbero entrate in vigore tariffe del 25% sull\u2019importazione dell\u2019acciaio e dell\u2019alluminio, materiali fondamentali per molteplici settori industriali e produttivi. I dazi sarebbero stati introdotti nei confronti di tutti i loro partner commerciali, come in effetti avvenne poi il 12 marzo successivo, con svariate ritorsioni (poi parzialmente rientrate) da parte di diversi paesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Pochi giorni dopo, tra il 13 e il 21 febbraio, l\u2019amministrazione Trump ha disegnato, attraverso 3 importanti&nbsp;<em>Memorandum<\/em>, l\u2019architettura e i principi della sua guerra economica e commerciale contro il mondo intero. Essi sono stati poi ulteriormente perfezionati da un importante ordine esecutivo del 2 aprile, un giorno enfaticamente ribattezzato come il \u00ab<em>Liberation Day<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Con il primo&nbsp;<em>Memorandum<\/em>&nbsp;(\u00ab<a href=\"https:\/\/www.whitehouse.gov\/articles\/2025\/02\/reciprocal-trade-and-tariffs\/\"><em>Reciprocal Trade and Tariffs<\/em><\/a>\u00bb), pubblicato il 13 febbraio, il presidente mise nero su bianco il principio della \u00abreciprocit\u00e0\u00bb nel commercio e nei dazi. Per contrastare le \u00abpratiche sleali\u00bb, estremamente dannose per l\u2019economia e la stessa sicurezza del paese, Trump annunci\u00f2 di voler fissare con ognuno dei partner commerciali degli Stati Uniti tariffe \u00abeque e reciproche\u00bb: una sorta di pareggio dei conti, considerando per\u00f2 non soltanto i dazi imposti direttamente sui prodotti Usa all\u2019estero, ma anche tutta una serie di altre \u00abbarriere non tariffarie\u00bb (ad es. l\u2019IVA, norme sanitarie, protezioni inadeguate della propriet\u00e0 intellettuale, etc.) che di fatto danneggiavano l\u2019export americano.<\/p>\n\n\n\n<p>Con il secondo&nbsp;<em>Memorandum<\/em>&nbsp;(\u00ab<a href=\"https:\/\/www.whitehouse.gov\/presidential-actions\/2025\/02\/america-first-investment-policy\/\"><em>America First Investment Policy<\/em><\/a>\u00bb), pubblicato il 21 febbraio, Trump dichiar\u00f2 di voler rendere l\u2019America \u00abla pi\u00f9 grande destinazione del mondo per gli investimenti\u00bb. Invit\u00f2, in altre parole, tutti (o quasi tutti) i paesi stranieri a investire negli Stati Uniti, per invertire la rotta venutasi a creare con le politiche di delocalizzazione all\u2019estero delle grandi aziende americane. Gli investitori stranieri \u2013 si legge \u2013 troveranno negli Usa le condizioni pi\u00f9 favorevoli e al tempo stesso daranno impulso alla crescita economica americana in termini di innovazione e di posti di lavoro. Tutti gli investitori stranieri? Non proprio. Il&nbsp;<em>Memorandum<\/em>, infatti, metteva al tempo stesso in primo piano la necessit\u00e0 di \u00abproteggere la sicurezza nazionale\u00bb, in particolare dalle minacce provenienti da potenze ostili come la Repubblica popolare cinese. In questa prospettiva, Trump annunciava severi controlli sugli investimenti Usa in Cina e una stretta molto decisa sugli investimenti cinesi negli Stati Uniti, che stavano da tempo consentendo a quel paese di accedere a tecnologie d\u2019avanguardia e propriet\u00e0 intellettuale in settori strategici per la sicurezza nazionale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il terzo&nbsp;<em>Memorandum<\/em>&nbsp;(\u00ab<a href=\"https:\/\/www.whitehouse.gov\/presidential-actions\/2025\/02\/defending-american-companies-and-innovators-from-overseas-extortion-and-unfair-fines-and-penalties\/\"><em>Defending American Companies and Innovators From Overseas Extortion and Unfair Fines and Penalties<\/em><\/a>\u00bb), pubblicato sempre il 21 febbraio, chiamava in causa direttamente l\u2019Europa. Con esso, Trump metteva in guardia diversi paesi europei e l\u2019Ue nel suo complesso dal praticare politiche di \u00abestorsione\u00bb nei confronti delle aziende digitali e tecnologiche Usa, esercitando \u2013 con regolamenti, tasse, multe e sanzioni \u2013 una sorta di autorit\u00e0 extraterritoriale sulle imprese americane. Tali paesi \u2013 si legge \u2013 \u00abostacolano il successo di queste aziende appropriandosi di entrate che dovrebbero contribuire al benessere della nostra nazione e non al loro\u00bb. Come se non bastasse, invitava la sua amministrazione a verificare che tali paesi non esercitassero pressioni o controlli sulle aziende tecnologiche Usa tali da minare la libert\u00e0 di espressione e l\u2019impegno politico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A questi tre&nbsp;<em>Memorandum<\/em>&nbsp;fece seguito, poco pi\u00f9 di un mese dopo, il 2 aprile, un ben pi\u00f9 massiccio e decisivo&nbsp;<em>Executive Order<\/em>, il n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.whitehouse.gov\/presidential-actions\/2025\/04\/regulating-imports-with-a-reciprocal-tariff-to-rectify-trade-practices-that-contribute-to-large-and-persistent-annual-united-states-goods-trade-deficits\/\">14257<\/a>, che metteva in connessione il principio della \u00abreciprocit\u00e0 dei dazi\u00bb con \u00abl\u2019elevato e persistente deficit commerciale degli Stati Uniti nel settore dei beni\u00bb. Un tema da sempre nelle sue corde. Da tali deficit nelle relazioni bilaterali con i singoli paesi derivavano \u2013 secondo quanto si legge nell\u2019EO \u2013 conseguenze catastrofiche: la perdita di competitivit\u00e0 dell\u2019economia americana nel suo complesso, il calo della produttivit\u00e0 e della produzione manifatturiera, la compressione dei salari e dei consumi interni, l\u2019indebolimento delle catene di approvvigionamento critiche e molteplici altri effetti nefasti che \u2013 viene ribadito pi\u00f9 volte \u2013 finiscono per incidere anche sulle capacit\u00e0 della difesa nazionale. Si trattava, insomma, di una vera e propria \u00abemergenza nazionale\u00bb, che rendeva necessaria una riposta molto dura. E cio\u00e8 i dazi. L\u2019EO stabiliva cos\u00ec un dazio di base del 10% applicato a tutte le importazioni dai partner commerciali, che doveva entrare in vigore il 5 aprile. Ad esso, poi, aggiungeva, dazi specifici per una sessantina di paesi (elencati in un apposito allegato) considerati \u00absleali\u00bb per le barriere tariffarie e non tariffarie che continuavano a imporre all\u2019export americano. Tra questi, per citarne solo alcuni, la Cina (34%), l\u2019Unione Europea (20%), l\u2019India (26%). I dazi pi\u00f9 alti erano riservati al Lesotho (50%), alla Cambogia (49%), al Madagascar (47%), al Vietnam (46%) e allo Sri Lanka (44%). Questi dazi specifici, con la clausola di possibili revisioni, dovevano entrare in vigore il 9 aprile.<\/p>\n\n\n\n<p>Trump diede molta enfasi al suo ordine esecutivo. Lo present\u00f2 e lo firm\u00f2 in pubblico nel&nbsp;<em>Rose Garden<\/em>della Casa Bianca, definendo il 2 aprile come il \u00ab<em>Liberation Day<\/em>\u00bb finalmente sopraggiunto. Le reazioni, tuttavia, non si fecero attendere, soprattutto da parte della Cina, ma anche dell\u2019Ue. Inizi\u00f2 allora periodo di convulsioni, ritorsioni e turbolente trattative. Il 5 aprile entrarono effettivamente in vigore i dazi del 10% su tutte le importazioni negli Stati Uniti. Al tempo stesso sal\u00ec la tensione con Pechino, che nel giro di pochi giorni port\u00f2 i dazi Usa sulla Cina al 145% e quelli cinesi sugli Usa al 125%: di fatto \u2013 come \u00e8 stato detto \u2013 a una rottura completa di qualsiasi relazione commerciale tra i due paesi. Contemporaneamente, per\u00f2, il 9 aprile, nello stesso ordine esecutivo (n.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.federalregister.gov\/documents\/2025\/04\/15\/2025-06462\/modifying-reciprocal-tariff-rates-to-reflect-trading-partner-retaliation-and-alignment\">14266<\/a>) che incrementava al 145% i dazi con la Cina (125%+l\u2019ulteriore dazio del 20% gi\u00e0 imposto per la questione del Fentanyl), Trump sospese fino al 9 luglio le tariffe specifiche per tutti gli altri paesi, in attesa di ulteriori trattative bilaterali con ognuno essi. La tensione con la Cina \u00e8 rimasta molto alta fino a pochi giorni fa. Si \u00e8 per\u00f2 stemperata dopo le dure trattative che Washington e Pechino hanno intavolato a Ginevra il 10-11 maggio. Il risultato \u00e8 stato una riduzione, ancora una volta temporanea (90 giorni), dei dazi Usa sulla Cina dal 145% al 30% e dei dazi cinesi sugli Usa dal 125% al 10%. Una netta de-escalation, che ha messo in campo anche strumenti di consultazione per le questioni commerciali tra i due paesi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una tempesta in un bicchier d\u2019acqua, dunque? Non proprio. A partire soprattutto dal cosiddetto&nbsp;<em>Liberation Day<\/em>&nbsp;(2 aprile), i mercati finanziari sono entrati in una fase di grande instabilit\u00e0 e turbolenza che si \u00e8 s\u00ec finalmente placata, ma bruciando nel frattempo migliaia di miliardi di dollari nelle borse mondiali, con effetti rilevanti sull\u2019economia reale. Intere filiere produttive in svariati paesi, poi, hanno appreso la lezione e hanno iniziato a guardare altrove. Soprattutto negli Stati Uniti, la guerra dei dazi ha fatto crescere il prezzo di molti beni di consumo e diminuire in modo consistente la disponibilit\u00e0 di svariati prodotti necessari per la vita quotidiana e per le attivit\u00e0 produttive. Il rischio che l\u2019inflazione aumenti \u00e8 assai elevato e lo spettro della recessione \u00e8 stato da pi\u00f9 parti evocato. Come se non bastasse, con le tariffe, il dollaro ha perso valore rispetto ad altre valute internazionali e il costo dello stratosferico debito pubblico americano \u00e8 andato ulteriormente crescendo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con ogni probabilit\u00e0, tutti questi elementi hanno imposto a Trump una maggiore ragionevolezza nella guerra dei dazi, se non una vera e propria retromarcia. \u00c8 ben possibile che la sua strategia altalenante risponda in realt\u00e0 alla sua mentalit\u00e0 da&nbsp;<em>businessman<\/em>&nbsp;e a una sorta di culto della trattativa a muso duro. Di fatto per\u00f2, secondo svariati sondaggi, gli indici della sua popolarit\u00e0 sono decisamente scesi rispetto all\u2019inizio del suo mandato. Il che non \u00e8 un buon auspicio per le elezioni di&nbsp;<em>mid-term<\/em>&nbsp;che si svolgeranno nel novembre 2026. Se almeno in un ramo del Congresso dovessero prevalere i democratici, infatti, gli ultimi due anni della sua presidenza potrebbero essere molto difficili.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Quale bilancio?<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>\u00c8 estremamente difficile fare il bilancio dei primi cento giorni della presidenza Trump. Gli Stati Uniti sono in breve tempo diventati un paese sempre pi\u00f9 diviso, polarizzato, incattivito, poco accogliente. La verticalizzazione del potere in capo al presidente \u00e8 andata accentuandosi. Molti diritti che hanno fatto degli Usa un modello ineguagliabile di paese libero e tollerante sono stati compressi. La loro stessa prosperit\u00e0 vacilla, grazie anche alla guerra dei dazi. Come abbiamo visto, poi, essi rischiano di rimanere sempre pi\u00f9 soli nel resto del mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 da aggiungere, tuttavia, che Trump \u00e8 un leader estremamente pragmatico, che potrebbe improvvisamente invertire la rotta intrapresa. Anche perch\u00e9 la sua popolarit\u00e0 \u2013 come gi\u00e0 detto \u2013 \u00e8 in calo. \u00c8 dunque inutile formulare previsioni, che potrebbero essere smentite nel giro di poco tempo. Si pu\u00f2 sicuramente dire, per\u00f2, che se queste politiche dovessero ostinatamente ricalcare la strada sinora percorsa, gli Stati Uniti potrebbero trovarsi di fronte a un futuro ben poco radioso. Il sogno dell\u2019\u00abet\u00e0 dell\u2019oro\u00bb potrebbe trasmutarsi per davvero nell\u2019incubo di una turbolenta \u00abet\u00e0 del caos\u00bb, che porterebbe il paese in una fase di profondo declino. Un declino che certamente non ci regalerebbe un mondo migliore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La promessa era quella di una nuova \u00abet\u00e0 dell\u2019oro\u00bb. 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