{"id":5946,"date":"2026-04-24T20:21:08","date_gmt":"2026-04-24T18:21:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/?p=5946"},"modified":"2026-04-24T20:21:11","modified_gmt":"2026-04-24T18:21:11","slug":"iran-israele-usa-la-guerra-dei-47-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.francescotuccari.it\/?p=5946","title":{"rendered":"Iran, Israele, Usa: la guerra dei 47 anni"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Trump-Netanyahu.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"682\" src=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Trump-Netanyahu-1024x682.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5948\" srcset=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Trump-Netanyahu-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Trump-Netanyahu-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Trump-Netanyahu-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Trump-Netanyahu-391x260.jpg 391w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Trump-Netanyahu-960x640.jpg 960w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Trump-Netanyahu-480x320.jpg 480w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Trump-Netanyahu-320x213.jpg 320w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Trump-Netanyahu-240x160.jpg 240w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Trump-Netanyahu.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/sezioni-lettere\/storia-di-oggi\/iran-israele-usa-la-guerra-dei-47-anni\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"357\" height=\"184\" src=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4906\" style=\"width:200px\" srcset=\"https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001.jpeg 357w, https:\/\/www.francescotuccari.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Icona-Zanichelli.001-300x155.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 357px) 100vw, 357px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>La mattina del 28 febbraio 2026 Stati Uniti e Israele hanno lanciato un violentissimo attacco militare contro la Repubblica islamica dell\u2019Iran. Hanno colpito con missili e decine di raid aerei la capitale, Teheran, altre importanti citt\u00e0, basi militari e siti verosimilmente legati allo sviluppo del programma nucleare iraniano. Nell\u2019attacco, preparato da tempo con un minuzioso lavoro di intelligence, hanno distrutto il compound fortificato in cui era presente la Guida Suprema Ali Khamenei con alti dirigenti politici e militari del regime, riuscendo cos\u00ec a ucciderlo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante la morte dell\u2019ayatollah e la probabile decapitazione del suo pi\u00f9 ristretto entourage, l\u2019Iran ha reagito all\u2019attacco con altrettanta virulenza, bombardando con missili e droni Israele, svariate basi militari americane dislocate nella regione e diversi paesi del Golfo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 cos\u00ec iniziata una guerra di ampia scala che si \u00e8 subito estesa al Libano, dove si \u00e8 riacceso il conflitto \u2013 invero sempre latente \u2013 tra Israele e il pi\u00f9 stretto alleato dell\u2019Iran, Hezbollah.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019intero Medio Oriente \u00e8 dunque precipitato in una delle pi\u00f9 gravi crisi internazionali degli ultimi decenni, che ha spinto molti osservatori a parlare, con buone ragioni, di una nuova \u00abguerra del Golfo\u00bb: la terza dopo quelle che avevano gi\u00e0 funestato la regione nel 1990-1991 e poi nel 2003, allora contro l\u2019Iraq di Saddam Hussein. Una guerra \u2013 si deve aggiungere \u2013 che, insieme al conflitto russo-ucraino (tuttora in corso) e al contrasto crescente tra Usa e Cina, rende sempre pi\u00f9 fragile la causa della pace e dell\u2019ordine mondiale. Il tutto, di fronte alla sostanziale impotenza delle organizzazioni internazionali (Onu in testa) e dell\u2019Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli sviluppi del conflitto tra Iran, Israele e Usa sono per ora frenetici. La sera del 7 aprile, con la mediazione del Pakistan e di altre potenze regionali (e forse grazie anche a pressioni della stessa Cina sull\u2019Iran), i contendenti \u2013 dopo oltre un mese di bombardamenti massicci e un pesantissimo ultimatum del presidente Trump \u2013 hanno siglato un precario cessate il fuoco di 15 giorni (esteso poi allo stesso Libano il 16 aprile).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poco dopo, tra l\u201911 e il 12 aprile, si \u00e8 svolto a Islamabad un primo round di negoziati per la pace, cui hanno partecipato per gli Usa il vicepresidente James D. Vance e per l\u2019Iran il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Qalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Esso non ha per\u00f2 prodotto alcun risultato. Per certi aspetti, anzi, ha esasperato i contrasti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo, gli effetti della guerra si sono fatti sentire ben oltre i campi di battaglia. Il blocco quasi totale dello Stretto di Hormuz \u2013 centro nevralgico del commercio di gas e petrolio dal Medio Oriente, sotto il controllo iraniano \u2013 ha infatti subito messo in grave difficolt\u00e0 i mercati energetici globali, con enormi ripercussioni sull\u2019economia di moltissimi paesi. L\u2019ulteriore blocco navale messo in atto dagli Usa nello Stretto il 13 aprile, all\u2019indomani del fallimento dei&nbsp;<em>talks<\/em>&nbsp;di Islamabad, ha aggravato la situazione, portando a una riapertura (17 aprile) e poi di nuovo alla chiusura (18 aprile) dei traffici da parte iraniana, sempre sotto la minaccia di una ripresa delle ostilit\u00e0. Una situazione caotica, in continua evoluzione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 molto difficile fare previsioni sul futuro della guerra, anche perch\u00e9 le intenzioni e gli obiettivi degli attori in conflitto \u2013 in particolare degli Stati Uniti \u2013 non sono affatto chiari. Possiamo per\u00f2 provare a ricostruire l\u2019aggrovigliatissimo intreccio di cause che l\u2019hanno provocata, risalendo alle sue pi\u00f9 lontane radici. Per molti aspetti, infatti, il conflitto in corso \u00e8 l\u2019ultimo atto di una lunghissima \u00abguerra dei 47 anni\u00bb, prima strisciante e a bassissima intensit\u00e0, poi per procura (<em>proxy war<\/em>) e oggi diretta e aperta.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Le radici della guerra<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Il pi\u00f9 immediato precedente del grave conflitto che da settimane sta incendiando il Medio Oriente \u00e8 senza dubbio la lunga e drammatica&nbsp;<a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/sezioni-lettere\/storia-di-oggi\/il-medio-oriente-e-il-mondo-in-fiamme\/\">guerra che Israele ha scatenato in Palestina e in Libano<\/a>&nbsp;all\u2019indomani dei terribili&nbsp;<a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/sezioni-lettere\/storia-di-oggi\/aulalettere-10-7-il-conflitto-israelo-palestinese\/\">attacchi militari e terroristici di Hamas del 7 ottobre 2023<\/a>. Durante quella guerra \u2013 in qualche modo \u00abcongelata\u00bb da una fragile tregua nel settembre 2025 sotto le pesanti pressioni degli Stati Uniti \u2013 per ben tre volte Israele e Iran sono entrati direttamente in conflitto: la prima nell\u2019aprile 2024, la seconda nell\u2019ottobre di quello stesso anno, la terza (con l\u2019intervento degli stessi Stati Uniti) nel giugno 2025, nella cosiddetta \u00abguerra dei 12 giorni\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Le radici dell\u2019attuale conflitto sono per\u00f2 assai pi\u00f9 profonde. Esse risalgono allo stesso atto di nascita della Repubblica islamica dell\u2019Iran nel febbraio 1979 e sono andate poi consolidandosi attraverso le molte e complicate vicende che hanno segnato la storia dell\u2019intero Medio Oriente da allora sino a oggi. La rivoluzione iraniana, in effetti, rese assai altamente instabili gli equilibri di tutta la regione. Non solo per evidenti motivi politici e geopolitici. Ma anche per ragioni confessionali legate alla contrapposizione tra il mondo sciita, da allora potentemente guidato dall\u2019Iran, e quello sunnita, ampiamente maggioritario nei grandi e piccoli Stati del Golfo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La rivoluzione islamica del 1979<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Prima del 1979, Israele e Stati Uniti erano strettamente legati all\u2019Iran e al regime modernizzatore e autoritario dello sci\u00e0 Mohammad Reza Pahlavi, considerato un alleato strategico nella regione. Con la rivoluzione del 1979 e l\u2019avvento al potere dell\u2019ayatollah Ruhollah Khomeini, uno dei maggiori e pi\u00f9 conseguenti campioni del fondamentalismo islamico, i loro rapporti divennero invece radicalmente ostili, in un clima di tensioni che nel corso degli anni si sono fatte sempre pi\u00f9 acute.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Due fatti concreti e al tempo stesso altamente simbolici diedero fin dall\u2019inizio il segnale di questo brusco cambiamento di rotta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo, nello stesso febbraio 1979, fu l\u2019immediata e completa rottura, da parte della Repubblica islamica, delle relazioni diplomatiche con Israele, considerato un avamposto del potere occidentale in Medio Oriente e un nemico assoluto. Il leader dell\u2019Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), Yasser Arafat, fu non a caso tra i primi uomini politici a recarsi a Teheran dopo la caduta dello sci\u00e0 per stringere accordi contro Israele sulla questione palestinese. In quel frangente, l\u2019edificio che ospitava la rappresentanza diplomatica israeliana fu occupato dalle forze del regime islamico, confiscato e poi consegnato platealmente all\u2019Olp come nuova sede dell\u2019ambasciata di Palestina.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo fatto \u2013 ancora pi\u00f9 clamoroso \u2013 ebbe luogo alcuni mesi pi\u00f9 tardi, il 4 novembre 1979. Quel giorno, infatti, diverse centinaia di studenti islamici presero d\u2019assalto l\u2019ambasciata americana di Teheran. 66 persone, tra diplomatici e funzionari, furono catturate. Solo 14 \u2013 donne e afroamericani \u2013 vennero rilasciate nei giorni seguenti. Gli altri 52 ostaggi \u2013 oggetto di pubbliche umiliazioni, interrogatori e maltrattamenti \u2013 rimasero prigionieri del regime, che rese noti molti documenti diplomatici segreti relativi ai rapporti tra gli Usa e lo sci\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La vicenda divenne uno dei peggiori incubi del presidente democratico Jimmy Carter (1977-1981), che solo pochi mesi prima della rivoluzione iraniana, il 17 settembre 1978, aveva promosso, negoziato e poi garantito gli Accordi di Camp David, vale a dire il trattato di pace tra Israele ed Egitto, firmato da Menachem Begin e Anwar Sadat (assassinato poco dopo da militari islamisti radicali).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La crisi degli ostaggi dur\u00f2 444 lunghissimi giorni. Ogni trattativa fin\u00ec nel nulla. Anche le sanzioni Usa non cambiarono la situazione. Come se non bastasse, si concluse tragicamente, il 24 aprile 1980, l\u2019operazione speciale \u00abEagle Claw\u00bb, un blitz militare della Delta Force per liberare i prigionieri. La fecero fallire una serie di guasti tecnici, una violenta tempesta di sabbia e la collisione tra un elicottero e un aereo statunitensi nel deserto iraniano, che caus\u00f2 la morte di otto militari americani. Un vero e proprio smacco per gli Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel giro di pochi mesi, tuttavia, due eventi molto importanti contribuirono a portare a conclusione la crisi degli ostaggi. Il primo fu la morte dello sci\u00e0 Mohammad Reza Pahlavi il 27 luglio 1980, a soli sessant\u2019anni. Aveva lasciato il paese nel gennaio del 1979, rifugiandosi negli Stati Uniti e poi in Egitto, anche per curare una grave malattia da cui era affetto da anni. La sua scomparsa fece cadere le richieste e le preoccupazioni del regime, che reclamava a gran voce la sua estradizione e temeva che intorno alla sua figura si potesse creare, con il sostegno Usa, un fronte antirivoluzionario.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo evento \u2013 ancor pi\u00f9 rilevante \u2013 fu l\u2019inizio, nel settembre 1980, di quella che allora fu chiamata la \u00abguerra del Golfo\u00bb: un logorante conflitto che per otto anni, fino al 1988, doveva contrapporre l\u2019Iraq e l\u2019Iran. \u00c8 in questo quadro che il 19 gennaio 1981 si giunse a un accordo per la liberazione degli ostaggi. Siglato ad Algeri, esso prevedeva lo scongelamento dei beni iraniani bloccati negli Stati Uniti fin dall\u2019inizio della crisi, il ritiro delle sanzioni e l\u2019impegno americano a non interferire negli affari interni del paese. Gli ostaggi furono cos\u00ec rilasciati il 20 gennaio 1981, lo stesso giorno dell\u2019insediamento di Ronald Reagan alla Casa Bianca.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si apr\u00ec cos\u00ec una nuova complicata e turbolenta fase nella storia del Medio Oriente contemporaneo. Moltissime cose dovevano cambiare. Ma non la radicale e reciproca ostilit\u00e0 tra la Repubblica islamica da un lato e Israele (il \u00abpiccolo Satana\u00bb) e Stati Uniti (il \u00abGrande Satana\u00bb) dall\u2019altro, che and\u00f2 anzi acuendosi in modo crescente.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La guerra Iran-Iraq (1980-1988) e i suoi effetti<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>La lunga guerra che contrappose Iran e Iraq tra il 1980 e il 1988 ebbe effetti pesanti per entrambe le potenze in conflitto. Essa fu provocata da dispute di confine ma soprattutto dall\u2019aspirazione di entrambi i contendenti a esercitare la propria egemonia nella regione. Gioc\u00f2 un ruolo importante anche il timore, tutt\u2019altro che infondato, che la rivoluzione islamica potesse estendersi in Iraq, un paese a maggioranza sciita, governato con il pugno di ferro dal \u00ablaico\u00bb Saddam Hussein, ma con l\u2019appoggio della minoranza sunnita.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella guerra l\u2019Iraq ottenne il sostegno diretto e indiretto di molti paesi arabi del Golfo, degli Stati Uniti e della stessa Unione Sovietica. L\u2019Iran rimase invece sostanzialmente isolato. Ottenne aiuti dalla Siria, dalla Libia e dalla Corea del Nord. Si scopr\u00ec poi, nel 1986, che il paese era stato segretamente armato anche dagli Stati Uniti, che vendettero illegalmente armi alla Repubblica islamica per finanziare in Nicaragua \u2013 altrettanto illegalmente e fuori da ogni controllo del Congresso \u2013 la guerriglia dei Contras contro il governo sandinista del paese. Ne deriv\u00f2 uno scandalo enorme, l\u2019\u00abaffare Iran-Contras\u00bb, che mise in serie difficolt\u00e0 la presidenza Reagan.<\/p>\n\n\n\n<p>La guerra Iran-Iraq, nonostante i suoi elevatissimi costi umani e materiali, si concluse nel 1988 con un nulla di fatto, senza vincitori n\u00e9 vinti. Le sue conseguenze furono tuttavia di grande rilievo. L\u2019Iraq di Saddam Hussein ne usc\u00ec fortemente indebolito e indebitato, maturando cos\u00ec il progetto dell\u2019invasione e della conquista del Kuwait, che diede poi luogo nel 1990-1991 alla \u00abprima guerra del Golfo\u00bb e alla grave crisi internazionale che ne segu\u00ec. L\u2019Iran invece \u2013 nonostante il suo isolamento e i gravi danni inflitti dalla guerra \u2013 consolid\u00f2 il proprio regime all\u2019interno e inizi\u00f2 a costruire un\u2019ampia rete di alleanze con forze e gruppi presenti nella regione in funzione antioccidentale, antisraeliana e contro le monarchie del Golfo. Si approfond\u00ec, pi\u00f9 in generale, la frattura tra il mondo sciita e quello arabo-sunnita, che ha continuato a dominare la storia successiva del Medio Oriente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L\u2019invasione israeliana del Libano e la nascita di Hezbollah (1982)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Sempre negli anni Ottanta, altri importanti sviluppi contribuirono a rendere la regione \u2013 snodo cruciale dell\u2019approvvigionamento energetico globale \u2013 particolarmente instabile. Il tutto nel quadro di una prepotente crescita del fondamentalismo islamico anche nel mondo sunnita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un evento cruciale fu, nel 1982, l\u2019invasione israeliana del Libano con l\u2019operazione \u00abPace in Galilea\u00bb. Nel paese, confinante a sud con Israele, fin dall\u2019inizio degli anni Settanta aveva la sua principale base operativa l\u2019Olp di Arafat, che aveva stabilito il proprio quartier generale a Beirut, controllava i campi profughi palestinesi e di fatto esercitava la propria autorit\u00e0 nel sud del Libano, lanciando dal confine frequenti attacchi contro Israele.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La situazione precipit\u00f2 nel 1975, quando il Libano cadde nel vortice di una furiosa guerra civile tra gruppi religiosi (musulmani, cristiani, drusi) e le rispettive milizie armate. Una guerra civile \u2013 si deve aggiungere \u2013 che spinse la Siria a entrare nel paese nel 1976, in parte per contenere il caos e in parte per esercitare la propria influenza in un\u2019area di suo diretto interesse strategico. Una situazione complicatissima, insomma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 in questo quadro che si colloca l\u2019intervento di Israele, deciso a fermare gli attacchi e le incursioni dei palestinesi, a eliminare pi\u00f9 in generale le infrastrutture militari dell\u2019Olp, a contenere l\u2019influenza siriana nella regione e a ridisegnare a proprio favore gli equilibri politico-militari in Libano. L\u2019operazione \u2013 funestata dal drammatico massacro di profughi palestinesi nei campi di Sabra e Shatila (16-18 settembre 1982) compiuto da milizie cristiane senza che l\u2019esercito israeliano intervenisse per fermarle \u2013 ebbe almeno in parte successo. L\u2019Olp abbandon\u00f2 il Libano, spostando la sua sede in Tunisia. Israele mantenne importanti posizioni nel sud del paese sino al suo completo ritiro nel 2000.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Contestualmente, tuttavia, emerse una nuova e assai aggressiva forza politico-militare sostenuta direttamente dall\u2019Iran, che ancor oggi \u00e8 un attore di prima grandezza in Libano, un vero e proprio Stato nello Stato: Hezbollah, il \u00abpartito di Dio\u00bb, un nemico giurato di Israele e degli Stati Uniti. Un gruppo finanziato e armato fino ai denti dalla Repubblica islamica, ben inserito nella politica libanese con propri rappresentanti in parlamento e nello stesso governo, e saldamente radicato tra gli sciiti libanesi, ai quali prese a offrire assistenza, servizi sociali, scuole e presidi sanitari.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La questione palestinese, la prima Intifada e la nascita di Hamas (1987)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Sia pure in un contesto molto diverso, un analogo processo di radicalizzazione ebbe luogo nella stessa Palestina. Espulso dal Libano, indebolito, con ridotte capacit\u00e0 operative e sempre pi\u00f9 incline al compromesso e ai negoziati, l\u2019Olp entr\u00f2 in una fase di declino, perdendo poco per volta ogni credibilit\u00e0 agli occhi dei palestinesi. Emerse cos\u00ec, nella seconda met\u00e0 degli anni Ottanta, una nuova forza destinata a esercitare un ruolo di prima grandezza nella questione palestinese: Hamas, in arabo acronimo di Harakat al-Muqawama al-Islamiya, \u00abMovimento di resistenza islamica\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Hamas \u00e8 una costola dei Fratelli Musulmani, un movimento fondamentalista islamico sunnita sorto in Egitto negli anni Venti. Fu fondata dallo sceicco Ahmed Yassin nel 1987, all\u2019indomani dello scoppio della \u00abPrima Intifada\u00bb, vale a dire della prima grande rivolta dei palestinesi contro l\u2019occupazione israeliana di Gaza, della Cisgiordania e di Gerusalemme est, in atto fin dalla guerra dei Sei giorni (5-10 giugno 1967). Una guerra combattuta allora da Israele contro la Siria, l\u2019Egitto (che controllava Gaza) e Giordania (che controllava la Cisgiordania e Gerusalemme est). Nel suo programma campeggiava la distruzione dello Stato di Israele e la creazione di uno Stato islamico in Palestina.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con Hamas e il suo crescente radicamento nei territori occupati la questione palestinese \u2013 come \u00e8 stato detto da un grande studioso del mondo islamico, Gilles Kepel \u2013 and\u00f2 progressivamente \u00abislamizzandosi\u00bb. Essa perse cos\u00ec quel carattere pi\u00f9 genuinamente \u00abnazionalista\u00bb e \u00ablaico\u00bb che le aveva impresso l\u2019Olp. In pi\u00f9, nonostante la sua appartenenza all\u2019universo sunnita, Hamas divenne presto parte della rete costruita, finanziata e armata dall\u2019Iran sciita in funzione antiamericana e antisraeliana.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Insieme a Hezbollah nel sud del Libano, essa doveva quindi diventare, negli anni a venire, una delle pi\u00f9 pericolose spine nel fianco di Israele. Un pezzo fondamentale del cosiddetto \u00abAsse della resistenza\u00bb guidato dall\u2019Iran.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Gli effetti indiretti della guerra sovietico-afghana (1979-1989)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Sempre negli anni Ottanta, ebbe un\u2019importanza indiretta ma di grande rilievo la guerra sovietico-afghana, durata dal 1979 al 1989. Essa fu innescata dall\u2019intervento dell\u2019Urss nel paese a sostegno del fragile governo del Partito democratico popolare, un partito comunista filosovietico, sempre pi\u00f9 inviso alla popolazione per le sue riforme mirate a smantellare le strutture tradizionali, tribali, rurali e religiose afghane.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A contrapporsi al potente invasore furono soprattutto i mujahidin, i guerriglieri islamici, ampiamente sostenuti con armi e finanziamenti dagli Stati Uniti, dall\u2019Arabia Saudita, dal Pakistan e dall\u2019afflusso di un gran numero di volontari islamici da tutto il mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019intervento si risolse in una catastrofe per l\u2019Urss e divenne presto una specie \u00abVietnam sovietico\u00bb. La guerra sovietico-afghana \u2013 conclusasi con il ritiro delle truppe sovietiche dal paese \u2013 fu una delle cause pi\u00f9 rilevanti della crisi e poi della successiva caduta dell\u2019Urss e del suo impero interno ed esterno tra il 1989 e il 1991. Al tempo stesso, per\u00f2, contribu\u00ec anche alla nascita di una rete transnazionale di combattenti jihadisti fortemente ideologizzati e con una importante esperienza militare. Rientrati poi nei loro paesi di origine \u2013 tra cui i paesi del Golfo \u2013 essi dovevano esercitare un ruolo molto rilevante nella successiva destabilizzazione del Medio Oriente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 sul finire di quella guerra fallimentare \u2013 per citare il dato pi\u00f9 importante \u2013 che nacque al-Qaeda, l\u2019organizzazione terroristica guidata dal saudita Osama bin Laden. Per oltre un ventennio, passando attraverso gli spettacolari attentati dell\u201911 settembre 2001, essa doveva condurre su scala globale una lotta senza quartiere contro gli Usa, i suoi alleati occidentali e i governi musulmani \u00abcorrotti\u00bb schierati al loro fianco.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo, sempre nel 1989, il 3 giugno, mor\u00ec l\u2019ayatollah Khomeini. Gli succedette come Guida suprema Ali Khamenei, che rimase al potere fino al primo giorno della guerra del 2026, il 28 febbraio, quando fu ucciso \u2013 come abbiamo gi\u00e0 detto \u2013 in un bombardamento congiunto di Usa e Israele su Teheran.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La \u00abprima guerra del Golfo\u00bb (1990-1991) e i suoi effetti<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Negli anni Novanta il regime iraniano e la rete delle sue alleanze andarono ulteriormente consolidandosi in un Medio Oriente attraversato da profondi cambiamenti e in un contesto geopolitico pi\u00f9 generale segnato dalla dissoluzione dell\u2019Unione Sovietica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Due eventi furono decisivi in questo senso. Il primo, al principio 1991, quando l\u2019Urss non si era ancora dissolta, fu la guerra degli Stati Uniti e di un\u2019ampia coalizione internazionale contro l\u2019Iraq di Saddam Hussein, che il 2 agosto 1990 aveva invaso il Kuwait in aperta violazione del diritto internazionale. Negli auspici e nelle parole del presidente americano G.W.H. Bush (1989-1993), condivise dal leader sovietico Michail Gorbaciov, quella guerra doveva inaugurare un \u00abnuovo ordine mondiale\u00bb fondato sul diritto e non pi\u00f9 sulla forza. Legittimata dall\u2019Onu, essa costrinse l\u2019Iraq in breve tempo \u2013 tra il gennaio e il febbraio del 1991 \u2013 a ritirarsi dal Kuwait, lasciando per\u00f2 al potere Saddam Hussein.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il rovesciamento del dittatore \u2013 oltre a non essere previsto dal mandato Onu \u2013 avrebbe infatti prodotto due effetti perniciosi: avrebbe gettato il paese nel caos e nella guerra civile e soprattutto avrebbe eliminato ogni possibile argine contro l\u2019Iran, il quale avrebbe potuto facilmente estendere la propria influenza in un paese a maggioranza sciita. L\u2019indebolimento di fatto dell\u2019Iraq \u2013 colpito da pesanti sanzioni economiche e costretto ad accettare la creazione di due ampie&nbsp;<em>no-fly zones<\/em>&nbsp;nel nord e nel sud del paese garantite soprattutto da Usa e Gran Bretagna \u2013 favor\u00ec comunque, sia pure indirettamente e sul medio periodo, il potere dell\u2019Iran nel Golfo. Al tempo stesso, proprio il rafforzamento della presenza Usa nelle regione, con basi in Arabia Saudita e nel Golfo, doveva a sua volta alimentare ulteriormente le retoriche e le politiche antioccidentali della Repubblica islamica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Speranze di pace in Palestina: dagli accordi di Oslo (1993-1995) ai negoziati di Camp David (2000)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Poco dopo, a partire dal 1993, prese progressivamente forma \u2013 questo il secondo fatto \u2013 un complicato ciclo negoziale che per qualche tempo fece sperare nella possibilit\u00e0 di un sostanziale processo di pace tra Israele e i palestinesi e pi\u00f9 in generale in tutto il Medio Oriente. A esercitare un ruolo di primo piano in questo senso furono, ancora una volta, gli Stati Uniti, una superpotenza ormai senza rivali dopo la dissoluzione dell\u2019Urss nel dicembre 1991 e guidata in quegli anni dal presidente democratico Bill Clinton (1993-1999).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Detto in estrema sintesi, quel ciclo negoziale prese avvio con gli accordi di Oslo 1 nel 1993. Essi portarono al riconoscimento reciproco di Israele e dell\u2019Organizzazione per la liberazione della Palestina e alla nascita dell\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese (Anp), con una limitata autonomia dapprima a Gaza e a Gerico. I negoziati proseguirono poi con gli accordi di Oslo 2 nel 1995, che estesero e diedero sostanza all\u2019autonomia palestinese, da un lato con un parziale ritiro degli israeliani da Gaza e dall\u2019altro con la suddivisione della Cisgiordania in tre zone: l\u2019Area A, sotto il controllo palestinese, l\u2019Area B sotto un controllo misto israeliano e palestinese e l\u2019Area C, sotto il controllo israeliano. Il processo di pace si concluse infine, ma con un plateale fallimento, con i negoziati di Camp David del 2000. Qui, in un clima di reciproca sfiducia, emersero tutti i nodi irrisolti e pi\u00f9 difficili del rapporto tra Israele e l\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese: la questione al tempo stesso territoriale, religiosa e simbolica di Gerusalemme (occupata nella parte est dagli israeliani ma rivendicata dai palestinesi), il problema dei coloni israeliani in Cisgiordania e delle loro violenze e quella del ritorno dei rifugiati palestinesi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La seconda Intifada e il consolidamento dell\u2019Asse della Resistenza<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>\u00c8 in questo quadro che esplose la Seconda Intifada, un punto di non ritorno nel conflitto israelo-palestinese. Ad accendere la scintilla dello scontro fu il 28 settembre 2000 la plateale \u00abpasseggiata\u00bb di Ariel Sharon, allora il leader della destra israeliana all\u2019opposizione, e della sua massiccia scorta nella Spianata delle Moschee, luogo sacro per i musulmani. Una vera e propria provocazione.<\/p>\n\n\n\n<p>La Seconda Intifada fu assai pi\u00f9 violenta e organizzata della Prima. Vi giocarono un ruolo di primo piano Hamas e altri gruppi jihadisti, ricorrendo a veri e propri attacchi militari e ad attentati terroristici (anche suicidi). Ad essi Israele rispose con incursioni militari nei territori palestinesi, con l\u2019eliminazione mirata di diversi leader di Hamas, con la rioccupazione di molti territori in Cisgiordania e poi, a partire dal 2002, con la costruzione del famigerato \u00abmuro\u00bb per separare nella stessa Cisgiordania israeliani e palestinesi, costretti a una vita di stenti in una condizione di quasi apartheid.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In un contesto del genere, cadde qualsiasi ulteriore ipotesi negoziale. La marginalizzazione dell\u2019Olp, coinvolto tra l\u2019altro in diversi episodi di corruzione, divenne definitiva. Crebbero per contro, grazie anche al sostegno attivo dell\u2019Iran, i due arcinemici regionali di Israele: Hamas nei territori e Hezbollah in Libano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Dopo l\u201911 settembre 2001. La \u00abguerra al terrore\u00bb e le sue conseguenze<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Nel primo decennio del XXI secolo, diversi ulteriori sviluppi contribuirono a dare forma alle tensioni che dovevano prima covare sotto le ceneri e poi esplodere nella guerra del 2023 e poi in quella del 2026.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Su un piano pi\u00f9 generale, ebbero enormi conseguenze gli spettacolari attentati terroristici dell\u201911 settembre 2001 messi a punto da al-Qaeda contro le Twin Towers a New York e il Pentagono. Ne seguirono due guerre infinite (e fallimentari) scatenate dagli Usa del presidente repubblicano George W. Bush (2001-2009) \u00abcontro il terrore\u00bb e gli \u00abStati canaglia\u00bb che lo alimentavano. Due guerre condotte nella prospettiva di \u00abesportare la democrazia\u00bb: la prima in Afghanistan, dal 2001 al 2021; la seconda in Iraq, dal 2003 al 2011.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per l\u2019Iran fu decisiva soprattutto questa seconda guerra. La rapida sconfitta dell\u2019esercito iracheno e la caduta del regime di Saddam Hussein, catturato nel dicembre 2003 e poi processato e giustiziato nel dicembre 2006, elimin\u00f2 infatti il principale competitor della Repubblica islamica nella regione. Non solo. Essa permise all\u2019Iran di esercitare un\u2019influenza sempre maggiore nello stesso Iraq, un paese \u2013 come si ricorder\u00e0 \u2013 a maggioranza sciita, precipitato nella guerra civile. In esso doveva per\u00f2 sorgere \u2013 in contrasto con gli sciiti \u2013 \u00abal-Qaeda in Iraq\u00bb, dal quale doveva poi nascere diversi anni pi\u00f9 tardi l\u2019Isis.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Hamas \u00abconquista\u00bb Gaza (2006-2007)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Intorno alla met\u00e0 del decennio, cambi\u00f2 ulteriormente il quadro dell\u2019annosa questione dei rapporti tra Israele e la Palestina. Nel 2005, per decisione del primo ministro conservatore Ariel Sharon, gli israeliani lasciarono Striscia di Gaza, dov\u2019era molto forte la presenza di Hamas: un\u2019area sempre pi\u00f9 difficile e costosa da controllare. Gli insediamenti dei coloni nella Striscia furono smantellati e lo stesso esercito si ritir\u00f2 oltre i suoi confini.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Terminava cos\u00ec l\u2019occupazione diretta di quell\u2019area, che durava dal 1967. La fine dell\u2019occupazione, tuttavia, non signific\u00f2 la fine del controllo di fatto della Striscia. Israele, infatti, continuava a controllare lo spazio aereo, gran parte dei confini, le acque territoriali della Striscia e \u2013 cosa particolarmente odiosa \u2013 gli stessi accessi in entrata e in uscita dei palestinesi, che continuarono cos\u00ec a vivere in condizioni insostenibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Le conseguenze si fecero sentire quasi subito, nel 2006, in occasione delle elezioni legislative palestinesi (le seconde dopo quelle tenutesi nel 1996), che si svolsero nei territori dell\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese, vale a dire in Cisgiordania (dove era ancora forte il radicamento di Fatah, il partito nazionalista e laico dominante all\u2019interno dell\u2019Olp) e a Gaza (dove invece era pi\u00f9 forte il seguito di Hamas, grazie anche alle sue reti sociali e religiose). Le elezioni furono vinte da Hamas, che form\u00f2 un governo presieduto da un suo esponente di spicco, Ismail Haniyeh (uno dei pianificatori degli attentati del 7 ottobre 2023, ucciso poi nel 2024 a Teheran dagli israeliani durante la guerra di Gaza).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I mesi successivi al suo insediamento furono estremamente turbolenti. Israele, gli Stati Uniti e la stessa Ue boicottarono il nuovo governo. Nel contempo, a parte qualche fragile momento di tregua, entrarono in aperto contrasto Hamas e Fatah, che continuava a controllare gli apparati di sicurezza dell\u2019Anp. Si moltiplicarono cos\u00ec gli scontri armati tra le due fazioni fino a che Hamas, grazie anche al sostegno indiretto dell\u2019Iran, nell\u2019estate 2007 lanci\u00f2 una vera e propria offensiva su Gaza, imponendo il proprio controllo su tutta la Striscia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A quel punto, il presidente dell\u2019Anp, Mahmoud Abbas, sciolse il governo e ne form\u00f2 un altro senza Hamas. Da allora, i destini di Gaza e della Cisgiordania si divaricarono. Hamas rinsald\u00f2 il proprio potere di fatto nella Striscia. Fatah rimase invece al governo in Cisgiordania, ponendo la sua sede a Ramallah.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La guerra in Libano tra Israele e Hezbollah (2006)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Quasi contemporaneamente, nel luglio del 2006 si era riacceso lo scontro tra Israele e Hezbollah nel sud del Libano. A scatenare il conflitto, che dur\u00f2 poco pi\u00f9 di un mese, fu l\u2019attacco di Hezbollah a una pattuglia israeliana al confine con il Libano, che provoc\u00f2 la morte di alcuni soldati israeliani e la cattura di alcuni ostaggi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La reazione di Israele fu immediata. Oltre a bombardare Beirut e svariate infrastrutture civili, le forze militari di Tel Aviv penetrarono nel sud del paese con l\u2019obiettivo di distruggere i miliziani di Hezbollah, che a loro volta lanciarono migliaia di razzi sul nord di Israele. Le ostilit\u00e0, che causarono gravi distruzioni in Libano e una grande ondata di sfollati, cessarono a met\u00e0 agosto, dopo una risoluzione Onu che imponeva il cessate il fuoco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il risultato fu che Hezbollah, sia pure indebolito sul piano militare, riusc\u00ec a resistere, rafforzandosi sia sul piano politico sia su quello dell\u2019immagine come un attore regionale in piena regola. Di conseguenza, crebbe ulteriormente \u2013 se possibile \u2013 la tensione tra Israele e l\u2019Iran, principale sponsor di Hezbollah.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Gaza: l\u2019operazione \u00abPiombo fuso\u00bb (2008-2009)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Qualcosa di analogo accadde nella Striscia di Gaza poco tempo dopo. Stretta in una morsa sempre pi\u00f9 soffocante da Israele, che al principio del 2008 aveva tagliato rifornimenti e impedito l\u2019arrivo di aiuti umanitari, la Striscia aveva continuato a essere per Hamas, sostenuta dall\u2019Iran e Hezbollah, la rampa di lancio dei missili Qassam, da anni scagliati ripetutamente in territorio israeliano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il 27 dicembre 2008, dunque, Israele decise di avviare una vera e propria azione militare, l\u2019operazione \u00abPiombo fuso\u00bb: prima bombardando diversi quartieri di Gaza e poi entrando nella Striscia con truppe di terra. La guerra dur\u00f2 22 giorni. Termin\u00f2 il 18 gennaio 2009 con un cessate il fuoco, lasciando sul campo centinaia di morti civili palestinesi, grandi cumuli di macerie e distruzioni e un\u2019ostilit\u00e0 crescente tra le parti, alimentate da reciproche accuse di violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani, confermate anche dall\u2019Onu e organizzazioni internazionali indipendenti. Anche in questo caso, per\u00f2, Hamas, sia pure indebolita, riusc\u00ec a sopravvivere e soprattutto a riorganizzarsi, ancora una volta grazie soprattutto al sostegno dell\u2019Iran.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L\u2019inizio della questione del nucleare iraniano (2002-2015)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Nel frattempo, sempre nel primo decennio del XXI secolo, cominci\u00f2 a diventare incandescente la questione del nucleare iraniano che, salvo un breve pausa, doveva poi surriscaldarsi ulteriormente negli anni seguenti e diventare una delle ragioni principali \u2013 almeno tra quelle dichiarate \u2013 della guerra dei dodici giorni del 2025 e poi di quella del 2026.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Furono gli stessi Usa nella seconda met\u00e0 degli anni Cinquanta, all\u2019epoca del regime dello sci\u00e0 Reza Pahlavi, ad avviare in Iran un programma di sviluppo del nucleare civile, con l\u2019obiettivo del contenimento dell\u2019Unione Sovietica nel quadro della Guerra fredda. La rivoluzione islamica del 1979 pose fine a questa collaborazione. La guerra Iran-Iraq (1980-1988) e le sue conseguenze, a loro volta, bloccarono per diversi anni ulteriori progressi nello sviluppo del nucleare iraniano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poi per\u00f2, nel 2002, si scopr\u00ec che l\u2019Iran, in violazione del Trattato di Non Proliferazione, stava portando avanti da tempo e in segreto i suoi programmi di arricchimento dell\u2019uranio e di costruzione testate nucleari in impianti mai dichiarati all\u2019Agenzia Internazionale per l\u2019Energia Atomica. Fu una scoperta sconvolgente, che per oltre un decennio cost\u00f2 all\u2019Iran sanzioni sempre pi\u00f9 pesanti da parte della comunit\u00e0 internazionale: dall\u2019Onu agli Usa e all\u2019Ue.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Soltanto nel 2015, dopo difficilissime trattative, si giunse a un accordo siglato dall\u2019Iran con gli Usa, la Russia, la Cina e diversi paesi europei: in cambio della rimozione delle sanzioni, che stavano mettendo in ginocchio la sua economia, l\u2019Iran acconsent\u00ec allora a ridurre le proprie scorte di uranio arricchito (proiettate forse verso la \u00absoglia militare\u00bb), a smantellare diversi impianti e ad accettare regolari ispezioni internazionali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La storia del nucleare iraniano, per\u00f2, non doveva finire qui. Proprio al contrario \u2013 lo vedremo \u2013 essa doveva tornare prepotentemente all\u2019ordine del giorno con l\u2019avvento di Trump alla presidenza degli Stati Uniti nel 2017.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il ritiro degli americani dall\u2019Iraq (2011)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Nel frattempo, altri importanti eventi dovevano ulteriormente incancrenire i rapporti tra Iran, Usa e Israele e gettare nel caos il Medio Oriente.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra essi ebbe un ruolo di grande importanza il ritiro degli Usa dall\u2019Iraq. Esso fu annunciato fin dal 2008 dal presidente democratico Usa Barack Obama, che pure increment\u00f2 temporaneamente la presenza di truppe americane nel paese. E divenne definitivo alla fine del 2011, lasciando l\u2019Iraq \u2013 gi\u00e0 dilaniato dalla guerra civile seguita alla caduta di Saddam Hussein \u2013 in una condizione estremamente precaria.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il risultato \u2013 ricordiamolo: in un paese a maggioranza sciita \u2013 fu il progressivo avvicinamento del governo iracheno a Teheran, accompagnato da un deciso rafforzamento delle milizie sciite filoiraniane.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo processo si tradusse a sua volta in una crescente marginalizzazione e repressione della minoranza sunnita e quindi, per reazione, nell\u2019espansione del jihadismo sunnita. In questo quadro, da \u00abAl-Qaeda in Iraq\u00bb \u2013 un feroce gruppo terroristico fondato nel 2004 da al-Zarqawi e in guerra aperta con gli Usa, il governo iracheno e i gruppi sciiti \u2013 nacque, dopo il ritiro americano, l\u2019Isis, che a partire dal 2014 ebbe un ruolo decisivo nella destabilizzazione dell\u2019Iraq e della Siria.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Le primavere arabe e la guerra civile in Siria<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Quando gli Usa ritirarono definitivamente le proprie truppe dall\u2019Iraq, avevano gi\u00e0 preso avvio, alla fine del 2010, le cosiddette \u00abprimavere arabe\u00bb, un evento centrale nella storia del Medio Oriente (e del Nord Africa) contemporaneo. Si tratt\u00f2 di una vera e propria ondata di proteste e rivolte popolari che, a partire dalla Tunisia nel dicembre 2010, si estesero poi in Egitto, Libia, Siria, Yemen e, con effetti minori, in altri paesi limitrofi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mosse al principio da pressanti richieste (soprattutto da parte dei giovani) di libert\u00e0, democrazia e maggiore benessere contro i regimi autoritari e corrotti da decenni al potere, esse riuscirono ad avviare un relativo processo di democratizzazione soltanto in Tunisia, dove fu deposto Ben Ali, al potere dal 1987. In Egitto portarono alla caduta di Hosni Mubarak, al governo dal 1981, ma spianarono la strada prima alla vittoria dei Fratelli Musulmani alle elezioni del 2012 e poi, un anno pi\u00f9 tardi, a un colpo di Stato militare, che ha portato al potere Al-Sisi. In Libia, esse diedero avvio a una feroce guerra civile che doveva quasi subito internazionalizzarsi, portare alla caduta e all\u2019uccisione di Gheddafi e poi proseguire per anni. Anche nello Yemen le proteste posero fine al trentennale potere del presidente Ali Abdullah Saleh. E anche in questo caso il paese precipit\u00f2 in una feroce guerra civile, da cui doveva presto emergere e imporsi un gruppo fondamentalista sciita strettamente legato all\u2019Iran: gli Houthi, un ulteriore pezzo dell\u2019Asse della Resistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>In Siria le cose andarono, se possibile, anche peggio. Le proteste contro il regime di Bashar al-Assad furono ferocemente represse e sfociarono dapprima in scontri armati, poi in una disastrosa guerra civile e quindi in un complicatissimo conflitto regionale e internazionale, che abbiamo gi\u00e0 in parte ricostruito in un&nbsp;<a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/sezioni-lettere\/storia-di-oggi\/wp-la-crisi-siriana\/\">precedente articolo<\/a>. Quel conflitto \u2013 si deve aggiungere \u2013permise all\u2019Isis di estendere il suo Stato islamico in una vasta regione compresa tra la Siria e l\u2019Iraq, fino alla sua sconfitta tra il 2017 e il 2019, e coinvolse direttamente \u2013 tra gli altri \u2013 gli Stati Uniti e la Turchia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La guerra fece centinaia di migliaia di morti e produsse, insieme a una gravissima crisi umanitaria, un\u2019enorme ondata di profughi. Dal punto di vista che qui ci interessa, tuttavia, essa rappresent\u00f2 soprattutto una sfida di prima grandezza per l\u2019Iran.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La Siria di Assad, infatti, era uno storico alleato della Repubblica islamica, un pezzo essenziale dell\u2019Asse della Resistenza. Di pi\u00f9: costituiva un cruciale ponte di collegamento geografico e politico-militare tra l\u2019Iran e Hezbollah in Libano. La sua caduta avrebbe dunque ridimensionato fortemente la loro influenza nella regione. Per questo motivo, l\u2019Iran e Hezbollah intervennero in suo sostegno, seguiti poi \u2013 soprattutto dal 2015 \u2013 dalla Russia, la quale proprio da allora rinsald\u00f2 i propri rapporti con il regime degli ayatollah, che dovevano farsi ancora pi\u00f9 stretti con la guerra in Ucraina iniziata nel 2022.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Seppure in un paese distrutto dagli scontri interni e dalla guerra, Assad riusc\u00ec a rimanere al potere. Il fronte a lui ostile era troppo frammentato. Gli Usa, inoltre, erano principalmente interessati allo smantellamento dello Stato islamico, cos\u00ec come la Turchia alla guerra contro i curdi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per una lunga fase, dunque, la Siria, sia pure indebolita, ha continuato a essere un pezzo fondamentale dell\u2019Asse della resistenza. Almeno fino a quando, nel novembre 2024, in un contesto molto mutato (i russi impantanati in Ucraina dal 2022, la guerra in Palestina e in Libano dal 2023), il governo di Assad non \u00e8 caduto sotto i colpi dei miliziani islamisti di Abu Mohammed al-Jolani, un tempo legato ad al-Qaeda, poi capo dell\u2019Organizzazione per la liberazione del Levante. Per quanto si pu\u00f2 capire, il nuovo leader parrebbe intenzionato ad avviare un processo di pace con Israele e pi\u00f9 in generale con i paesi del Golfo, che \u00e8 stato salutato con favore dal presidente Usa Donald Trump.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Arriva Trump: il nucleare iraniano (2018)&nbsp;<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Una svolta molto significativa nella storia del Medio Oriente contemporaneo fu impressa da Donald Trump, per la prima volta presidente Usa dal 2017 al 2021. Ferreo sostenitore e alleato di Israele, egli mise in atto due strategie strettamente correlate: da un lato, alzare il livello dello scontro con l\u2019Iran degli ayatollah; dall\u2019altro, provare a isolarlo il pi\u00f9 possibile nella regione, cercando di stemperare contemporaneamente l\u2019annosa questione israelo-palestinese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La prima strategia si tradusse nel maggio 2018 nel ritiro unilaterale degli Stati Uniti dagli accordi sul nucleare iraniano, siglati nel 2015 dal presidente Obama insieme a Russia, Cina, Francia, Germania e Regno Unito. Come si \u00e8 gi\u00e0 detto, grazie a quegli accordi \u2013 frutto di un negoziato durato pi\u00f9 di un decennio \u2013 l\u2019Iran si era impegnato a limitare il proprio programma nucleare in cambio della fine delle pesanti sanzioni economiche che gravavano sul paese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Trump prese questa cruciale decisione senza che vi fossero particolari allarmi da parte dell\u2019Agenzia Internazionale per l\u2019Energia Atomica, incaricata di verificare l\u2019adempimento da parte dell\u2019Iran di quanto previsto dagli accordi del 2015. Egli tocc\u00f2 altri tasti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In un discorso tenuto alla Casa Bianca l\u20198 maggio, il presidente sottoline\u00f2 anzitutto che l\u2019Iran era il principale sponsor del terrorismo e che stava operando per destabilizzare l\u2019intero Medio Oriente. Afferm\u00f2 inoltre che gli accordi del 2015 \u00ablimitavano\u00bb, ma non \u00abeliminavano\u00bb la minaccia del nucleare iraniano, perch\u00e9 consentivano all\u2019Iran di continuare a produrre uranio arricchito, ponendo le premesse di un possibile raggiungimento della \u00absoglia militare\u00bb e dunque della trasformazione dell\u2019Iran in una potenza atomica. Come se non bastasse, aggiunse che la fine delle sanzioni negoziata nel 2015 aveva permesso al regime di arricchirsi e di finanziare ulteriori attivit\u00e0 di destabilizzazione regionale, senza migliorare le condizioni del popolo iraniano. Per questa ragione, dunque, gli Usa avrebbero ripreso a infliggere sanzioni durissime alla Repubblica islamica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le conseguenze di questa decisione furono molteplici e di grande rilievo. Essa inflisse un duro colpo all\u2019economia iraniana, che giunse quasi al collasso suscitando grandi proteste all\u2019interno del paese. Rafforz\u00f2 gli elementi pi\u00f9 estremisti della Repubblica islamica, in particolare i Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione. Spinse l\u2019Iran a riprendere in breve tempo l\u2019arricchimento dell\u2019uranio e sviluppare tecnologie pi\u00f9 avanzate. Provoc\u00f2 una seria crisi tra Usa ed Europa (favorevole all\u2019accordo e alla distensione). Rafforz\u00f2 i legami tra l\u2019Iran, la Russia e la Cina. E rese sempre pi\u00f9 acute le tensioni regionali in Medio Oriente, sollecitando svariati attacchi agli interessi americani nel Golfo da parte delle milizie filoiraniane.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il culmine della tensione fu raggiunto nel gennaio 2020. Pochi giorni dopo un assalto all\u2019ambasciata Usa in Iraq, lo stesso presidente Trump ordin\u00f2 di uccidere Qasem Soleimani, il comandante delle milizie speciali al-Quds dei Guardiani della rivoluzione, che fu eliminato da uno sciame di droni all\u2019aeroporto internazionale di Baghdad. La risposta iraniana \u2013 in un crescendo di tensioni \u2013 non si fece attendere. Pochi giorni dopo l\u2019uccisione di Soleimani, decine di missili balistici iraniani furono lanciati contro due basi irachene che ospitavano militari Usa. Alla rappresaglia iraniana non segu\u00ec un\u2019ulteriore contro-rappresaglia statunitense. Il clima delle relazioni Usa-Iran, tuttavia, era ormai diventato rovente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Ancora Trump: gli accordi di Abramo (2020)&nbsp;<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Pochi mesi pi\u00f9 tardi, nell\u2019estate dello stesso 2020 \u2013 questa la seconda strategia \u2013 furono siglati, con la mediazione e la regia Usa, gli accordi di Abramo, un altro snodo cruciale della storia recente del Medio Oriente. Con essi \u2013 com\u2019era gi\u00e0 accaduto con l\u2019Egitto nel 1978 e poi con la Giordania nel 1994 \u2013 Israele normalizzava i suoi rapporti con alcuni paesi arabi: gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, il Marocco e il Sudan. Mancava all\u2019appello un paese cruciale, l\u2019Arabia Saudita, che tuttavia intratteneva gi\u00e0 da tempo rapporti informali con Israele.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Com\u2019\u00e8 stato pi\u00f9 volte osservato, gli accordi di Abramo \u2013 al di l\u00e0 delle dichiarazioni ufficiali \u2013 misero per molti aspetti l\u2019Iran nell\u2019angolo. Essi spostavano di fatto il fuoco delle persistenti tensioni in Medio Oriente dalla questione drammatica e ancora irrisolta dei rapporti tra Israele e i palestinesi al problema del contenimento della Repubblica islamica, considerata ormai da molti attori dell\u2019area e soprattutto dagli Usa come la principale responsabile della instabilit\u00e0 e dei conflitti nella regione: uno Stato canaglia, con propaggini molto ramificate. Non era proprio uno scacco matto, ma quasi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non a caso, il successore di Trump alla Casa Bianca, il presidente democratico Joe Biden (2021-2025), prosegu\u00ec sostanzialmente nella stessa direzione, sforzandosi di allargare gli accordi all\u2019Arabia Saudita, che sollecitava per\u00f2 maggiori pressioni degli Usa su Israele per la creazione di uno Stato palestinese, chiedendo altres\u00ec un vero e proprio patto di sicurezza con gli americani in funzione anti-iraniana e la possibilit\u00e0 di sviluppare il nucleare civile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La presidenza Biden dovette pi\u00f9 in generale confrontarsi con tre grandi emergenze di politica internazionale: in primo luogo, l\u2019umiliante ritiro delle truppe americane dall\u2019Afghanistan, nell\u2019agosto del 2021, seguito immediatamente dal ritorno dei talebani al potere; in secondo luogo, l\u2019inizio della guerra russo-ucraina, nel febbraio 2022, che tra le varie cose rinsald\u00f2 ulteriormente sul piano militare i rapporti tra Mosca e Teheran (grande rifornitrice di droni alla Russia); in terzo luogo, a partire dall\u2019ottobre 2023, la drammatica \u00abguerra di Gaza\u00bb, provocata, almeno nell\u2019immediato, dai tremendi attentati di Hamas del 7 ottobre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Gli attacchi del 7 ottobre, la guerra di Gaza e lo scontro diretto con l\u2019Iran (2023-2025)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Ci siamo gi\u00e0 occupati in altri articoli degli&nbsp;<a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/sezioni-lettere\/storia-di-oggi\/aulalettere-10-7-il-conflitto-israelo-palestinese\/\">attacchi del 7 ottobre 2023<\/a>&nbsp;messi in atto da Hamas in Israele e poi della terribile&nbsp;<a href=\"https:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/sezioni-lettere\/storia-di-oggi\/il-medio-oriente-e-il-mondo-in-fiamme\/\">guerra di Gaza<\/a>, durata dal 2023 al 2025. In questa ricostruzione delle radici pi\u00f9 profonde dell\u2019attuale guerra tra gli Usa e Israele e la Repubblica islamica, si devono tuttavia mettere in particolare evidenza tre dati.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo riguarda il significato stesso del \u00ab7 ottobre\u00bb, di cui si \u00e8 ampiamente discusso tra studiosi e analisti e nella pubblica opinione. Al di l\u00e0 dell\u2019assoluta ingiustificabilit\u00e0 di quell\u2019atto militare e terroristico \u2013 che ha provocato la morte di circa 1200 israeliani (molti dei quali civili) e il rapimento di 250 ostaggi \u2013 si \u00e8 spesso osservato che esso giungeva al culmine di decenni di oppressione della popolazione palestinese, senza un proprio Stato e ridotta in una vera e propria condizione di apartheid, soprattutto sotto il governo delle destre israeliane guidato da Benjamin Netanyahu. Il che \u00e8 senz\u2019altro vero. E tuttavia, quell\u2019atto \u2013 freddamente pianificato da Hamas, che non poteva non aver messo in conto la furiosa e sproporzionata reazione di Israele \u2013 aveva anche un altro e pi\u00f9 generale obiettivo politico: bloccare la strada tracciata dagli accordi di Abramo, riportare al centro di tutte le tensioni e dell\u2019instabilit\u00e0 del Medio Oriente la questione israelo-palestinese e inibire quindi la disponibilit\u00e0 dei paesi arabi, in particolare dell\u2019Arabia Saudita, a normalizzare le proprie relazioni con Israele.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo dato \u00e8 che, a fronte della spropositata reazione israeliana \u2013 almeno 70.000 morti di cui molti civili e un numero impressionante di sfollati e profughi \u2013 si \u00e8 riattivato quasi immediatamente, secondo una modalit\u00e0 che abbiamo pi\u00f9 volte visto all\u2019opera nel corso degli anni, l\u2019Asse della resistenza mosso pi\u00f9 o meno direttamente dall\u2019Iran: Hamas e altri gruppi jihadisti a Gaza, Hezbollah in Libano, gli Houthi nello Yemen, varie milizie sciite in Iraq e in Siria, per citare solo gli attori maggiori.<\/p>\n\n\n\n<p>Il terzo dato \u00e8 che in questo frangente \u2013 e per la prima volta \u2013 la Repubblica islamica \u00e8 entrata direttamente in conflitto con Israele, sia pure per breve tempo, e cos\u00ec pure gli Stati Uniti dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca nel 2025. La guerra per procura (<em>proxy war<\/em>) che gli iraniani combattevano da decenni contro Israele attraverso l\u2019Asse della resistenza \u00e8 diventata cos\u00ec, poco per volta, una vera e propria guerra aperta. In tre diverse occasioni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Accadde la prima volta nell\u2019aprile 2024, dopo un raid aereo israeliano contro il consolato iraniano di Damasco, in Siria, che il 1\u00b0 aprile aveva provocato la morte di 11 persone, tra cui 7 Guardiani della Rivoluzione, alcuni dei quali di alto livello. La risposta iraniana giunse due settimane dopo, il 13-14 aprile, con il lancio di centinaia droni e missili contro Israele, quasi tutti intercettati grazie anche al sostegno degli Usa e di paesi alleati europei e del Golfo. La controrisposta israeliana giunse il 19 aprile successivo. Su pressione degli Usa (allora sotto la presidenza Biden) essa fu limitata e poco pi\u00f9 che simbolica e si tradusse nel bombardamento di obiettivi militari in territorio iraniano. Un\u2019azione minimizzata dal regime degli ayatollah.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo scontro diretto ebbe luogo nell\u2019ottobre del 2024, dopo l\u2019uccisione mirata da parte di Israele di due figure chiave dell\u2019Asse della resistenza: Ismail Haniyeh, leader di Hamas, ucciso a Teheran a luglio, e Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, ucciso a settembre a Beirut, in Libano. L\u2019Iran rispose il 1\u00b0 ottobre con il lancio di circa 200 missili balistici contro Israele, che, pi\u00f9 difficili da intercettare, inflissero danni pi\u00f9 significativi rispetto al precedente attacco. Israele rispose il 26 ottobre con un\u2019azione pi\u00f9 ampia rispetto alla precedente, colpendo in territorio iraniano basi militari e sistemi di difesa aerea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il terzo scontro, assai pi\u00f9 incisivo, si protrasse dal 13 al 25 giugno 2025. Fu una vera e propria guerra, sia pure di breve durata: la cosiddetta \u00abguerra dei 12 giorni\u00bb. Un anticipo di quanto doveva accadere su scala ben pi\u00f9 ampia dal 28 febbraio 2026. All\u2019epoca il presidente Usa in carica era di nuovo Donald Trump (2025-oggi).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La guerra inizi\u00f2 con un attacco a sorpresa di Israele la notte del 13 giugno. Furono bombardati siti nucleari e basi missilistiche e colpiti personaggi di spicco \u2013 militari e scienziati \u2013 del programma nucleare iraniano. Anche in questo caso, la risposta di Teheran non si fece attendere: missili e droni furono lanciati sulle grandi citt\u00e0 israeliane, tra cui Tel Aviv e Gerusalemme. Gli attacchi reciproci continuarono ad alta intensit\u00e0 per diversi giorni. Ad essi si aggiunse, il 22 giugno, il bombardamento americano di diversi siti nucleari in Iran \u2013 Fordow, Natanz e Isfahan \u2013 con missili Tomahawk e bombe in grado di penetrare in profondit\u00e0. Usa e Israele dichiararono di aver causato danni molto seri, anzi serissimi, al programma nucleare iraniano. Due giorni dopo, dunque, si giunse al cessate il fuoco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con toni trionfalistici, non confermati dai fatti, Trump dichiar\u00f2 di aver \u00abobliterato\u00bb il programma nucleare iraniano, di aver reso impossibile per anni l\u2019eventualit\u00e0 che l\u2019Iran si dotasse di bombe atomiche. Non era esattamente cos\u00ec. Sia pure fortemente indebolito l\u2019Iran aveva le capacit\u00e0 di riprendere il suo programma. Da qui, nei mesi successivi, la ripresa di trattative sull\u2019annosa questione tra Iran e Usa.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il cessate il fuoco a Gaza (settembre 2025) e il Board of Peace (gennaio 2026)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Pochi mesi dopo, tra settembre e ottobre del 2025, su pressione di Trump \u2013 che riusc\u00ec a imporre alle parti un piano in 20 punti per la tregua \u2013 si giunse finalmente al cessate il fuoco a Gaza. Hamas acconsent\u00ec al rilascio degli ostaggi vivi (e anche dei corpi di quelli morti) ancora nelle sue mani. Dal canto suo, Israele accett\u00f2 di ritirare progressivamente le sue truppe dalla Striscia, mantenendo per\u00f2 il controllo di una fascia sicurezza al suo interno. Il piano prevedeva molte altre condizioni. Anzitutto l\u2019ingresso di aiuti umanitari nella Striscia per ovviare alla catastrofica situazione degli sfollati. Poi, il disarmo di Hamas e comunque la sua emarginazione dal futuro governo di Gaza, che avrebbe dovuto essere affidato a un\u2019amministrazione palestinese \u00abtecnocratica\u00bb e a forze internazionali (Usa in testa, ma anche diversi paesi arabi) per la ricostruzione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 a questo scopo che, sempre su iniziativa di Trump, \u00e8 sorto nel gennaio 2026 il cosiddetto&nbsp;<em>Board of Peace<\/em>, un\u2019organizzazione presieduta dallo stesso Trump (oltre gli stessi limiti del suo mandato presidenziale) mirata a gestire la ricostruzione di Gaza e, in prospettiva, altre eventuali crisi internazionali. Una specie di anti-Onu dei volenterosi \u2013 come \u00e8 stato detto \u2013 alla cui fondazione hanno aderito una ventina di paesi mediorientali, asiatici, latinoamericani ed europei. Vi partecipano anche \u2013 ma in veste di osservatori \u2013 l\u2019Italia, la Grecia, la Romania, Cipro e la stessa Unione europea.<\/p>\n\n\n\n<p>Al di l\u00e0 di questi sviluppi, a Gaza non tutto fil\u00f2 per il verso giusto. La restituzione degli ostaggi israeliani vivi (circa 20) fu portata a compimento. Pi\u00f9 complicato fu recuperare (tra le immense macerie della Striscia) i corpi di quelli morti, il che cre\u00f2 nuove tensioni. Al tempo stesso, Hamas, pur fortemente indebolita, rifiut\u00f2 e continua tuttora a rifiutare di consegnare le armi e di farsi da parte, ponendo una seria ipoteca su una pace pi\u00f9 duratura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E tuttavia, con il cessate il fuoco \u2013 entrato in vigore il 10 ottobre \u2013 la massiccia guerra di terra di Israele nella Striscia si \u00e8 almeno interrotta, anche se non sono mancate ripetute violazioni della tregua da parte di Israele, con il solito tragico corteo di morti e distruzioni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Verso la guerra: proteste e repressione in Iran (gennaio-febbraio 2026)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Nel frattempo, per\u00f2, doveva riaccendersi drammaticamente la tensione tra Stati Uniti, Israele e Iran, che doveva sfociare nella nuova e assai pi\u00f9 violenta guerra iniziata il 28 febbraio 2026. A far spirare questi nuovi venti di guerra furono due fatti essenziali.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo fu la massiccia ondata di proteste che esplose nella Repubblica islamica a cavallo tra il 2025 e il 2026. Esse furono causate dalla crisi economica devastante in cui versava il paese, flagellato da un\u2019inflazione galoppante, in preda a una disoccupazione crescente e drasticamente impoverito dalle sanzioni internazionali, dalla corruzione e dall\u2019inefficienza del regime e dalle sue folli spese militari all\u2019interno e per alimentare i suoi&nbsp;<em>proxy<\/em>. A partire dai commercianti e dai piccoli artigiani dei Bazar, le proteste coinvolsero un\u2019ampia fetta della popolazione \u2013 giovani, studenti, donne, lavoratori \u2013 soprattutto nei grandi centri urbani del paese, Teheran in testa. Esse assunsero presto un segno politico contro un regime autoritario all\u2019estremo livello, che aveva gi\u00e0 pi\u00f9 volte violato patentemente diritti e libert\u00e0 di espressione. In particolare, quella delle donne.<\/p>\n\n\n\n<p>Potendo contare anche sul carattere spontaneo delle proteste \u2013 prive di una vera leadership, di organizzazione e di qualche programma per un eventuale dopo-regime \u2013 l\u2019ayatollah, il governo e le Guardie della Rivoluzione procedettero a una repressione spaventosamente brutale: spari sulla folla con mitragliatrici pesanti e cecchini, arresti sommari, condanne a morte per impiccagione, violenze di ogni genere, anche negli ospedali in cui venivano via via ricoverati i manifestanti feriti. Il bilancio \u2013 pare \u2013 \u00e8 di circa 40.000 morti, forse ben di pi\u00f9, nel giro di poche settimane, la gran parte dei quali in due sole giornate, l\u20198 e il 9 gennaio 2026.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019immagine che l\u2019Iran degli ayatollah restituiva all\u2019estero era quello di un regime feroce, ma ormai alle corde. Era un invito a sferrare il colpo finale, che mise in gran fermento il figlio dello sci\u00e0 in esilio \u2013 Reza Pahlavi \u2013 e ovviamente Benjamin Netanyahu e Donald Trump, che all\u2019inizio di gennaio aveva messo a segno una spericolata azione in Venezuela, riuscendo a catturare con un blitz delle forze speciali Nicolas Maduro e a portarlo negli Stati Uniti per farlo processare per terrorismo e narcotraffico.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Verso la guerra: il fallimento delle ultime trattative sul nucleare (febbraio 2026) e le pressioni israeliane<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>A questo drammatico contesto interno si aggiunse un secondo fatto: il fallimento degli ultimi round di trattative sul nucleare tra Usa e Iran, in verit\u00e0 mai cessate del tutto. Essi si svolsero in Oman e poi a Ginevra tra il 6 e il 26 febbraio, dapprima suscitando grandi speranze ma poi concludendosi con un nulla di fatto. Al centro dei negoziati vi erano da un lato la questione dell\u2019uranio arricchito e il programma missilistico iraniano, dall\u2019altro la sospensione delle sanzioni Usa contro l\u2019Iran, che ne stavano strangolando l\u2019economia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo molteplici ricostruzioni, i negoziatori iraniani avrebbero rifiutato di estendere le trattative all\u2019arsenale balistico della Repubblica islamica e di accettare limiti \u00abumilianti\u00bb all\u2019arricchimento dell\u2019uranio, pur garantendo che il paese non aveva alcuna intenzione di dotarsi di armi atomiche. Si dissero disponibili a ritornare agli schemi del gi\u00e0 citato accordo del 2015, siglato per gli Usa dal presidente Obama, e anche a rafforzarlo con maggiori controlli internazionali. Aggiunsero tuttavia che a tal fine sarebbe stato necessario ridiscutere punto per punto i termini del negoziato nei mesi a venire. I mediatori americani \u2013 Steve Witkoff e Jared Kushner (genero di Trump) \u2013 ne trassero la conclusione che l\u2019Iran voleva soltanto prendere tempo. Riferirono la cosa al presidente, a sua volta pressato da Netanyahu per risolvere la questione iraniana una volta per tutte.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 a quel punto che gli Stati Uniti, forti di una presenza sempre pi\u00f9 massiccia di navi e truppe nel Golfo, presero la decisione di scatenare la guerra, e di iniziarla in grande stile colpendo direttamente i massimi vertici della Repubblica islamica. Naturalmente in patente violazione del diritto internazionale e soprattutto tenendo all\u2019oscuro tutti i propri partner internazionali, europei in testa. Il che produsse una nuova e profondissima frattura nelle relazioni transatlantiche.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Dall\u2019inizio della guerra (28 febbraio) al cessate il fuoco del 7 aprile 2026<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>\u00c8 ovviamente impossibile seguire nel dettaglio lo sviluppo delle operazioni militari messe in atto dagli Usa (\u00abFuria epica\u00bb) e da Israele (\u00abRuggito del Leone\u00bb) e la risposta dell\u2019Iran e dei suoi alleati. Mi limito a segnalare che uno dei pi\u00f9 autorevoli dataset del mondo in materia di conflitti armati, ACLED (Armed Conflict Location &amp; Event Data Project), contava al 16 aprile oltre tremila attacchi da parte di Usa e Israele ai danni dell\u2019Iran e circa 1500 attacchi iraniani contro obiettivi americani e israeliani. Un numero enorme.<\/p>\n\n\n\n<p>La guerra ebbe inizio la mattina del 28 febbraio con una massiccia campagna di bombardamenti coordinati tra Usa e Israele. Furono colpite basi militari e sedi governative a Teheran e in altre citt\u00e0 del paese. Come gi\u00e0 detto, in quella stessa prima giornata di attacchi, fu preso di mira e fatto esplodere il compound fortificato in cui era presente la Guida Suprema Ali Khamenei insieme ad alte personalit\u00e0 politiche e militari del regime. La sua morte fu certificata il giorno dopo dalle stesse autorit\u00e0 iraniane. Lo stesso 28 febbraio fu colpita per errore da un missile Tomahawk, nella citt\u00e0 di Minab, una scuola elementare femminile, vicina ad alcuni edifici della marina dei Guardiani della Rivoluzione. Vi morirono almeno 175 bambine.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La risposta dell\u2019Iran fu quasi immediata e prese di mira con missili e droni obiettivi israeliani e basi Usa nel Golfo, in particolare nel Kuwait, causando la morte di 6 militari americani. Contemporaneamente, secondo, uno schema ormai ben collaudato, Hezbollah lanci\u00f2 dal Libano diversi razzi contro Israele. Tel Aviv rispose a sua volta bombardando Beirut e il sud del Libano, che divenne nei giorni successivi oggetto di una nuova operazione di terra israeliana, mentre continuavano bombardamenti massicci contro la Repubblica islamica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A partire dal 6 marzo, si materializz\u00f2 uno degli incubi peggiori. L\u2019Iran inizi\u00f2 a colpire navi civili e commerciali in transito nello stretto di Hormuz e poco pi\u00f9 tardi infrastrutture energetiche e terminal petroliferi in Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Bahrain. Prese cos\u00ec forma lo spettro di una crisi energetica globale, che ha avuto e ha tuttora immediate ripercussioni mondiali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tra dichiarazioni e controdichiarazioni presto smentite circa possibili \u00abnegoziati in corso\u00bb tra i belligeranti, la guerra si intensific\u00f2 nelle settimane successive in Iran e non solo. Israele diede avvio a una robusta operazione di terra in Libano, accompagnata da continui bombardamenti sui villaggi del sud del paese e sulla stessa Beirut, finalizzati a disarticolare le milizie di Hezbollah ma tali da colpire anche la popolazione civile. Gravi incidenti si verificarono anche con i caschi blu della missione Unifil. Al tempo stesso entrarono in campo in Iraq e in Siria le milizie sciite alleate dell\u2019Iran.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tra la fine di marzo e l\u2019inizio di aprile, l\u2019Iran chiuse di fatto lo stretto di Hormuz, causando un vero e proprio shock energetico. Nel contempo, con una nuova prepotente escalation si intensificarono ulteriormente gli attacchi aerei e i bombardamenti mirati americani e israeliani contro obiettivi militari e nucleari iraniani, ai quali la Repubblica islamica rispose lanciando missili balistici contro Israele e diverse basi militari Usa nel Golfo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A quel punto \u2013 non si sa bene con quali reali intenzioni \u2013 Trump dichiar\u00f2 la chiusura dello Stretto di Hormuz \u00abun atto di guerra globale\u00bb e il 5 aprile invi\u00f2 agli iraniani un ultimatum di 48 ore per la sua riapertura, pena \u00abla cancellazione di un\u2019intera civilt\u00e0\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con la mediazione del Pakistan e le pressioni della Cina, si giunse cos\u00ec, il 7 aprile, a una tregua tra i contendenti di due settimane subordinata per\u00f2 alla riapertura dello Stretto di Hormuz e alla ripresa dei negoziati. Una tregua molto precaria, accolta con favore dalle Nazioni Unite, dall\u2019Europa, dalla Cina e dai paesi arabi. Israele la accett\u00f2, ritenendo per\u00f2 che essa non riguardasse il fronte libanese, dove le ostilit\u00e0 continuarono ancora per diversi giorni, fino al 16 aprile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Dopo il cessate il fuoco&nbsp;<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Da quel momento regna la pi\u00f9 assoluta incertezza. In Iran non si sa esattamente chi governi, a parte i Guardiani della Rivoluzione. Dopo la morte di Ali Khamenei, l\u20198 marzo \u00e8 stato eletto Guida Suprema suo figlio Mojtaba Khamenei, il quale per\u00f2 non \u00e8 mai apparso in pubblico, probabilmente perch\u00e9 gravemente ferito forse nello stesso attacco in cui fu ucciso il padre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Netanyahu sembra deciso a portare alle estreme conseguenze il suo attacco contro Hezbollah, auspicando un&nbsp;<em>regime change<\/em>&nbsp;in Iran, che probabilmente metterebbe con le spalle al muro i suoi&nbsp;<em>proxy<\/em>&nbsp;ferocemente antisraeliani.<\/p>\n\n\n\n<p>Trump, a sua volta, oscilla tra posizioni contraddittorie e poco chiare. Non sembrerebbe orientato a sostenere direttamente un cambio di regime a Teheran, che non \u00e8 nelle corde del programma America First e impegnerebbe gli Usa in una guerra di lunga durata e dagli esiti incerti. Un\u2019esperienza \u2013 sgraditissima alla sua base MAGA \u2013 che gli Stati Uniti hanno gi\u00e0 fatto in Afghanistan e in Iraq con esiti disastrosi. Sembra fermo, invece, sulle due questioni cruciali del programma nucleare iraniano e dello Stretto di Hormuz, nel quale ha imposto il 13 aprile un blocco navale Usa, dopo il fallimento di un nuovo round negoziale a Islamabad l\u201911-12 aprile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 dunque su queste due questioni esplosive \u2013 su cui la Repubblica islamica non sembra disposta a cedere, rivendicando altres\u00ec riparazioni di guerra per la ricostruzione del paese \u2013 che si giocheranno le sorti future della pace o della guerra nel Medio Oriente e i destini stessi della presidenza Trump, sempre pi\u00f9 vicina all\u2019appuntamento delle elezioni di&nbsp;<em>mid-term<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Una partita ancora aperta, dunque, ed estremamente pericolosa.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mattina del 28 febbraio 2026 Stati Uniti e Israele hanno lanciato un violentissimo attacco militare contro la Repubblica islamica dell\u2019Iran. Hanno colpito con missili e decine di raid aerei la capitale, Teheran, altre importanti citt\u00e0, basi militari e siti verosimilmente legati allo sviluppo del programma nucleare iraniano. 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