Verso le elezioni europee

Tra il 23 e il 26 maggio 2019 si svolgeranno le elezioni per il Parlamento europeo (PE). L’imminente tornata elettorale – la nona da quando il PE, nel 1979, è diventato un’assemblea elettiva – è molto importante per almeno tre ragioni. La prima, di carattere generale, riguarda le dimensioni stesse della consultazione, che coinvolgerà simultaneamente i cittadini di 28 Stati europei, vale a dire una comunità di oltre 500 milioni di persone. La seconda, anch’essa di carattere generale, discende dagli effetti immediati cui le elezioni daranno luogo, portando all’insediamento di un organo della governanceeuropea che – assieme alla Commissione (che rappresenta l’Unione) e al Consiglio (che rappresenta gli Stati) – ha assunto un ruolo crescente nel definire politiche e linee di azione alle quali tutti i paesi membri dovranno poi in vario modo attenersi. La terza, più specifica, è data dal particolare momento di crisi in cui le elezioni cadono: un momento caratterizzato dal proliferare di forze «sovraniste» a robusta vocazione populista sempre più apertamente ostili al processo di integrazione e radicalmente critiche nei confronti delle strategie che l’Ue ha messo in atto soprattutto sui temi della recessione economica e dell’immigrazione. La Brexit – che fino a poco tempo fa ha lasciato aperta la questione se i britannici avrebbero partecipato o meno al voto di maggio – è la manifestazione più evidente di questa crisi. Ma rappresenta soltanto la superficie di un fenomeno assai più vasto.

Per molto tempo, e in parte ancora oggi, le elezioni europee sono state interpretate in chiave prevalentemente «nazionale». Finalizzate a insediare un parlamento lontano e a lungo poco efficace, esse sono state spesso percepite soltanto come un’occasione per misurare la forza relativa dei singoli partiti all’interno dei vari paesi e trarne eventualmente qualche conseguenza sul piano degli equilibri politici interni. Questo ragionamento oggi non regge più. Le istituzioni dell’Ue – e tra esse il PE – hanno acquisito prerogative crescenti, che condizionano in profondità la tradizionale sovranità dei paesi membri. Sono diventate, insomma, parte integrante della politica dei singoli Stati-nazionali europei, che ha proprio nelle elezioni del PE uno snodo democratico decisivo. Ormai da qualche tempo, tuttavia, e oggi più che mai, quelle elezioni assomigliano a una sorta di referendumpro o contro il processo di integrazione. Ed è appunto questa, in ampia misura, la posta in gioco delle consultazioni del 23-26 maggio 2019. 

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